Articolo di Stefano Magni
Lugano è sempre stata terra di libertà e di pace.
E’ per questo che ha offerto rifugio a dissidenti (soprattutto italiani) nei peggiori periodi della nostra storia.
Ed è anche per questo motivo che si è riunita a Lugano, il 2 e il 3 aprile, Interlibertarians, il primo forum europeo di movimenti libertari.
Il libertarismo non va confuso con l’anarchismo di “Addio Lugano bella!”.
Qui stiamo parlando del libertarismo inteso in senso americano, il libertarianism, cioè il liberalismo classico portato alle sue coerenti ed estreme conseguenze.
Il libertarismo rifiuta lo Stato, o ne vuole ridurre il potere ai minimi termini, perché dà fiducia alle istituzioni spontanee, già esistenti e funzionanti, del libero mercato.
Nessun governo accetta di farsi da parte o di ridurre il suo potere ai minimi termini.
Quindi, nell’Europa democratica di inizio XXI Secolo, i libertari sono i nuovi dissidenti.
A Lugano ha parlato fra i primi l’imprenditore agricolo friulano Giorgio Fidenato.
Che, non solo propone idee di libero mercato, ma le pratica.
Sfida leggi proibizioniste, coltivando pannocchie Ogm.
E sfidando apertamente il fisco, dando ai suoi dipendenti lo stipendio lordo (tasse comprese) in busta paga.
La terra in cui fa germogliare sementi Ogm è di sua proprietà, dunque non minaccia chi ha paura dell’agricoltura geneticamente modificata.
Ai suoi dipendenti fornisce tutti gli estremi per pagare le tasse, dunque non è un evasore.
Però, sul sostituto di imposta, sta combattendo una battaglia legale che si preannuncia molto lunga e difficile. Leonardo Facco, leader del Movimento Libertario italiano, ricorda quanto sia difficile ottenere qualcosa dalla politica tradizionale: “Contro il sostituto di imposta” – dichiara Facco – “si sono pronunciate tutte le forze politiche.
Tutte: dall’estrema destra a Rifondazione Comunista.
Chi in un modo chi nell’altro, ha detto che avrebbe fatto qualcosa, chi con progetti di legge, chi con proposte di referendum.
La realtà è che tutte le promesse sul sostituto d’imposta non sono mai state mantenute”.
Gli strumenti della democrazia, per promuovere una graduale de-statalizzazione, hanno dunque i loro grandi limiti.
E allora: che fare? Nelle due giornate di Interlibertarians si sono alternate una serie di proposte di strategie, rigorosamente pacifiche, su come cercare di cambiare lo stato attuale della politica riducendo il potere dello Stato.
Elisa Serafini, di Confcontribuenti, propone la strategia del “pledge”, che verrà sottoposto alla firma, volontaria, dei candidati delle prossime elezioni amministrative.
Chi lo firma, si impegnerà a non alzare le tasse e a ridurre la spesa pubblica.
Se le costituzioni non riescono più a contenere il peso dello Stato, una strategia alternativa per ridurlo è l’introduzione di una competizione fra enti locali.
Paolo Pamini, del Liberales Institut di Zurigo, ci spiega come si possibile realizzare (soprattutto in paesi già federali come la Svizzera), il progetto dei Focj: un comune che appartiene ad un cantone, dovrebbe essere libero di acquistare servizi da un altro cantone.
Jan Krepelka, un liberale della Repubblica Ceca, ci fa invece toccare con mano quanto sarebbe importante una privatizzazione della sanità.
E’ a causa di un servizio sanitario nazionale, infatti, che lo Stato può permettersi di decidere sulle nostre abitudini personali, quali la dieta, il fumo, le nostre abitudini sessuali.
Rivo Cortonesi, dei Liberisti Ticinesi, fa un discorso analogo sull’istruzione.
Quel che viene visto normalmente come un diritto all’istruzione cela una volontà di omologazione su un unico modello culturale.
Solo liberalizzando la scuola, avremo la possibilità di essere educati da individui liberi.
I piccoli partiti e movimenti libertari non potrebbero combinare nulla? Mathias Mueller, vicepresidente dell’Udc svizzero di Bienne, spiega come sia possibile entrare in un partito non libertario e proporre tutti i programmi fondamentali dal suo interno.
Al polo opposto, l’economista francese Bertrand Lemennicier ci illustra una serie di strategie individuali su come “sparire” agli occhi dello Stato.
La sua è una provocazione forte: se proprio non riusciamo a riformare il sistema, almeno cerchiamo di farci ignorare da esso.
Ma il modello politico-economico attuale è così inattaccabile? La solidità è solo un illusione, come ci spiega il giovane economista Francesco Carbone, dell’associazione Usemlab.
La crisi ha colto tutti alla sprovvista.
Un sistema monetario fondato sul potere (politico) di emissione delle banche centrali, svincolato dallo standard aureo, ha mostrato le sue prime crepe.
Se imploderà lo farà di colpo, senza preavviso.
I libertari, da sempre sostenitori del “gold standard” sono gli unici che avrebbero tutti gli strumenti (per lo meno teorici) per sopravvivere a un collasso simile.
E non è solo teoria.
C’è chi, come Thomas Jacob, ci illustra il suo progetto di introdurre, in Svizzera, un franco aureo.
Per ora i libertari devono rifugiarsi a Lugano per poter parlare, liberi dai pregiudizi politici di chi non li vuol capire.
In futuro potrebbero essere loro a fornire un’Arca di Noè (d’oro) a tutti gli altri.
Tratto da http://www.opinione.it/
9 aprile 2011 alle 4:53 pm
[...] In seguito anche il giornalista Stefano Magni, de l’Opinione (di cui abbiamo pubblicato un suo articolo a commento dell’evento su questo sito), ha svolto un breve discorso soffermandosi su quanto [...]