Grecia: gli aiuti arrivano, il fallimento è rimandato. All’anno prossimo ?

Dopo l’abbassamento del rating greco da parte di Moody’s e la valutazione negativa del deficit di Eurostat, l’Unione Europea approva in grande fretta i prestiti al paese ellenico, che risultano però solo un palliativo.

Articolo di Alessandro D’Amato

Il paese è nel bel mezzo di una nuova Odissea”.

Non poteva scegliere una metafora migliore il premier greco George Papandreu nel discorso televisivo in cui ha deciso di annunciare che chiederà ad Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale di far scattare il meccanismo di prestiti approntato dalle due istituzioni per un totale di 45 miliardi di euro.

All’Italia il computo totale degli aiuti costerà 3,7 miliardi.

TANTI, MALEDETTI E SUBITO – Probabilmente il piano sarà anticipato da un prestito ponte, una treasury facility, una anticipazione di cassa della Bce o dell’Fmi che avranno come garanzia i prestiti bilaterali dei 15 paesi dell’eurozona che ora devono essere approvati dai rispettivi parlamenti.

La somma serve a fronteggiare la scadenza immediata del 19 maggio e dovrebbe ammontare a 11,3 miliardi di euro come anticipazione d’emergenza.

Successivamente non è comunque ancora esclusa una ristrutturazione del debito ordinata e volontaria e gestita dalle banche.

Secondo il ministro delle finanze, lo sblocco dei fondi per gli aiuti alla Grecia si avrà nel giro di qualche giorno.

Papaconstantinou ha escluso, inoltre, che in attesa dei fondi la Grecia possa avere problemi di finanziamento: «La Grecia troverà i fondi senza dubbio attraverso il meccanismo di aiuti Ue-Fmi e forse anche sul mercato».

Il ministro greco dovrebbe incontrare domani a Washington il direttore generale del Fmi, Dominique Strass-Kahn ed anche il commissario europeo agli affari economici, Olli Rehn.

SOLO BRUTTE NOTIZIE – La mossa era obbligata.

Sulla Grecia si erano nuovamente esacerbate le tensioni di mercato, dopo che Eurostat ha rivisto in peggio i dati sul deficit di bilancio del 2009 mentre l’agenzia Moody’s ha abbassato di un gradino il rating che assegna ai suoi titoli di Stato.

E soprattutto, l’istituto di statistiche europeo aveva scritto nel suo bollettino che continuava ad esprimere riserve “sulla qualità dei dati riportati dalla Grecia, a causa di incertezze sul surplus della Sicurezza sociale, alla classificazione di alcune entità pubbliche ed alla registrazione contabile degli swap fuori mercato.

A seguito del completamento dell’investigazione che Eurostat sta conducendo su questi aspetti, in collaborazione con le autorità statistiche greche, ciò potrebbe condurre ad una revisione per l’anno 2009 dell’ordine di 0,3-0,5 punti percentuali di Pil per il deficit e di 5-7 punti percentuali di Pil per il debito”.

Insomma, traducendo brutalmente: se ci saranno sorprese dai conti del paese ellenico, saranno soltanto negative.

NON SO ANCORA COME E QUANDO – A stretto giro di posta dalla Ue è arrivato il sì.

La Ue e l’Fmi “agiranno in maniera rapida ed efficace”, ha detto il portavoce del commissario Ue agli Affari Economici e monetari, Olli Rehn, commentando la richiesta.

Il portavoce ha spiegato che saranno presto avviate le varie tappe della procedura, precisando però che al momento però non ci sono scadenze o date fisse.

Se necessario siamo pronti ad intervenire” in soccorso di Atene, aveva già annunciato invece da parte sua il portavoce del ministero delle Finanze tedesco.

La Germania mostrerà la sua solidarietà con la Grecia”.

E l’effetto sui mercati non ha tardato ad arrivare.

L’annuncio di Atene ha fatto scendere il costo per assicurare il debito greco dal default: il cds a cinque anni è scivolato a 584,9 puti base da 634 punti, secondo CMA DataVision.

Dopo l’annuncio i futures Bund hanno esteso il calo toccando i minimi di seduta.

L’euro non ha mostrato particolari reazioni contro il dollaro, essendo già rimbalzato sulle voci di un’attivazione degli aiuti.

Anche le borse europee hanno mantenuto i guadagni.

Lo spread del rendimento tra i titoli di stato decennali greci e tedeschi si è stretto a 530 punti base da 609 punti base della chiusura del giorno prima.

A OGNUNO LA SUA PARTE – Francia e Germania hanno atteso il pomeriggio per commentare: “A questo punto ognuno dovrà fare i propri compiti”, ha annunciato Christine Lagarde, ministro delle finanze francese.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha dichiarato che il piano di aiuti alla Grecia sarà attivato “solo se la stabilità dell’euro dovesse essere minacciata nel suo complesso” e se il governo greco presenterà “un progetto economico credibile”.

La Merkel ha spiegato che “quando la Grecia avrà presentato un piano, la Commissione Ue, la Bce e Il Fondo Monetario dovranno determinare se si è in presenza di una situazione che, per la stabilità dell’euro, impone di accordare gli aiuti alla Grecia”.

Il cancelliere tedesco ha insistito sul fatto che il governo di Atene deve sottostare a “condizioni rigide” sotto forma di un programma economico credibile per intervenire sul deficit pubblico, aggiungendo che al momento attuale “non è possibile dare informazioni sulla natura e sull’ammontare degli aiuti”.

SPOSTARE IL PROBLEMA – Anche se a guardare lungo, non c’è nulla di cui essere così tranquilli. Se i prestiti dell’Eurogruppo e del Fondo monetario verranno utilizzati a pieno già nel primo anno, la Grecia è già quasi certa di evitare il default nel 2010.

Con 40 miliardi di euro a disposizione su 53 miliardi di bond in scadenza, i problemi sono rimandati al 2011, quando la disponibilità dei vicini, visto lo sforzo già compiuto, sarà proporzionale al miglioramento dei conti pubblici.

Alcuni economisti hanno calcolato che la Grecia avrebbe bisogno di un periodo di rigore simile a quello sperimentato dall’Italia all’inizio degli anni ’90: un avanzo primario del 5-6% del Pil, una crescita economica costantemente superiore all’1% e una bilancia commerciale in attivo.

Ma con una congiuntura internazionale depressa, una bilancia commerciale strutturalmente debole (specie sul fronte delle esportazioni) e un contesto sociale molto conflittuale, sarà difficile. Il responso è che quindi, nonostante tutti gli sforzi, il default arriverà probabilmente l’anno prossimo. Senza contare che il Portogallo, nel frattempo, continua pericolosamente a scricchiolare.

L’Odissea è appena all’inizio, tanto per restare nella metafora.

Tratto da http://www.giornalettismo.com

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