Sostituto d’imposta: Intervento di Leonardo Facco a Interlibertarians 2011

Buongiorno a tutti, per me è davvero una grande soddisfazione essere presente a Interlibertarians,  la “Prima Internazionale dei Libertari”, vale a dire un evento unico e fortemente voluto dal movimento che ho l’onore di amministrare.

Spero, ma dipenderà da tutti noi, che questo possa diventare un appuntamento fisso nel panorama politico mondiale, ma ancor di più un appuntamento imprescindibile per chiunque aneli ad una società poliarchica e rispettosa dei diritti individuali.

Interlibertarians non è un consesso a misura di intellettuale, anche se da loro e con loro auspichiamo una stretta e proficua cooperazione e collaborazione.
Interlibertarians è nata – così almeno nelle intenzioni del sottoscritto e di Rivo Cortonesi – per far incontrare persone, gruppi, movimenti e partiti che non solo hanno a cuore la libertà, ma che la libertà la perseguono con azioni concrete, azioni tra le più svariate certo, ma azioni vere, in contrapposizione forte con lo Stato e con i suoi dogmi collettivisti.

Io sono un uomo d’azione da sempre, sogno la libertà in maniera assai pragmatica ed ho quindi un rapporto difficile con la classe politica, coi governanti: sarà fors’anche perché vivo in un paese in via di sottosviluppo come l’Italia?

Eppure, c’è più di una ragione per pensare – come ha scritto Paul Valery – che “la politica è l’artifizio di impedire che le persone si occupino delle cose che le riguardano”! Di più: “C’è più di una ragione per sostenere che i politici aspirino perlopiù ad espropriarci del frutto del nostro onesto lavoro, a governare, insomma, le nostre borse”! Il che è il massimo della tirannia dato che non esiste libertà politica senza libertà economica.

Il Novecento non solo è stato il secolo dello statalismo (che ha devastato ogni sano principio di libertà, ma è anche stato il secolo dell’assalto ai diritti di proprietà attraverso sia l’introduzione di sistemi welfaristici immorali, sia tramite l’adozione di sistemi fiscali, burocratici e di controllo degni delle peggio tirannie, che però ci hanno furbescamente insegnato a chiamare democrazie!

La schiavitù non è solo il vivere sotto dura oppressione in un gulag o in un lager, ma è anche quell’abito sociale avallato da tutti coloro – spesso chiamati popolo – i quali si lasciano dominare da una determinata condizione o consuetudine al servaggio.

E la “servitù volontaria” (per dirla con Etienne de la Boetie) è la strada maestra per finire col perdere ogni barlume di libertà personale ed ogni diritto civile.

E’ forse questo ciò a cui noi aspiriamo? Nossignori!

Interlibertarians, cari amici miei, è nata proprio per far incontrare quelle persone di buona volontà che non hanno l’attitudine a chinare il capo, ad accettare pedissequamente l’idea che ciò che è legale debba essere anche legittimo.

Noi non siamo portati a fare la parte dei somari che adorano gli sciacalli, per dirla con Mencken!

Acclarato quanto sopra, vengo al punto del mio intervento.

Come alcuni di voi sanno il Movimento Libertario si è fatto notare in questi anni per tre motivi:

1° Innanzitutto, perché veniamo da oltre un decennio di impegno culturale, fatto studio e apprendimento, di incontri pubblici, di libri pubblicati e scritti, di articoli sui giornali, di convention e di altre iniziative squisitamente culturali, dedite alla diffusione delle idee;

2° Perché quando abbiamo scelto di calcare le piazze, di alzare la nostra bandiera (è successo a Vicenza, a Roma, a Pordenone) non siamo andati a soltanto raccontare alla gente che pagare le tasse è un dovere civile, ma vanno abbassate; oppure che lo Stato dovrebbe essere un po’ meno oppressivo; oppure ancora che i politici e i burocrati sono un male necessario.
Eh No!!!!!!!!!!!!! Sui nostri volantini c’era scritto che

  • Le tasse sono un furto e non pagarle è legittima difesa!;
  • Lo Stato è il nostro nemico!;
  • Burocrati e politici sono parassiti e vivono alle spalle dei produttori di ricchezza e di chi lavora!

3° Perché da almeno quattro anni abbiamo iniziato ad agire nel solco di quelle idee in cui crediamo e che, vi assicuro, non lasciano indifferenti i nostri interlocutori.

Ma “le idee sono come perle false se non vengono messe in pratica” – ci ha insegnato Gandhi, il padre della nonviolenza –e di buone intenzioni sono lastricate le strade dell’inferno.

Da qui, ad esempio, la battaglia contro il censimento obbligatorio, che ho condotto in solitudine ed ho vinto, sottraendomi all’interrogatorio di Stato obbligatorio per legge!
Da editore, ho sfidato già una volta (ma lo rifarò con un’azione ancor più clamorosa il prossimo 10 settembre, insieme al Movimento Libertario che è diventato nel frattempo editore), la stupida norma che prevede il massimo sconto sui libri, oltre il quale non posso andare.

Una disciplina semplicemente demenziale, che comprime la mia sacrosanta libertà d’intraprendere e scambiare ciò che voglio, come voglio!

Quando iniziavamo a raccontare alla gente che avremmo messo in pratica gli insegnamenti libertari, un sacco di persone ci ha dato degli utopisti.

Nossignori, il libertarismo non è affatto un’utopia.

L’utopia invoca sistemi contrari alle leggi di natura.

Comunismo è utopia, il fascismo è utopia, il collettivismo è un’utopia.

Le utopie son quelle che ci infilano dritto dentro le dittature, nel nome del bene comune!

Financo la democrazia sapete è un’utopia, forse la più subdola e peggiore delle utopie, perché ci ha abituato a pensare che se una posizione viene sostenuta da una maggioranza di individui (spesso anche una minoranza) tanto basta per negare la libertà altrui.

Sempre, però, con la scusante del bene comune!

Il libertarismo, invece, è semplicemente la soluzione coerentemente liberale affinché un individuo, legittimo proprietario dei frutti del proprio lavoro, possa convivere pacificamente insieme ad altri individui, anch’essi proprietari del frutto del proprio lavoro, scambiando volontariamente beni e servizi.

Badate bene, ho già ripetuto più volte il concetto “frutto del proprio lavoro”.

Non l’ho fatto a caso, no! L’ho ribadito perché il titolo del mio intervento è “Il sostituto di imposta, tutti i soldi nelle tasche dei dipendenti”.

Di cosa si tratta? Di quel diabolico meccanismo che obbliga un datore di lavoro a raccogliere i soldi delle tasse dei dipendenti per nome e conto dello Stato.

Un marchingegno diabolico!

Per un libertario, già di per sé, la tassazione è una forma di violenza.

Non a caso si parla sempre di imposizione fiscale.

Imposizione e schiavitù suonano come parole molto simili, non possiamo prescindere dal ricordarlo costantemente.

Di più: se consideriamo la proprietà privata legittima, e mi pare di parlare ad una platea che su questo la pensa come me, non possiamo non convenire che qualsiasi aggressione alla proprietà si debba necessariamente definire furto!

Ebbene, nel caso del sostituto d’imposta, oltre all’esproprio coatto di buona parte dello stipendio di un lavoratore (che – mi si permetta un inciso – con i sistemi pensionistici attuali non si vedrà mai più ritornare indietro sotto forma di pensione di anzianità), assistiamo ad una forma vera e propria forma di Lavoro forzato a cui è sottoposto l’imprenditore, che deve fare da gabelliere per conto dello Stato.

Potevamo rimanere insensibile ad un tale sopruso?

Insieme a Giorgio Fidenato (imprenditore agricolo), dal gennaio del 2009, abbiamo deciso di dare in busta paga ai suoi 6 dipendenti il lordo dello stipendio.

Giorgio – sostenuto dal Movimento Libertario – si è autodenunciato all’I.N.P.S., all’Agenzia delle Entrate ed al Ministero delle Finanze, a quella miriade di organi governativi con cui in Italia abbiamo a che fare.

Abbiamo, insomma, iniziato una battaglia che rappresenta un mix fra la “disubbidienza civile e la resistenza fiscale”.

Abbiamo sollevato l’incostituzionalità della legge italiana, abbiamo avuto il consenso dei dipendenti, abbiamo intrapreso uno scontro pacifico, che non durerà poco, sia nel solco della “democrazia legislativa”, sia nel solco “dell’azione vera e propria”, perché nonostante la prima sentenza del giudice del lavoro ci abbia dato torto, noi, Giorgio non ha mai smesso di dare tutti i soldi nella busta paga dei dipendenti.

Dopo due anni, abbiamo ottenuto comunque qualche risultato:

1)   Siamo un esempio cristallino per molti altri imprenditori, che non hanno il coraggio per agire come vorrebbero;
2)  Stiamo agendo da libertari e, nonostante la prima sentenza sia stata negativa (abbiamo presentato ricorso e andremo fino alla Corte di giustizia europea), Giorgio continua a non fare il sostituto d’imposta;
3) Non ci siamo sottratti alle nostre responsabilità e siamo pronti a subire le conseguenze che una sacrosanta battaglia di libertà contro lo Stato comporta.

Gli uomini non hanno bisogno della violenza per realizzare la propria capacità di essere vicini al prossimo e agire in sintonia con gli altri. Semmai, la “macelleria sociale” – di cui il sostituto d’imposta è un’arma puntuta – è una prerogativa tutta statale.

Il ragionamento che voglio fare è il seguente: se un principio è sacrosanto – come ad esempio quello di non essere tassati – non si vede il motivo per cui si debba rimandare negli anni la sua applicazione.

Scriveva Rothbard citando l’abolizionista Garrison: “Se la schiavitù è un delitto, non è accettabile l’idea di chi vorrebbe abolirla sì, ma gradualmente.

Ciò comporterebbe che allora la schiavitù non fa proprio così schifo se possiamo permetterci di mantenerla in vigore per un altro tot di tempo”.

Ebbene, lo stesso principio vale di fronte a vessazioni come il sostituto d’imposta, che – lo ribadisco – altro non è che una forma di schiavitù volontaria.

Qualcuno dirà: ma noi dobbiamo crescere per cambiare le cose, useremo le leggi per dare una sterzata decisa.

Bruno Leoni e Frédéric Bastiat si rivoltano nella tomba sentendo queste affermazioni, soprattutto in Italia!.

Vi faccio un esempio concreto: Contro il sostituto d’imposta, in Italia, si sono schierate praticamente tutte le forze politiche, addirittura venne proposto un referendum per abolirlo, ma nemmeno venne preso in considerazione dalla Corte Costituzionale.

Ad oggi, nessuna forza politica ha mantenuto una sola promessa fatta in merito!!!

In sintesi, non che noi si debba usare lo Stato, la democrazia) ed i suoi strumenti, per avviare un “moderato processo di destatalizzazione”.

Noi dobbiamo invece stroncare sul nascere tutte le manifestazioni di statalismo che proliferano indisturbate.

Quanti hanno a cuore la libertà della persona e quindi ritengono che non ci sia giustizia dove un uomo usa violenza su un proprio simile (e lo Stato si fonda sul monopolio della violenza) dovrebbero iniziare a prendere sul serio taluni temi della tradizione più coerentemente antistatalista.

I paesi liberi sono quelli che di tanto in tanto sanno ribellarsi.

Sono quelli che per rendersi liberi hanno capito che bisogna far crepare di fame la bestia! Evitare di dargli i nostri denari!

Scriveva Locke che esula dai doveri dell’uomo quello di farsi sottomettere sino al punto di farsi distruggere.

Orbene, se è vero che un uomo che pensa non potrà mai essere ridotto in schiavitù, figuratevi voi quanto bene potrà fare un uomo, anzi più uomini, che agiscono insieme!
Grazie!

Tratto da http://www.movimentolibertario.it

Una Risposta a “Sostituto d’imposta: Intervento di Leonardo Facco a Interlibertarians 2011”

  1. Interlibertarians 2011: Proposte a confronto verso una geopolitica internazionale libertaria delle idee e delle azioni « Io voto Pro Lib3rtarian Iniziative Dice:

    [...] ha dimostrato nel suo intervento come lo Stato e il sistema attuale dei partiti tendano di fatto a negare ogni dibattito pubblico e [...]

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