Articolo di James Cook
Di questi tempi l’odio per il capitalismo pare essere molto diffuso fra i progressisti.
In effetti, tale animosità sembra essere più virulenta che mai.
È necessario affrontare e neutralizzare questa inquietante tendenza affinché non si diffonda ulteriormente.
Se troppe persone cominciano a vedere il capitalismo come un male voteranno per politici che lo distruggeranno ed il paese andrà verso una sicura rovina.
I sentimenti dell’attuale amministrazione a Washington sono decisamente anti-capitalisti.
Denigrano il capitalismo e promuovono il socialismo in ogni occasione.
Tendono a vedere il commercio come predatore ed i clienti come vittime.
Vedono l’impresa libera soprattutto come sistema per approfittare della gente.
Parlano di avidità, egoismo e disonestà come fossero parti integranti del fare affari.
Pensano che profitto sia una parolaccia.
Condividono il punto di vista economico di Karl Marx.
Chiamarli marxisti non è un’esagerazione anche se la maggior parte di essi non sarebbero d’accordo.
Marx odiava il capitalismo.
Era la base delle sue opinioni.
Non si può evitare l’etichetta marxista sostenendo che il capitalismo ha difetti che soltanto il governo può correggere.
L’idea di un’economia guidata per metà dallo stato e metà per mezzo della libera impresa è un sogno socialista.
Una economia tale è semplicemente in una fase di transizione dal capitalismo al socialismo.
Un’economia mista è un piano inclinato verso il collettivismo.
L’economista Hayek la chiamò la via della schiavitù.
Chi crede che lo stato debba tenere il suo stivale sul collo del capitalismo e sottrarre la maggior parte della ricchezza che esso produce sta sposando il marxismo.
Si può pensare di non essere marxisti ma se si sostengono i principi marxisti e si denigra il sistema di mercato, come tanti fanno, non si può evitare l’etichetta.
Non c’è via di mezzo.
Il keynesismo, per esempio, è soltanto una tappa del percorso che porta verso lo statalismo ed il collettivismo.
I keynesiani possono negare con veemenza di avere un punto di vista marxista ma hanno molto più in comune con Marx che con Adam Smith.
E non hanno niente in comune con il primo nemico del pensiero marxista, il grande economista del mercato libero, Ludwig von Mises, (1881 – 1973).
A poco a poco gli americani stanno acquisendo dimestichezza con la tremenda forza di pensiero che sostiene il capitalismo, costruita dalla scuola economica austriaca e dal suo primo pensatore, Mises.
Negli anni ’20 Mises fece a pezzi il pensiero comunista con l’argomento che nessuna economia potrebbe mai funzionare senza il sistema di prezzi del mercato.
Affermò che la pianificazione centrale avrebbe fallito in Russia così come di fatto avvenne.
Il nostro governo non controlla i mezzi di produzione come in Russia.
Il sistema di prezzi del mercato ancora prevale, tuttavia, una combinazione di capitalismo e di socialismo nota come economia mista permette al governo di estrarre gran parte dei redditi della nazione dal mercato e dai lavoratori.
Questo semi-socialismo permette al governo di regolare molto strettamente il mercato per scopi sociali e di sottrarre ai benestanti i loro guadagni.
Le tasse sono usate per raggiungere gli obiettivi dello stato sociale.
Il socialismo non controlla precisamente le decisioni economiche ma controlla strettamente il flusso del denaro proveniente dalle imposte nei propri forzieri.
Il governo munge il capitalismo per ridistribuire.
Mises chiamò questo procedimento interventismo.
La sua conclusione fu che “l’interventismo non può essere considerato un sistema economico stabile.
E’ solo un metodo per trasformare gradualmente il capitalismo nel socialismo“.
Mises è il più grande nemico dei socialismi.
Considererebbe gli odierni politici liberal come socialisti e direbbe loro, “il socialismo non è per niente quello che finge di essere.
Non è il pioniere di un mondo migliore, ma il distruttore di ciò che migliaia di anni di civiltà hanno creato.
Non costruisce; distrugge.
Perché la sua essenza è la distruzione.
Non produce niente, consuma soltanto ciò che l’ordine sociale basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione ha generato.”
Mises era implacabile nella sua certezza che il socialismo fosse non solo inattuabile ma anche un veleno per la società.
Scriveva, “un uomo che sceglie fra bere un bicchiere di latte e un bicchiere di soluzione di cianuro non sceglie fra due bevande; sceglie fra la vita e la morte.
Una società che sceglie fra il capitalismo ed il socialismo non sceglie fra due sistemi sociali; sceglie fra la cooperazione sociale e la disintegrazione della società.
Il socialismo non è un’alternativa al capitalismo, è un’alternativa ad ogni sistema nel cui ambito gli uomini possono vivere come esseri umani.”
Mises sapeva che il capitalismo era il liberatore dell’umanità.
Disse che “il capitalismo è essenzialmente un sistema di produzione di massa per la soddisfazione dei bisogni delle masse.
Riversa un corno dell’abbondanza sull’uomo comune.
Ha alzato il tenore di vita medio ad altezze mai nemmeno sognate in ere precedenti.”
Purtroppo, i nemici del capitalismo controllano i media, il sistema educativo ed il governo.
Predicano il vangelo di Marx e di Keynes.
Mirano all’onnipotenza del governo.
Potete essere certi di una cosa: la loro agenda progressista è un progetto per la rovina nazionale.
Siamo alla fine del gioco.
Siamo molto avanti sulla via della schiavitù.
L’unico barlume di speranza sta in una crescente comprensione della scuola austriaca di economia custodita nei numerosi libri e pubblicazioni di Ludwig von Mises.
Non si può discutere efficacemente contro la sinistra a meno di capire i saldi principi del libero mercato di Mises.
Per questo vi indirizzo al sito del Mises Institute alla Auburn University: www.mises.org.
Non crediate di sbagliare, qua stiamo combattendo per il nostro stile di vita basato sulle libertà. Partecipare è assolutamente necessario.
Questa è la questione centrale dei nostri tempi e forse di ogni tempo.
Traduzione di Paxtibi, autore del Blog, La voce del Gongoro. Testo originale: Marx or Mises
Tratto da http://www.usemlab.com