Archivio per novembre 2010
Oscar Giannino: Il debito pubblico in Italia aumenta 2.300 €/sec
28 novembre 2010La vera bussola: l’orologio del terrore debito pubblico
28 novembre 2010Articolo di Oscar Giannino
Da qualche giorno sul sito dell’Istituto Bruno Leoni e su questo blog – in alto a destra – trovate una novità.
Abbiamo deciso di introdurla proprio perché la situazione politica sta visibilmente e tangibilmente precipitando.
Questa volta, fa molta fatica a funzionare il consueto meccanismo reattivo di addossare il tentativo di delegittimare il premier all’opposizione strenua di procure e media ostili – ci sono entrambi, a mio giudizio è un fatto costitutivo della Costituzione materiale italiana dacché Berlusconi è in campo, e lui le ha del resto anche deliberatamente alimentate con continuie sfide per polarizzare il Paese.
Vedremo che avverrà dopo la telefonata del premier al gabinetto della Questura di Milano, per rilasciare la minorenne Ruby dopo l’avviso personale dato al premier da una prostituta brasiliana. Da ormai vecchio osservatore della politica, mi limito a notare che questa volta l’accorruomo di tutto il centrodestra a difesa del premier fatica anch’esso visibilmente a scattare.
La Lega è nervosa.
Al Senato, dopo il documento dei 25, il Pdl da solo non sembra più di fatto avere una maggioranza autonoma dai finiani, come aveva pensato tre settimane fa.
L’assenza di dibattito esplicito nel Pdl per la sua natura carismatica rende il partito soggetto, nelle malaparate, a improvvise cadute, fughe in avanti e fughe laterali di parlamentari e amministratori.
Quel che si diffonde d’ora in ora è una sensazione peggiore dell’incertezza: siamo tra il panico del che fare, e la rassegnazione sussurrata de ‘”l’avevo detto io”, tranne il fatto che a dirlo in pubblico al Capo non era stato naturalmente nessuno.
Poiché in tali condizioni può avvenire in effetti pressoché di tutto, abbiamo deciso come liberisti antistatalisti di dare un piccolo contributo perché tutti – classi dirigenti come ogni singolo cittadino – abbiano una bussola sicura alla quale guardare.
La bussola è il nostro spaventoso debito pubblico.
Per questo abbiamo elaborato il contatore del debito pubblico italiano, che come vedete cresce di più di 2 mila e 700 euro ogni secondo che Dio manda in terra (vedete l’aggiornamento moltiplicato per tre perchè avviene appunto ogni 3 secondi).
Ci stiamo dando da fare per installarlo in qualche piazza di grande città del Paese, a costo di cercare denari tra sostenitori volontari per ammortizzarne il costo.
La rivoluzione della serietà italiana non può che partire dal basso.
E per questo bisogna che ciascuno abbia ben chiara l’idea del debito pubblico che pende in continua crescita sulle nostre teste, e conosca minuto per minuto il pessimo regalo che ci fa la politica del famelico statalismo sciupone.
Vi aggiungeremo un contatore individuale, ancor più esplicito dei troppi zeri dell’ammontare complessivo.
Fin da ora vi diciamo: dateci una mano.
Naturalmente, non ci siamo inventati niente.
Era il 1989, quando l’immobiliarista newyorkese conservatore Seymour Durst ebbe l’idea di installare un public debt clock all’angolo tra Times Square e la 42a Strada.
Dopo l’interruzione per qualche anno, quando il debito inizio a ridursi, oggi è sulla Sixth Avenue. Seymour è morto da 15 anni, ci pensa suo figlio a continuarne la manutenzione: dal’89 a oggi il debito pubblico USA è quadruplicato.
Sia per Bush figlio, sia per l’immensa botta di deficit pubblico di Obama.
Quella che Paul Krugman giudica tutti i giorni insufficiente e inadeguata.
E che come mi sono augurato è costato invece il controllo del Congresso ai democratici, nel midterm recente.
Noi siamo tra quelli che pensano che debito pubblico e banche centrali che lo monetizzano siano la via alla stagnazione e all’instabilità.
Una strada maestra è quella di tagliare la tanta pessima e inutile spesa pubblica, abbattere le tasse con energia e in maniera credibile – cioè in modo che famiglie e imprese non debbano temere che si gtratti di un esperimento a tempo dopo il quale le tasse risaliranno più di prima, per fronteggiare magari il deficit ulteriormente accresciuto.
Per questo – assumendo come certo l’imperfettismo dell’uomo e l’inaffidabilità dei suoi impegni, e massime se è uomo politico – i tedeschi si sono messi un bel vincolo in Costituzione, al deficit e alle tasse.
Io vorrei la stessa cosa.
Penso che la stragrande maggioranza degli italiani paghi altissime tasse senza rendersi conto davvero, di quanto immenso sia il debito pubblico e di quanto nulla si faccia per diminuirlo, e molto invece per continuare ad accrescerlo.
Per questo, a Berlino per esempio un analogo contatore sovrasta il portone di un’associazione di contribuenti, il Bund der Steuerzahler.
Penso che da noi l’idea dovrebbe essere venuta ad associazioni d’impresa di tutti i tipi, industriali commercianti e artigiani, alle rappresentanze dei professionisti e dei lavoratori autonomi, delle partite IVA come agli stessi sindacati.
Ma se non ce l’ha avuta nessuno, anche perché purtroppo la vita pubblica italiana è un continuo tentativo di assicurarsi per sé fette crescenti di risorse del contribuente con la scusa di questo o quell’incentivo, allora ci pensiamo noi.
Diffido e anzi dispero, che la politica italiana imbocchi la strada di una energica riduzione del debito pubblico e delle tasse.
Le modalità concrete ci sono, ne abbiamo parlato e le abbiamo illustrate mille volte, dalla vendita del patrimonio all’uscita dal perimetro pubblico di grandi comparti di servizi che possono essere meglio roganizzati e offerti al pubblico se gestiti da privati e con personale privato, nel rispetto di rigorosi e semplici standard invigilati da autorità di settore.
Ma proprio perché la politica italiana non lo ha fatto finora e assai difficilmente lo vorrà fare ora, che a Berlusconi anzi si appioppa tra gli altri difetti anche quello di aver accresciuto di troppo poco il deficit pubblico, allora ecco a che cosa serve il nostro orologio.
E’ un orologio del terrore che ci riguarda assai più da vicino di quello che misurava durante la Guerra Fredda il tempo che ci separava da una guerra nucleare.
Di fronte al contatore del terrore fiscale italiano, una volta che le mettessimo in qualche piazza, ogni anno saremmo pronti a contarci il giorno in cui si finisce di lavorare per lo Stato ladro e corruttore, che spende e anzi in larga misura dilapida il 52,5% del PIl italiano.
E a giurare ogni volta il nostro impegno a opporci, con parole e opere perché l’opinione pubblica capisca e reagisca, protesti e si ribelli.
Saremmo in pochi all’inizio, inutile iludersi: ma è così che iniziano le rotture nella storia.
Pochi apparenti pazzi, che svegliano con la loro testa dura il senno addormentato e rassegnato dei più.
Perché non è lo Stato che fa l’uomo, come dannatamente si pensa ormai nel nostro Paese e i tutti quelli colpiti dall’ondata di statalismo keynesista, ma l’uomo lo Stato.
Ps: Una nota metodologica, per rassicurarvi su come sono elaborate le cifre dell’orologio del terrore fiscale.
Abbiamo stimato il tasso medio di incremento stagionale, che correggiamo ogni mese sulla base dei dati Bankitalia del mese precedente.
In sostanza partiamo dall’assunzione – rozza, per questo la dichiariamo – che se in passato il debito cresceva più nel mese x che nel mese y secondo gli andamenti del ciclo della spesa pubblica, anche in futuro probabilmente lo farà.
L’errore però è contenuto perché, non appena esce il dato “vero” sul mese x, noi ne teniamo conto in 2 modi: a- correggendo manualmente il contatore (cioè se il dato vero è 100 e noi abbiamo stimato 99 o 101, inseriamo manualmente 100): in questo modo sappiamo che, qualunque errore dovesse essere riportato sul valore assoluto, non può durare più di un mese; b- usiamo il dato reale sullo stock del mese x naturalmente anche per correggere la stima sul tasso di incremento a venire.
Tratto da http://www.chicago-blog.it/
Tremonti e l’abisso
28 novembre 2010Articolo di Mario Staderini
Italia peggio di Grecia e Irlanda, vero pericolo per l’euro.
Più o meno questa la sintesi di quanto scritto ieri sul più autorevole quotidiano economico tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz).
Un lungo editoriale dal titolo L’Italia si avvicina all’abisso che metteva in guardia sulla situazione dei conti pubblici italiani e sul rischio che una nostra crisi fosse devastante per l’euro.
Tanto da consigliare alla presidente Merkel di tener conto della possibile crisi dell’Italia nella negoziazione del Patto europeo di stabilità.
Un articolo che rappresentava una vera e propria bomba: se l’analisi contenuta fosse corretta, infatti, occorrerebbe porsi subito il problema di un tale imminente disastro.
Se fosse errata o, peggio, in malafede, bisognerebbe preoccuparsi di ciò che in Germania pensano di fare verso il nostro Paese.
Eppure, oggi nessuno dei grandi quotidiani italiani ne parla.
Nei giorni scorsi, l’AGI è stata l’unica agenzia stampa a dare la notizia, salvo poi dopo due ore “annullarla” senza alcuna spiegazione.
Tanto da far nascere il sospetto che la “Provvidenza” sia intervenuta per limitare i danni al ministro Tremonti.
Ma vediamo cosa diceva l’articolo di Faz .
Riportando i dati sul debito pubblico italiano, giunto a settembre alla cifra record di 1845 miliardi di euro, oltre 150 miliardi di euro in più di quello della Germania, l’articolo metteva in guardia sul rischio che “una crisi del debito italiano, se affrontata in modo dilettantesco, potrebbe scatenare un’enorme carica esplosiva per l’unione monetaria europea e per la stessa Ue, ma purtroppo l’Italia si avvicina a questa crisi, senza che i politici italiani se ne interessino“.
E continuava: “La paralisi politica potrebbe diventare pericolosa già nel 2011 poiché Silvio Berlusconi è debole, ma l’opposizione spaccata non è in grado di trarne profitto.
Per evitare una nuova vittoria di Berlusconi, i suoi avversari puntano ad un ritorno al sistema proporzionale, in una parola alla palude degli Anni ’80“.
Il giornale tedesco vede “scenari cupi per il futuro poiché il Paese è senza guida, incapace di prendere decisioni e ben lontano dal compiere le necessarie riforme“.
Dopo aver rilevato che anche in tempi di ripresa economica la crescita italiana è solo dell’1%, mentre il deficit pubblico aumenta, il giornale osserva che è “solo una questione di tempo su quando gli investitori tireranno le conseguenze con una fuga dai titoli di Stato“.
Continuando a leggere si trova che “a fallire è stata una generazione di politici, che con il bipolarismo voleva creare maggiore stabilità.
Adesso è in marcia un nuovo tipo di condottiero di partito, che prende per arte di governo il clientelismo e i vuoti paroloni quotidiani.
Questa gente blocca da anni con tatticismi quotidiani le riforme di lungo respiro“.
E poi “il mondo politico italiano continua a cullarsi in una sensazione di sicurezza, troppa, come potrebbe dimostrarsi”, “se si verificassero turbolenze a causa della montagna del debito italiano, le crisi della Grecia e dell’Irlanda sarebbero uno scherzetto al confronto“.
Per questo motivo, quando Angela Merkel e il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, tratteranno sulla riforma del Patto europeo di stabilità, “dovrebbero mettere in conto la possibilità di una crisi dell’Italia“.
Cosa c’è di vero in questo articolo?
Di sicuro il fatto che il debito pubblico italiano è una zavorra che ci sta portando a fondo: basti pensare che ogni anno i soli interessi ci costano 70 miliardi di euro, praticamente due manovre finanziarie.
Che il ritorno al sistema proporzionale sarebbe una palude che cancellerebbe qualsiasi speranza di ripresa.
Che la classe politica è incapace di fare riforme perché ridotta a comitati d’affari senza obiettivi che non siano gestire e foraggiare le clientele.
Soluzioni? Innanzitutto dibattito, dibattito, dibattito.
Sino a quando gli italiani non saranno messi in condizioni di conoscere ipotesi alternative di riforma, non avremo nessuna speranza che la politica affronti alla radice il problema che rischia di farci sprofondare nell’abisso.
La verità è che in Italia abbiamo avuto trent’anni di “democrazia acquisitiva”, dove cioè il consenso veniva acquistato con la spesa pubblica.
Per invertire la tendenza, occorre porsi la riduzione del debito pubblico come priorità, in modo da recuperare quei fondi necessari per trasformare il nostro welfare e dare respiro all’economia.
Non sono immaginabili politiche a favore di precari e disoccupati se lo Stato è in bancarotta.
Una condizione necessaria è che la politica, intesa come arte nobile e non come associazione a delinquere a danno dei cittadini, riconquisti credibilità e moralità.
È la partita delle prossime settimane.
Anche se partiamo con cinque gol di svantaggio…
Tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it/
Conti pubblici in rosso: all’estero i bond italiani non piacciono più
28 novembre 2010Crescono i rendimenti delle nostre obbligazioni e di conseguenza anche gli interessi sul debito pubblico.
Lontano dal Bel Paese c’è preoccupazione e scetticismo sullo stato dei conti.
E le elezioni anticipate vengono date per scontate.
Articolo di Pietro Salvato
In Italia il costo dei prestiti è in repentina salita.
Finora sono stati venduti sul mercato un equivalente di circa 8 miliardi di euro.
Per molti analisti economici questa “liquidazione” è il segno più evidente di come la crisi comincia a pesare anche sullo stato della nostra economia.
In molti – specie all’estero – si dicono preoccupati mentre i nostri media, per lo più, nicchiano o sono indaffarati a seguire altre vicende, a cominciare da quelle riguardanti il “solo” teatrino politico.
I dubbi, sempre più incalzanti, riguardano soprattutto la capacità delle cosiddette economie periferiche dell’Europa (tra cui la nostra) di ridurre i propri disavanzi.
Proprio questa incertezza starebbe inducendo gli investitori esteri a chiedere rendimenti più elevati.
I SALDI DI TREMONTI – Il Tesoro ha venduto 2.900.000.000 (due miliardi e novecento milioni) di euro di obbligazioni con scadenza nel giugno del 2013 con un rendimento medio del 2,21%.
Un rendimento sensibilmente più elevato di quel 2,07% della vendita precedente del 30 agosto.
Sono stati inoltre venduti 3 miliardi di euro di obbligazioni con scadenza prevista per il marzo 2021, queste con un rendimento del 3,9%, anche in questo caso in aumento rispetto al 3,81% della precedente immissione sul mercato.
Anche i titoli a tasso variabile con scadenza nel 2015 hanno fruttato al Tesoro circa 1.990.000.000.
In questo caso il rendimento è stato portato all’ 1,78% dal precedente 1,74% di agosto.
Rendimenti in aumento significa maggiori interessi da pagare sul debito pubblico e quindi una sua più che probabile, ulteriore, crescita a meno di altri – e per ora sconosciuti – interventi da parte del governo tesi eventualmente a ridurlo.
Un apparente “no-sense” specie adesso che la Commissione europea si dice pronta a sanzionare tutti quei paesi che operano in regime di deficit e debito pubblico eccessivo come il nostro.
A meno che… non ci sia un’urgenza di “fare cassa”.
E proprio questo sospetto sta inducendo più di un operatore e di un esperto economico straniero a focalizzare, con una certa preoccupazione, l’attenzione sullo stato dei nostri Conti pubblici, come riporta Bloomberg.
Del resto, anche la domanda delle obbligazioni con scadenza tra due anni (2013) è passata da 1,52 volte rispetto a 1,45 della vendita precedente, e l’offerta “to-cover ratio” su quelle in scadenza nel 2021 è salita ad un rendimento di 1,48 dal precedente 1,34 del mese di agosto.
ALL’ESTERO DIFFIDANO DEL NOSTRO PAESE – Gli investitori – sostiene Bloomberg – stanno spingendo al rialzo i costi dei prestiti dell’Italia a seguito di quanto è accaduto con la crisi greca (considerata ancora a rischio default) e all’instabilità politica che, proprio in questi giorni, sta percorrendo il nostro Paese.
A poco sono bastate le recenti “rassicurazioni” del premier Silvio Berlusconi, secondo il quale “tutto è sotto controllo, tutto va bene, e tutto è apposto”.
All’estero le elezioni anticipate vengono date quasi per scontate e questo è visto come un’ulteriore aggravio sulle spalle di quella che è considerata “una delle nazioni più indebitate d’Europa”.
In molti ritengono la politica economica seguita dal nostro paese non adeguata.
Citando quello che ha scritto in una nota agli investitori Marco Annunziata, capo economista di UniCredit Group a Londra: “Le dimissioni di Berlusconi potrebbero rivalutare il panorama politico e le prospettive per la politica fiscale, ma il movimento deve essere moderato e temporaneo”.
PREMI A RISCHIO – Molto indicativo, secondo gli esperti economici della rivista economica newyorkese, è stato il “climb” ossia la scalatadello spread di 51 punti base, dei nostri bond con scadenza decennale rispetto a quelli omologhi tedeschi.
Un aumento che ha portato lo spread a 173 punti base, molto vicino al record di 185 toccato a giugno, quando in molti pensavano che dopo la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna anche per il “Bel Paese” sarebbe toccato l’attacco della speculazione internazionale.
Certo, il nostro spread non ha toccato fortunatamente le vette raggiunte dagli 846 p.b. della Grecia, i 440 dell’Irlanda o i 420 del Portogallo.
Ma a tutt’oggi non è nemmeno troppo distante dai 197 della Spagna che ha visto declassare il rating sul suo Debito pubblico, da Moody’s.
Del resto – scrive Bloomberg – “l’Italia ha il debito più grande dell’Unione Europea, alla fine dello scorso anno ha toccato il valore di 115,8% del prodotto interno lordo (quest’anno supererà il 118% n.d.a.), il governo ha mantenuto tuttavia il deficit sotto controllo durante la crisi economica, limitando l’impatto della crisi dei debiti sovrani in Europa sui titoli italiani”.
Il deficit dell’Irlanda era del 14,3% nel 2009, ossia quasi tre volte più alto del nostro 5,3%, mentre in Spagna ha toccato l’11,2% per cento del PIL, quindi superiore al doppio del gap italiano.
Bloomberg poi rileva come proprio in queste ore, nonostante la crisi che sta la maggioranza di centro-destra, “Il governo sta pubblicando nuove previsioni economiche in cui sostiene che manterrà i suoi obiettivi di tagliare il deficit di bilancio al 5% e al 3,9% nel 2011”.
All’estero, tuttavia, in molti ritengono che questo proposito sarà difficilmente raggiunto e la previsione di nuove elezioni nella prossima primavera non fa altro che avvalorare questa tesi.
Tratto da http://www.giornalettismo.com
La tigre mediterranea – 2
28 novembre 2010Articolo di Mario Seminerio
Nel terzo trimestre del 2010 il prodotto interno lordo italiano è aumentato dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1,0 per cento rispetto al terzo trimestre del 2009.
Le stime di consenso ipotizzavano un aumento congiunturale dello 0,4 per cento.
Nello stesso trimestre, il Pil tedesco è cresciuto dello 0,7 per cento, quello francese dello 0,4 per cento, quello britannico dello 0,5 per cento. Il Pil spagnolo del terzo trimestre ha segnato una variazione nulla.
La variazione tendenziale del Pil italiano è pari nel terzo trimestre all’1 per cento.
Che poi dovrebbe essere all’incirca il nostro Pil potenziale, cioè quello che non riduce né aggiunge disoccupazione, per semplificare brutalmente.
La “crescita” del nostro Pil è stata fatta soprattutto dall’industria, come segnala Istat: pensate che accadrebbe in caso di rallentamento della Germania, evento peraltro ad alta probabilità di realizzazione.
Un paese che non cresce finisce con l’autoalimentare il proprio debito, ponendosi su un sentiero di dissesto finanziario.
Ma non c’è dubbio, la caduta del governo Berlusconi scatenerà quei cattivoni di “speculatori”: privarsi di un governo che ha presieduto ad una delle più vibranti (de)crescite d’Occidente è un vero suicidio.
Tratto da http://phastidio.net/
Per Spagna ed Italia la ripresa è una chimera
28 novembre 2010I dati Eurostat smentiscono l’ottimismo del governo.
Il nostro paese è ultimo per crescita tra le grandi economie industrializzate.
Articolo Pietro Salvato
L’Eurostat, l’ente statistico della Commissione europea ha fornito i nuovi ed aggiornati dati sullo stato delle varie economie del G7.
La ripresa economica appare di portata ancora limitata su scala globale e in alcuni paesi – tra cui l’Italia – molto modesta.
Smentendo ancora una volta il facile ottimismo di cui il nostro governo, in particolare per bocca del nostro premier, si va vantando.
Non c’è alcuna eccellenza del nostro paese, non è affatto vero – come del resto Giornalettismo avevamo già evidenziato in passato – che “L’Italia è uscita dalla crisi prima e meglio degli altri”, anzi rispetto ad una nostra analoga analisi d’inizio 2010 davvero poco sembra essere cambiato da allora.

DI MALE IN PEGGIO – Secondo gli esperti economici del Nens, l’Istituto “Nuova Economia Nuova Società”, “L’insistenza con cui il Governo in carica seguita a sostenere che L’Italia sta uscendo dalla crisi economica meglio delle altre economie avanzate del pianeta risulta – come spesso accade – assolutamente priva di riscontri”.
Una “non novità” che però tg e (molti) giornali fanno a gara ad oscurare.
I dati Eurostat smentiscono di fatto questo assunto.
L’Italia, insieme alla Spagna, si colloca ancora agli ultimi posti della classifica della crescita economica dei paesi più industrializzati.
Gli altri paesi, seppur faticosamente, stanno uscendo dalla recessione economica del passato biennio (2008-2009), presentano crescite più sostenute ed anche la fiducia accordate dai rispettivi indici di fiducia delle imprese e dei consumatori sembra confermarlo.
In Italia, viceversa, le rilevazioni condotte mensilmente dall’Isae rilevano come a settembre siano in calo sia l’indice di fiducia dei consumatori, sia – dopo alcuni mesi al positivo – quello delle imprese.
UN PAESE FERMO AL PALO – La prima tabella stilata dal Nens ben rappresenta l’andamento dei Pil dei vari paesi più industrializzati nel corso dell’ultimo anno e in paragone ai due passati anni trascorsi, come detto, nella morsa di una pesante recessione economica. 
Il punto di acuto della crisi, come si può vedere, è stato toccato nel primo trimestre del 2009 per poi diminuire a cavallo del successivo trimestre.
Non tutti i paesi hanno risposto allo stesso modo.
Alcuni hanno previsto politiche di “stimolo” con l’intervento più o meno diretto dello Stato, altri hanno optato per una linea più “morbida” selezionando, di volta in volta, il settore in cui intervenire.
Il nostro paese è rimasto, sostanzialmente, immobile.
Nessun intervento per la crescita, qualche mancia in tema di ammortizzatori sociali (vedi l’una tantum devoluta solo ad alcune categorie di lavoratori “atipici”) l’estensione della Cassa integrazione di qualche mese, solo – peraltro – per alcune realtà produttive in forte crisi.
CHI È USCITA PRIMA DALLA CRISI? – Tra le grandi economie avanzate il Giappone calato del -8,7%, l’Italia del -6,8% e la Germania del -6,6%, come risulta dalla Tabella 2, sono quelle che hanno l’arretramento più forte del loro Pil.
Come si vede, nella Zona Euro la recessione ha assestato un calo complessivo di circa 5,3% punti percentuali.
Nel Regno Unito, invece, il calo è stato del -6,4%, negli Stati Uniti del -4,1% ed infine in Canada del -3,3%.
Secondo il Nens “La contrazione media trimestrale nel nostro Paese è stata pari a -1,4%.
Hanno fatto peggio di noi solo il Giappone (-2,2%) e la Germania (-1,7%).
Tuttavia, in questi Paesi la recessione è durata 4 trimestri contro i 5 dell’Italia, ossia sono uscita – loro sì – dalla crisi prima di noi.
Nella Zona Euro il Pil si è ridotto mediamente dell’1,1% per ogni trimestre durante la recessione; nel Regno Unito del -1,1%, negli Stati Uniti del -1,0% ed in Canada -1,1%”.
ITALIA FANALINO DI CODA – La ripresa dopo il ruzzolone dell’anno passato è pertanto cominciata prima in Germania, Francia e Giappone nel secondo trimestre 2009 e poi negli altri Paesi successivamente.
Se consideriamo la Tabella 3, si evince come fino al secondo trimestre del 2010 sono il Giappone (+4,8%), la Germania (+4,2%) e il Canada (+3,5%) ad aver segnato il miglior recupero e la crescita nel trimestre più rapida.
Negli USA (+3%) si evidenzia come la crescita dell’economia è stata più intensa rispetto a quella media della Zona Euro (+1,9%).
Manco a dirlo, con buona pace del Premier e del suo governo, l’Italia si piazza nelle ultime posizioni.
I fanalini di coda della ripresa, come si vede, sono l’Italia (+1,3%) e la Spagna (+0,3%).
Nel nostro Paese in 4 trimestri la crescita media è stata pari ad un modesto +0,3%.
Nella penisola iberica l’economia è ripartita solo nel primo trimestre del 2010, con un aumento medio trimestrale del PIL finora assai limitato: +0,2%.
Tratto da http://www.giornalettismo.com
La moneta e il nostro futuro
25 novembre 2010Questo accorato discorso è stato pronunciato da Lew Rockwell al Mises Circle 2009 di Jeremy Davis a Houston.
Rockwell non nasconde le difficili prove che ci attendono nell’immediato futuro, ma invita a non smettere di credere nella libertà e nella capacità dell’uomo di affrontare, grazie alla conoscenza, anche gli ostacoli apparentemente insuperabili.
Una grande iniezione di forza d’animo e fiducia, un discorso da anti-Obama in cui si impadronisce del concetto di speranza per riportarlo nelle giuste mani: quelle dell’uomo libero.
(Un file audio MP3 del discorso si può scaricare da qui.)
Articolo di Llewellyn H. Rockwell, Jr.
Siamo fortunati a vivere in questi tempi, perché stiamo assistendo al dispiegarsi di eventi a lungo esplicati e previsti dalla tradizione austriaca.
Questo forse non suona plausibile.
Cosa c’è di fortunato nei nostri tempi? L’economia precipita, le azioni sono state randellate, la disoccupazione aumenta, e Washington sta perseguendo la peggiore combinazione di politiche economiche dai tempi di Hoover e FDR.
E il nuovo tizio in carica non sembra avere la minima idea dei limiti di ciò che il governo può fare.
Considerate che cosa significa vivere i nostri tempi alla luce della comprensione economica.
Anche di fronte alle calamità, non ci sono misteri e quindi la paura è ridotta.
Vedete dei grandi magazzini andare gambe all’aria e sapete il perché.
Vedete dei parcheggi vuoti e conoscete il motivo.
Avete degli amici che perdono il lavoro e vi è chiara la causa.
Vedete i depositari di banche fallite perdere i loro soldi e non siete sorpresi.
I prezzi si comportano in modi che spaventano e sorprendono chiunque altro, ma voi sapete cosa succede.
In molti sensi, è come osservare il movimento delle stelle e dei pianeti con la conoscenza scientifica fornita dall’astronomia – o osservare gli effetti di una pestilenza con conoscenza medica.
Senza la comprensione, gli eventi sembrano misteriosi, come una maledizione degli dei, ed il loro corso appare casuale.
Con la conoscenza, con la comprensione, possiamo capire il senso degli eventi.
Emergono i collegamenti tra causa e effetto.
Vedi gli eventi prima che accadano, come voltare la pagina di un copione prima di vedere il film.
Questo dà una sensazione di coerenza intellettuale e di pace interiore – persino nel mezzo di una calamità.
Se leggete quello che Mises ha scritto durante la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale, potete vedere la fermezza della convinzione e la calma risoluta, proprio mentre il mondo intero impazziva.
La chiarezza intellettuale è la chiave per vedere e fare le cose giuste.
È questione di conoscere la forma delle cose persino prima che esse si definiscano.
La conoscenza fornisce i mezzi per curare la malattia.
Fornisce una via d’uscita, una risposta che dà speranza.
Questa è una delle ragioni principali per cui le persone con una comprensione austriaca riescono a mantenere saldo il loro spirito nel pieno di una crisi finanziaria.
Sì, è più frustrante vedere la gente a Washington spendere trilioni di dollari nell’inutile tentativo di abrogare la legge economica.
È follia pura che stiano creando grandi quantità di nuovi dollari per mezzo del potere della Fed, nonostante l’evidenza da tutta la storia dell’umanità che i nuovi soldi possono soltanto annacquare il valore di quelli vecchi, e non fanno niente per fornire una spinta a lungo termine all’economia, ma molto per distorcere ulteriormente le strutture economiche.
È come guardare mentre i barbieri salassano i pazienti per curarli, o chiamare degli stregoni per scacciare i demoni da chi ha l’influenza.
Ma anche se la nostra conoscenza degli eventi non può per ora arrestare ciò che questa gente sta facendo, ci fornisce un sensazione di conforto di fronte al disastro.
Possiamo mantenere la testa sulle spalle, proprio mentre altri vanno in giro come se la loro fosse stata tagliata.
Per capire gli eventi, non c’è altro modo che fare ciò che i media e la maggior parte degli economisti rifiutano di fare, ovvero guardare il quadro complessivo e vedere lungo, oltre i decenni.
È questione di applicare la regola che Henry Hazlitt presenta così chiaramente in Economia in una lezione: l’economia consiste nel guardare gli effetti delle politiche non su un gruppo ma su tutti i gruppi, non solo a breve termine ma anche a lungo termine.
Dal punto di vista del lungo termine, osserviamo un’intrigante illustrazione dell’avvertimento austriaco di non tentare mai di salvare un’economia che si sta spingendo verso una recessione.
Nel 2001, l’economia voleva entrare in recessione ma il governo non l’avrebbe lasciato accadere.
Fu il primo pacchetto di stimolo nel nuovo millennio, consistente di nuovi, ampi finanziamenti e di una massiccia creazione di moneta, con la Fed che abbassava i tassi e li teneva giù.
Se guardate al breve termine, sembrava che avesse funzionato.
Ma osservando il lungo termine, possiamo vedere che il tentativo di anticipare la recessione si è concluso soltanto nella creazione di un maggiore disastro più avanti.
Qualcosa di molto simile accadde nella breve recessione del 1991.
Clinton salì al potere ed accorciò la recessione, soltanto per creare un’altra bolla nei prodotti finanziari che poi scoppiò, ecc, fino al punto in cui ci troviamo oggi.
L’ultima volta che ad una recessione è stato consentito di fare il suo corso fu a seguito del crack-up-boom alla fine degli anni di Carter, come conseguenza dell’inflazione di Nixon.
Reagan salì al potere, con Volcker alla Fed, la scelta di Carter.
Reagan ignorò le grida del Congresso e della stampa.
Lasciò che i tassi di interesse aumentassero; il tasso dei fondi federali era al 20% e quello primario al 21,5% nel 1982.
La disoccupazione raggiunse quasi l’11%.
L’inflazione scese dal 13,5% nel 1980 al 3,2% del 1983.
Se a questo aggiungiamo lo sfacelo dei S&L, si trattò di un quasi totale collasso e se Reagan avesse lasciato correre, sarebbe stato un modello per come affrontare le recessioni.
Ci sono dolore e sofferenza.
Ma aspettate di uscirne ed avrete una terra fertile su cui costruire una solida prosperità.
Tristemente, produrrete anche una solida base finanziaria che invita il governo ad abusare del sistema, come Reagan ha fatto con spesa e deficit da record.
Se vogliamo guardare ancora più indietro per trovare esempi migliori di come trattare con la recessione, possiamo esaminare il 1920 e 1921.
Meno il governo fa, migliori i risultati a lungo termine.
La dissertazione di Murray Rothbard sul Panico del 1819 è un caso interessante.
Egli gettò uno sguardo su un chiaro caso in cui niente venne fatto per risolvere un problema.
Il problema se ne andò.
Ad essere notevole in questo panico è precisamente che non è mai entrato nei libri di storia.
Non c’è entrato perché il governo non lo ha aggravato.
Nei prossimi mesi assisteremo a ulteriori ridicoli e futili tentativi di rattoppare un’economia fallimentare, che questa volta pagheremo a caro prezzo.
Non sarà come nel 2001 o nel 1992.
Saremo fortunati se si finirà come nel 1978-1982.
Più probabilmente, sarà peggio – e quanto peggio dipende solo da quanto stupida sarà l’amministrazione Obama.
È difficile immaginare che queste persone possano essere peggio di Bush, ma potrebbe succedere.
Dobbiamo tutti affrontare la possibile morte del dollaro.
Negli anni sono stati proposti molti piani per ristabilire il dollaro aureo e molti hanno dei meriti. Tutti offrono i mezzi per tornare all’oro.
Anche se non difettano di dettagli tecnici, difettano di qualcosa che non possono garantire: la volontà politica di fare la cosa giusta.
Tutti hanno come premessa l’idea che i nostri leader potrebbero avere l’interesse di fare la cosa giusta.
Ma le stesse persone che sarebbero incaricate di attuare la riforma sono proprio quelle che ci hanno guidato in questo pasticcio.
È abbastanza difficile nel corso di una vita normale convincere qualcuno ad ammettere un errore e ad invertire la direzione.
Nella politica, non succede virtualmente mai.
Anche nel caso di enormi effetti immorali, la classe politica persiste nell’errore, principalmente perché è più interessata a salvare sé stessa che a salvare la società.
Guido Hülsmann nota nel suo nuovo libro, The Ethics of Money Production, che “i governi gonfiano la massa monetaria perché ottengono un guadagno dall’inflazione.”
Questa non è affatto una nuova scoperta.
Hülsmann cita il vescovo del XIVº secolo Nicholas Oresme come segue:
Sono dell’opinione che la causa principale e finale del perché il principe pretenda di avere il potere di alterare il conio è quel profitto o guadagno che può ottenere da esso; sarebbe al contrario inutile fare tanti e così grandi cambiamenti….
Tra l’altro, la quantità del profitto del principe è necessariamente uguale alla perdita della comunità.
Le tecniche oggi sono diverse, ma l’incentivo e il risultato morale sono gli stessi.
Hülsmann indica un altro cambiamento: gli odierni principi hanno “l’assoluzione ricevuta dalle autorità scientifiche dei nostri tempi.”
I principi solevano lavorare in segreto per fare queste cose, e cadevano in disgrazia una volta scoperti.
Ora annunciano la politica come statismo responsabile coerente con gli insegnamenti dell’economia moderna – e gli economisti si levano in piedi pronti ad annuire in accordo.
Di fronte a ciò, è tempo di occuparsi della realtà politica di cui nessuno a Washington (tranne Ron Paul) è financo in minima parte interessato: un piano ordinato per ristabilire una moneta solida.
Ma i problemi della moneta a corso legale e del crollo finanziario non possono restare inevasi. Inoltre, le istituzioni della moneta a corso legale stanno fallendo e questo fatto sarà innegabilmente evidente a tutti nel giro di pochi anni.
Guarderemo alla fine dell’amministrazione Bush come ad un disastro economico, la chiave di volta di molti anni di orribile politica estera portata nella politica interna.
Saranno disonorati, così come la nuova amministrazione che ha perseguito tutte le errate misure politiche in risposta.
Il nuovo messia affronterà la stessa realtà di quello vecchio.
Nessuna quantità di furia, di volontà politica, di discorsi risoluti e di soldi usciti dalla pressa tipografica, potrà fargli aggirare il problema della realtà economica.
In un saggio scritto alla fine della sua carriera e recentemente riportato in vita dall’istituto Mises, F.A. Hayek discute gli unici seri mezzi di riforma a nostra disposizione.
Dobbiamo abolire completamente la banca centrale.
La moneta in sé dev’essere del tutto affrancata dallo stato.
Dev’essere ristabilita come un bene privato, privatamente prodotto per i mercati privati.
Il governo non deve avere ruolo alcuno negli affari monetari.
I soldi dovrebbero essere prodotti solo dall’impresa privata.
Le banche devono esistere soltanto come istituzioni di libera impresa, senza privilegi dallo stato. Questo programma è stato presentato anche da Ron Paul.
Cosa mi colpisce è come questo si accorda precisamente con ciò che scrive Hülsmann.
Il suo libro sull’etica della produzione della moneta si conclude con una richiesta per la fine di qualsiasi intervento negli affari monetari.
Il conio dev’essere privato.
Le attività bancarie non devono ricevere privilegi.
Non ci dovrebbero essere leggi per il corso legale, nessuna garanzia, nessuna restrizione all’uso di valuta – un sistema di “laissez faire” totale.
Quello che colpisce ulteriormente dell’idea di Hayek, Paul e Hülsmann, è che non offrono un piano per ristabilire il dollaro aureo.
Non è che non sarebbero d’accordo con l’idea, ma hanno affrontato completamente la realtà che l’idea di convertire la valuta attuale da moneta a corso legale in moneta solida è essenzialmente un ideale del diciannovesimo secolo che presuppone una classe di responsabili politici illuminati. Questa condizione, oggi, non è soddisfatta.
Ma qual è il modo? È lo stesso che proponiamo in ogni altro campo della vita nazionale: fate uscire il governo.
Lasciate il popolo libero di gestire i suoi affari.
Smettete di interferire con gli atti commerciali fra adulti consenzienti.
Smettete di usare la violenza per interferire negli affari economici.
Lasciate che la gente persegua lo scambio reciprocamente favorevole basato sulla propria personale valutazione dei vantaggi.
Lasciate che i proprietari accettino il rischio e la ricompensa per le proprie decisioni.
È lo stesso per la politica monetaria ed anche per la politica delle attività bancarie.
Lasciate morire le banche fallimentari.
Lasciate vivere le banche prospere.
Lasciate alla gente la scelta di usare soldi in qualsiasi forma.
Lasciate che la gente scelga qualsiasi mezzo di pagamento.
Lasciate che gli imprenditori creino qualsiasi forma di strumento finanziario.
La legge si applica soltanto nel modo in cui si applica in tutti gli altri affari umani: punendo la forza e la frode.
Altrimenti, la legge non dovrebbe averci niente a che fare.
Quali sarebbero i risultati? Non possiamo saperlo per certo.
Ma la storia può essere una guida nelle nostre speculazioni.
Durante tutti i tempi ed in tutti i luoghi, i metalli preziosi sono emersi come base del sistema monetario.
Penso che possiamo attenderci con ogni probabilità che lo stesso sarebbe vero oggi.
La prova viene da come, nei periodi difficili, la gente si rivolga all’oro come deposito di valore, un rifugio dalle macchinazioni del governo.
L’oro, nel mio punto di vista, è destinato ad essere la base di un nuovo sistema monetario di mercato.
In questa misura, e con questa aspettativa, tutti coloro che credono nella libertà possono considerarsi fautori della parità aurea.
Ma dobbiamo anche stare attenti con questa frase.
È identificata con un particolare insieme di politiche connesse con la pratica del diciannovesimo secolo.
Fu una scelta politica fra le tante che alcuni favorirono ed alcuni contrastarono.
Un futuro sistema monetario di mercato non sarà un’opzione politica in questo senso.
Non è qualcosa che vogliamo che il governo adotti come sua propria.
In effetti, non vogliamo che il governo adotti alcuna politica particolare ma piuttosto che abbandoni l’opzione politica complessivamente.
Non ci dovrebbe essere politica affatto nel senso in cui questa parola è oggi normalmente usata.
In questo modo, un progresso nella moneta e nelle attività bancarie non è diverso dal progresso nell’agricoltura, nel lavoro, nella sanità, nell’educazione, o in qualunque altro settore.
La giusta politica è nessuna politica.
Il lavoro del governo è di smettere del tutto di interferire.
Ora, so che questo è attualmente un grande salto intellettuale.
Ma dovete soltanto considerare gli innumerevoli modi in cui il governo fallisce in tutto ciò che intraprende, laddove il mercato ha successo.
Non c’è niente nella struttura dell’universo che conferisca alla moneta ed alle attività bancarie una qualche condizione speciale la quale richieda che il governo le regoli, che serva da prestatore di ultima istanza, da produttore di moneta, da garante della stabilità, o qualsiasi altra cosa.
Un mercato libero della moneta funzionerebbe come il mercato libero in tutto il resto.
E considerate: non stiamo chiedendo al Congresso di intervenire con un piano.
Nessuno chiede che la Fed adotti questa politica come contro quella politica.
Tutto ciò che chiediamo è che esso non intervenga nei tentativi del mercato di riparare i danni provocati dalla banca centrale e dal reparto esecutivo.
Immaginate soltanto che cosa accadrebbe se le leggi del corso legale venissero abrogate ed il governo interrompesse il suo intervento nel mercato della moneta.
Virtualmente da un giorno all’altro, vedremmo apparire centinaia se non migliaia di nuovi sistemi di pagamento e di monete alternative online.
I commercianti sarebbero liberi di accettare ogni mezzo di pagamento.
Ci sarebbe intensa concorrenza fra di esse.
Alcune sarebbero valute estere come l’euro.
Alcune sarebbero nuove valute basate su attuali prodotti quali oro ed argento.
Sono sicuro che vedremmo un periodo di sperimentazione selvaggia prima che il mercato si stabilizzi di nuovo in un sistema standard che era famoso per la sua affidabilità, stabilità ed onestà.
Saremmo in grado di tollerare il processo della scoperta? Certamente.
Facciamo questo quotidianamente con i nostri acquisto online, o quando cerchiamo dei buoni fornitori di servizi e prodotti nel mondo fisico, e con le nostre abitudini su come investire i nostri soldi.
Il mercato è un processo di approssimazioni successive, che non smette mai di innovare e cambiare. Vediamo ogni giorno sul Web come questo processo di creazione e cambiamento genera il giusto equilibrio fra caos ed ordine, esperimento e normalizzazione.
Questo accadrebbe anche nel campo della moneta.
Infatti, sarebbe già potuto accadere se i federali non fossero intervenuti per bloccare l’aumento dei sistemi di pagamento alternativi online.
Walmart avrebbe già potuto entrare nel settore bancario.
Potremmo avere un’ampia varietà di valute disponibili.
Google potrebbe già creare una propria valuta basata su qualsiasi numero di beni.
Potremmo vedere il formarsi di un uso più elaborato del baratto nel mondo online, ed il baratto che si converte lentamente in valuta.
Questa potrebbe essere basata sui punti degli annunci di Google, sui dollari di PayPal, o su qualche altra valuta.
Se ad un mercato libero fosse stato consentito di svilupparsi negli ultimi dieci anni, oggi avremmo potuto avere un’opzione.
Così com’è, siamo costretti a rimanere con un sistema del dollaro in fallimento.
Ciò che abbiamo udito da Washington è che l’economia e questo paese saranno rattoppati con la pura forza della volontà.
Se abbiamo speranza e lavoriamo insieme, qualsiasi cosa è possibile.
C’è solo una cosa che ostacola questo desiderio.
Si chiama economia.
La realtà economica è più di un muro di mattoni.
È come il mare o la montagna più alta del mondo, o come la stessa forza di gravità.
Le forze economiche non prestano attenzione ai desideri di capi carismatici e della loro folla di seguaci adoranti.
Tuttavia, c’è un nocciolo di verità nell’idea che la forza di volontà può fare la differenza.
Trasferite questa speranza dalle istituzioni del governo al mercato libero – lasciate che la sperimentazione e l’innovazione avvengano in condizioni di libertà – e cominceremo a vedere l’emergere di una risposta.
Abbiamo soltanto bisogno che il governo lasci il mercato libero dalla violenza politica e cominceremo a vedere l’uscita da questo caos.
Il governo sta oggi radunando ogni risorsa ed ogni mezzo a sua disposizione per promuovere un sistema già fallito in passato.
Nel frattempo, viviamo in tempi completamente nuovi.
Questi nuovi tempi sono caratterizzati da una divisione internazionale del lavoro, da movimenti di capitale globali, dalla distribuzione di informazioni digitali e dalla distruzione lenta ma sistematica dell’establishment nei media, nelle attività bancarie e nelle finanze.
Ciò che sta emergendo per sostituirlo è qualcosa che nessun governo sul pianeta può fermare.
I mercati non saranno schiacciati e resistono al controllo come mai prima.
Questi nuovi tempi non sono gli anni 30 in cui alcune teste d’uovo a Washington potevano regolare la maggior parte dei prezzi e degli stipendi e riunire i capitani d’industria per comporre dei cartelli. Il mondo economico e finanziario si muove alla velocità della luce ed è così diffuso che nessuna autorità politica può agire abbastanza rapidamente per controllarlo.
L’establishment sta crollando.
Questa è un’altra ragione per cui tutti coloro che credono nella libertà oggi hanno motivo rallegrarsi.
Tra dodici – diciotto mesi da oggi, sarà evidente che non c’è niente che la nuova amministrazione possa fare per rattoppare le cose.
Obama verrà umiliato dal mercato proprio come Bush e Clinton prima di lui, ma questa volta l’umiliazione sopraffarà ogni tentativo di rattoppare le cose o di distorcere il tanto necessario sovvertimento.
Sì, c’è sofferenza e ce ne sarà ancora di più.
Ma come allievi della scuola austriaca ed allievi della storia della libertà, avete la fiducia e la chiarezza per vedere che solo la libertà fornisce le risposte.
È il momento di essere calmi di fronte ad una tempesta che pochi capiscono completamente.
Siamo noi, come fautori di libertà, fermi, razionali, chiari e concentrati sul lungo termine.
Siate di buon umore e non smettete mai di indicare la verità della libertà.
La risposta non è la sinistra né la destra né lo stato.
L’uscita da questo caos è la libertà.
È tempo che ci affidiamo ad essa, ed alla rivoluzione nello status quo che la libertà implica, e che smettiamo di fingere che un qualunque politico possa alfine fermarla.
Tratto da http://gongoro.blogspot.com
Abbasso il corso legale (2° Parte)
25 novembre 2010Articolo di Friedrich A. Hayek
Moneta Privata Preferita
Sicuramente può essere esistito ed è esistito il denaro, anche del denaro molto soddisfacente, senza che il governo facesse nulla su di esso, sebbene raramente è stato permesso che accadesse una cosa simile a lungo.[1]
Ma una lezione deve essere assimilata dalla relazione di un autore olandese sulla Cina di centinaia di anni fa, il quale osservò che il denaro cartaceo allora esistente in quella parte del mondo: “visto che non era a corso legale e visto che non era una preoccupazione dello Stato, generalmente era accettato come denaro”.[2]
E’ dovuto ai governi che oggi in generale, entro i dati territori nazionali, solo un tipo di moneta è universalmente accettata.
Ma che ciò sia auspicabile o che le persone non potrebbero, se comprendono il vantaggio, prendere un miglior tipo di denaro senza tutto quell’avere a che fare col corso legale, è ancora una domanda aperta.
Per di più un “legale mezzo di pagamento” (gesetzliches Zahlungsmittel) non ha necessità di essere specificatamente progettato da una legge.
E’ sufficiente che la legge abiliti il giudice a decidere in quale sorta di denaro un particolare debito può essere dismesso.
Il buon senso della questione fu messo egregiamente in chiaro 80 anni fa da un distinto difensore di una politica economica liberale, avvocato, studioso di statistica e funzionario pubblico: Lord Thomas Henry Farrer.
In un documento scritto nel 1895, sosteneva che se le nazioni avessero reso a corso legale nient’altro che l’unità standard [del valore che avevano adottato], non ci sarebbe stato bisogno e non ci sarebbe stato spazio per nessuna legge speciale di corso legale.
La legge ordinaria del contratto svolge tutto ciò che è necessario senza che nessuna legge dia una speciale funzione a particolari forme di valute.
Abbiamo adottato la sovrana d’oro come nostra unità, non c’è bisogno di nessuna legge speciale sul corso legale per dire che io devo pagare 100 sovrane, e che, se è richiesto di pagare le 100 sovrane, io non possa dismettere l’obbligo in nessun altro modo.[3]
E conclude, dopo l’esame di tipiche applicazioni del concetto di corso legale, che:
“Guardando ai casi di sopra dell’uso o abuso della legge del corso legale rispetto all’ultimo [per esempio, monete secondarie] vediamo che posseggono una caratteristica in comune — vale a dire che la legge in tutti questi casi permette ad un debitore di pagare e richiede ad un creditore di ricevere qualcosa di diverso da cosa il loro contratto proponeva.
Infatti è una costruzione innaturale e forzata messa al di sopra le transazioni degli uomini da un potere assoluto“.[4]
A ciò poche linee dopo egli aggiunge che: “qualsiasi legge di corso legale è per sua natura ‘sospetta’”.[5]
Il corso legale crea incertezza
La verità è che il corso legale è semplicemente un meccanismo legale per forzare le persone ad accettare in appagamento di un contratto qualcosa che loro non avevano mai preso in considerazione quando stipularono il contratto stesso.
Diviene così, in certe circostanze, un fattore che intensifica l’incertezza delle transazioni e consiste, come anche Lord Farrer sottolineò nello stesso contesto,
“nella sostituzione della libera operazione di un contratto volontario ed una legge che semplicemente impone l’esecuzione di simile contratti, un costrutto artificiale di contratti che non avverrebbe tra le parti in causa a meno che forzate da un potere assoluto“.
Tutto ciò è ben illustrato dall’occasione storica quando l’espressione “corso legale” divenne interamente conosciuta e trattata come definizione del denaro.
Nel famoso Caso del Corso Legale, combattuto davanti la Suprema Corte degli Stati Uniti dopo la Guerra Civile, la questione era se i creditori dovessero accettare, alla pari, gli attuali dollari come saldo delle loro rivendicazioni per il denaro che avevano prestato quando il dollaro aveva un valore molto più alto.[6]
Lo stesso problema si palesò anche più intensamente alla fine della grande inflazione europea dopo la Prima Guerra Mondiale quando, anche nell’estremo caso del marco tedesco, il principio “il marco è il marco” fu imposto fino alla fine — sebbene in seguito alcuni sforzi furono fatti per offrire un minimo indennizzo a coloro che soffrivano maggiormente.[7]
Tasse e contratti
Un governo deve ovviamente essere libero di determinare in quale valuta le tasse devono essere pagate e di fare contratti in qualsiasi valuta scelga (in questo modo può sostenere una valuta che emette o vuole favorire), ma non c’è nessuna ragione perchè non dovrebbe accettare altre unità di conto come base per la stima delle tasse.
Nei pagamenti non contrattuali, come i danni o i risarcimenti per torti, le corti dovrebbero decidere la valuta in cui debbono essere pagati e per questo scopo dovrebbero sviluppare nuove regole; ma non ci dovrebbe essere bisogno di una legislazione speciale.
C’è una reale difficoltà se una valuta emessa dal governo è rimpiazzata con un’altra, perchè il governo è sparito a causa di una conquista, di una rivoluzione, o del crollo della nazione.
In tali eventi il governo successivo di solito stila condizioni legali sul trattamento dei contratti privati espresse in termini della valuta svanita.
Se una banca privata che emette denaro cessa di operare e diventa incapace di convertire le sue emissioni, questa valuta diventerebbe presumibilmente senza valore ed i possessori non avrebbero nessun diritto esecutorio per un risarcimento.
Ma le corti potrebbero decidere che in tali casi i contratti tra terze parti in termini di quella valuta, conclusi quando c’era ragione di aspettarsi che fosse stata stabile, dovrebbero essere soddisfatti in qualche altra valuta che le parti del contratto ritengano consona con le loro intenzioni.
La Confusione circa la Legge di Gresham
E’ un malinteso, riguardo quella che è chiamata legge di Gresham, credere che la tendenza del cattivo denaro a cacciare quello buono possa rendere necessario il monopolio del governo.
Il distinto economista W.S. Jevons espose con enfasi la legge nella forma che il denaro buono non può scacciare quello peggiore, precisamente per dimostrare questo.
E’ vero poi che egli discusse contro una proposta del filosofo Herbert Spencer per aprire la coniazione dell’oro alla libera concorrenza, in un periodo in cui le sole valute prese in considerazione erano monete d’oro e d’argento.
Forse Jevons, che è stato introdotto all’economia dalla sua esperienza come esaminatore alla zecca, anche di più dei suoi contemporanei, in generale non prendeva seriamente in considerazione la possibilità di un qualsiasi altro tipo di valuta.
Nonostante ciò la sua indignazione su quella che descrisse essere la proposta di Spencer era:
“che noi ci fidiamo del droghiere che ci rifornisce di libbre di tè, e del panettiere che ci manda pagnotte di pane, quindi potremmo fidarci della Heaton e Sons, oppure di qualche altra azienda imprenditoriale di Birmingham, per rifornirci di sovrane e scellini a loro rischio e profitto“,[8]
lo portò alla categorica dichiarazione che in generale, secondo la propria opinione, “non c’è niente di meno adatto del denaro da essere lasciato all’azione della concorrenza“.[9]
Forse è anche caratteristico che Herbert Spencer abbia affermato nulla di più che le imprese private potessero essere in grado di produrre lo stesso tipo di denaro che a quel tempo il governo produceva, cioè monete d’oro e argento.
Pare che egli abbia pensato a queste come l’unico tipo di denaro che potesse essere ragionevolmente contemplato e di conseguenza che ci sarebbero voluti necessariamente tassi fissi di cambio (cioè di 1:1, se dello stesso peso e stessa sottigliezza) tra il governo e la moneta privata.
In questo caso, difatti, la legge di Gresham avrebbe operato se ogni produttore avesse fornito prodotti più scadenti.
Che ciò fosse nella mente di Jevons è chiaro, perchè giustificò la sua condanna della proposta sulla base che:
“mentre in tutte le altre questioni ognuno è portato da interessi personali a scegliere il meglio e rigettare il peggio; ma nel caso della moneta, sembrerebbe come se paradossalmente si mantenga il peggio e ci si sbarazzi del meglio“.[10]
Ciò che Jevons e tanti altri sembrano aver trascurato, o considerato irrilevante, è che la legge di Gresham si applica solo a differenti tipi di moneta tra le quali un tasso fisso di cambio è imposto per legge.[11]
Se la legge rende due tipi di moneta perfettamente sostitutivi per il pagamento dei debiti e forza i creditori ad accettare una moneta di più piccolo contenuto d’oro al posto di una con un maggiore contenuto, i debitori, ovviamente, pagheranno solo con la prima e troveranno un uso più proficuo con la consistenza della seconda.
Tuttavia con tassi di cambio variabili la qualità inferiore della moneta sarebbe valutata ad un tasso più basso e, se perticolarmente minacciata di crollare ulteriormente nel valore, le persone proverebbero a sbarazzarsene il più rapidamente possibile.
Il processo di selezione andrebbe avanti verso qualsiasi cosa le persone ritengano il miglior tipo di moneta tra quelle emesse dalle varie agenzie, e scaccerebbe rapidamente la moneta ritenuta inconveniente o senza valore.[12]
Invece ogni volta che l’inflazione è salita molto rapidamente, tutti gli oggetti di un più stabile valore, dalle patate alle sigarette e dalle bottiglie di brandy alle uova ed alle valute straniere come il dollaro, sono arrivati ad essere usati come denaro sempre di più, cosicché alla fine della grande inflazione tedesca si sosteneva che la legge di Gresham fosse falsa e l’opposto la verità.[13]
Non è falsa, ma si applica solo se un tasso fisso di cambio tra le differenti forme di monete è imposto.
Note
- Tentativi occasionali da parte delle autorità delle città commerciali di fornire una moneta di un contenuto quantomeno metallico, come per la Banca di Amsterdam, furono per lunghi periodi abbastanza di successo, e le loro monete erano usate di più di quelle nazionali. Ma anche in questi casi le autorità presto o tardi abusarono delle proprie posizioni di semi-monopolio. La Banca di Amsterdam era un’agenzia di Stato che le persone dovevano usare per certi scopi e per pagamenti al di sopra di una certa quantità, benchè la sua moneta fosse a corso legale esclusivo. Non era nemmeno disponibile per piccole ed ordinarie transazioni locali oppure per affari locali oltre i limiti della città. Lo stesso è abbastanza vero per esperimenti simili a Venezia, Genova, Amburgo, e Norimberga.
- Vissering, On Chinese Currency.
- Thomas Henry Farrer, 1st Baron Farrer, Studies in Currency (London: 1898), p. 43.
- Ibid., p. 45. Il locus classicus di questo soggetto da cui io faccio scaturire indubbiamente le mie visioni, sebbene io abbia dimenticato ciò quando scrissi la Prima Edizione di questo Documento, è la discussione di Carl Menger sul “Denaro”, Collected Works of Carl Menger, (London: London School of Economics, 1892), del corso legale sotto il più appropriato termine equivalente tedesco: Zwangskurs.
- Ibid., p. 47.
- Cf. Nussbaum, Money and the Law, pp. 586–92.
- In Austria dopo il 1922, il nome “Schumpeter” divene quasi una parola maledetta tra le persone, in riferimento al principio che “krone is krone,” perchè l’economista Joseph Alois Schumpeter, durante la sua breve carriera di ministro delle finanze, mise il suo nome ad un’ordinanza reale solamente per spiegare ciò che in realtà era una legge in tutto e per tutto, ovvero che i debiti contratti in corone quando avessero avuto un valore superiore, potevano essere ripagati in corone deprezzate, infine apprezzabili solo ad 1/15,000 del loro originale valore.
- W.S. Jevons, Money and the Mechanism of Exchange (London: Kegan Paul, 1875), p. 64, di contro Herbert Spencer, Social Statics, ed. ridotta e revisionata (London: Williams & Norgate, 1902).
- Jevons, ibid., p. 65. Un precedente tentativo caratteristico per giustificare come eccezione le operazioni bancarie e l’emmisione di banconote da una richiesta generale di libera concorrenza, si può trovare negli scritti del 1837 di S.J. Loyd (in seguito Lord Overstone), Further Reflections on the State of Currency and the Action of the Bank of England ( London: 1837), p. 49.
- Jevons, ibid., p. 82. La frase di Jevon è stata una scelta alquanto sfortunata, perchè nel senso letterale la legge di Gresham opera ovviamente attraverso le persone che si sbarazzano della cattiva e mantengono la migliore per altri scopi.
- Cf. F.A. Hayek, Studies in Philosophy, Politics and Economics (London and Chicago: Routledge and Kegan Paul, 1967) e F.W. Fetter, “Alcuni aspetti trascurati della Legge di Gersham,” Quarterly Journal of Economics 46/2 (1931–1932).
- Se, come qualche volta è citato, Gresham avesse sostenuto che la moneta migliore abbastanza in genrale non avrebbe potuto sbarazzarsi della peggiore, sarebbe stato semplicemente in errore, finchè noi non aggiungiamo la sua probabile presupposizione secondo cui un tasso di cambio fisso è stato imposto.
- Cf. C. Bresciani-Turroni, The Economics of Inflation (London: Allen & Unwin, 1937), p. 174: “In condizioni monetarie caratterizzate da una grande sfiducia nella valuta nazionale, il principio della legge di Gresham è invertito e la moneta buona scaccia la cattiva, ed i lvalore di quest’ultima si deprezza in continuazione“. Ciononostante egli non sottolinea che la differenza cruciale non è la “grande sfiducia”, ma la presenza o l’assenza di efficaci tassi fissi di cambio imposti.
Originale tratto da http://mises.org/ come estratto dei capitoli 4, 5 e 6 de Denationalisation of Money: the Argument Refined: An Analysis of the Theory and Practice of Concurrent Currencies]
Tradotto da http://johnnycloaca.blogspot.com
Abbasso il corso legale (1° parte)
25 novembre 2010Articolo di Friedrich A. Hayek
Quando si studia la storia del denaro, non ci si può non chiedere perchè le persone per tanto tempo avrebbero sopportato che i governi esercitassero un potere esclusivo da circa 2,000 anni che era regolarmente usato per sfruttarli e truffarli.
Ciò può essere spiegato solo dal mito — che il privilegio del governo era necessario — divenuto così saldamente radicato che non sarebbe servito per gli studenti che si interessano di queste questioni (incluso l’attuale scrittore per un lungo periodo di tempo)[1] domandare spiegazioni sull’argomento.
Ma una volta che la validità della dottrina stabilita viene posta nel dubbio, le sue fondamenta sembrano di colpo essere fragili.
Non possiamo tracciare i dettagli delle nefande attività dei governanti nella monopolizzazione del denaro oltre il periodo del filosofo greco Diogene, il quale da come è riferito, all’inizio del quarto secolo a.C., ha chiamato il denaro come il gioco dei dadi dei politici.
Ma dai tempi dei romani fino al diciassettesimo secolo, quando il denaro di carta di varie forme iniziò a divenire significativo, la storia della coniazione è quasi una storia ininterrotta di svalutazioni, o di continua riduzione del contenuto metallico delle monete ed un corrispondente aumento in tutti i prezzi dei beni.
La Storia è largamente costruita sull’inflazione dal Governo
Nessuno ha ancora scritto un racconto completo su questi sviluppi.
Sarebbe difatti un racconto troppo monotono e deprimente, ma non penso che sia esagerato dire che la storia è ampiamente una storia di inflazione, e di solito di inflazioni costruite dai governi e per il guadagno dei governi — sebbene le scoperte dell’oro e dell’argento nel sedicesimo secolo ebbero un effetto simile.
Gli storici hanno ancora ed ancora tentato di giustificare l’inflazione sostenendo che rendeva possibili i grandi periodi di rapido progresso economico.
Hanno anche prodotto una serie di teorie inflazioniste della storia,[2] le quali sono, tuttavia, state chiaramente confutate dall’evidenza: i prezzi in Inghilterra e negli Stati Uniti erano alla fine del periodo del loro maggior sviluppo quasi esattamente allo stesso livello di 200 anni prima.
Ma i ricorrenti riscopritori di queste teorie sono di solito ignari di queste discussioni precedenti.
Deflazione nel Primo Medioevo: Locale o Temporanea?
Il primo Medioevo potrebbe essere stato un periodo di deflazione che contribuì al declino economico dell’intera Europa.
Ma nemmeno ciò è certo.
Sembrerebbe che in generale il commercio in diminuzione portò alla riduzione della massa monetaria in circolazione, non il contrario.
Troviamo fin troppe lamentele sull’alto prezzo delle merci ed il deterioramento della moneta, per accettare la deflazione come più di un fenomeno locale in regioni dove guerre e migrazioni distrussero il mercato e l’economia della moneta si ridusse non appena le persone seppellivano i loro tesori.
Ma dove, come in nord Italia, il commercio si riprese prima, troviamo subito tutti i piccoli principi che competono l’uno contro l’altro nella diminuzione della moneta — un processo che, nonostante alcuni tentativi senza successo da parte di mercanti privati di fornire un migliore mezzo di scambio, è durato per tutti i secoli successivi finchè l’Italia venne descritta come il paese con la peggior moneta ed i migliori scrittori sulla moneta.
Ma sebbene i teologi ed i giuristi si unirono nel condannare queste procedure, non smisero mai finquanto fu introdotta la moneta cartacea che forniva ai governi un metodo ancora più economico di truffare le persone.
I governi non potevano, ovviamente, perseguire le procedure con cui forzavano la cattiva moneta nelle vite delle persone persone senza le misure più cruente.
Un trattato legale sulla legge del denaro riassume la storia della punizione per il solo rifiuto di accettare la moneta legale:
“Da Marco Polo impariamo che, nel tredicesimo secolo, la legge cinese rendeva punibile con la morte il rigetto del denaro imperiale cartaceo e venti anni in cella, o in alcuni casi la morte, era la pena prevista per il rifiuto di accettare gli Assegnati francesi.
Una delle prime leggi inglesi puniva il ripudio della moneta come lesa maestà.
Al tempo della rivoluzione americana, la non accettazione delle banconote Continental era trattata come un’azione nemica e qualche volta funzionava come confisca della proprietà“.[3]
L’Assolutismo reprime i tentativi dei mercanti di creare una moneta solida
Alcune delle prime fondamenta delle successive banche spuntarono ad Amsterdam ed in altre parti dai tentativi dei mercanti di assicurarsi una moneta solida, ma l’ascesa dell’assolutismo presto soffocò tutti questi sforzi di creare una moneta non governativa ufficiale.
Esso proteggeva invece l’ascesa delle banconote emesse dalle banche secondo i termini della moneta ufficiale del governo.
Anche meno rispetto alla storia del denaro metallico, possiamo qui osservare come questo sviluppo aprì le porte ad un nuovo abuso di potere.
E’ stato detto che i cinesi sono stati guidati dalla loro esperienza con il denaro cartaceo quando provarono a proibirlo per sempre (ovviamente senza successo), prima che gli europei potessero inventarlo.[4]
Sicuramente i governi europei, una volta che conobbero questa possibilità, iniziarono a sfruttarla spietatamente, non per fornire al popolo buona moneta, ma per guadagnare quanto possibile da questa seguendo i loro interessi.
Da allora il governo britannico, nel 1694, vendette alla Banca d’Inghilterra un monopolio limitato sull’emissione delle banconote, la preoccupazione principale dei governi non è mai stata lasciarsi sfuggire dalle loro mani il potere sul denaro, precedentemente basato sul privilegio della coniazione, verso banche realmente indipendenti.
Per un periodo l’ascendente del sistema aureo e la coseguente credenza che mantenerlo era un’importante quesitone di prestigio, ed essere butatti fuori da esso rappresentava una disgrazia nazionale, mise un efficiente freno a questo potere.
Diede al mondo l’unico lungo periodo — 200 anni o più — di relativa stabilità durante il quale la moderna indutrializzazione potè svilupparsi, sebbene soffrendo di crisi periodiche.
Ma non appena fu ampiamente compreso circa 50 anni fà che la convertibilità in oro era solamente un metodo di controllo sull’ammontare di una valuta, il che era il reale fattore che determinava il suo valore, i governi divennero estremamente ansiosi di evadere da questa disciplina ed il denaro divenne più che mai un balocco della politica.
Solo pochi dei grandi poteri conservarono per un periodo di tempo tollerabile la stabilità monetaria e la elargirono anche alle loro colonie.
Ma l’Europa Orientale ed il Sud America non conobbero mai un periodo prolungato di stabilità monetaria.
Ma mentre i governi non hanno mai usato i loro poteri per fornire una moneta decente per un qualsiasi periodo di tempo ed hanno evitato di abusarne eccessivamente solo quando erano sotto questa disciplina imposta dal sistema aureo, la ragione che ci dovrebbe far rifiutare di tollerare più a lungo questa irresponsabilità del governo è che noi sappiamo che oggi è possibile controllare la quantità di una valuta così da prevenire fluttuazioni significative nel suo potere d’acquisto.
Per di più, sebbene ogni ragione è valida per non fidarsi del governo se non è legato al sistema aureo o a qualcosa di simile, non c’è ragione di dubitare che le imprese private, il cui business dipende sul successo nel tentare, potrebbe mantenere stabile il valore di una moneta che è emessa.
Prima di procedere a mostrare come un simile sistema potrebbe funzionare, dobbiamo chiarire due pregiudizi che probabilmente daranno adito ad obiezioni infondate contro la proposta.
La Mistica del corso legale
Il primo pregiudizio riguarda il concetto di “corso legale”.
Non è molto significativo per i nostri scopi, ma generalmente si crede che spieghi o giustifichi il monopolio del governo nell’emissione di denaro.
La prima replica scioccata alla proposta qui discussa è di solito: “Ma ci deve essere un corso legale”, come se questa nozione provasse la necessità di una singola moneta emessa dal governo e creduta indispensabile per la conduzione giornaliera degli affari finanziari.
Nel suo più stretto significato legale, il “corso legale” sta a significare nient’altro che un tipo di moneta che un creditore non può rifiutare in dismissione di un debito dovuto a lui nella moneta emanata dal governo.[5]
Anche così è significativo che il termine non ha una definizione autorevole nella legge statutaria inglese.[6]
Altrove si riferisce semplicemente al mezzo per dismettere un debito contratto in termini di moneta emessa dal governo o sotto un’ordine di una corte.
Pertanto visto che il governo possiede il monopolio dell’emissione della moneta e lo usa per stabilire un tipo di denaro, probabilmente deve avere anche il potere di dire da che tipo di oggetti i debiti espressi nella sua valuta possono essere dismessi.
Ma ciò vuol dire né che tutto il denaro deve necessariamente essere a corso legale, né che tutti gli oggetti che per legge sono caratterizzati da corso legale devono essere necessariamente denaro (ci sono esempi storici in cui i creditori sono stati obbligati dalle corti ad accettare merci, come il tabacco, che difficilmente potrebbero essere chiamati denaro, in dismissione delle loro richieste di denaro).[7]
La superstizione smentita dal denaro spontaneo
Tuttavia nell’immaginario popolare il termine “corso legale” è arrivato ad essere circondato da una penombra di vaghe idee circa la presupposta necessità per lo Stato di fornire denaro.
Ciò è una cosa derivata dall’idea medievale che è lo Stato che in qualche modo conferisce valore alla moneta che altrimenti non possiederebbe.
E questo, a turno, è vero solo fino ad un certo punto, perchè il governo può forzarci ad accettare qualsiasi cosa voglia al posto di ciò che abbiamo contrattato.
In questo senso [lo Stato] può dare alla cosa sostituita lo stesso valore che l’oggetto originale del contratto aveva per il debitore.
Ma la superstizione secondo cui è necessario per il governo (di solito chiamato “Stato” per farlo suonare meglio) dichiarare cosa sia denaro, come se avesse creato la moneta che senza di esso non poteva esistere, probabilmente si è originata dall’ingenua credenza che un simile strumento, come il denaro, doveva essere “inventato” e dato a noi da un certo inventore originale.
Questa credenza è stata interamente scacciata grazie alla nostra comprensione della nascita spontanea di certe istituzioni da un processo di evoluzione sociale, di cui il denaro è stato sempre il primo paradigma (legge, linguaggio ed etica, sono gli altri esempi principali).
Quando la dottrina medievale del valor impositus è stata ripresa in considerazione in questo secolo dal tanto ammirato professore tedesco G.F. Knapp, ha preparato la strada ad una politica che nel 1923 portò il marco tedesco giù di un trilionesimo del suo precedente valore!
Note
- F.A. Hayek, The Constitution of Liberty (London and Chicago: Routledge & Keegan Paul, 1960), pp. 324, et seq.
- Vedi Werner Sombart, Der moderne Kapitalismus, 2nd ed. (Munich and Leipzig, 1916–1917), vol. 2; e prima di lui, Archibald Alison, History of Europe (London, 1833), vol. 2; ed altri. Cf. su di loro Paul Barth, Die Philosophie der Geschichte als Soziologie, 2nd ed. (Leipzig, 1915), che ha un’intero capitolo su La Storia come funzione del valore del denaro, e Marianne von Herzfeld, Die Geschichte als Funktion der Geldwertbewegungen, Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik 56, no. 3 (1926).
- Arthur Nussbaum, Money in the Law, National and International (Brooklyn: Foundation Press, 1950), p. 53.
- Circa gli eventi cinesi, vedi Willem Vissering, On Chinese Currency, Coin and Paper Money (Leiden, The Netherlands, 1877) e Gordon Tullock, Paper Money — A Cycle in Cathay; Economic History Review 9, no. 3 (1956), che non allude, tuttavia, alla storia spesso riferita della “proibizione finale”.
- Vedi Nussbaum, Money in the Law; F.A. Mann, The Legal Aspects of Money, 3rd ed. (London: Oxford University Press, 1971); e S.P. Breckinridge, Legal Tender (Chicago: University of Chicago Press, 1903).
- Mann, Legal Aspects of Money, p. 38. Dall’altro lato, il rifiuto di pagare in qualsiasi altra valuta rispetto alla sterlina, fino al recente giudizio delle corti inglesi, ha reso questo aspetto del corso legale particolarmente influente in Inghilterra. Ma ciò potrebbe possibilmente cambiare dopo una recente decisione (Miliangos v. George Frank Textiles Ltd. [1975]) che stabiliva che una corte inglese poteva dare un giudizio in una valuta straniera all’interno di un reclamo monetario in valuta straniera, cosicché, per esempio, è ora possibile in Inghilterra imporre un reclamo per una vendita in franchi svizzeri. Vedi Financial Times, November 6, 1975; la notizia è riportata da F.A. Hayek in, Choice in Currency, Occasional Paper 48 (London: Institute of Economic Affairs, 1976), pp. 45–46.
- Nussbaum, Money in the Law, pp. 54–55.
Originale tratto da http://mises.org/ come estratto dei capitoli 4, 5 e 6 de Denationalisation of Money: the Argument Refined: An Analysis of the Theory and Practice of Concurrent Currencies]
Tradotto da http://johnnycloaca.blogspot.com
What Is Money?
25 novembre 2010Article by Gary North
This question divides economists even more than it divides voters.
Voters do not think much about this question.
Economists think about it throughout their careers.
They do not agree with each other regarding the answer.
Most of the others are trying to get in on the deal.
Through the FED, economists set policy for American banking, and, through banking, just about everything else.
The economists are not agreed.
Federal Reserve policy is therefore not consistent. It is mostly a system of trial and error – these days, very large errors.
Through the influence of the FED among foreign central banks, and through the influence of the top dozen American graduate schools, the confusion over what money is has spread to the entire world.
In the area of monetary policy more than any other area of modern life, the self-certified, self-policed, and self-confident experts are making it up as they go along.
Then the rest of us have to go along.
In my forthcoming series of articles, you will learn the following:
1. The experts do not know horse apples from apple butter about monetary theory.
2. Monetary theory should be an integrated part of a general economic theory of how the world works.
3. Whenever an economic theory of how the world works makes an exception for monetary theory, the proposed monetary theory is incorrect, or the general theory is incorrect, or both are incorrect.
4. Fiat money is always a form of counterfeiting.
5. Counterfeiting produces bad results for almost everyone except the counterfeiters.
6. Fractional reserve banking is legalized counterfeiting.
7. Government fiat money is counterfeit.
8. Those who trust government money will lose wealth more surely than those who do not trust it.
9. There are ways to escape bad monetary policy.
10. The worse the policy, the fewer the avenues of escape.
If you stick with me through this series of articles on monetary theory and policy, you will have a much better idea about where modern society has gone wrong.
You will also have a better idea of how to protect yourself against the inevitable consequences, all of which are negative, of the government’s violations of sound money principles.
It boils down to this question: If you don’t know what money is, how will you obtain more of it?
This is another way of saying that if you don’t understand the modern violations of monetary theory, you will not understand the extent to which you are vulnerable to bad policies which are going to produce disastrous consequences, just as they have in the past.
THE DEBATE OVER MONEY
What is money? These three words introduce one of the most baffling areas of economic thought.
I can think of no other area of economics in which there is greater confusion, leading to greater economic disruptions, than this one.
A characteristic feature of all systems of economic thought except the Austrian School is a failure to integrate monetary theory with general economic theory.
With the exception of the Austrian School, all schools of thought create exceptions to the laws of economics that they say apply in all of the other areas of the economy.
They insist that the government is necessary to intervene into the free market in order to bring order to monetary affairs.
They argue that money is not part of a system of economic practice and theory.
They also imply that monetary theory is not part of an integrated system of economic cause-and-effect.
The explanations given for economic causation in every other area of the economy are not accepted as valid in the realm of money.
Monetary theory, when coupled with an explanation of how banking works, provides a case study of the unwillingness of economists to pursue the logic of economic causation.
This should be a tip-off to the fact that there is something fundamentally wrong with either their theory of money or their general economic theory.
FOUR AREAS OF CONFUSION
The confusion regarding monetary theory and practice has several aspects.
First, there is conceptual confusion.
There is a lack of understanding of how the free market works.
The two fundamental rules governing free-market pricing are these:
1. Supply and demand
2. High bid wins
When you apply these two principles to any area of the economy, you have the conceptual tools necessary to understand the basics of economic causation.
All deviations from free-market economic theory invariably involve the abandonment of one or both of these two principles of economic analysis.
This certainly applies in the area of monetary theory and monetary policy.
Second, there is the confusion over the origin of money.
How did money come into existence? What motivated people to make the decisions that led to the institution of money? What interference with people’s motivation did the state impose in order to gain certain advantages for itself? How do these interventions reduce economic liberty and the smooth functioning of the monetary system?
Third, there is the financial issue.
That which individuals want for themselves personally, namely, more money, is bad for the economy when either the state or the banking system interferes with private contracts.
What we want to achieve for ourselves individually we had better avoid corporately: more money.
This is not understood by virtually all schools of economic opinion, with the exception of the Austrian School.
Fourth, there is the political issue.
There is great confusion over the proper relationship between civil government and monetary policy.
Economists insist that the monetary system should not be autonomous; civil government must interfere in some way to provide stability and predictability to the monetary order.
In rare instances, this is limited simply to the enforcement of contracts.
In most cases, the principle of necessary government regulation is extended to mandate broad intervention by political authorities.
IDEAS HAVE CONSEQUENCES
There is a familiar phrase in the American conservative movement: ideas have consequences.
This phrase comes from the book title of a 1948 book by English professor Richard Weaver.
This principle certainly applies to monetary theory.
Mistaken ideas have disastrous consequences.
Mistaken ideas in the area of monetary policy have produced more disasters than mistaken ideas in any other area of economic thought.
There is a reason for this. Money is at the heart of the modern economy.
Mistaken policies in the realm of money and banking spread to the entire economy.
There is a kind of multiplication effect.
The worse the idea in economic theory, the more widespread and devastating its consequences when the idea is applied to the monetary system.
There are five analytical categories in which mistaken ideas lead to bad economic policy.
I summarize them as follows: sovereignty, authority, law, sanctions, and continuity.
These five categories are crucial for economic analysis.
They are exceptionally crucial in the realm of monetary policy, as I will demonstrate.
They are violated constantly in modern society.
They have been violated constantly ever since 1914: the outbreak of World War I.
National governments and private banking came close to honoring the truth in these five categories for a century: 1815 to 1914.
During that century, there was considerable monetary stability for Western Europe, leading to greater economic growth than any other period in the history of man.
Because of the violation of nineteenth-century monetary policy, we have seen the rise of world wars, hyperinflation, and depression.
None of these would have been likely apart from fiat money, which is a violation of the law of property.
This violation leads to terrible consequences in the real world.
WHAT IS MONEY?
Let us return to the original question: What is money? The best answer to this continual question was provided in 1912 by the Austrian economist, Ludwig von Mises.
In his book, The Theory of Money and Credit, he provided an answer in six words: money is the most marketable commodity.
He had in mind gold and silver coins, but his theory encompassed any commodity that can or has served as money in history.
By defining money as the most marketable commodity, Mises integrated monetary theory with general economic theory.
His theory of money was an extension of his theory of the free market.
He rested his case for the free market on the right of private ownership.
I have said that there are five analytical categories in which mistaken ideas lead to bad economic policy: sovereignty, authority, law, sanctions, and continuity.
Now I must explain what I mean.
1. SOVEREIGNTY.
Property rights are the foundation of money, Mises argued.
Property rights provide the legal setting for voluntary exchange.
He argued that the development of money was an unplanned outcome of the decisions of individuals who sought to increase their wealth by increasing their productivity.
Individuals have always sought to specialize in those areas of production in which they have a competitive advantage.
This advantage may be due to personal skills.
It may be due to geographical location.
Whatever the origin of the advantage, the individual seeks to exploit this advantage.
He specializes in one area of economic production, so that he will have an increased quantity of goods and services to exchange with other individuals, who specialize in those areas in which they have a competitive advantage.
Mises argued that out of the barter system came money.
A monetary commodity was originally valued for something other than exchange.
It may have been sought because it was beautiful.
It may have been sought because it had religious significance.
Whatever the reasons that people sought to accumulate a particular commodity, this led to the discovery that this particular commodity could be used to facilitate voluntary exchange.
Instead of having to find a buyer for the particular commodity or service that an individual produced, he could exchange his output for a commodity that was widely desired by other members of society.
As these exchanges grew in number, this commodity began to attain value as a result of its ability to serve in the process of exchange.
What had originally been a commodity valued for some other characteristic increasingly was valued for the purpose of facilitating exchange.
In other words, this commodity became money.
As a free-market economist, Mises did not attribute the origin of money to the decision of a civil government.
It was not that a particular king or group of nobles decided that it would be convenient if a particular commodity were adopted as money.
On the contrary, governments began to extend their control over money because they recognized that they could increase their extraction of wealth from private citizens with greater efficiency if they taxed people’s monetary income rather than taxing their individual output.
It was easier to collect money and spend it for the purposes of civil government than it was to collect hundreds or even thousands of goods.
It was not that the state was the origin of money; it was that money became a tool of the expansion of the state.
The state claimed sovereignty over money because it was convenient for the state to gain control over this most central of economic assets.
In short, Mises argued that the free-market social order possesses original sovereignty over money.
Any claim by the civil government that it exercises sovereignty over money is not grounded in economic theory or the law of contracts. It is grounded in the desire of civil rulers to extract greater wealth from those under their authority.
2. AUTHORITY.
Mises argued that the authority over money originally came from the authority of individuals to exchange their goods and services voluntarily.
There is a hierarchy of control that is based on individual ownership.
Civil government attempts to gain authority over monetary affairs because it is less expensive for the government to expand its authority over every other area of life when it controls the monetary system.
In short, there are both competing sovereignty and competing authority – market vs. state – in the competitive arena of monetary policy.
3. LAW.
There is a law of monetary affairs, but this law is not unique to money.
The general law of contracts led to the creation of money.
A legal order that enabled individuals to exercise control over their labor, their property, and the output of the combination of labor and property led to the establishment of a monetary system.
The law of pricing is no different from the law of any other asset.
Again, there are two laws: first, supply and demand; second, high bid wins.
As these two laws extend to the general society, the monetary order comes into existence.
Here is Mises’ central point: the monetary system is the product of human action, but not human design.
This is what is denied by all schools of economic opinion except the Austrian School.
All the schools of opinion believe that, for the proper functioning of money, the civil government, because of its inherent sovereignty, must exercise control over money.
So, it must have legal authority over money.
This means that the law of money, as an extension of the law civil government, is different from the laws governing voluntary economic exchange.
4. SANCTIONS.
Then there are sanctions.
Government imposes sanctions for violating civil law.
What are the comparable sanctions in the realm of monetary policy? The sanctions are simple: profit and loss.
These two sanctions govern the realm of voluntary economic exchange.
They therefore govern the realm of monetary policy.
The sanctions of profit and loss, which apply to every other area of voluntary exchange, also apply in the realm of monetary policy, and therefore should apply in the realm of monetary theory.
But, we find that this is not the case in any school of economic opinion except the Austrian School.
5. CONTINUITY.
The fifth category of economic analysis that applies to money is the category of continuity.
Continuity is the crucial factor in all ownership.
Does an individual have the right to retain possession of his property through time? Do voluntary exchanges transfer ownership of property to other individuals? If the answer is yes, then the same degree of continuity must prevail in the realm of monetary policy.
One of the central factors in all forms of money is continuity through time.
If an individual does not believe that a particular asset will enable him to purchase scarce goods and services in the future, the value of the monetary unit will fall.
It will fall to whatever value that consumers impute to it for their purposes.
If gold or silver coins were expected to be abandoned by market participants who are seeking stability of purchasing power over time, the value of the two metals would fall to whatever they are worth in other areas of the economy.
It is more likely that pieces of paper with rulers’ pictures on them will be subjected to doubts concerning their continuity of value than gold or silver coins that are used widely in exchange.
In summary, the original sovereignty over money was established by the free market, which is in turn was an extension of a particular legal order.
Second, authority over money inheres in an individual’s right to possess property.
Third, the law of money is an extension of the law of private property.
It is in no way different from the general legal order that governs ownership and exchange.
Fourth, the sanctions of profit and loss apply to money, just as they apply to all the other areas of the free market economy.
Finally, there is continuity of money over time because there is continuity of ownership over time.
CONCLUSION
Money is an extension of the free-market social order.
To the extent that civil government interferes with money, it interferes with the operations of the free-market order.
Interference in the area of money beyond the general application of laws governing contracts has more extensive consequences, all negative, than interference in any other area of the economy.
This is because money is the universal facilitator of voluntary exchange.
An error in policy in the realm of money extends to the entire society.
September 29, 2009
Tratto da http://www.lewrockwell.com
Facco & Carbone: Cosa è il denaro!
25 novembre 2010Tratto da Movimentolibertario.it e Usemlab.com
Gary North: Cosa è il denaro. Al cuore dell’economia moderna
25 novembre 2010
“Se non sapete cosa è il denaro, come potete sperare di uscire
indenni da questa crisi? Come potete sperare di approfittarne?”
Il tema è ben chiaro sin dal titolo: il libro è interamente dedicato al denaro.
Pochi ancora hanno capito veramente cosa è il denaro.
La crisi economica corrente, che dietro le quinte si muove a velocità sempre più elevata su un sentiero sempre più pericoloso, è riconducibile proprio a questa errata comprensione del bene economico che chiamiamo denaro.
Secondo Francesco Carbone, a non avere capito cosa è il denaro non sono solo le masse, ancora tragicamente confuse su temi economici ben più semplici, sono soprattutto gli economisti ortodossi più influenti e i banchieri centrali stessi che gestiscono le politiche monetarie.
Questo è il vero problema.
Sono secoli che gli uomini al potere, nella presuzione di poter gestire la gente e l’economia attraverso il denaro, distruggono la prosperità di popoli e nazioni.
Siamo nuovamente nella fase terminale di uno di questi tragici processi e il fallimento dell’esperimento monetario basato sul dollaro riguarderà tutte le nazioni del pianeta.
La prosperità della attuale civilizzazione a questo punto dipende davvero dalla corretta comprensione teorica e pratica di cosa sia il denaro.
Solo arrivando a capire il denaro ed implementando quelle leggi che ne difendano integralmente la proprietà privata, le società moderne potranno definitivamente uscire dalla lunga epoca di barbarie e violenza nella quale ancora sono trattenute.
Altrimenti presto risprofonderanno in tempi bui, ben peggiori degli ultimi visti negli anni settanta.
Non credo che in questo momento storico ci possa essere libro più importante di questo e mi auguro davvero che possa circolare sopra ogni mia aspettativa.
Il libro è sicuramente scritto con un linguaggio semplice, ma capirlo in tutte le sue parti non sarà una passeggiata.
Capire costa sempre impegno, fatica e sforzo, tuttavia capire la questione monetaria sarà presto questione di libertà o schiavitù, di pace o di violenza, forse anche di vita o di morte.
A voi la scelta.
L’imperdibile saggio Cos’è il denaro di Gary North a cura di Usemlab, è un viaggio completo intorno al denaro e alla sua definizione.
Solo leggendo questo libro potremmo comprendere l’intera questione monetaria e la maggior
parte delle altre questioni economiche.
Gary North punta in questa raccolta dei suoi scritti sul tema al nocciolo delle questioni importanti con rigore analitico ma allo stesso tempo con un linguaggio diretto, semplice, comprensibile.
Per non dimenticarsi che la libertà si fonda sulle libertà economiche e in una economia moderna
le libertà economiche partono tutte dalla libertà di possedere il denaro.
Tuttavia oggi non possediamo il denaro, lo usiamo, lo facciamo girare, ma non è più nostro.
Comprendere cosa sia il denaro è la condizione essenziale per continuare a vivere in una società
libera.
Prenotalo e acquistalo a prezzo scontato su www.usemlab.com
Gary North Cosa è il denaro. Al cuore dell’economia moderna, traduttore Francesco Carbone, Usemlab 2010, pag 224, 15 €.
Gary North, nato nel 1942, ha conseguito un dottorato in storia nel 1972 presso l’Università della
California.
Studioso di economia, ha approfondito in particolare l’approccio della Scuola Austriaca di economia alla quale si era avvicinato già nei primi anni sessanta.
Ha collaborato con la Foundation for Economic Education (FEE) ed è stato presidente dell’Istituto per l’Economia Cristiana (ICE).
E’ autore di oltre cinquanta libri, molti dei quali gratuitamente disponibili online.
Francesco Carbone, nato nel 1971, è laureato in Economia Bancaria, Finanziaria, Assicurativa
nel 1995 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Ha lavorato come broker per diversi anni tra Londra, Dublino, Milano, Montecarlo.
Attualmente collabora per una società di consulenza finanziaria.
Gestisce dal 2002 il sito di analisi economiche e finanziarie USEMLAB Economia e
Mercati (www.usemlab.com).
Ha pubblicato il suo primo libro nel 2008 dal titolo: Prevedibile e Inevitabile. La Crisi dell’Interventismo.
For David Nolan, A Message of Gratitude
22 novembre 2010Article by Halina Idealist Reed
Today, 11/21/10, our activist community lost an amazing individual.
Founder of the Libertarian Party and creator of the duly named Nolan Chart, we say farewell.
David was a wonderful man, and I’m grateful for having known him.
Living in Arizona, I had the privilege of supporting his campaign and his sticker is still proudly displayed on my bumper.
It’s so hard to believe that less than a month ago, we were celebrating our hard work during campaign season together on a beautiful Tuesday evening on the patio of a local bar/restaurant.
David’s insight and contributions to the movement are amazing.
However, who David was as a human being stands out to me even more.
He embodied a truly rare sense of warmth and genuine regard for every activist he met.
David didn’t just believe in the principles of self-determinism: he truly had such high regard for his fellow man that he never let his unwavering commitment the principles of liberty grow even a little dim.
A little less than a week before his debate against the incumbent US senator and two other candidates, David did something that will have an impact on me for years to come.
A few of us were planning a peaceful protest to address both the sitting senator’s shortcomings and the failure of the two-party voting system.
It was to take place outside the news studio where the debate was being held and I posted about it here on Facebook.
Not more than an hour later, I had a message from David Nolan, inviting us to join the group that would watch the debate from inside a green room at the TV studio.
I’d never met a politician or statewide candidate who would take the time and the effort to give such a thoughtful gesture to a young, behind-the-scenes activist.
So, we made signs for the protest and brought water and snacks for the other protesters as planned and then we headed inside to join the rest of David’s guests to watch the debate.
We were seated in a room just down the hall from the sitting senator’s campaign staff.
While they sat silently to analyze the debate, all of us who were there in support of David had a great time watching him easily win the debate.
We were, evidently, such exuberant spectators that the group down the hall heard us cheering throughout the debate…loudly closing the door to their conference room as we continued to have a have a great time cheering for a great man with an enduring message of individual freedom.
David Nolan gave me the privilege of seeing a US Senate candidate with strong intellect, unwavering principles, incredible generosity, and a cautious optimism that will stay with me for as long as I’m here on this Earth.
Rest in Peace, David.
Tratto da http://www.facebook.com
Important Voices: JohnsonForAmerica.com interviews David Nolan, inventor of the Nolan Chart
22 novembre 2010This interview was made March 25, 2010 by Josiah Schmidt
This is interview #22 in JohnsonForAmerica.com’s “Important Voices” series, where we talk with key figures, such as elected officials, candidates, authors, commentators, and policy experts, about the issues of the day.
Our guest for today’s Important Voices interview is David Nolan.
David was one of the people who played an integral role in founding the United States Libertarian Party.
He subsequently served the party in a number of roles including National Chair, editor of the party newsletter, chairman of the By-laws Committee, chairman of the Judicial Committee, and Chairman of the Platform Committee.
David originated the famous “Nolan chart,” which attempts to improve on the simple left versus right political taxonomy by separating the issues of economic freedom and social freedom and presenting them in the format of a plane.
Josiah Schmidt: How did you come to hold such a liberty-oriented philosophy?
David Nolan: Originally, from reading the works of liberty-oriented writers like Robert Heinlein, H.L. Mencken, and Ayn Rand.
Then, by observing that the amount of freedom in a society correlates closely with its level of prosperity and happiness. See http://www.heritage.org/index/ranking.aspx
Josiah Schmidt: Could you tell us the story of how you helped start the US Libertarian Party?
David Nolan: I first became politically active in Barry Goldwater’s Presidential campaign (1963-64).
After that, I stayed active in the Young Republicans until 1971, when Richard Nixon made it abundantly clear that the GOP was not the party of liberty.
When Nixon went on TV in August, 1971 to announce wage and price controls, and to completely sever all connection between the dollar and a gold standard, a group of libertarian-minded people decided it was time to form a new party.
Josiah Schmidt: Explain to our readers what the Nolan Chart is, and how you came up with the idea.
David Nolan: The Nolan Chart is a two-dimensional “map” that shows the positions of various political/economic systems in terms of two variables: personal freedom and economic freedom.
I came up with the idea in 1970 after realizing that a one-dimensional political spectrum (e.g. left vs. right) is woefully inadequate in its ability to show how different systems and ideologies compare to one another.
The “World’s Smallest Political Quiz” is based on the Nolan Chart, and has been taken by about 15 million people to date. See http://www.theadvocates.org/quizp/index.html
Josiah Schmidt: Who do you think is the most underrated and underappreciated libertarian writer?
David Nolan: Interesting question.
Probably someone we’ve never heard of, but among those we have heard of, I’d say Karl Hess, who wrote Barry Goldwater’s “extremism in the defense of liberty” speech and a ton of insightful essays on a multitude of topics.
I knew Karl slightly, and he was a wonderful human being as well as a great writer.
Since his death in 1994, his writings have faded from view to a large extent and that’s a shame.
Josiah Schmidt: What are your top three favorite books?
David Nolan: Tough question for a bibliophile like me! If we are talking about personal favorites, as opposed to “books everyone should read to better understand how the world works, or ought to” my top three would be: Alice in Wonderland / Through The Looking Glass (which I’ll count as one book), A Confederacy of Dunces, and Richard Matheson’s I Am Legend.
“Alice” is not only very witty, it has layer upon layer of meaning; it’s truly a literary masterpiece . “Confederacy” is one of the funniest books ever written; truly hilarious.
And “I Am Legend” is a haunting, almost poetic evocation of alienation, of being “the last man on Earth.”
It has been adapted into a movie three times, and none of the three movies is nearly as good as the book.
Josiah Schmidt: What is the significance of the burgeoning “Tea Party” movement, in your view?
David Nolan: It started out as a genuine, non-partisan grassroots movement of Americans fed up with overbearing, intrusive government.
Now, however, it has been largely co-opted by Republican party hacks.
Sarah Palin’s speech to the recent gathering in Nashville was stomach-turning.
Josiah Schmidt: What do you see as the future of libertarianism in America?
David Nolan: That’s very hard to prognosticate.
Clearly, this country is in big trouble and “our” government is doing exactly the wrong things to create an economic recovery.
And we are losing our civil liberties as fast, or faster, than we’re losing our economic freedoms. I’m afraid that pro-liberty ideas will be in a minority for a long time to come.
Right now, I’d say the chances of the U.S. breaking up, with at least some areas becoming more libertarian (and some less so) is greater than the likelihood of the whole country “going libertarian.”
Josiah Schmidt: What countries do you think show the most promise for the liberty movement in the world today?
David Nolan: I’d say that the countries that are currently the most-free are the most likely to stay that way, or become even more free.
Generally, the English-speaking countries (Australia, New Zealand, Canada, Ireland) have the strongest tradition of personal liberty and economic freedom.
Switzerland has long been a bastion of freedom.
Countries like Denmark and The Netherlands have some promise also.
Josiah Schmidt: What advice would you give to libertarians reading this interview?
David Nolan: Think for yourself.
Don’t accept any pronouncement from any political leader or authority figure without thoroughly investigating their claims.
Do they have the facts straight? Do their claims make sense? Whose interests are they serving?
Josiah Schmidt: Anything else you’d like to say to our readers?
David Nolan: As I said earlier, I think the United States is in for a long stretch of fairly bad times.
The consequences of bad policies (Federal Reserve funny-money, global interventionism, creeping police-state surveillance at home) are coming back to haunt us.
Things are ugly, and likely to get uglier.
So it’s important to develop an understanding of WHY we are in trouble, and how freedom is the solution to these problems.
Stay principled, be outspoken, and support the people and organizations that are standing up for our liberties.
Josiah Schmidt: Thanks, David.
Tratto da http://garyjohnson2012.wordpress.com/
The Nolan Chart
22 novembre 2010An Open Letter to the Libertarian National Committee
22 novembre 2010Article by David F. Nolan
The following letter has been distributed to the members of the Libertarian National Committee, which is meeting in St. Louis the weekend of July 18-19 2009.
Here with, my best wishes to the members of Libertarian National Committee as it convenes for business in St. Louis, Missouri.
You are voluntarily spending your own time and resources to advance the cause of liberty in America, and I commend you all for your commitment.
I hope that you will proceed in a spirit of amity, and urge you to use your time productively.
Do not waste it on internal bickering, attempts to censure or expel other Libertarians, and other such trivia.
Our country is in deep trouble.
Now, more than ever before, the Libertarian Party must offer a coherent and compelling alternative to the stale policies of statism.
People are ready to hear our message – if that message is stated clearly and boldly.
The success of Ron Paul’s 2008 campaign and its outgrowth, the Campaign for Liberty, show that millions of Americans are hungry for real change.
And there is an important lesson to be learned from the success of the Paul campaign and the C4L.
That lesson is that it pays to be bold.
Notice that the grassroots uprising sparked by the Ron Paul campaign calls itself the Ron Paul REVOLUTION.
Not the “Ron Paul gradual reform movement.”
They’re calling for ending the Federal personal income tax, not just mouthing empty platitudes about “lower taxes” or “more freedom.”
(Compared to what? What we have now? Obama’s proposals?) And they are gaining adherents far more rapidly than the Libertarian Party is; the C4L currently has five to ten times as many members as we do!
As I see it, the Libertarian Party has gone far astray from its original mission.
Somewhere along the way, our commitment to being The Party of Principle was replaced by a shallow, opportunistic goal of “winning elections now” — any election, anywhere.
Principles be damned, according to the proponents of this vision.
We should back off from “scary” positions, tone down our rhetoric, find out “what voters want,” and tailor our message to what they want to hear.
The nadir of this mindset was reached in a “Monday Message” dated March 9, 2009.
It carried the heading “The most important principle is winning.”
I would be hard-put to come up with a statement more antithetical to our beliefs and purpose.
Just for starters, “winning” is not a principle at all; it might be a goal, or a strategy for achieving our goals, but it’s not a principle.
And if it were, it’s not our principle.
This is pure opportunistic rubbish — exactly what you’d expect from a Republican or Democratic party hack.
No, the most important principle, for libertarians, is the principle of self-ownership, as set forth in the Preamble to our Platform, and our Statement of Principles.
These are the standards by which every policy statement and every campaign must be judged.
Anyone who is uncomfortable with this yardstick probably ought to be in another party — one where “the most important principle is winning.”
My fellow Libertarians, our party is at a crossroads.
Either we stand up boldly for liberty, or we lose all relevance.
The voters who want real, meaningful, substantive change will direct their energies elsewhere, while opportunists who seek short-term electoral victories will support the Republican and Democratic politicians who offer a far better chance of “winning now.”
I urge each of you to bear these thoughts in mind during your upcoming meeting.
Yours in Liberty,
David F. Nolan
July 17, 2009
Preamble to the Libertarian Party Platform
As Libertarians, we seek a world of liberty; a world in which all individuals are sovereign over their own lives and no one is forced to sacrifice his or her values for the benefit of others.
We believe that respect for individual rights is the essential precondition for a free and prosperous world, that force and fraud must be banished from human relationships, and that only through freedom can peace and prosperity be realized.
Consequently, we defend each person’s right to engage in any activity that is peaceful and honest, and welcome the diversity that freedom brings.
The world we seek to build is one where individuals are free to follow their own dreams in their own ways, without interference from government or any authoritarian power.
In the following pages we have set forth our basic principles and enumerated various policy stands derived from those principles.
These specific policies are not our goal, however.
Our goal is nothing more nor less than a world set free in our lifetime, and it is to this end that we take these stands.
Libertarian Party Statement of Principles
We, the members of the Libertarian Party, challenge the cult of the omnipotent state and defend the rights of the individual.
We hold that all individuals have the right to exercise sole dominion over their own lives, and have the right to live in whatever manner they choose, so long as they do not forcibly interfere with the equal right of others to live in whatever manner they choose.
Governments throughout history have regularly operated on the opposite principle, that the State has the right to dispose of the lives of individuals and the fruits of their labor.
Even within the United States, all political parties other than our own grant to government the right to regulate the lives of individuals and seize the fruits of their labor without their consent.
We, on the contrary, deny the right of any government to do these things, and hold that where governments exist, they must not violate the rights of any individual: namely, (1) the right to life — accordingly we support the prohibition of the initiation of physical force against others; (2) the right to liberty of speech and action — accordingly we oppose all attempts by government to abridge the freedom of speech and press, as well as government censorship in any form; and (3) the right to property — accordingly we oppose all government interference with private property, such as confiscation, nationalization, and eminent domain, and support the prohibition of robbery, trespass, fraud, and misrepresentation.
Since governments, when instituted, must not violate individual rights, we oppose all interference by government in the areas of voluntary and contractual relations among individuals.
People should not be forced to sacrifice their lives and property for the benefit of others.
They should be left free by government to deal with one another as free traders; and the resultant economic system, the only one compatible with the protection of individual rights, is the free market.
Tratto da http://www.nolanchart.com/
David Nolan (1943-2010)
22 novembre 2010David Nolan, one of the founders of Libertarian Party passed away on November 21, 2010 two days short of his 67th birthday.
Here from a 1984 interview with the Libertarian Alternative, Nolan discusses the founding of the Libertarian Party
Here is an interview he did with Jason Talley of Motorhome Diaries back in 2009.
David Nolan, founder of the Libertarian Party, took some time out of his busy schedule to sit-down with the motorhomediaries.com/ crew at his Tucson home.
This video shows just how principled, humble and entrepreneurial a person Nolan is.
In addition to giving an overview about the founding of the Libertarian Party, he also shares with us his view on the direction the LP has taken, his current projects and his views on the larger freedom movement.
Libertarians mourn death of David F. Nolan
22 novembre 2010Article by Wes Benedict
Dear Friend of Liberty,
I’m sad to tell you that David Nolan, one of the founders of the Libertarian Party, died yesterday. Below is the text of a press release we sent today.
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WASHINGTON – David F. Nolan, one of the founders of the Libertarian Party (LP), died unexpectedly on November 21 in Tucson, Arizona at the age of 66.
Mr. Nolan was also a member of the Libertarian National Committee (LNC). He is survived by his wife Elizabeth.
Mr. Nolan founded the Libertarian Party with a group of colleagues in his home in Denver, Colorado on December 11, 1971.
Mark Hinkle, Chairman of the LP, said, “I am saddened by the news of David Nolan’s death.
He not only helped found the Libertarian Party, but remained active and helped to guide our party for the last forty years.
We are now the third-largest political party in America, and one of the most persistent and successful third parties in American history, thanks in large part to David Nolan.
We will feel this loss.”
Mr. Nolan ran this year as a Libertarian candidate for U.S. Senator in Arizona, against incumbent John McCain.
In 2006, Mr. Nolan ran for U.S. Representative in Arizona’s 8th District, against incumbent Gabrielle Giffords.
Mr. Nolan was also well known for his invention of the “Nolan chart,” a two-dimensional chart of political opinion that was designed to get past the more familiar but deficient liberal-conservative paradigm.
Marshall Fritz, founder of the Advocates for Self-Government, refined the Nolan chart into the popular World’s Smallest Political Quiz with its diamond-shaped chart.
The Advocates for Self-Government provides more information about David Nolan’s contributions here: Visit site.
Comments from friends and colleagues:
Sharon Harris, President of the Advocates for Self-Government: “I am so shocked and saddened by Dave’s death — what a loss for the cause of liberty!“
Wes Benedict, Executive Director of the LP: “While I’ve admired David Nolan for years, this year I finally had the pleasure of working directly with him.
He was an enthusiastic and principled activist doing the hard work right alongside newer members.”
Jack Dean, longtime friend and political associate: “David was the conscience of the Libertarian Party.
He was always there to remind us what the party was about.”
Mr. Nolan had submitted a resolution for consideration at the November 20-21 LNC meeting in New Orleans. Unaware of Mr. Nolan’s death, the LNC adopted the resolution, which reads as follows:
“WHEREAS the Libertarian Party can grow only by attracting new members and supporters, and
WHEREAS libertarianism is a unique political philosophy, distinct from both contemporary liberalism and contemporary conservatism, and
WHEREAS we need the support of both former liberals and former conservatives who have come to realize that libertarianism and the Libertarian Party offer a better path to achieving a just, humane and prosperous society,
The Libertarian National Committee hereby reaffirms that the Libertarian Party welcomes individuals from across the political spectrum who now accept the libertarian principles of self-ownership and non-aggression.”
Sincerely,
Wes Benedict
Executive Director
Libertarian National Committee
Tratto da Lp.org
David Nolan, 66, Is Dead; Started Libertarian Party
22 novembre 2010Articolo di Douglas Martin
David Nolan, whose opposition to the Vietnam War and President Richard M. Nixon’s wage and price controls impelled him in 1971 to join with a few friends to found the Libertarian Party to fight against government power, died Sunday in Tucson.
He was 66.
Mark Hinkle, chairman of the party’s national committee, said Mr. Nolan appeared to have had a heart attack or stroke while driving his car.
He lived in Tucson.
Though its membership has always been relatively small, the Libertarian Party became a forceful voice for limiting government regulation of Americans’ economic and political lives.
It has argued for curbs on police power, lifting abortion restrictions, open immigration and an end to foreign wars.
In the recent elections, long-held Libertarian positions were echoed in the firestorm of concern about deficits and government spending expressed most loudly by Republicans and Tea Party advocates.
But Libertarians’ dovish views on military involvement and liberal attitudes about abortion veer sharply from those of conservatives.
This week, expectedly enough, Libertarians campaigned against airport pat-downs.
The party’s mix of conservative and liberal positions reflects an underlying belief that almost all government power is inherently coercive.
Mr. Nolan came up with a well-known graph, called the Nolan Chart, to explain this phenomenon.
The graph has two axes: one labeled economic freedom and the other called personal freedom. Under Mr. Nolan’s scheme, Libertarians dwell in the corner of the graph where both kinds of freedom are greatest.
His hope was to persuade people to think of politics as a debate between libertarian and authoritarian positions rather than as one between the traditional left and right.
The Libertarians grew to become commonly regarded as the nation’s most enduring political party after the Democrats and Republicans; several times the party put a presidential candidate on the ballot in all 50 states.
Mr. Nolan had no illusions that the Libertarians would ever become powerful in raw votes. But he hoped the party’s participation in elections would simply expose Americans to libertarian views as a means to effect change.
In this month’s election, he ran for the United States Senate seat in Arizona held by John McCain, a Republican, who easily won re-election.
Mr. Nolan earlier ran unsuccessfully for an Arizona Congressional seat, again to draw attention to the Libertarian agenda.
“Most Americans think about politics when it comes to the dog race of elections,” Brian Doherty, senior editor of Reason magazine, a libertarian journal, said in an interview Monday.
“Electoral politics is the central context in which Americans think about politics.”
Though it is often said the Libertarian Party was born in Mr. Nolan’s living room in Westminster, Colo., on Dec. 11, 1971, in fact it began on that date at the home of another incipient Libertarian in Colorado Springs.
But the emotional surge that led eight people that day to proclaim a new national political party had begun in Mr. Nolan’s living room months earlier.
On Aug. 15, 1971, Mr. Nolan and four associates were meeting in his home when President Nixon appeared on television to announce wage and price controls, a step the libertarians considered unconstitutional in peacetime.
They also strongly criticized Nixon’s announcement in the same speech that he was taking the United States off the gold standard.
They carried their anger, plus their belief that the Vietnam War was both ill-considered and illegal, to the meeting in nearby Colorado Springs where the Libertarian Party was formed.
The next summer, the party convened to nominate a presidential ticket that wound up receiving one electoral vote.
That vote, for the presidential candidate John Hospers and the vice-presidential candidate, Theodora Nathan, was the first electoral vote ever recorded for a woman in a presidential election.
Before the party was formed, Mr. Nolan had worked on a constitutional amendment to eliminate the income tax and had sold libertarian bumper stickers through the mail.
His mailing lists in those efforts later proved critically important to the Libertarian Party in reaching like-minded people.
David Fraser Nolan was born on Nov. 23, 1943, in Washington and grew up in Maryland.
He was influenced by the individualist fiction of Robert A. Heinlein and the novels of Ayn Rand.
He went to the Massachusetts Institute of Technology with the idea of being an uncompromising architect like Howard Roark, the hero of Rand’s Fountainhead.
After switching his major to political science, his involvement in conservative politics deepened.
He was a founding member of M.I.T. Students for Goldwater in 1964, promoting the Republican presidential candidacy of Senator Barry Goldwater of Arizona, and helped it become the largest chapter in New England.
Mr. Nolan later moved to Colorado, where he worked in advertising and public relations and as a writer.
He is survived by his wife, Elizabeth.
When the Libertarian Party was formed, Mr. Nolan emphasized the need for liberals and conservatives to unite behind unrestricted capitalism and maximum civil liberties.
At a meeting of party leaders this weekend, he submitted a resolution but did not attend.
Delegates, who did not know of his subsequent death, approved the resolution.
It said, “The Libertarian National Committee hereby reaffirms that the Libertarian Party welcomes individuals from across the political spectrum who now accept the libertarian principles of self-ownership and non-aggression.”
Tratto da http://www.nytimes.com
La fine del Dollaro americano e crisi valutaria globale
20 novembre 201011 segnali che indicano che si potrebbe presto assistere alla morte di tutte le valute fiat-moneta.
Articolo di Mauro Meneghini
Negli corsi decenni il dollaro americano e tutte le altre valute principali si sono costantemente svalutate rimanendo comunque sufficientemente stabili per consentire uno sviluppo dei commerci e garantire un’era senza di benessere economico globale.
Ma ciò potrebbe cambiare.
Molti analisti ritengono che la nuova immissione di liquidità per 600 miliardi, annunciata dalla Federal Reserve, possa trasformarsi in un’onda “di svalutazione comparativa” che tufferebbe il mondo in una crisi valutaria senza precedenti.
Se ciò dovesse succedere, non significherebbe solo la morte del dollaro americano, di cui parliamo bensì potremmo assistere alla scomparsa di tutto il fiat-denaro dalla faccia della terra.
Con l’attuale ordine monetario, i diversi paesi hanno dato chiari segnali di voler svalutare anche le rispettive valute per poter rimanere concorrenziali sui mercati mondiali.
Il fatto è, che alcuni paesi sono impegnati da anni sui mercati valutari, ma dal 2010 la continua svalutazione è diventata una patata bollente e i provvedimenti presi dalla banca d’emissione americana e dalle altre banche centrali del pianeta fanno sì che il mondo sia sull’orlo di una guerra valutaria globale.
Il dollaro statunitense fu la prima fiat-moneta al mondo e nella storia dell’umanità e che letteralmente per tutto il pianeta venne riconosciuta come valuta di riserva.
Per decenni il mondo ha avuto un’immensa fiducia nel dollaro americano e nel debito pubblico americano.
Se il mondo perde la fede potrebbe accadere che il sistema finanziario mondiale finisca in pezzi.
Purtroppo, sembra proprio che questo stia succedendo.
I seguenti 11 indicatori segnalano che siamo di fronte all’agonia del dollaro e a una crisi valutaria globale:
1. Socieà di rating cinesi, dopo l’annuncio della Federal Reserve di una seconda emissione di liquidità nel sistema finanziario, hanno valutato gli USA con “A” .
2. I maggiori dirigenti di Cina, Russia, Germania, Brasile e molti altri paesi del pianeta hanno espresso la loro rabbia in merito al comportamento della Federal Reserve e alla seconda immissione di liquidità nel sistema finanziario.
Una serie di paesi, notoriamente esportatori, stanno valutando se i provvedimenti di monetarizzazione de debito non li costringa a svalutare anche le loro valute.
3.Gli elevati indebitamenti di Spagna Portogallo ed Irlanda preoccupano ulteriormente e si ritiene che l’Euro vivrà nuove turbolenze.
4. Gli investitori si rifugiano nei metalli preziosi, che rispetto alle monete cartacee danno maggiore tranquillità.
Martedì scorso l’oro ha chiuso alla borsa delle materie prime di New York con un nuovo record: 1.409,89 USD per oncia.
Mentre l’argento si è attestato a 28,46 USD per oncia, dopo di che ha avuto un aggiustamento al ribasso.
5. Non solo i metalli preziosi segnano elevati aumenti di prezzo – dalla metà del 2010 qualsiasi altra materia prima ha sfondato ogni record di prezzo e questa situazione si è accelerata quando è stata annunciata questa ulteriore immissione della banca centrale americana.
Alcuni analisti ritengono che il mercato delle materie prime segnerà una notevole pressione inflattiva e le conseguenze si estenderanno a tutta l’economia.
6. Il presidente della banca centrale texana di Dallas ha annunciato che la banca d’emissione nei prossimi 8 mesi monetizzerà il debito pubblico statunitense.
7. Uno dei massimi dirigenti della Citybank ha pubblicamente ammesso che le maggiori banche centrali, nelle prossime settimane, alleggeriranno le loro riserve valutarie in dollari.
Insomma si libereranno del maggior numero possibile di dollari.
8. Nel corso di quest’anno il Giappone è intervenuto sul mercato dei cambi, provvedimento che la banca del Giappone non faceva dal 2004.
Il Giappone ha cercato di prendere fiato immettendo sul mercato 12 miliardi di dollari e questo è stao un primo segnale a livello mondiale.
9. Anche economie relativamente solide, ora cercano di influenzare l’andamento dei cambi.
La Banca centrale Svizzera, ad esempio nel corso dell’anno ha registrato perdite per 15 miliardi di dollari nel tentativo di contrastare l’imprevista crescita del Franco svizzero.
10. La situazione sembra così senza speranza che il presidente della banca mondiale Robert Zoellick ora propone che si facciano serie considerazioni sulla possibilità di usare l’oro come indicatore per la determinazione dei prezzi di cambio delle valute.
11. I problemi finanziari degli Stati Uniti d’America sembrano sempre più insormontabili.
Secondo Wall Street Journal il governo americano avrà bisogno di 4.200 miliardi di dollari per il 2011 per rimborsare debiti in scadenza.
E se altri stati arrivassero alla conclusione che questo gioco è diventato troppo doloroso e con ciò smettessero di continuare a finanziare il governo americano a questo punto si porrebbe la domanda da dove viene tutto questo denaro? La FED interverrebbe per monetizzare la somma mancante?
Il fatto è che il sistema finanziario americano sta mostrando tutte le sue crepe e tutte le sue debolezze.
L’America, semplicemente, non può più permettersi incessantemente di avere un deficit commerciale di 500 miliardi di dollari e contemporaneamente un deficit statale di oltre 1.000.000 di miliardi.
Non vi è più alcun spazio di manovra per poter aggirare questi due deficit gemelli anche in futuro.
Se la banca d’emissione americana ritiene che può risolvere questo problema semplicemente stampando denaro e mettendolo sul tavolo, commette un gravissimo errore.
Cosa succederebbe, semplice, sarebbe di fronte ad una perdita di credibilità da parte degli altri stati nei confronti del dollaro americano e dei titoli statali.
Senza questa fiducia nel dollaro e nei titoli statali, il sistema finanziario mondiale si troverebbe di fronte ad un problema gigantesco.
Quando il resto del mondo dovesse non più accettare dollari e titoli di stato americani, le conseguenze negative assumeranno aspetti catastrofici.
Non solo ci troveremmo nel bel mezzo di una crisi valutaria, in cui i vari stati comincerebbero ad effettuare “svalutazioni comparative” pilotando le loro valute nazionali, ma contemporaneamente potremmo vivere come la fiducia nella fiat-moneta si volatilizzi.
Se questo dovesse succedere ci troveremmo confrontati con un incubo finanziario dalle conseguenze inimmaginabili.
Dobbiamo quindi sperare, che mantengano il sangue freddo necessario per evitare una guerra delle valute.
Dovremmo quindi sperare che si mantenga la fiducia nel dollaro americano e nelle altre principali valute per il tempo necessario.
Dovessero venir create delle barriere di sbarramento non saremmo più in grado di rimettere il folletto nella bottiglia.
Tratto da http://www.movimentolibertario.it/
The Dollar Bubble
20 novembre 2010La FED come un grande contraffattore
20 novembre 2010Articolo di Robert P. Murphy
Un’economista dello Stato di San Jose, il professor Jeffrey Rogers Hummel, dice ai suoi studenti che il miglior modo di capire la Federal Reserve è di pensare che sia un grande e legalizzato contraffattore.
Ho sempre saputo che la FED e le altre banche centrali erano come dei contraffattori, ma pensavo ancora che le attuali meccaniche delle operazione di mercato aperto e così via fornivano in realtà alcune importanti distinzioni.
In larga parte a causa dei miei scambi frequenti di e-mail con Hummel, ho realizzato ora che ero un’ingenuo.
Una volta che comprendi i dettagli della moderna banca centrale, sei capace di fare un passo indietro e vedere che è veramente un modo per il governo di usare la stampante per pagare le sue bollette.
Tutti i processi complicati che mirano ai tassi di interesse attraverso l’acquisto dei titoli del tesoro, semplicemente nascondono questo punto essenziale — e forse anche deliberatamente.
Una Monarca Vecchio Stile con la Stampante
Prima di esaminare le operazioni della FED, partiamo con qualcosa di più semplice.
Supponiamo che ci sia un potente monarca che regna su un grande ed industrializzato paese.
Il monarca è riuscito a svezzare i suoi sudditi da beni usati come denaro (oro o argento) ed a far usare banconote a corso forzoso, fogli di carta rettangolari con inciso il ritratto del re.
Il re ha una stampante a disposizione, che gli da possibilità illimitate di creare più fogli di carta che può usare per comprare beni in tutto il suo regno.
All’inizio uno potrebbe pensare che il nostro ipotetico re abbia infinita ricchezza.
Ma riflettendoci su, vediamo che ci sono limiti pragmatici su quanto nuovo denaro possa stampare ogni anno.
E’ vero che non ci sono impedimenti legali alcuni su quante banconote possa creare, ma più inflazione monetaria egli semina più inflazione nei prezzi raccoglierà.
Ad un certo punto il monarca potrebbe effettivamente diventare più povero a lungo andare, stampando troppo frequentemente nel presente.
Per esempio, se raddoppiasse la scorta di denaro in un’anno, la risultante inflazione nei prezzi destabilizzerebbe la sua economia e causerebbe un cosumo di più capitale inutile.
I suoi sudditi sarebbero meno propensi ad investire nei loro affari e nel loro portafoglio delle pensioni, sapendo che egli potrebbe effettivamente confiscare ancora i loro risparmi attraverso la creazione massiccia di nuovo denaro.
Anche gli investitori stranieri sarebbero cauti nell’esporsi al suo paese se rendesse la sua valuta a corso forzoso troppo volatile.
A causa di queste considerazioni, il monarca senza dubbio stamperebbe nuovo denaro ogni anno dalla sua stampante, ma senza esagerare.
Mirerebbe ad un livello moderatamente costante dell’inflazione dei prezzi, con il potere d’acquisto della sua valuta a corso forzoso che scenderebbe lentamente nel tempo in modo scontato.
Ogni anno il nuovo afflusso di denaro nell’economia, rappresenterebbe un trasferimento della ricchezza dai possessori delle altre valute al re.
Ora che succederebbe se il nostro monarca fosse realmente spendaccione? Che succederebbe se volesse spendere di più di quanto le sue entrate ed i tributi che guadagna data la sua posizione di re, perfino includendo l’ammontare di nuovo denaro che osa creare ogni anno con la sua stampante, possano sostenere? In questo caso il monarca può ancora ricorrere al buon vecchio prestito.
Perciò ogni anno il monarca può solo spendere ciò che raccoglie dalle tasse, dal finanziamento del debito e dall’inflazione.
Contraffazione Moderna, lo Stile della FED
A prima vista il nostro attuale sistema monetario non è nient’altro che il semplice racconto di un re con la stampante.
Con una differenza, il Ministero del Tesoro degli Stati Uniti è un’entità distinta dalla FED.
Quando il governo federale statunitense contrae un deficit nel bilancio, non può semplicemente dire alla FED di stampare abbastanza per coprire il deficit stesso.
No, il Ministero del Tesoro copre sempre i suoi deficit di bilancio emettendo debito, riferito ai titoli del Tesoro.
Queste sono obbligazioni, dei “pagherò” venduti dal Ministero del Tesoro ad investitori esterni che danno in prestito al Ministero del Tesoro oggi, con la speranza di venire pagati in futuro.
Ma aspettate, c’è di più.
Uno dei principali compratori di questo debito del Tesoro è la stessa FED.
Questo fenomeno è specialmente evidente durante le emergenze, come le grandi guerre e l’attuale crisi finanziaria.
Di fatto nel secondo quadrimestre del 2009, la FED era l’effetivo compratore di circa il 48% del nuovo debito del Ministero del Tesoro emesso in quel periodo, come parte del suo “quantitative easing”.
E’ vero, la FED non si presenta alle aste del Tesoro e compra direttamente i titoli del Tesoro e così via, ma i compratori privati pagano prezzi più alti per i titoli del Tesoro sapendo che la FED è dietro le quinte per prenderli.
A questo punto esaminiamo esattamente cosa succede quando la FED compra i titoli del Tesoro dai privati.
Diciamo che la FED vuole comprare 1$ milione di titoli del Tesoro da Joe Smith. Così firma un’assegno da 1$ milione a Joe, da riscuotere alla FED stessa.
Joe consegna i titoli del Tesoro alla FED, che vanno a finire sula lato delle attività del suo bilancio patrimoniale.
Joe poi deposita l’assegno sul suo conto corrente personale, che va su di 1$ milione.
Così a questo punto la FED ha aumentato la massa monetaria di 1$ milione.
In tempi normali, a causa della riserva frazionaria del sistema bancario, la banca di Joe potrebbe dare in prestito 900,000$ del nuovo deposito ad un altro cliente, cosìcche la massa monetaria crescerebbe anche di più.
Ma ciò non è quello che ci interessa in questo articolo, quindi lasceremo questo filo del discorso.
Quello su cui ci dovremmo concentrare è l’effetto degli acquisti della FED sul Ministero del Tesoro degli Stati Uniti.
Entrando nel mercato delle obbligazioni e comprando titoli del Tesoro (con soldi creati dal nulla), la FED spinge in su il prezzo delle obbligazioni.
Questo ovviamente significa che i loro rendimenti scendono.
Quindi, per esempio, se il Tesoro emana un titolo del Tesoro promettendo di pagare al possessore 10,000$ in 12 mesi, allora il prezzo dell’asta determina quanto denaro il Tesoro effettivamente deve ora prendere in prestito in cambio della promessa di ripagare i 10,000$ in un’anno.
Se la domanda è tale che le persone pagano 9,901$ per ogni titolo del Tesoro con un valore di facciata di 10,000$, allora il Tesoro deve prendere in prestito denaro per un’anno ad un tasso d’interesse dell’1%.
Già vediamo perchè i tizi del Ministero del Tesoro sono grandi fan del programma “quantitative easing” della FED, con cui Bernanke decise che era nell’interesse nazionale iniziare ad aggiungere più di un trilione di dollari del debito del Ministero del Tesoro sul bilancio patrimoniale della FED.
Se non altro il massiccio acquisto del debito del Tesoro spinge in su il prezzo dell’asta dei titoli del Tesoro, il che significa che il governo federale può prendere in prestito a tassi d’interesse più economici.
Ora se questa fosse l’intera storia, sarebbe sospetta ma non tanto malvagia quanto il monarca con la stampante.
Sicuramente la FED creerebbe nuovi dollari (che farebbe salire i prezzi di beni e servizi) in modo da mantenere i costi del prestito al Tesoro bassi.
Ma il Ministero del Tesoro dovrebbe ancora pagare alcuni interessi sul suo debito, specialmente per il debito a lungo termine con rendimenti più alti, come i buoni del Tesoro di 10 anni.
Sebbene il meccanismo che abbiamo descritto incoraggerebbe il Tesoro a contrarre deficit più alti a spese della gente comune, che soffrirebbero di un’aumento dei prezzi, le cose non sembrano così storte come lo erano nel caso del nostro monarca.
Ah, ma non abbiamo ancora finito.
Non solo l’accumulazione da parte della FED del debito del Ministero del Tesoro abbassa artificialmente i tassi d’interesse, ma la FED dà indietro i pagamenti degli interessi proprio al Tesoro! Dopo tutto, gli interessi sono il modo in cui la FED “fa denaro”.
Firma assegni da se stessa (creati dal nulla) ed accumula beni, poi guadagna gli interessi e (in alcuni casi) redditi da capitale sui beni.
Ma dopo la FED paga i suoi impiegati, paga le sue bollette dell’elettricità, organizza il party di Natale e rimette al Tesoro i guadagni in eccesso.
Per esempio nell’anno fiscale del 2008, la FED ha distribuito al Tesoro degli Stati Uniti circa 31,7$ miliardi (pagina 173) dei suoi guadagni netti.
Per rieptere, molto di questo denaro era composto da pagamenti degli interessi che il Ministero del Tesoro ha sborsato ai possessori del suo debito, che risulta essere la FED per la gran parte di esso.
Quindi non solo il tasso d’interesse ufficiale è mantenuto artificialmente basso dalla creazione di denaro della FED, ma i pagamenti degli interessi stessi sono largamente rimborsati al Tesoro, al punto che la FED finisce per possedere i titoli del Tesoro rispetto agli estranei.
Bene, così la FED
- (a) sopprime il tasso d’interesse sul debito del Tesoro e
- (b) rimborsa praticamente tutti i pagamenti degli interessi sul debito del Tesoro posseduto dalla FED.
E ricordate che il modo in cui la FED fa questo è attraverso la creazione di nuovi dollari dal nulla, in modo da comprare il debito del Ministero del Tesoro dagli investitori originali che prestano denaro al Tesoro.
Perciò la FED sta chiaramente dando una mano al deficit del governo degli Stati Uniti, spendendo a spese di tutti e possedendo beni denominati in dollari.
L’unica cosa che frena dalla completa sconsideratezza quelli della FED, è che loro devono ancora pagare la principale delle loro obbligazioni quando maturano, giusto? In altre parole tutto quello che abbiamo mostrato è come la FED permetta al Ministero del Tesoro di contrarre deficit praticamente ad interessi zero, almeno per il debito posseduto dalla FED.
Ma questo è ancora tutt’altra cosa rispetto al nostro ipotetico monarca, che aveva un’intero componente di sue spese che fronteggiava un’anno si e l’altro pure usando la stampante.
Mi dispiace, ma il nostro sistema monetario ha la stessa caratteristica.
Quando i titoli di Stato posseduti dalla FED maturano — cosìcche il Tesoro deve pagare il valore nominale — la FED posticipa il pagamento.
Col tempo il valore di mercato nominale dei possedimenti della FED sul debito del Ministero del Tesoro cresce continuamente.
Esclusi improvvisi cambiamenti in questa abitudine, il Tesoro sa che non dovrà mai saldare questo debito.
Ogni debito del Tesoro che in ultima istanza va a finire nel bilancio petrimoniale della FED, è economicamente equivalente all’abitudine del nostro monarca di usare la stampante per pagare i suoi conti[1].
Abbiamo solo un’altra considerazione da fare.
Finora abbiamo visto che il moderno governo degli Stati Uniti, con la sua complicata banca centrale ed il sistema di valuta a corso forzoso, opera essenzialmente come un re con una stampante, finchè la FED è incline ad accumulare grandi porzioni del debito del Ministero del Tesoro.
Ma cosa determina quanto la FED può essere incline a prendere? Fino a che punto la FED potrebbe decidere di rilasciarsi nelle sue operazioni di mercato aperto e fermarsi nel creare così tanto nuovi dollari per (indirettamente) consegnarli al governo?
L’ultima restrizione nelle operazioni della FED è la stessa che il nostro ipotetico re ha affrontato: la forte reazione negativa di investitori e cittadini in risposta all’aumento dei prezzi.
Cioè la FED può solo assorbire un tot del nuovo debito del Tesoro ogni anno, perchè troppa creazione di dollari porterebbe ad un’inaccetabile alta inflazione nei prezzi.
Così il nostro governo spendaccione, come l’ipotetico monarca, deve finanziare alcune delle sue spese attraverso il prestito tradizionale da privati cittadini e da altri governi.
Conclusione
Spogliata della sua fantasiosa terminologia e delle meccaniche confuse, il sistema bancario centrale si può ricondurre ad un’operazione legalizzata di contraffazione.
Se ci fosse improvvisamente una diffusa protesta per “affossare la stampante”, possiamo scommettere che il nostro ipotetico monarca mobiliterebbe tutti i suoi alleati nei media per screditare le persone che minacciano la sua fonte di profitto.
In questa ottica, possiamo capire la reazione odierna delle persone che gridano di “finirla con la FED”.
Originale tratto da http://mises.org
Tradotto da http://johnnycloaca.blogspot.com
Bernanke e i Keynesiani che odiano il risparmio
20 novembre 2010Articolo di Matteo Corsini
“Con la seconda edizione del quantitative easing, Bernanke ha fatto due passi importanti dai quali si possono trarre due lezioni per l’Europa.
Il primo passo è stato quello di essersi posto come garante, usando la più forte valuta al mondo, a fronte dei debiti pubblici americani.
Ha sottratto debito al mercato, come se volesse mandare il seguente messaggio alla Cina: grazie per averci finanziato, possiamo fare da soli.
E i rendimenti sono scesi.
Questa è la lezione per l’Europa: una decisa politica di quantitative easing, volta ad acquistare titoli dei governi europei può fermare qualsiasi speculazione.
La Bce non può continuare a dare garanzie parziali a governi che invece hanno esteso garanzie piene sui debiti privati.
Il secondo passo di Bernanke è stato quello di cercare di esportare inflazione nel resto del mondo per accelerare l’aggiustamento degli squilibri globali: poca deflazione negli Stati Uniti, maggiore inflazione nel resto del mondo e un dollaro debole…
Una politica di quantitative easing in Europa, che tenga bassi i tassi di interesse a tutte le maturità, può permettere di migliorare la competitività della periferia evitando una costosa e prolungata deflazione perché scarica parte dell’aggiustamento sull’euro e sull’inflazione dei paesi che invece risparmiano troppo, come la Germania.” (P. Benigno)
Pierpaolo Benigno fornisce nuovo materiale per Scorie, questa mia rubrica.
Se va avanti di questo passo, può candidarsi a competere con gente del calibro di Martin Wolf o Paul Krugman.
L’argomento è sempre monetario: so che me ne occupo con molta frequenza e le questioni sono a volte ripetitive, ma quando leggo certe cose non riesco a resistere alla tentazione di commentarle.
Secondo Benigno, Bernanke ha fatto due cose importanti, che dovrebbero servire da lezione all’Europa: stampare soldi ed esportare inflazione.
Si tratta di due cose che viaggiano appaiate, e che, nella sostanza, equivalgono a fregare tutti coloro che detengono un credito denominato in dollari, sia esso derivante dal possesso di un’obbligazione, da una fattura relativa a una fornitura di beni e servizi, oppure da disponibilità liquide.
Bernanke, quindi, ha lo strumento per garantire il rimborso nominale del debito Usa, ma questo strumento non fa altro che redistribuire l’onere del debito da chi lo ha contratto a chi ha concesso credito.
Come dire: caro creditore (si chiami Cina o signor Rossi), grazie per averci finanziato; siccome vogliamo continuare a vivere al di sopra delle nostre possibilità, i dollari che ti restituiamo non valgono come quelli che ci avevi prestato tu.
Ti aspettiamo per fare ancora affari assieme.
I fautori del quantitative easing (e, sia pure senza dichiararlo, dell’azzardo morale) sono soliti replicare a considerazioni come quelle che ho appena espresso sostenendo che senza l’aiuto della politica monetaria (ossia dell’inflazione) si verificherebbero molte insolvenze, con conseguenze comunque spiacevoli per i creditori.
Ciò è indubbiamente vero, ma a me piace considerare la sostanza delle cose.
E, in sostanza, tra un default dichiarato e uno ottenuto tramite inflazione non ci sono differenze, a lungo andare.
Certamente nel breve periodo l’illusione monetaria farebbe il suo effetto, ma perfino per chi stampa la principale moneta di riserva al mondo può arrivare il momento in cui la fiducia nel suo operato si esaurisce.
E, a quel punto, quella moneta non viene più accettata in pagamento da nessuno.
Non dubito che la Fed abbia ancora margini di manovra (purtroppo) e non stiamo parlando della banca centrale dello Zimbabwe, ma non credo sia possibile fare inflazione all’infinito.
Se, in sostanza, non si può fregare il resto del mondo a tempo indeterminato, è chiaro che prima o poi maturerà la consapevolezza che una ristrutturazione del debito esplicita non è troppo diversa da una implicita, ottenuta mediante inflazione e senza alcuna trattativa con i creditori.
Prima si arriva a questo punto, meglio è.
I creditori starebbero più attenti a chi prestano soldi, e i debitori starebbero più attenti a non aumentare troppo la leva.
In poche parole, ci sarebbe molto meno azzardo morale.
La crescita economica sarebbe magari inferiore, ma meno squilibrata.
L’idea che sia un bene creare inflazione e alleggerire così il peso del debito a scapito di chi è creditore è basata anche sul pregiudizio negativo nei confronti del risparmio.
Ebbene, il risparmio è la parte di reddito prodotta da un soggetto (si suppone senza rubare o violare in altro modo la proprietà altrui) e non destinata a consumo corrente.
Il risparmio rappresenta la base fondamentale per gli investimenti e, di conseguenza, per la produzione e la crescita economica reale.
Se non vi fosse risparmio, non potrebbe esservi crescita del capitale, e questo sia a livello di individuo, sia considerando un intero sistema economico.
Se non vi fosse risparmio, gli investimenti potrebbero crescere solo tramite denaro creato dal nulla.
Cosa che piace molto a keynesiani e monetaristi, ma che produce investimenti eccessivi ed erronei, bolle e successivi fallimenti e processi deflattivi.
Per evitare i quali i keynesiani e monetaristi summenzionati invocano la stampa di nuovo denaro (entrambi) oltre al deficit spending (i primi).
A me pare che il tutto rappresenti un enorme e insostenibile circolo vizioso.
E, checché ne dica il professor Benigno, credo che mandare la Bce a lezione di politica monetaria dalla Fed sarebbe come mandare i vigili del fuoco a lezione da Nerone.
Tratto da http://www.movimentolibertario.it/
Stato, banche e guerre altrui: ecco i nemici di Ron Paul
20 novembre 2010End the Fed di Ron Paul
Articolo di Carlo Lottieri
Ora che i Tea Party hanno dato un contributo cruciale alla sconfitta di Barack Obama nelle elezioni di mid-term, cresce l’interesse per questa America profonda che ha dichiarato guerra alla riforma sanitaria e ai salvataggi delle banche.
E un buon modo per accostare tale galassia antistatalista è offerto dal volume End the Fed di Ron Paul (pagg. 240, euro 17), pubblicato da Liberilibri.
Dopo La terza America un manifesto (pagg. 195, euro 15), uscito lo scorso anno presso il medesimo editore, il lettore italiano dispone adesso anche di quest’altro volume scritto dal padre di uno dei trionfatori delle ultime consultazioni (Rand Paul, neosenatore del Kentucky), ma soprattutto da colui che lo scorso anno fu in corsa per i repubblicani nelle primarie presidenziali.
Ginecologo anti-abortista e innamorato dell’economia austriaca, da parecchi anni Paul è un libertario deputato nelle fila repubblicane.
Ma anche grazie al sostegno plebiscitario proveniente dai suoi supporter texani, egli può permettersi di essere del tutto sganciato dalle logiche dì partito: e il volume End the Fed («Abolisci la banca centrale») ne è una testimonianza.
Come per i militanti dei Tea Party, anche per Paul spesa pubblica ed espansione monetaria sono cancri da combattere.
Da qui la proposta di abbandonare la valuta fiduciaria per tornare alla moneta-oro e l’idea stessa di abolire la Banca centrale, che ha avuto un ruolo cruciale in tutti i disastri economici moderni: dalla Grande Depressione in poi.
Al riguardo, nel volume sono di notevole interesse taluni dialoghi – trascrizioni di audizioni al Congresso – tra lo stesso Paul e Alan Greenspan, che da giovane fu un cultore degli ideali libertarie poi per quasi un ventennio ha gestito la Federal Reserve secondo logiche stataliste.
Già nel 2000 Paul buttava in faccia al governatore i rischi della situazione e le bolle a venire: «la situazione è insostenibile e qualcosa dovrà accadere».
Ma era preso per un eccentrico.
Dalla lettura del libro è comunque facile evincere che nella prospettiva di Ron Paul ricostruire l’economia esige soprattutto un ritorno dello Stato alle limitate funzioni assegnategli dalla Costituzione.
In tal senso, la storia statunitense è in larga misura un tradimento dello spirito originario, poiché i Padri Fondatori volevano soprattutto proteggere l’economia da ogni monopolio pubblico, garantire una monet asolida, organizzare un esercito esclusivamente difensivo.
Quest’ultimo punto è fondamentale, perché il liberista Paul è anche il più acceso avversario della politica estera statunitense: delle missioni in Irak e Afghanistan, degli aiuti al Terzo Mondo, della lotta ai paradisi fiscali e agli «Stati canaglia».
A suo parere la politica estera deve essere politica di difesa, e quindi occuparsi di proteggere da eventuali attacchi.
Nient’altro.
Da libertario, ritiene di non avere firmato una cambiale in bianco che consegni a Washington il compito di eliminare le dittature e promuovere la civiltà. George W. Bush ieri come Barack Obama oggi non devono considerarsi i salvatori del mondo, tanto più che il loro attivismo accresce l’insicurezza degli americani.
La proposta economica liberale e il rigetto di un Nuovo Ordine Mondiale sono una cosa sola.
La stessa facilità con cui gli Stati contemporanei dichiarano guerra è figlia della moneta cartacea, poiché in passato quanti volevano lanciarsi nei conflitti dovevano chiedere le risorse di cui aveva bisogno ai propri sudditi e, proprio per questo, spesso «trovavano soluzioni diplomatiche per prevenire la guerra e, una volta iniziata, la portavano a termine appena possibile».
E la legalizzazione della truffa monetaria che ha offerto risorse così estese ai generali.
In Paul, il dato costante è la tutela della libertà individuale.
Ai suoi occhi, statalismo e militarismo sono inseparabili ed è difficile combattere il primo senza mettere in discussione il secondo.
Non si tratta solo di ricordare che negli Usa le spese militari assorbono più del 20% del bilancio complessivo, ma anche di comprendere che la politica estera è intrecciata agli interessi dei gruppi più influenti.
Per capire questo End the Fed, testo davvero sincero ed eterodosso, bisogna allora ricordarsi come all’origine del sogno americano ci sia il miraggio di una libertà fondata su un rispetto assoluto per la persona.
Nessun può aggredire il prossimo, ci dice Paul, perché ognuno ha il diritto di cercare la felicità alla propria maniera, e pure il dovere di vigilare di fronte alle pretese dei propri governanti.
Da Il Giornale, 7 novembre 2010







































































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