Nei giorni scorsi si è tenuta la manifestazione del PDL di Piazza S. Giovanni a Roma, questo articolo cercherà di spiegarvi come mai Silvio Berlusconi di fatto tenda costantemente a prendere in giro l’elettorato liberale e liberista mentendo solo per ottenere ancora una volta il loro fiducioso (quanto ingenuo) voto.
Cercheremo anche di rispondere punto su punto alle affermazioni fatte in piazza dal nostro punto di vista, ponendo a confronto gli obbiettivi irrealizzabili nella sua legislatura con quanto concretamente fatto in questi anni di governo.
Cercheremo anche di svelare gli aspetti utilitari e sempre più manifestatamente patologici della sua personalità, della sua visione politica come Leader del PDL e su quale ragionamento-approccio si fondano le sue valutazioni in quanto capo di governo.
Ma prima di dire quanto, facciamo un nuovo salto indietro ribadendo a coloro che non lo avessero capito, come sono andate le cose nel caso PDL-provincia di Roma.
In tale contesto elettorale la possibilità di voto per gli elettori del PDL (checchè ne dica Berlusconi) non è mai stata negata nelle possibilità di scelta e sostegno eventuale alla loro candidata all’interno degli schieramenti di coalizione regionali dato che pur in assenza del simbolo del PDL esistono numerosi listini e partitini di supporto alla coalizione guidata dalla Polverini; inoltre è stata riammessa la lista della candidata presidente di regione Polverini.
Se uno la volesse votare ci sono sufficienti possibilità per farlo, ergo gli elettori PDL possono in teoria votare i loro alleati quale scelta democratica elettorale se davvero vogliono dare ragione alla candidata PDL nei confronti della Bonino e del centrosinistra.
Ovviamente al PDL non interessa solo la conquista del Lazio attraverso il listone della Polverini quanto piuttosto la conquista partitocratica del Lazio attraverso la Polverini (idem dicasi il PD e alleati con la Bonino).
Queste elezioni regionali dimostrano dappertutto come l’ipocrisia della politica non abbia limiti nei colori e nei personaggi, ciò accomuna sia la pseudodestra che la sinistra dato che oltre al possibile 4° illegale mandato di Formigoni e al caso della quota di firme necessarie per partecipare del ciellino vi è anche a sinistra un analogo caso in Emilia Romagna (dove il candidato PD al ruolo di governatore, Errani, si presenta nel suo terzo mandato governatoriale, ben al di là dei due mandati sanciti per legge!) il tutto senza che si sollevino polemiche di sorta (in primis dal PDL emiliano, il che la dice lunga sulla “coda di paglia” delle due coalizioni).
La punibilità di tale azioni e comportamenti è evidentemente un vago spauracchio poco attendibile quando si cambiano le regole o le si infrangono deliberatamente per ragioni di fazione sapendo che tanto non si rischia nulla nè in termini elettorali (dato che si possono truccare le elezioni a urne chiuse e che quasi mai il cittadino se ne accorge) nè a livelli di controlli (chi controlla i controllori?).
In Democrazia per la classe politica è importante innanzitutto partecipare!.
L’importante è esserci con il proprio simbolo sulla scheda poi la truffa e il raggiro arriveranno da sè al momento dello spoglio nella due giorni di voto (guarda caso!).
Le truffe elettorali sono soltanto uno delle numerose forme di abusi realizzati dalla classe dirigente politica, il falsificare le firme o pretendere di essere ammessi nonostante il ritardo di comparizione delle liste è soltanto il primo (forse) dei metodi per ingannare e illudere la gente all’interno del percorso politico.
Alle elezioni regionali per i politici statalisti conta esserci al di là dei risultati (sebbene di fatto si ambisca alla vittoria finale) innanzitutto per crearsi e mantenere i propri collegamenti, le proprie clientele sul territorio, le tessere, i giochetti, le alleanze politiche interne ed esterne in caso di ballottaggi o per la formazione dei consigli regionali.
Ecco perchè Berlusconi o la lista di Sgarbi si scaldano tanto!.
Ovviamente ciò richiederebbe un minimo di intelligenza da parte dei vari dirigenti locali politici ma laddove latita la si può benissimo sostituire tramite decreto legge eccezionale!.
Di fatto (nonostante la par condicio in vigore a canali alterni) si è realizzata una indiretta pubblicità e una vittimizzazione impropria della Polverini e di Formigoni in tutti i media nazionali i quali si sono prestati per dovere di cronaca e informazione pro-governativa, se non a comizi-monologhi del Cavaliere, ad una vera e propria campagna elettorale dai toni neppure tanto criptati (come risulta anche dalle recenti intercettazioni) a danno dei loro avversari (che nel caso laziale risultano essere in parte proprio quei Radicali indicati come i “mandanti”, gli “squadristi” ed addirittura “i nemici della democrazia” per aver solamente segnalato la violazione delle regole condivise da tutti i partecipanti alla truffa elettorale, Radicali compresi!).
D’altronde qua in Italia truffare, svuotare e riempire le urne è prassi bipartisan “piccole irregolarità” sono presenti in varie parti d’Italia e in molte liste (sebbene il loro numero in alcune non sia significativo o non sia stato pienamente indagato come invece nel caso del Lazio e comunque non solo nei confronti di liste dell’opposizione).
Naturalmente a nome del “popolo pidiellino sovrano” e del suo presunto diritto di voto si è invocato una decretazione straordinaria e di fatto inconcludente (vedi sentenza del Tar del Lazio), nonostante la sua palese incostituzionalità (vedi sentenza Consiglio di Stato).
Le regole per il voto sanciscono come la selezione delle liste avvenga attraverso una scrematura data dalla presentazione delle liste e dal regolamento elettorale comune per tutti i partecipanti al “gioco”, tali regole sono basilari e sebbene discutibili valevoli per tutti.
Tali regole già viziate dagli stessi soggetti oggi inviperiti per il sistema di presentazione delle liste, sono stringenti senza però giudicare il peso, il valore culturale o il carattere della lista-partito presentata.
Tale sistema di presentazione delle liste è un sistema al quale i vari contendenti partitici di fatto a priori davano l’avvallo, con la loro partecipazione.
Nessuno è obbligato per legge a parteciparvi, non a caso il Movimento Libertario di Leonardo Facco non partecipa per sua volontà (che ovviamente potrete capire anche dai nostri articoli pubblicati in precedenza sul tema Democrazia) ad alcuna forma di elezione politica italiana (quindi amesso che vogliate comunque recarvi a votare diffidate dalle imitazioni civetta o dei candidati imposti dall’alto, cercate di informarvi sui singoli candidati e sostenete con il vostro voto solo quei pochi candidati che nelle varie regioni hanno firmato i seri programmi a favore della riduzione dell’imposizione fiscale o sul sostituto d’imposta promossi rispettivamente da Confcontribuenti e nella sezione apposita sul sito del Movimento Libertario!).
Questo trattamento di pari condizioni tra le liste teoricamente è durato fino al decreto del PDL firmato da Napolitano senza porre obiezioni (ma anzi avvallando al pari dei suoi promulgatori il fittizio confine infranto tra democrazia mezzo-democrazia finalità).
Tale decreto si arrogava in termini governativi una funzione legislativa sulla legge elettorale impropria dato che questa come in seguito il Consiglio di Stato ha dichiarato era di competenza regionale.
Il governo come PDL si è esposto alla bocciatura del Tar del Lazio per ovvie ragioni date le enormi irregolarità nei tempi di consegna delle liste PDL.
La firma del decreto da parte di Napolitano è stata la dimostrazione di una violazione palese delle regole del gioco e della Costituzione allo scopo di favorire un partito nella sua presenza alla corsa regionale (il che dato da non dimenticare, vedeva guarda caso come maggior beneficiario del decreto proprio lo stesso partito che attualmente governa l’Italia!).
Tale caso del decreto interpretativo salvaliste ha dimostrato come nel pieno concerto dei più alti poteri e cariche istituzionali si possa infrangere la Costituzione modificando le regole del gioco.
Non solo l’utilitarismo della politica del governo si è rivelato mai come questa volta autoreferente e di casta ma di fatto si è definito e giustificato in piazza su tutti i media e giornali come la volontà di cambiare le regole del gioco per scopo “democratico”.
Berlusconi può allora esternare falsamente nella piazza e nei successivi comizi-tour quanto vuole al complotto, può cercare di inveire sui giudici, sulla sinistra e perfino nei confronti dei media dell’opposizione cercando di adottare una tattica di puro attacco donchisciottesco contro tutto e tutti in nome della (sua) Democrazia ma non può davvero pensare di prendere in giro gli italiani facendo credere a loro che le responsabilità sulla consegna per tempo delle liste romane del PDL non sia interna allo stesso PDL dato che il principio di responsabilità della questione è interno al PDL stesso.
Berlusconi può mobilitare con solite vuote promesse di “rivoluzioni liberali dall’alto”, “lotta al fisco”, “lotta nei confronti delle intercettazioni” della magistratura (che riguardano solo le sue vicende personali a livello giudiziario e i suoi atteggiamenti politici, non certo milioni di italiani), addirittura presunte lotte contro il cancro (per la serie speculiamo sul voto e i gravi problemi dei malati!), contro i talk show pollaio (presenti tral’altro pure sulla Mediaset e sulle trasmissioni pubbliche Rai vicine o in quota al centrodestra al di là della par condicio vigente) arrivando sino al paradosso di invocare retoricamente una puerile “lotta anti-canone Rai” egemonizzata dal suo partito (e da quelli dell’opposizione), ma non può far credere veramente l’inverosimile: che tali proposte possano essere portate avanti in chiave liberista e liberale dal PDL e che tali obbiettivi siano compatibili con gli obbiettivi egemonici in politica del PDL e del suo leader nel prossimo futuro.
Qui sta il punto e il vero marciume della politica statalista di Berlusconi!.
Infatti il PDL non è più un partito d’opposizione da 2 anni, Berlusconi è a capo del governo e di una maggioranza che risulta essere la più numerosa a livello di seggi parlamentari conquistati della storia repubblicana non può allora prendersela con gli altri per la sua incapacità di svolgere alcunchè di utile per gli italiani in tutto questo tempo!.
Non può lamentarsi se l’economia diretta statalisticamente da Tremonti non riparte o se continuano i licenziamenti nonostante l’assistenzialismo alle corporazioni industriali e sindacali tramite casse integrazioni e welfarismo riditributivo!.
Non è più credibile dopo 15 anni e in particolare dopo la seconda legislatura piena terminata nel 2006 senza alcun risultato concreto per gli italiani.
Non è quindi più sopportabile dal punto di vista liberista e liberale un simile atteggiamento da parte di questo personaggio!!.
Punto.
Berlusconi ha organizzato una manifestazione di piazza priva di contenuti politici in merito alle regionali è stato solo uno spot unicamente per sè stesso e per il proprio governo presentandola come al solito con ben altre premesse e prospettive alla vigilia.
D’altronde i sondaggi lo vedono in forte calo di consenso e pure nelle regionali non sarà quella gioiosa passeggiata che sino a qualche mese fa si credeva.
I dati stessi delle sue comparsate recenti televisive e nelle varie parti d’Italia e i risultati di partecipazione forniti dalla Questura di Roma per la manifestazione di piazza S. Giovanni parlano di un calo verticale nella fiducia e credibilità nei suoi confronti da parte degli italiani.
Si è raggiunto appena 150.000 persone nonostante le sapienti inquadrature televisive abbiano cercato di nascondere l’evidenza di una mobilitazione in stile sindacale dell’apparato politico-territoriale del PDL, delle personalità politiche presenti a livello romano nei Palazzi, dei loro familiari e dei numerosi militanti assoldati con tanto di gita romana, pranzo al sacco di partito, distribuzione coreografica di cappellini, gadget e bandierine monocrome (atte tral’altro a omologare la folla e renderla più numerosa della sua realtà) nei pochi circoli sul territorio.
Berlusconi gran cerimoniere del culto della sua persona non solo ha catalizzato su di sè il solito ruolo della vittima e del tribuno della plebe ma è riuscito perfino a far passare tale manifestazione come una attestazione più che per il voto e la democrazia in sè, quale premessa per la prossima azione di governo.
La manifestazioni è diventata una operazione di cartello per giustificare l’attuazione futura delle riforme istituzionali che di fatto trasformerebbero la repubblica in un sistema presidenzialista con maggiori poteri all’esecutivo e di fatto un maggior controllo centralista della politica nell’economia e sulla società.
Di fatto anche questa manifestazione (alla pari di quella tenutasi qualche anno fa sempre a Piazza S. Giovanni a Roma da parte della CdL) è stata nelle finalità manipolata dagli organizzatori dai suoi iniziali scopi (ieri le tasse di Prodi trasformate nell’affermazione della volontà di far nascere il PDL, oggi il diritto di voto democratico divenuto diritto del premier di divenire presidente della Repubblica) il tutto all’interno di puerili affermazioni di “pseudodestrosità” da parte dei partecipanti i quali vi hanno per lo più partecipato su invito e per mero gusto di andare ad assistere ad uno spettacolo su palco.
Siamo alla politica entertainment!.
Peccato che la politica il suo vero volto non lo mostri certamente con musiche e coreografie (pagate con i soldi dei contribuenti).
La manifestazione romana è stato solo un indiretto plebiscito in favore della Libertà dello Stato di incidere sempre di più con tasse, multe e proibizioni sulle vite dei cittadini.
I cittadini che hanno partecipato più o meno in termini militanti non hanno compreso o non vogliono ammettere come Berlusconi li abbia già ingannati con due anni di legislatura disastrosa e illiberale mentendo in tutti questi mesi sui veri risultati dell’azione di governo in particolare in economia (ma non solo!).
Egli è riuscito a mentire sino adesso, ed è riuscito anche in piazza ad ingannarli un’altra volta con una vuota retorica a larghi tratti surreali.
Ormai è chiaro dalla politica di governo attuata sino ad ora in questa legislatura, come il metro di giudizio sia quello di non abbassare mai le tasse neppure nei prossimi 3 anni (dato che la crisi permarrà ancora a lungo) dato che questo significherebbe (per lui che vuole sempre più incarnare lo Stato) diminuire le proprie entrate e le proprie fonti monetarie per la redistribuzione, il clientelismo e welfarismo a scopo consensuale.
Come la riforma della magistratura, del diritto civile e penale non saranno riforme per il cittadino ma solo per la Casta per difendersi dai processi evitando nuovi scandali e nuove condanne per eventuali reati commessi (anche fuori dall’attività politica).
Come la riduzione delle intercettazioni non riguarderanno il cittadino ma soltanto la Casta dei politici i quali potranno continuare a realizzare la gestione delle gare d’appalto, la redistribuzione di favori ad amici e lobbies vicine senza venir minimante scoperti e puniti.
Non certo maggiori libertà dell’individuo di fronte alla legge!.
Tutt’altro lo Stato continuerà a proibire, tassare e multare ogni comportamento ritenuto disdicevole dalla Casta di palazzo acuendo il già presente regime da Stato etico e Stato poliziesco anche (ma non solo) per quanto riguarda l’estorsione fiscale a livello locale (sempre al solo scopo di far cassa).
E’ evidente come questa pseudodestra non sia null’altro che un coacervo utile alla persona e all’imprenditore Silvio Berlusconi per realizzare i propri sogni di gloria e interessi personali non rappresentando nulla a favore della classe media e di chi produce.
Le “libertà” invocate da Berlusconi e dai suoi alleati (da tempo sul libro paga benchè neghino pure questo ben sapendo di mentire!) restano allora solo quelle dello Stato sugli individui, quelle dei Leader Maximi sul popolo; proprio come nei paesi socialisti, comunisti, populisti, nazionalisti e collettivisti!.
Non a caso Berlusconi è lo stesso che scrive ad Obama complimentandosi per una riforma della sanità imposta dall’alto dal delirio statalista di un presidente in profonda crisi di gradimento popolare.
Berlusconi è un liberal progressista di sinistra non un responsabile conservatore, men che meno un liberale classico e un libertario!.
Le sue retoriche tracimano di assistenzialismo economico, populismo, ingerenza statale e diritto positivo poichè egli è solo un socialista!.
Ecco perchè si schiera sempre con i vincitori, ecco perchè cambia sempre bandiera, ecco perchè nega e afferma l’inverosimile, ecco perchè mente spudoratamente arrivando addirittura a dare ragione al potere di Washington anzichè ai Repubblicani (i quali hanno votato contro l’Obamacare)!.
Vi pare una cosa logica da parte di uno che si dichiara di centrodestra?.
Ma è naturale in Italia siamo solo noi i sinistri!. Eeehhhh!.
Basta che Berlusconi vada a leccare la tonaca di qualche lobbista romano d’OltreTevere alla ricerca di qualche voto in più per i suoi beniamini, promettendo ai primi maggiori restrizioni sull’aborto e sulle libertà di scelta individuale e per il teatrino italico Berlusconi è di centrodestra (nonostante il Vaticano negli Usa sostenga la riforma sanitaria obamiana, solo un caso?), et voilà il gioco è fatto!.
I bigotti clericali della Chiesa sono contenti, lo Stato italiano è contento, la stessa sinistra è contenta di poter creare presunti steccati ideologici da contrapporre a un simile personaggio presso il suo residuo elettorato.
Chi ci rimette soldi e libertà resta sempre e solo l’individuo contribuente.
Proprio come negli Usa con la riforma clericosocialista di Obama.
Il concetto di libertà per Berlusconi è chiaro: il Governo pretende di fare obamianamente ciò che vuole come meglio gli aggrada in termini politici ed economici per sè stesso e per/sugli altri anche senza il loro libero giudizio consensuale.
Il Governo per di più lo vuole fare impunemente senza essere frainteso o limitato nel suo operato dai check and balance istituzionali che dovrebbero perlomeno in linea teorica permettere un minimo di controllo e di freno nei confronti dell’azione politica legislativo-esecutiva inutile e controproducente.
Il Governo non ha interesse a fare riforme, liberalizzare i settori pubblici, ridurre la burocrazia e la P.A. o diminuire la pressione fiscale in quanto ciò sancirebbe un calo dell’attività e della presenza dello Stato nella società esautorandosi da solo.
A Silvio Berlusconi gli interessa solo coltivare il proprio ruolo nello Stato.
E’ ossessionato dal potere che lo Stato gli può garantire quindi di fatto è uno statalista che racconta menzogne a profusione al proprio elettorato (ma non solo!).
Per Berlusconi è inaccettabile ridurre lo Stato perchè le sue politiche e la sua azione di governo è ormai priva da tempo di qualsiasi presupposto liberista e liberale classico.
Non è nemmeno un libertario visto che con il suo governo continua ad espandere il debito pubblico e l’aumento della pressione fiscale.
Berlusconi ambisce invece al presidenzialismo e di fatto vuole per sè la piena sovranità esecutiva in campo militare, civile, politico ed economico.
Va da sè che appare evidente come tale passaggio da una repubblica parlamentare ad una presidenzialista sia un aumento dei poteri esecutivi e di fatto un rafforzamento sul piano centrale del potere del governo anche rispetto alle regioni, al parlamento e al tanto decantato pseudofederalismo leghista.
Non a caso i primi segnali di tale presidenzialismo imperialista lo si è visto sul palco con l’esternazione di un cerimoniale di giuramento di fedeltà a Lui in quanto Governo da parte dei vari candidati presidenti regionali del PDL.
Di fatto l’autonomia delle regioni, dei loro futuri presidenti e delle scelte sovrane compiute con il voto dai cittadini delle singole regioni vengono bypassati a fronte del giuramento al Leader.
Roba da Stato feudale totalitario e neppure tanto mascherato dalle luci e dalle scenografie della cerimonia.
Berlusconi è il Partito dell’Amore orwelliano, egli sta sempre più incarnando tutto quel che di negativo viene descritto nei libri di Orwell e in particolare in 1984.
Egli ormai si esprime in termini di bispensiero neolinguistico allo stato puro: parla di “federalismo” per intendere un centralismo statalista, parla di “Libertà” per affermare la schiavitù fiscale degli individui a fronte dei liberi battitori di Stato; parla di rivoluzione per affermare una restaurazione di segno opposto.
Ormai è privo di ogni bencheminimo scrupolo a farsi gioco degli individui e dei suoi stessi elettori poichè si illude di essere indispensabile e l’unica soluzione per il Sistema stesso e per quegli stessi ceti produttivi che deruba.
Il presidenzialismo allora diventa una sorta di culmine di tale delirio statalista.
Ovviamente il tutto verrà proposto entro i canoni della Democrazia democratica dato che avverrà tutto nella legalità sancita dall’interpretazione dello Stato stesso del concetto di Democrazia e consenso proprio come nei paesi sudamericani!.
Non è infatti una novità che Berlusconi ambisca a sostituire Napolitano e fregiarsi alla pari di Sarkozy, Obama ma soprattutto Putin, Lukashenko, Gheddafi, Chavez e Morales (tutti leaders in calo vistoso di consensi sul loro operato benchè siano presidenti) del titolo di “Presidente”.
Il fatto che ossessivamente continui a porre il proprio nome ad ogni tornata elettorale identificando di fatto ogni elezione, ogni candidato del suo partito in un giudizio sulla sua persona come una questione politica nazionale anche quando si trattano di altri contesti di voto (europarlamentare, regionale, provinciale e locale) dimostra il paranoico culto della personalità sempre più manifesto nel PDL.
Berlusconi è il PDL tutto il resto non conta!.
Non contano neppure i giuramenti, le promesse, i candidati proposti a presidenti di regioni (e da lui selezionati) non conta neppure la politica regionale dato che dopo il giuramento quel che conta è la fedeltà dei vassalli al potere centrale di Roma.
Insomma quello che conta è solo Lui.
Tutto è irrilevante o al massimo subordinato al mantenimento del suo potere.
E’ il culto della persona tipico delle Dittature Democratiche Totalitarie che si sovrappone alla volontà di delegare al di là dei meriti effettivi svolti sul campo per sè e per i propri yesman di fazione una superiorità morale e ideologica che di fatto alla prova dei fatti di 15 anni di attività politica risulta pressochè inesistente.
Berlusconi e il PDL risultano essere soltanto una seconda sinistra più agguerrita e paradossalmente più inconcludente e pericolosa di quella originale (d’altronde la copia risulta essere sempre più scadente dell’originale) nel suo operato.
Ma tutto ciò è di gradimento a molti italiani in quanto tali contraddizioni della pseudodestra berlusconiana ben ricalcano il paradosso della politica italiana, della sua storia, delle ideologie imperanti nel nostro Paese e nelle menti degli italiani da sempre.
Gli italiani partecipanti alla manifestazione sembrano ormai degli automi ammaestrati, lobotizzati nel loro pensiero intenti solo a difendere a spada tratta con gli slogan sentiti in tv e letti nei giornali berlusconiani un governo statalista e socialista, assistenziale e paternalista; lo gradiscono, lo ammirano e ne scandiscono le frasi e gli slogan con fervore.
Ma ciò che piace di più di questo governo è il completo abbandono delle virtù del mercato, dell’individuo e del merito.
In questi militanti tali principi sono assenti da sempre, così come assente è l’innovazione e la volontà di fare da sè e di rischiare in proprio senza aiuti o amicizie politiche.
Berlusconi è ormai un mantra personificato che deresponsabilizza l’individuo a pensare e a ragionare con la propria testa.
Gli adoratori del PDL nati e cresciuti con lo statalismo da sempre, preferiscono continuare a vivere parassitando la ricchezza dei produttori sino al crollo definitivo in una visione larvale e parassitaria dell’individuo e delle sue capacità.
Ormai siamo all’atto di fede, all’obbedienza alla servitù.
L’italiano berlusconiano ormai è un caso antropologico a sè stante.
Non è più neppure una categoria inscrivibile nella visione politologica di un moderno centrodestra.
Egli è votante del PDL perchè ammira lo status quo passatista, ammira Berlusconi non per le sue (poche) idee ma perchè a dispetto dei lugubri personaggi della sinistra nè è cripticamente un loro emulo ma a differenza di questi appare più gagliardo, persuasivo negli stereotipi, imbonitore e arrabbiato.
Il berlusconiano è un personaggio che vive e si nutre di rancore, odio e profondo disprezzo per tutto ciò che non è valorialmente affine alle parole del suo Leader.
Il berlusconiano ammira Berlusconi in quanto lo ritiene immune al passato politico compromettente, per la sua capacità di rendere con i propri mezzi il mondo più glamour la propaganda e la realtà più gioiosa e dolcemente alienante.
Gli effetti speciali televisivi sono una condizione di distrazione o droga mentale che permette un docile soggiogamento mutualistico tra un dovere e un diritto al divertimento fornito dallo Stato (d’altronde il divertimento stesso è da sempre una forma di dovere categorico per un certo tipo di italiano piagnone, assistenzialista e burino).
Berlusconi appare allora come un istrionico trasformista, un pragmatico che ha fatto della sua postmodernità la sua ragione politica, un ammestratore di folle che catalizza nelle sue frasi e nei suoi atteggiamenti per riflesso l’ego nascosto in molti italiani entro un mix di repressione, iracondità, trasgressione e machismo atto al mantenimento del suo opposto nella società, alla promozione di una ipocrisia moralista e perbenista nei confronti del prossimo e di tutto ciò che si ritiene soggettivamente di dubbio gusto o differente da sè.
Le sue vicende picaresche agli occhi della stampa internazionale sono per l’elettore berlusconiano accanito un merito collettivo più che (eventualmente) un disonore umano o istituzionale.
Berlusconi è riuscito a prendersi così tutto l’elettorato giocando con esso entro una duplice ambiguità di fondo.
Egli sa che la maggioranza del cosiddetto “centrodestra italiano” è statalista ma sa benissimo come la sua pseudodestra abbia bisogno dell’apporto dei liberali e dei liberisti in termini percentuali di voto rilevante per la vittoria.
Berlusconi non può accontentarsi dei seguaci e dei berluscones aziendali.
Berlusconi allora è il croupier che dà le carte, o il master di questo gioco di ruolo politico italico.
Egli ha gioco facile nel far credere ai propri avversari e ai propri elettori due versioni della stessa storia, entrambe false, sfruttando le loro debolezze intrinseche e inconfessate.
Alla sinistra antiberlusconiana fa credere di essere “il liberista, il bastian contrario delle regole istituzionali, il distruttore (apparente) dello Stato e della sacralità sancita dalla Costituzione e dalla Democrazia” creando una leggenda aurea del “liberale estremista financo anarchico” (promossa dagli organi mediatici antiberlusconiani al solo scopo di non far perdere ai partiti d’opposizione i loro elettori tradizionali), il tutto con sommo godimento del PDL stesso che rincalza la dose opportunamente per esacerbare gli animi.
Tutto ciò non solo ha consentito allo stesso Berlusconi di godere di luce riflessa della stessa propaganda anti-berlusconiana che lo ha elogiato per ciò che non è (fraintendendo a causa del culto dello Stato innato nei sinistrati, il populismo statalista manipolatore presente nel personaggio d’Arcore con l’antistatalismo assente in Berlusconi), ma di fatto ha contribuito a fideizzare maggiormente l’elettorato di centrodestra attorno al proprio equivoco Leader a fronte della campagna di insulti e vittimizzazione realizzate e scambiate dalle due contrapposte tifoserie.
Nei confronti degli elettori del centrodestra Berlusconi ha invece avuto facile gioco nel farsi credere inizialmente quale “baluardo dell’anticomunismo, del cambiamento, dell’innovazione, della nuova politica, dell’impresa-Stato e del mercato”, creandosi anche grazie ai media compiacenti una immagine che di fatto ora non è presente neppure sulla carta e sullo Statuto del PDL (oltrechè nella carriera personale, politica ed economica del personaggio Silvio Berlusconi).
E’ riuscito da statalista corporativista innato ad assumere le sembianze illusorie di un liberista incatenando a sè i liberali e tutti gli schieramenti eredi della tradizione liberale e riformatrice politica ed economica di centrodestra per poi in seguito (in questa legislatura) mostrare il suo vero volto sapendo che questi non andranno da nessuna parte.
Grazie a loro potrà fregiarsi a vita nell’inconscio collettivo di milioni di italiani di una etichetta e di un brand ormai fuori dal suo orizzonte d’interesse simulato.
Grazie alla propaganda ritiene di ricevere un loro sostegno obbligato dato che l’opposizione viene descritta come un essere mostruosamente diverso dal PDL e da egli stesso.
Se vincerà le ormai prossime regionali sarà grazie a tale trito e ritrito mix di dissimulazione e retorica ormai palese nella sua contradditorietà, sarà la capacità di incarnare e tenere unito l’inconciliabile, tutto il contrario di tutto.
Se vincerà facilmente, rischia di venire a posteriori (a maggior ragione dati i possibili risultati) elogiata l’attuale disastrosa politica del governo, che nulla ha di liberale e di liberista!.
Ciò equivarrebbe a porre una corona d’alloro allo statalismo del PDL riponendo definitivamente nella tomba ogni accento al liberismo e alle libertà individuale (già oggi assenti nel palazzo).
D’altronde che bisogno c’è di realizzarlo se il popolo vota il PDL comunque anche se non ha mai realizzato nulla di quanto promesso?.
L’elettore statalista berlusconiano tollera come mero artificio retorico i concetti che citano la parola “libertà”, considerandoli un male necessario per fregare i soliti ingenui liberali liberisti e gli indecisi nel recarsi alle urne e contribuire alla vittoria del Leviatano targato pseudodestra.
Berlusconi è considerato da sempre un amico dello statalismo (vista l’alleanza con AN) ergo viene ritenuto dagli ex elettori della Prima Repubblica, dai poteri forti e da una popolazione italica ancorata al passato (e a un certo socialconservatorismo nostrano), come un ottimo candidato in quanto non liberale e non liberista.
L’unica anomalia da riconoscere a Berlusconi non è il suo conflitto d’interessi (conseguenza della sua presenza in politica) quanto il suo continuato e fortunoso spacciarsi per ciò che non è senza che nessuno lo smascheri per i suoi deficit culturali e politici!
Ovviamente attendersi ciò dall’opposizione sinistrata appare ridicolo poichè alla stessa opposizione va bene così dato che la visione berlusconiana ha ampie matrici comuni di convergenza con quelle del PD e financo con Casini, Vendola e Di Pietro.
Temendo lo smantellamento del teatrino statalista e le possibili riforme di mercato, non faranno null’altro che chiacchiere ed esternazioni a mezzo stampa contro aspetti marginali o consequenziali allo statalismo portato avanti da Berlusconi.
D’altronde sono parassiti politici di professione.
Berlusconi dà a loro fastidio ma non fa più paura dato che le proposte liberiste e liberali non sono più presenti in cantiere da tempo, Berlusconi rimane solo un avversario, un compagno di merenda un pò troppo espansivo e bullo, neppure più un nemico politico.
Egli non è più la scheggia impazzita o quella promessa di cambiamento dello status quo e del baraccone pubblico del ’94!.
Il Berlusconi attuale è solo lo svelamento di un personaggio venuto dal sistema parapolitico clientelare a prendere il loro posto.
E’ la degenerazione del sistema da loro stesso creato in 60 anni di governo repubblicano italiano!.
Dopo 15 anni Berlusconi è una certezza, la conferma che mai nulla di liberista e di mercato verrà fatto nel nostro Paese, nulla cambierà neppure nella polemica politica, nei toni e nelle critiche al governo da parte dell’opposizione.
L’opposizione non si preoccuperà mai di porre le giuste domande e i giusti quesiti per cercare di comprendere chi sia veramente Berlusconi e su quali premesse si basi l’azione del PDL.
Hanno troppa paura dell’autocritica e di rivelarsi simili a lui per farlo.
Di fatto si è mai visto del vero liberalismo e liberismo nella Prima Republica?.
Così all’interno di un Paese vecchio e statico il PDL appare il partito di una sinistra dal volto pragmaticamente amorevole e buono che ha abbandonato l’ideologia dei vecchi simboli per mantenere solo i metodi del comunismo reale per conquistare e detenere il potere.
Attaccato al livore dello scontro politico delle campagne elettorali e della propaganda, di fatto ha ereditato tutti i difetti che affliggevano il PCI di piazza/governo incrociandoli con le vecchie retoriche politiche assistenzialiste, stataliste e welfariste operate dai partiti di governo del pentapartito della Prima Repubblica.
Il PDL è una sinistra che a differenza del PD (che della sinistra nè è la diretta emanazione) riesce ancora ad esaltare l’elettore basandosi puramente sull’odio e sull’invidia strumentalmente promossa nei confronti del fantomatico nemico, riadoperando vecchi schemi di superiorità mentale e costruzioni ideologiche dialettiche sinistrate atte a mascherare il tutto per il loro contrario entro una propria nuova formula di culto, un suo caratteristico brodo ideologico personificato (Berlusconi) poco utilizzato in occidente perfino dal PCI in epoca di Guerra Fredda (e dai suoi segretari), ma che da sempre caratterizza i regimi di tal segno.
Egli riesce a inveire, esternare e mobilitare nelle piazze i cittadini entro una logica di puro bispensiero orwelliano al di là dell’ideologia di un centrodestra liberalconservatore, liberista e libertaria, negando una vera identità a sè stesso per mero utilitarismo politico e consensuale.
Berlusconi pare sacrificarsi per tutti e proprio tale illusione piace a molti ma in realtà quel che fa lo fa solo per un proprio utile personale tornaconto.
Berlusconi è quindi in grado di dettare le logiche della maggioranza e dell’opposizione (e quindi dell’intero sistema Democratico) perchè per convenienza, paura, adorazione, pregiudizio e odio ideologico non lo si è mai voluto analizzare entro nuove prospettive, punti di vista, chiavi intepretative.
Leggerlo con i soli schemi acquisiti e consolidati dalle due propagande delle due rispettive fazioni, significa non riuscire ad andare oltre le sue tante maschere d’ipocrisia, rimanendo vittime del bispensiero del Palazzo.
Berlusconi può essere letto rovesciando i pregiudizi e gli stereotipi consolidati a maggior ragione se oggettivamente questi vengono affiancati e confrontati coi suoi numerosi insuccessi proprio laddove dovevano esserci i risultati più clamorosi e certi: riforma del fisco, più libero mercato e più libertà individuali.
Berlusconi e la sua pseudodestra non hanno mai fatto nulla in tale direzione (nè lo faranno in futuro visti gli alt(r)i obbiettivi politici enunciati sino alla fine legislatura).
Perchè?.
Perchè così’ potranno in seguito organizzare nuove manifestazioni, nuove campagne elettorali e nuove propagande basate su promesse-menzogne alle proprie masse insoddisfatte.
Berlusconi potrà sempre brandire un pezzo di sinistra, di giustizia e di massmedia come pezzi di carne rossa sanguinolenta da dare in pasto alle masse sempre più rancorose e incazzate, riuscendo così a cavarsela sempre e a sviare le accuse e le sue vere responsabilità per il declino che il nostro Paese sta vivendo.
Il giochino è tutto qui.
Finchè la gente non lo capisce resta vittima di un limbo-oblio della ragione, un quadro di rappresentazione a schemi contrapposti imbandito dall’alto che consiste solo nella pura legittimazione del potere e della proiezione popolare attorno alle maschere del Leader o nei confronti del Governo che di fatto equivale ad una consegna delle proprie libertà individuali in mano allo Stato dato che Berlusconi è e rimane ufficialmente il Governo italiano.
Gli scopi del Governo sono opposti a quelli dei liberi individui ecco perchè dal Governo PDL non potrà mai nascere una autentica rivoluzione liberale liberista e libertaria.
Come si può credere ad un personaggio che candida nelle regioni e alla carica di ministri di Governo, personaggi tutto fuorchè liberali, liberisti e libertari?.
Dove sono gli esponenti del liberismo, del libertarismo e del liberalismo classico italiano di centrodestra nel centrodestra PDL?.
Sono ai margini del partito e in procinto di venirne presto cacciati anche dal Parlamento alla prossima tornata politica benchè partecipino alle piazze e ai cortei pro-Silvio.
Che rivoluzione liberale e liberista può e potrà compiere Silvio Berlusconi anche nei fantomatici panni di presidente della Repubblica italiana votato dal popolo se egli è personaggio privo di qualsiasi effettiva visione liberale e di Libertà di diritto naturale?.
Come potrà una rivoluzione liberale nascere sulla scorta normativa del presidenzialismo quando già ora di fatto il ruolo dei ministri e a maggior ragione del parlamento è assente e privo di quella oggettiva indipendenza dei poteri e di quella propositiva enunciazione di principi legislativi che dovrebbe essere in teoria già oggi parte della considerazione identitaria del PDL?.
E quando si ridurrà a mera appendice della corte berlusconiana?.
Il PDL appare già ora come entità sempre più postribolo di bellicosi neocon, socialisti tassa e spendi, post-fascistoidi invasati e clericoidi papisti ultra-reazionari che alla pari delle teppaglie degli “Anni di Piombo e del ’68″ da cui provengono cercano una continua ossessiva rivalsa e riscontro della loro forza trogloditica sulle altre bande e fazioni che compongono il Parlamento.
Ecco la Democrazia in Italia all’ombra del Leader!.
D’altronde numerosi personaggi pidiellini che compongono il partito e il governo provengono dal sindacato, da partiti di estrema sinistra (comunista, perfino maoista) e di sinistra (socialista) di quegli anni; non solo dalla cosiddetta estrema “destra” (da definire più correttamente come di per sè una sinistra eretica); davvero non si comprende come gli italiani affidando la loro fiducia e destino a tali “menti eccelse” al potere possano davvero sperare che le cose migliorino.
Gli italiani si illudono entro un lavaggio del cervello mediatico, entro il rito dello scontro tra bande che dietro agli insulti, alla propaganda si celino dei programmi atti alla difesa delle libertà e del meno Stato; la stessa manifestazione di Roma del PDL alla quale hanno aderito è stata così interpretata da una minoritaria porzione dei partecipanti.
Ma così non è.
Tale Casta si basa solo sui vizi e i difetti di incapaci senza alcuna qualifica e merito se non una straordinaria fortuna di aver fatto carriera politica e di essere entrati nelle stanze dei bottoni senza più uscirne.
Dagli eredi di tangentopoli, del MSI, della DC, del PSI e financo del PCI credete che possa venir fuori qualcosa di utile e di liberale per l’Italia?.
L’Italia è messa così male nei suoi dati economici proprio per il debito pubblico ereditato proprio dalla Prima repubblica e dai suoi governi democristian-socialisti, ovvero dalla base ideologica da cui prende spunto il PDL e la sua politica attuale (avendo esautorato da tempo dalle sue funzioni interne il mondo liberale e i suoi contributi in economia, le sue soluzioni e proposte culturali, politiche e produttive imprenditoriali).
Ergo la democrazia da strumento di redistribuzione di incarichi è divenuta scopo di sè stessa entro la definizione di una legge elettorale tale da interessare questa volta solo una stretta elitè di sistema.
Se la Prima Repubblica era così efficente e onesta perchè è crollata?.
Ovviamente per “complotto e colpa dei giudici” direbbero i berlusconiani, non certo per la crisi del sistema delineato dalla loro incapacità gestionale.
Il PDL essendo il degno erede di tali compagini (e compagni) non può che rappresentare oggi la maggioranza di tale passatismo.
Adesso per uscire dalla crisi la nuova risposta diversivo/escatologica è quella dell’assenza del presidenzialismo e di riforme istituzionali nel nostro Paese.
Prima era la mancanza di una stabilità di governo (per far ciò si sono create prima coalizione bipolari, poi i partiti unitari) ora non contenti dei ripetuti disastri conseguiti pur di non arrendersi di fronte all’inutilità della politica e all’impossibilità di riformare lo Stato Democratico che abbiamo vigente da 70 e più anni, si vuole realizzare un nuovo escatologico modello di “perfezione governativa” che di fatto (come gli Usa di questi anni stanno a dimostrare) è tutto fuorchè perfetto.
E dopo che avremo il presidenzialismo (con tanto di riforme istituzionali) e ancora tutti i problemi di prima (con tanto di interessi) cosa si inventeranno?.
Quale sarà il prossimo diversivo?.
Non oso immaginarlo!.
Il presidenzialismo è una piaga a cui i veri libertari si oppongono fermamente in tutto il mondo.
Di fatto è la massima incarnazione decisionale di una Democrazia democratica potenzialmente totalitaria.
Rothbard più volte in merito al presidenzialismo americano lo ritenne storicamente un grosso male che se fosse possibile eliminarlo attraverso un fantomatico pulsante di distruzione, questo da parte di ogni vero libertario andrebbe senza ombra di dubbio premuto.
Qui in Italia invece lo si vuole instaurare e senza nessuna delle garanzie formali liberali classiche e minarchiche fornite dalla Costituzione americana! (nè oggi nè quasi certamente in caso di riforma costituzionale da parte del PDL un domani).
Non si vede allora cosa di buono ci sia nel creare l’ennesimo rafforzamento del potentato locale romano laddove si è tral’altro alleati di un partito pseudosecessionista del nord che a sua volta vuole realizzare un controllo egemonico autarchico del territorio sempre più retoricamente anche rispetto allo stesso Stato centrale italiano.
Appare evidente che si rischia solo la creazione e la sovrapposizione di feudi e potentati clientelari di fazione per la Casta a livello locale e centrale, il tutto mentre al cittadino toccherà “l’onere fondativo” di pagare tutto ciò con nuove e sempre più alte tasse (dato che tral’altro non si vede come possano i leghisti contenere la spesa pubblica sia nel Nord che nel Sud Italia vista la loro logica assistenzialista, comunitarista e dirigista, come dimostra non ultimo il caso della Banca del sud).
Ma questo è solo l’ennesimo effetto distorsivo dell’azione congiunta di PDL e Lega, ovvero di due partiti che hanno interessi collettivisti e statalisti a livello centrale e regionale/locale sempre più sovrapponibili (benchè privi di ogni distinta logica) a danno del contribuente e delle sue libertà economiche, di scelta individuali.
Almeno sino al cortocircuito involontario di una rivolta dal basso contro tali personaggi e squallidi partiti in totale antitesi con il mercato e con i principi naturali degli individui.
La libertà è già un diritto naturale presente negli individui, essa non vi verrà mai data o offerta gratuitamente dalla politica, dalle sue promesse di cambiamento e dalle sue proposte stataliste.
Tale rivolta potrebbe già partire indicativamente dall’astensionismo per poi riprodursi in una serie di prossime rivolte fiscali pacifiche dei ceti produttivi qualora la Casta non capisca il vero messaggio di Libertà degli individui.
Perchè ricordatevi che astenersi è necessario tanto più quando non c’è alcuna vera scelta da fare alle urne.
28 maggio 2010 alle 11:35 am
[...] Bene, tutto ciò si è rivelato l’ennesimo inganno, l’ennesima truffa ai danni in primis del proprio elettorato e dei ceti produttivi votanti, proprio come avevamo previsto anche qua. [...]
20 gennaio 2011 alle 10:02 am
[...] che Berlusconi sia un comunista statalista è assodato dai suoi canonici 17 anni di carriera politica (ufficiale) inconcludente e dai suoi stretti rapporti proprio con i sedicenti moralizzatori dell’antiberlusconismo [...]