Archivio per marzo 2010

Fidenato Day: Domani da Pordenone la diretta della sentenza sul sostituto d’imposta sulla web-tv ML

31 marzo 2010

A partire dalle 9.30 circa.

Domani inizierà la diretta da Pordenone sulla Web-tv del Movimento Libertario dell’evento pacifico organizzato a sostegno di Giorgio Fidenato nell’attesa della lettura della sentenza riguardante il sostituto d’imposta.

Successivamente si terrà la diretta anche della conferenza stampa.

Per ulteriori notizie consultate la pagina del Movimento Libertario

Sostituto d’imposta, ecco l’evento organizzato a Pordenone!

31 marzo 2010

Articolo di Marcello Mazzilli

Il 1° Aprile prossimo, non sarà un giorno qualsiasi per i libertari, per il Movimento Libertario.

Presso il Tribunale di Pordenone, in Piazza Giustiniano, si terrà l’udienza definitiva relativa alla vicenda che vede protagonista Giorgio Fidenato, imprenditore agricolo friulano, che da oltre un anno si batte contro il sostituto d’imposta, ovvero l’obbligo di legge che impone ad ogni datore di lavoro di  pagare le tasse per conto dei suoi dipendenti.

Giorgio Fidenato – che del Movimento Libertario è fondatore ed amministratore – si presenterà per la terza e definitiva udienza davanti al giudice del lavoro, il quale emetterà la sentenza (ordinanza) in merito alle “manifeste ragioni di incostituzionalità” di una norma che risale in parte a leggi del 1935, in parte a leggi del 1973.

Il 1° Aprile, dunque, sarà l’occasione per organizzare un vero e proprio evento a sostegno di questa battaglia di libertà, mai intentata prima d’ora con queste modalità in Italia.

Si comincerà con un sit-in pacifico, a partire dalle 9.30 del mattino, davanti a Palazzo di Giustizia. Leonardo Facco (Amministratore delegato del Movimento Libertario) terrà un comizio, verranno omaggiate alcune copie del libro La disobbedienza civile di Henry David Thoureau, in attesa dell’uscita di Fidenato dalle aule del tribunale, dalla cui viva voce (sarà garantita la diretta tramite la web-tv di questo stesso sito) ascolteremo poi nei dettagli il dispositivo della sentenza.

Ma il 1° Aprile sarà, comunque, una giornata di festa pacifica.

Dal tribunale ci sposteremo presso l’hotel Santin, dove si terrà un buffet-rinfresco a base di pochetta, formaggio e vino friulano.

Data l’importanza dell’evento e le intenzioni manifestate da molte persone di essere presenti, consigliamo di inviare una mail a presidente@agricoltorifederati.it per eventualmente riservare la camera presso lo stesso Hotel Santin (sito a poche centinaia di metri da Piazza Giustiniano), per l’occasione convenzionato con il Movimento Libertario.

Le idee sono come le perle false di una collana se non vengono applicate.

Ma le idee, per camminare, hanno bisogno delle gambe di uomini audaci e di buona volontà.

Vi aspettiamo, a Pordenone si scriverà un pezzo di storia.

Tratto da Movimentolibertario.it

Sosteniamo gli uomini liberi, insieme con Giorgio Fidenato

31 marzo 2010

Il 1 Aprile presso il Tribunale di Pordenone si terrà l’udienza definitiva che vede come protagonista il libertarian Giorgio Fidenato che insieme al Movimento Libertario sta conducendo la battaglia antischiavista  e antistatalista contro il sostituto d’imposta, ovvero l’obbligo, l’imposizione che prevede ad ogni datore di lavoro di pagare le tasse per conto dei propri dipendenti, norma anche anticostituzionale.

L’Associazione Radicale Legalità e Trasparenza el ’associazione Luca Coscioni Casertana, esprimono nuovamente solidarietà all’imprenditore Fidenato, anzi i candidati della lista Bonino- Pannella alla regione tra i quali Francesco Giaquinto, Elio De Rosa e Gianroberto Zampella hanno firmato il contratto con il ML l’impegno contro il sostituto d’imposta.

Il libertarian Letizia Domenico candidatosi alle regionali nella circoscrizione Napoli e provincia per la lista Bonino- Pannella sottolinea l’importanza dell’udienza che si terrà il 1 Aprile dichiarando: ‘Questa sarà la volta decisiva, la battaglia nonviolenta tra i sostenitori della libertà e i sostenitori dello schiavismo statale, sperando in una vittoria libertaria, giusta e democratica, vedremo se è rimasto un briciolo di liberalità in questo paese.’

Le due associazioni radicali e libertarie di Caserta confermano la loro vicinanza alla vertenza di Fidenato e del Movimento Libertario, sperando finalmente in una svolta, stavolta, davvero radicale.

Tratto da http://www.marigliano.net

Facco: Sì, questo è un Uomo!

31 marzo 2010

Tratto da Movimentolibertario.it

Giorgio Fidenato vs. l’INPS

31 marzo 2010

Non è evasione fiscale né sciopero fiscale.

Articolo di Lodovico Pizzati

Si tratta di un argomento che può far dibattere a diversi livelli.

In questo articolo introduco la questione, dato che il nostro Sandro Brusco ne ha discusso alla Bocconi in un incontro chiamato Rivolta Fiscale.

Ecco qui il video/audio del dibattito in Bocconi.

Ovviamente io mi arrischio a dare la mia visione della cosa, che non deve necessariamente coincidere con quella di Sandro.

Premetto che questo non è uno di quegli articoli di nFA dove un esperto in materia vi spiega tutto fino in fondo.

Per farci attraversare sani e salvi la giungla fiscale italiana ci vorranno come minimo: un costituzionalista (dato che in questo caso è stata messa in ballo la costituzione), un esperto in diritto tributario ed un commercialista (pare l’inizio di una barzelletta).

Nel frattempo, credo valga la pena inoltrarci comunque in questa giungla, dato che sulla cosa vige un assoluto silenzio stampa mentre io penso meriti risalto.

Che cosa è successo? L’imprenditore Giorgio Fidenato dal gennaio 2009 non paga più all’INPS e all’Agenzia delle entrate i contributi fiscali per i suoi dipendenti. Evasione fiscale? No.

Fidenato, imprenditore agricolo di Pordenone, lascia tutto in busta paga ai dipendenti con le istruzioni per dove andar a pagare le loro tasse.

I legali di Fidenato spiegano che, secondo la Costituzione, nessun datore di lavoro è tenuto a lavorare gratis per lo Stato, e il loro cliente non ha più intenzione di fare il gabelliere.

Di che contributi stiamo parlando? Oltre alle imposte sul reddito, per ogni lavoratore vengono versati contributi sociali (per la sanità, per la pensione, ecc…) i quali corrono a carico, in parte, del datore di lavoro e, in parte, del dipendente.

Facciamo un esempio approssimativo (che poi potrà essere perfezionato da qualche lettore commercialista): un operaio paga un 30% di imposte sul reddito ed un totale di 900 euro di contributi sociali i quali, per due terzi, sono a carico del datore di lavoro.

Allora, se la ditta paga l’operaio 2500 euro al mese, in busta paga arrivano 1900, perché il datore di lavoro versa automaticamente 600 all’INPS per i contributi sociali del dipendente.

L’operaio si vede 1900 come stipendio lordo, probabilmente non è neanche a conoscenza dei 600 che la ditta ha pagato “per il dipendente”, e se ne è al corrente pensa siano spese/tasse della ditta. Lui, l’operaio, deve pensare alla sua parte di tasse.

Dei 1900 “lordi” (per modo di dire, perché il lordo sarebbe 2500) paga i rimanenti 300 di contributo sociale (e siamo a 1600), un 30% di tasse (e siamo a 1100 scarsi), e altri balzelli vari che lo portano a un salario netto al di sotto dei 1000 euro mensili.

Per questo Fidenato verso la fine del seguente video) parla di una pressione fiscale del 60-70%: tra quanto paga il datore di lavoro e quanto riceve il dipendente: lo Stato si becca queste percentuali del vero lordo.

Prima di entrare nel dettaglio di cosa è successo al Tribunale di Pordenone il 19 Novembre è bene distinguere tra le varie questioni che emergono quando si parla di tasse.

Come primo punto si potrebbe sostenere Fidenato semplicemente perché la pressione fiscale è troppo elevata.

L’Istituto di ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha recentemente sostenuto che la pressione fiscale italiana è il 50.6% del reddito nazionale, la più alta d’Europa. In rapporto al Pil ufficiale, paesi scandinavi come Danimarca e Svezia hanno una pressione fiscale maggiore, però, spiega il presidente dei commercialisti, Claudio Siciliotti, i valori ufficiali del Pil tengono conto anche della componente sommersa.

Dato che non c’è pressione fiscale sull’economia sommersa, e dato che il sommerso è più elevato in Italia che in Scandinavia, tenendo conto di questo risulta che il Bel Paese ha il fisco più assetato d’Europa.

Premesso questo, non credo che il punto principale del caso Fidenato sia l’eccessiva pressione fiscale.

Facendo un paragone europeo vediamo che la parte della pressione fiscale dovuta ai contributi sociali in Italia è medio alta, ma non spicca.

Anche solo la componente di responsabilità del datore di lavoro (la barra rossa nel grafico sotto) in Italia è tra le più elevate, ma non la più alta.

Nota: dati Eurostat

Insomma, l’Italia sarà un paese socialista ma il disagio sociale non è dovuto tanto ad una tassazione al di sopra della media (socialista), ma casomai, al contrario della Scandinavia, perché non vengono percepiti i servizi pubblici per cui si paga.

E qui credo sia il punto fondamentale del caso Fidenato.

Le tasse servono per finanziare dei servizi pubblici, ma la distanza tra il bene/servizio e il suo prezzo/tassa si fa sempre più distante.

Qui si parla di contributo sociale per il dipendente, ma lo si vuol far pagare al datore di lavoro. Giorgio Fidenato non è un disobbediente fiscale, né evasore fiscale.

Semplicemente non vuole essere lui il gabelliere.

Il fatto che questa è una prassi diffusa in tutta Europa (guardando il grafico solo la Danimarca pare sostenere Fidenato) non vuol dire che sia giusta.

Mi trattengo da fare un’analisi di Labor Economics con tanto di curve di domanda e di offerta del lavoro, dove le rispettive distorsioni fiscali (sul dipendente e sul datore di lavoro) possono essere diverse a seconda delle rispettive elasticità.

Questo potrebbe giustificare una riduzione della perdita secca dovuta alla tassa se una curva è più elastica dell’altra, ma non è questo il punto.

Di principio ha ragione Fidenato: è giusto che il lavoratore veda quanto vale il suo lavoro.

Nel nostro esempio è giusto che l’operaio veda che el paron è disposto a pagare 2500 al mese per il suo lavoro, e non 1900 o 1000, perché 2500 euro è quanto effettivamente vale.

In secondo luogo è giusto che sia il dipendente a pagare i contributi per dei servizi che in teoria dovrebbe ricevere, e non che queste tasse vengano nascoste facendone pagare metà di qua e metà di là per non far figurare che il lavoro in Italia è tassato fino al 70%.

In terza battuta è giusto che i dipendenti non vengano più discriminati rispetto a lavoratori autonomi come gli idraulici, i negozianti, e le parrucchiere.

I lavoratori autonomi non pagano meno contributi, ma si arrangiano da soli.

Perché deresponsabilizzare i lavoratori dipendenti nascondendo loro una parte del versamento all’INPS che viene fatto per loro conto?

Questo naturalmente creerebbe dei problemi mortali per il fisco.

Intanto, fa comodo avere le ditte che fanno da tax collector gratis.

Poi è più facile controllare un centinaio di ditte che diecimila impiegati.

Più problematico è dare al lavoratore dipendente la stessa possibilità di evadere che adesso hanno i lavoratori autonomi.

Questo comunque non era il caso dei dipendenti di Fidenato.

Da diligenti lavoratori friulani avevano tutti appreso le istruzioni par pagare direttamente il totale dei contributi sociali e si erano presi la briga di pagare direttamente il “dovuto”.

Il fisco ha rifiutato i loro versamenti appunto per non creare un precedente.

Anche se pagassero tutti comunque c’è un altro particolare molto importante.

Facendo pagare direttamente al datore di lavoro il fisco si assicura un’entrata mensile e immediata.

Se i dipendenti incominciano a pagare con le stesse scadenze del lavoratore autonomo (come sarebbe giusto che fosse) le casse di stato subirebbero un duro colpo.

E come è finita il 19 Novembre al Tribunale di Pordenone? Il giudice ha sospeso l’esecutorietà richiesta dagli esattori delle tasse e ha rinviato il tutto al 28 Gennaio 2010.

A sua volta il giudice il 28 gennaio ha spostato al 1° aprile 2010 la lettura della sentenza.

Uno smacco per il taxman, forse anche dovuta dall’arroganza dei propri legali, perlomeno da quanto descritto nell’unico articolo a riguardo.

Hanno cercato di buttare tutto nel ridicolo, mentre i legali di Fidenato fanno sul serio.

Ora bisogna aspettare il 1° aprile 2010 per vedere come va a finire.

Nel frattempo, forza Fidenato, siamo tutti con te.

Speriamo si associno altri imprenditori a questa iniziativa, che non è una rivolta fiscale, ma semplicemente una cosa giusta per poter ridare dignità al lavoratore dipendente.

Tratto da http://www.noisefromamerika.org

Il Masaniello delle Libertà “impossibili”

31 marzo 2010

Articolo di Daniele Priori

Giorgio Fidenato, nel frattempo, coltiverà anche mais ogm.

Lo farà grazie a una recentissima sentenza del Consiglio di Stato che vede coinvolta Futuragra, l’associazione di agricoltori friulani divenuta però famosa in tutta Italia, sempre grazie al suo presidente, Fidenato appunto, per un’altra battaglia ormai proverbiale: quella contro il sostituto d’imposta.

La prima semina di mais ogm dovrebbe avvenire nell’aprile del 2010.

Ne ha parlato Radio Radicale e, diffusamente, se ne può apprendere tramite il militantissimo sito del Movimento libertario, animato, ancora una volta da quella strana coppia formata dal lombardo Leonardo Facco, vecchia conoscenza di queste pagine e proprio da Giorgio Fidenato    , cuore friulano ma ormai assurto al ruolo di beniamino anche dal rugantino romanesco che è il simpatico Enrico Montesano.

Fidenato e le sue battaglie, dunque.

Dal sostituto d’imposta al mais Ogm.

Partite che si stanno giocando su campi diversi eppure in tempi simili.

La prima udienza di rilievo sul sostituto d’imposta, infatti, dopo il rinvio di novembre, c’è stata il 28 gennaio.

Fidenato l’aveva anticipato a noi del Secolo a dicembre, quando avevamo parlato della sua terra, il Friuli, isola felice per molti libertari.

Fino ad allora ancora non si era mosso nulla: «Siamo in trepidante attesa di cominciare la vera battaglia» ci aveva detto all’epoca.

Ora il primo tempo della partita c’è stato.

Il giudice ha voluto ascoltare Fidenato e i suoi, acquisito nuovi atti in merito alle eccezioni di incostituzionalità presentate dall’imprenditore, aggiornando l’udienza per il pronunciamento definitivo al primo di aprile nel quale si saprà se la causa approderà a Roma alla Consulta.

«Speriamo non sia un pesce» hanno commentato tutti, vista la data, Fidenato in testa.

Nessuno ancora sapeva che, invece, sarà, quasi certamente, un seme di mais ogm a fare da testimone in quello stesso periodo.

Come hanno detto poi altri giudici, ribaltando una sentenza del Tar del Lazio che metteva il veto. E proprio il primo giorno di aprile, mentre Silvano Dalla Libera, vicepresidente Futuragra, trepiderà di fronte ai suoi nuovi semi, aspettando di poterli mostrare agli studenti delle scuole, come intende fare, Fidenato e il Movimento libertario di Leonardo Facco saranno di nuovo in tribunale a Pordenone dove sarà detta l’ultima parola su quei soldi non versati nelle casse dello Stato a partire dal gennaio 2009 ma consegnati al lordo ai sei dipendenti di Futuragra.

Finché l’Inps per prima non se n’è accorta.

A interpretare il ruolo di gabelliere a titolo gratuito, per dirla infatti coi verbi di Fidenato, secondo le leggi vigenti dal ’35, su per giù gli anni di fondazione del mastodontico ente previdenziale nazionale, deve essere solo e soltanto l’imprenditore, salvo doversela vedere, come sta capitando a Fidenato, in sede giudiziaria.

Ciò che, però, dà a questa storia una trama tra il fantasy e il futurismo, è l’ardore che Fidenato ci mette.

Anche solo nel raccontarla daccapo, come ha fatto, con la stessa passione e forse per la milionesima volta di fronte al taccuino del Secolo d’Italia.

Il primo ostacolo, dunque, è l’Inps che, ci ha spiegato in poche parole Fidenato, tiene il mitra spianato tutti i mesi.

Se vede che dall’azienda non giungono più contributi aziona le sue leve sanzionatorie.

«L’Agenzia delle Entrate ancora non si è mossa.

Ora vedremo come andrà a finire.

Il richiamo, comunque, da parte loro lo avremmo nel momento in cui si compilerà la dichiarazione dei redditi».

L’Agenzia delle Entrate, in verità, è già formalmente venuta a conoscenza della vicenda.

Alcuni dipendenti, infatti, come detto, hanno tentato di effettuare autonomamente i versamenti, ricevendo un diniego con l’avviso che in ogni caso alla scadenza dovranno ricordarsi di pagare le tasse.

Attorno a quello ormai conosciuto come il “caso-Fidenato” si è creato un movimento politico trasversale.

Partecipano alla crociata antistatalista: radicali di varia natura, movimenti veneti e friulani, federalisti vari.

«La nostra è una battaglia non nuova» spiega infatti Fidenato, «da anni è sulla bocca di molti partiti e movimenti.

Dieci anni fa, infatti, il Partito Radicale raccolse e presentò alla Corte Costituzionale sedici milioni di firme per presentare un referendum su una ventina di quesiti, tra i quali uno recante la materia dell’ abolizione dell’imposta».
La Corte Costituzionale, però, respinse molte delle istanze dei radicali, riducendo a sette il numero di quesiti per il referendum ed eliminando quello per l’abolizione del sostituto d’imposta. «Antonio Martino mi ricordò una volta – racconta Fidenato – che l’abolizione del sostituto d’imposta era nel primo programma di Forza Italia, quello liberista e libertario del 1994.

Lo stesso allora leader di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, ne parlò in un congresso dell’Ugl, e anche Giulio Tremonti in un suo libro definì il sostituto d’imposta al pari delle antiche corvée medievali, del lavoro offerto gratuitamente al signore feudale a mo’ di tassa.

La stessa Lega Nord nel 2007 presentò una proposta di legge di iniziativa popolare.

Nessuno, però, fino ad oggi, prima di noi, è andato fino in fondo.

L’obiettivo è arrivare in Corte Costituzionale.

Nell’udienza, infatti, abbiamo sollevato l’eccezione di incostituzionalità.

Il giudice del lavoro dovrà riconoscere che ciò non è infondato».

E gli altri imprenditori del Nordest? Cosa ne pensano? Che messaggi lanciano a Fidenato? «Da singoli imprenditori ho avuto parecchi attestati di stima. Altri volevano partecipare all’impresa ma io ho detto a tutti che è meglio fare una battaglia singola, unire le forze morali e magari anche materiali per le spese della causa

Farne molte sarebbe uno spreco di denaro.

Dalle associazioni grandi di industriali e artigiani, invece, non c’è stata nessuna adesione.

Evidentemente ci sono interessi a lasciare tutto com’è.

A parte ciò, quello che interessa a noi è essere liberati da un impegno che porta via energia e risorse».

Risorse, appunto.

Il libertario Giorgio Fidenato lo sa meglio di chiunque altro e alla fine lo dice chiaro: «Vincere questa battaglia comporterebbe una rivoluzione nei rapporti sociali.

Basti pensare alle tessere sindacali i cui benefici vengono incassati tutti con il sistema del sostituto d’imposta.

Quindi se passa il criterio che il sostituto d’imposta è incostituzionale, ogni sindacato dovrà andare dai suoi associati a proporre direttamente il tesseramento proprio come facciamo noi di Futuragra che ogni anno andiamo a confrontarci con i soci».
Un altro anello nella lancia del nostro Fidenato è il tema della inconsapevolezza: «Persino l’ex ministro prodiano Vincenzo Visco – racconta al Secolodopo esser venuto a conoscenza della nostra battaglia si è dovuto chiedere come sia possibile che gli italiani non facciano la rivoluzione. Forse, si è risposto, ci si salva proprio per l’ignoranza nella quale vengono tenuti i lavoratori. Qualcosa che la Costituzione evidentemente non permette…».

Da cui le eccezioni e l’auspicio di Giorgio Fidenato che a dire l’ultima parola siano i giudici del Palazzo della Consulta: «Mi sono convinto, da libertario quale sono, che i cambiamenti non passano attraverso il Parlamento.

È ora, dunque, che a tornare protagonista sia finalmente il diritto, ciò che viene addirittura prima delle leggi.

Io ho messo quattro anni a trovare un avvocato che sapesse parlare di diritto.

Ora che ce l’ho voglio fare in modo che la Corte Costituzionale decida a favore dei diritti fondamentali dell’uomo».

Perché in fondo l’obiettivo libertario per eccellenza, a prescindere dal campo d’azione, resta la libertà individuale nella piena consapevolezza.

Due elementi che ancora troppe volte lo Stato nega per legge.

da Il Secolo d’Italia del 17 febbraio 2010

Tratto da Movimentolibertario.it

Garbato elogio dell’astensionista, bestia mansueta

29 marzo 2010

Dobbiamo accettare che una persona (persino se nata in Italia) ha il pieno diritto di non essere tifoso di calcio o di politica

Articolo di Alberto Mingardi

Vedremo domani se queste elezioni avranno fatto degli astenuti il primo partito. d’Italia.

Ciò che colpisce è il modo in cui una scelta inoffensiva (non recarsi al seggio) sia oggetto delle peggiori contumelie.

L’Italia è storicamente un Paese di votanti impenitenti, il che a dir la verità non è che ci abbia mai garantito un brillante buongoverno.

Altrove, per esempio negli Usa, di norma sono invece i votanti ad essere pochini.

Questo riflette perlomeno due caratteristiche del nostro Paese: la pervasività della politica (che produce abbondanti benefici e clientele, e quindi votanti interessati), e l’alta partecipazione alla discussione politica.

Secondo un vecchio stereotipo, nei bar italiani si parla di calcio oppure di politica.

Meglio sarebbe dire che si parla “indifferentemente” di calcio o di politica: perché il tono della discussione è il medesimo.

Siamo una repubblica di tifosi.
L’astensione viene quindi associata a uno stato di apatia o doppiezza.

I non-votanti come la Svizzera: neutrali per convenienza.

O peggio ancora come lo striminzito club di calcio-laici: silenziosi per indolenza.

Restiamo un Paese in cui “appartenere” è un sottinteso dell’essere.
Alcune settimane fa, Andrea Romano e Carlo Calenda sono stati bersagliati da fulmini e saette per essersi chiesti che cosa accadrebbe “se gli italiani smettessero di comprare il biglietto” per il cinepanettone elettorale.

Scrivevano, sul sito di Italia Futura: “L’astensione è generalmente considerata, a ragione, una manifestazione di qualunquismo.

Oggi però c’è da chiedersi se esercitare ancora una volta il diritto di voto senza alcuna convinzione, per riprendere il giorno dopo la quotidiana lamentazione sul sistema politico, non rappresenti l’espressione di un qualunquismo ancora peggiore”.
Romano e Calenda immaginano che l’astensione di solito sia un problema, ma questa volta possa rivelarsi una soluzione.

E’ come dicessero: le alternative in campo sono talmente orrende, che tanto vale battere un colpo non scegliendo né l’una né l’altra (parentesi: siamo sicuri che la società civile sia meglio?).

Questo invito apparentemente bipartisan è stato interpretato come un siluro scagliato contro il Pdl: si suppone che il suo elettorato sia meno “militarizzato” di quello di centro-sinistra.

Effettivamente, è più probabile che oggi siano i moderati a farsi “irretire” (fra virgolette) dalla delusione: a differenza dei loro avversari non hanno nel mirino un nemico da abbattere.
Il premier ha risposto alle previsioni sull’astensionismo alzando i toni, “nazionalizzando” le elezioni regionali, mettendosi personalmente di nuovo al centro dell’agone e sovrapponendo alla scelta dei governatori una chiara (e importantissima, checché uno possa pensare dell’uomo) questione di libertà: quella delle intercettazioni e pertanto della sopravvivenza di una sfera autenticamente “privata” nella nostra società.
In controluce, questo dibattito resta legato all’idea del voto come “diritto-dovere”, che è un assurdo logico.

All’esercizio di qualsiasi “libertà” corrisponde un obbligo, ma per gli altri: quello di rispettare il libero corso che un individuo cerca di imprimere alle sue azioni.

La mia libertà di mangiare una torta presuppone che nessuno me la rubi mentre la sto per addentare.

Ma se sono obbligato a mangiare la torta, non sono libero.

La retorica del “diritto-dovere” ha il suo retroterra nell’idea che la conquista della democrazia sia costata una piramide di ossa.

Il rispetto che dobbiamo a chi ha lottato contro il totalitarismo dovrebbe condurci (“obbligarci”?) ad andare a votare.
Ma le mani dei morti non possono scrivere il destino dei vivi.

Quella era una retorica efficace una o due generazioni fa, in tutta evidenza non lo è per chi ha cominciato a votare quando la scelta era già Berlusconi si-Berlusconi no, cinquant’anni dopo la fine della guerra, quando la procedura democratica era un dato acquisito e non in discussione.
Da una parte, dobbiamo accettare che una persona (persino se nata in Italia) ha il pieno diritto di non essere tifoso di calcio o di politica.

Uno si può disinteressare della cosa pubblica.

Disinteressandosene, di norma non fa male a nessuno.

Più facile che faccia male a qualcuno chi col suo voto contribuisce ad eleggere un governo regionale o nazionale che produce poi scelte pubbliche populiste, controproducenti o demenziali.

L’astenuto ha colpa nella misura in cui, non votando contro, ha reso possibile l’elezione di quel ceto politico? Ci sono occasioni in cui lo scontro è fra contendenti l’uno e l’altro inadeguati.

E, ad ogni modo, dal punto di vista individuale il mio voto è sempre una goccia del mare.

Quando mai è il singolo voto a determinare l’esito di un’elezione, se non in comuni ben al di sotto della fatidica soglia dei 10 mila abitanti?
Dall’altra, l’astensione può essere una scelta politica in senso proprio.

La distinzione fra non voto qualunquista e non voto “illuminato” è capziosa.

Chi non vota può averne le scatole piene di Berlusconi, o degli antiberlusconiani.

Può aver capito, con Mencken, che “in democrazia, un partito dedica sempre il grosso delle proprie energie a cercare di dimostrare che l’altro partito è inadatto a governare; e in genere tutti e due ci riescono, e hanno ragione”.

Può decidere che non basta questa schiarita primaverile a rassicurarlo sull’onestà dei suoi governanti.

Qualunquista in talassoterapia, nella nostra democrazia l’astenuto è la bestia più mansueta che ci sia.

Da Il Riformista, 28 marzo 2010

Comunicato FIL: Liberali non rappresentati

29 marzo 2010

Nessuna collaborazione è possibile con l’API di Rutelli da parte dei liberali.

Netta la chiusura della Federazione Italia Liberale al progetto terzista di Rutelli,  a margine del Direttivo Nazionale .
Se l’ennesima piroetta dell’ex Sindaco di Roma”, dichiara unanimemente il Direttivo della  FIL, “fosse stata rivolta al suo passato radicale e liberale, avremmo guardato con interesse il progetto politico, ma se la svolta di Rutelli è quella di andare con l’UDC di Casini, l’unico elemento chiaro che emerge è il mantenimento dell’ispirazione clericale della vision dell’ex leader dei teo-dem, il che è legittimo, ma esclude qualsiasi contributo da parte delle forze realmente liberali e laiche di questo Paese.”
“Sul possibile sostegno del PLI al progetto di Francesco Rutelli” sottolinea Alessio Di Carlo, coordinatore nazionale FIL “stride l’entusiasmo mostrato dal PLI di De Luca, un’ulteriore conferma di una mancanza di rappresentanza degli elettori liberali italiani.

Questa operazione politica, che stenta a decollare nel corpo elettorale, come confermato da diversi autorevoli sondaggisti, appare più un’operazione sostenuta da poteri forti e da qualche personaggio in cerca d’autore e l’ennesimo tentativo di preparare un contenitore di centro per il dopo Berlusconi, sprovvisto però di posizioni politiche che non si limitino al mero posizionamento elettorale.

Ma questa vicenda” conclude amaramente Andrea Bernaudo, portavoce FIL  “mette in luce soprattutto la sofferenza dell’area liberale di questo Paese, non rappresentata certo dall’attuale PLI.

Un disagio che dura da troppo tempo e che noi, nella più totale clandestinità, stiamo cercando di colmare con un lavoro militante e volontario con il progetto di Federazione per un’Italia Liberale.

Tratto da FederazioneItaliaLiberale.it

Astensione in crescita, le ragioni del non voto!

29 marzo 2010

Articolo di Leonardo Facco

In Lombardia nessun candidato ha firmato il contratto per sostenere la battaglia di Giorgio Fidenato, che il 1° aprile a Pordenone si presenterà per l’udienza definitiva sulla sua disubbidienza civile contro il sostituto d’imposta.

Ergo, per il sottoscritto non c’è alcun motivo per votare.

E a quanto pare un bel 9% in più rispetto alle passate elezioni regionali è rimasto a casa.

Non sono amante della ginnastica dell’obbedienza, del “fantomatico” diritto di voto.

Votare assomiglia a quell’ora d’aria che ti concedono in galera prima di tornare dietro le sbarre. Non sono parole mie, ma di Fabrizio De André, che prima di molti altri suoi coetanei capì i guasti della democrazia e li musicò.

Come lui e più di lui, qualche anno dopo, ci pensò Giorgio Gaber a menar fendenti al sistema.

Proverò, dunque, a convincervi che astenersi val più che votare “il meno peggio” e che di ragioni i non votanti ne hanno da vendere.

Cosicchè la nostra speranza è che, stasera, quello del “non voto” (astenuti, schede bianche e schede nulle) possa confermarsi il primo partito, come in Francia.

Dire ai politicanti “non in mio nome” è tutt’altro che sentirsi smarriti, è una nuova modalità di orientamento politico.

E’ l’emergere di una originale, e vera, forma di “lotta di classe”, quella che oppone noi, produttori di ricchezza (operai del settore privato, impiegati, liberi professionisti, imprenditori), a loro, predatori e consumatori di ricchezza (dipendenti pubblici e dello Stato, boiardi e politici di ogni ordine e grado).

Oppone chi è costretto a pagare le tasse e chi le tasse le malversa per i propri interessi clientelari. L’astensione è una forma di delegittimazione dello Stato e della casta, è il segnale forte dell’acuirsi dello scontro fra la classe politica e la maggioranza della popolazione, fra coloro che hanno occupato (con ogni mezzo, compresa la legge elettorale del porcellum Calderoli) i palazzacci vari.

Dunque, è soprattutto per una questione di libertà, nonché etica e morale, che vi invito a disertare le cabine. In punta di diritto naturale, il voto è un atto illegittimo in quanto contribuisce ad affermare il dominio di alcuni uomini (politici e burocrati, ergo parassiti) su tutti gli altri.

E non di rado accade che siano persino delle minoranze ad imporre la loro “dittatura democratica”.

A chi sostiene che il voto è sinonimo di democrazia (dal greco, potere del popolo) val la pena ricordare che nel 1921, grazie al voto, in Italia ha preso il potere un tal Benito Mussolini e in Germania, nel 1933, uno squilibrato che di nome faceva Adolf Hitler.

Paradossale no? E’ il voto bellezza! Le dittature non sempre nascono da cruenti colpi di Stato, ma da democraticissime votazioni.

Tutta colpa della sovranità, che anziché risiedere laddove è la sua sede naturale, l’individuo, la si attribuisce ad un ectoplasma tendenzialmente criminale che chiamiamo Stato.

Ecco allora che “la morale dei singoli individui, i loro desideri, le loro passioni e aspirazioni diventano poco meno di briciole di fronte a un ‘Leviatano’ la cui legittimità risale a investiture divine o a concetti astratti quali il bene di tutti”.

Scriveva Ralph Waldo Emerson: “Gli uomini onesti non devono obbedire a leggi troppo cattive”. Dopo il caso delle liste non ammesse e poi riammesse tramite “decreto interpretativo del governo”, perchè  quei “signori” le leggi le interpretano e non le rispettano, io non ci sto  farmi prendere per i fondelli.

Per chi ha letto qualche massima di Roberto Gervaso sa bene che “un governo di onesti è come un bordello di vergini”.

Ergo astenendovi non potranno accusarvi di aver mandato qualche peripatetica in Parlamento.

Infine, una banale curiosità: statisticamente parlando, è molto più probabile che vi accada qualche disgrazia mentre andate al seggio piuttosto che il vostro singolo voto conti qualcosa e determini qualche cambiamento.

Meditate, il vero voto inutile è il voto stesso.

Tratto da Movimentolibertario.it

Chiusa la campagna regionale di Confcontribuenti: 24 i candidati che si impegnano a non aumentare le tasse

29 marzo 2010

Articolo di Diego Menegon

Con la campagna elettorale si conclude anche la raccolta di sottoscrizioni di Confcontribuenti, che ha raccolto nelle ultime settimane 24 firme da parte di candidati disposti ad impegnarsi, in caso di elezione, ad opporsi ad ogni proposta che comporti un aumento della pressione fiscale nella propria regione.

Un utile test per sondare le intenzioni dei candidati regionali all’alba dell’attuazione del federalismo fiscale e la priorità data alla questione (emergenza) tasse.

Utile e controtendenza, in una campagna elettorale che ha completamente ignorato il merito dei programmi, esaminato e commentato da poche voci, tra le quali non manca quella di chicagoblog.

Dei 24 firmatari, due sono candidati alla presidenza: Fiammetta Modena, del PDL, in Umbria e Gianluca Panto, del PNV, in Veneto.

I 22 candidati consiglieri provengono dalle fila di quasi tutti i partiti: 8 del pdl, 6 radicali, 3 delle liste civiche del centrodestra, un firmatario rispettivamente per le liste civiche di centrosinistra, l’UDC, la Rete Liberal Sgarbi, la Lega Nord e, con la firma aggiuntasi oggi, La Destra.

La provenienza geografica dei sottoscrittori è varia, anche se il tema fiscale sembra confermarsi un argomento che fa vibrare la sensibilità soprattutto del Nord, dove sono state raccolte 16 sottoscrizioni, contro le 7 dell’Italia centrale e le 3 del Meridione.

La regione più rappresentata è la Liguria, con 8 candidati firmatari (anche grazie all’attivismo della fervente esponente dell’associazione, la genovese Elisa Serafini); seguono Lazio e Piemonte, con 5 sottoscrizioni, la Puglia (3 firme) e il Veneto (2). Una sola firma in Lombardia, Toscana e Umbria. Due firmatarie concorrono alle elezioni in due regioni.

L’esperimento, inedito in Italia, riprende nello spirito e nella lettera il pledge che l’American for Tax Reform sottopone ai candidati alle elezioni negli USA.

L’iniziativa non si chiude con lo stappo di prosecchi e champagne di lunedì, ma proseguirà con un attento monitoraggio del lavoro svolto in consiglio e in giunta per inchiodare i candidati eletti alle proprie promosse e render noti al pubblico eventuali inadempimenti; un follow-on purtroppo mancato fino ad ora per la mancanza di un’organizzazione rappresentativa dei contribuenti, che pure spesso hanno dovuto assistere al recesso unilaterale e silente di contratti e vincenti proclami nel corso delle campagne elettorali precedenti.

Questi, nel dettaglio, i nomi dei firmatari:

Veneto: Gianluca Panto, candidato alla presidenza del PNV, Luca Schedato, candidato al consiglio del PNV

Umbria: Fiammetta Modena, candidata alla presidenza del PDL

Liguria: Roberto Bagnasco, Francesco Felis, Gino Garibaldi, Gianfranco Gadolla, candidati al consiglio del PDL, Paolo Olcese e Andrea Cevasco, candidati al consiglio della Lista civica per Biasotti Presidente, Pier Giorgio Zumino, candidato al consiglio della Lega Nord, Gino Salvi, candidato al consiglio del La Destra.

Piemonte: Marco del Ciello e Nicola Vono, candidati al consiglio della Lista Bonino Pannella, Bruno Poy, candidato al consiglio nel listino del centrosinistra, Angelo Burzi, candidato al consiglio del PDL, Galgano Palaferri, candidato al consiglio dell’UDC

Lazio: Valeria Manieri e Annalisa Chirico, candidate al consiglio della Lista Bonino-Pannella, Andrea Bernaudo, candidato al consiglio della Lista civica per Polverini, Roberto Alagna, candidato al consiglio della Lista civica cittadini/e per Bonino, Guglielmo Fedeli, candidato al consiglio della Rete Liberal Sgarbi

Puglia: Salvatore Antonaci, Valeria Manieri, Annalisa Chirico, candidate al consiglio della Lista Bonino-Pannella

Toscana: Marco Taradash, candidato al consiglio del PDL

Lombardia: Federica Zanella, candidata al consiglio del PDL

Tratto da Chicago-blog.it

Se ami le Libertà di mercato e dell’individuo e non vuoi che il tuo Veneto diventi uno Zaiambabwe alle urne hai una Indipendente valida opzione di voto

29 marzo 2010

Gianluca Panto, candidato alla Presidenza della Regione Veneto, firma l’Impegno in Difesa dei Contribuenti

29 marzo 2010

Gianluca Panto, 45enne ingegnere trevigiano, è stato il primo candidato alla Presidenza di una regione a firmare l’Impegno in Difesa dei Contribuenti.

Il suo partito, il Partito Nasional Veneto (www.pnveneto.org), si presenta alle elezioni con un programma indipendentista e, in economia, libertario: propone infatti di eliminare tutte le tasse tranne l’imposta sui redditi, per la quale prevede un’aliquota unica del 20%.
Non si pensi però che si tratti di semplici boutade, di proposte populiste votate al “chi la spara più grossa”: il primo presidente del Partito Nasional Veneto è stato Paolo Bernardini, filosofo del liberalismo di fama internazionale, che negli ultimi 15 anni è stato docente in Italia, in Inghilterra, in Australia in Sud Africa, a Hong Kong e in diverse università degli Stati Uniti ed ha lavorato per diversi istituti di ricerca in Italia, in Germania, in Inghilterra e negli Stati Uniti.

Da quando Bernardini è diventato Presidente Emerito del PNV gli è successo Lodovico Pizzati, consulente della World Bank e docente all’Università di Venezia.
Le proposte del PNV, anche la loro così radicale proposta di riduzione delle imposte, poggiano quindi su teorie economiche, filosofiche, sociali e politiche che vanno costantemente conquistando consensi nel panorama politico americano e non solo.
Non stupisce quindi che Gianluca Panto non abbia esitato un attimo a firmare un impegno che gli chiede “solo” di mettere, in caso di elezione alla Presidenza, un veto su qualsiasi proposta che preveda un aumento dell’imposizione fiscale.
Da parte sua la ConfContribuenti accoglie con piacere questa sottoscrizione dell’Impegno a Difesa dei Contribuenti, la prima di un Candidato alla Presidenza di una regione.

Tratto da http://www.confcontribuenti.eu

Facco: Anarchici senza bombe!

28 marzo 2010

Tratto da Movimentolibertario.it

Non voto, dunque cogito, ergo sum. L’aporia democratica raccontata da Saramago

28 marzo 2010

Articolo di Lucio Scudiero

L’arte e la parte insieme mi autorizzano ad affermare che votare scheda bianca è una manifestazione di cecità altrettanto distruttiva dell’altra.

O di lucidità, disse il ministro della giustizia.

Che cosa, domandò il ministro dell’interno, ritenendo di aver udito male.

Ho detto che votare scheda bianca si potrebbe considerare come una manifestazione di lucidità da parte di chi l’ha fatto.

Come osa, in pieno consiglio del governo, pronunciare una simile barbarità antidemocratica, dovrebbe vergognarsi, non sembra neanche un ministro della giustizia, sbottò quello della difesa.”

Una capitale imprecisata di un imprecisato paese.

Elezioni amministrative.

Tre partiti (p.d.d, p.d.s. e p.d.m. ridotti a paradigma gnomico di una libertà di scelta solo parvente) si contendono la guida della città.

A sorpresa la spuntano le schede bianche (il 70% dei voti validi).

Elezioni ripetute, stesso vincitore: le schede bianche assommano all’83% dei voti validi.

Il Governo abbandona la capitale, messa in stato d’assedio, e per il tramite del suo Ministro dell’Interno (anche lui relegato alla dimensione dell’astrazione, simbolo di una istituzione priva di referente spazio – temporale) ordisce piani di depistaggio (un attentato alla metropolitana, un lancio di volantini eversivi sulla città, la costruzione di indizi a carico di una donna che quattro anni prima era rimasta immune da un’epidemia di cecità) nel tentativo di trovare un capro espiatorio per quella che viene definita la sedizione dei “biancosi”.

Nel frattempo, tutt’intorno, la gente continua a vivere in una normalità disarmante, più civile e matura che pria, in un’atmosfera rarefatta e allo stesso tempo pregna di senso politico, capace di spingere il lettore sull’orlo di una nevrosi.

Non capisci e, orfano del conforto di una spiegazione apparente, non ti resta che riflettere.

Sull’arroganza del potere, sull’introspezione della democrazia, sull’eziologia delle scelte collettive, sul ruolo dell’informazione, sulle fondamenta della legittimazione politica quando questa deriva da un voto vuoto, ritualizzato e stanco.

Sono i temi del romanzo Saggio sulla lucidità, scritto dal Nobel per la letteratura Josè Saramago. Mutatis mutandis, sono i temi di una riflessione che, nell’odierna cornice politica italiana, non solo è attualizzabile, ma forse addirittura doverosa.

Gli italiani, checché se ne dica, sono legati alla politica almeno quanto alla pasta, o alla pizza, o al calcio.

In questo paese non c’è discussione, questione o idea che non sia passibile di essere “buttata in politica”.

Viviamo di “panpolitica”, benché spesso trincerati dietro un qualunquismo di maniera e un’insofferenza interessata, dovuta più a insoddisfazioni personalistiche che a sana diffidenza nei confronti della politica, del potere e dello Stato.

Tutto ciò è suffragato dal tasso di partecipazione degli italiani alle elezioni degli ultimi 10 anni, sempre molto alto, tra il 70 e l’80 per cento, qualche volta addirittura maggiore.

Un’anomalia, se confrontato a quello di altri paesi di consolidata tradizione democratica, come Svezia, Regno Unito e Stati Uniti, che è strutturalmente e notoriamente più basso.

Le elezioni regionali di domenica potrebbero presentare, di fronte a questo trend, un elemento di interessante novità, qual è l’astensionismo.

Il precedente delle elezioni regionali francesi di qualche settimana fa è significativo: al primo turno gli elettori recatisi alle urne sono stati meno della metà degli aventi diritto (il 52% non ha votato), con grave nocumento soprattutto per l’Ump, partito di governo del presidente Nicolas Sarkozy.

Come va interpretato l’astensionismo? E’ un attentato alla democrazia? Un’abiura ai propri diritti politici? O piuttosto un esercizio di raziocinio liberale, un inno alla democrazia e alle sue molteplici declinazioni possibili, compresa quella che condurrebbe alla sua autodistruzione?

Torna utile, nel cercare una risposta a questi interrogativi, rimuginare sulle schede bianche di Saggio sulla lucidità.

Votare scheda bianca è, a mio parere, un atto di premeditata partecipazione “eversiva”, possibile e lecito, ma sempre, anche se spontaneo e non organizzato, di matrice sovversiva.

Astenersi dal voto, invece, è una scelta di istintività individuale, l’esercizio negativo di una libertà e di un diritto, quello di voto, che per quanto sia qualificato anche come dovere dalla nostra Costituzione, costituisce un dovere sempre meno di quanto costituisca un diritto, dunque azionabile come non azionabile.

Mentre la scheda bianca tende a mettere sotto scacco la funzionalità democratica delle istituzioni elette, l’astensione ammonisce la politica a non essere autoreferenziale, è la scelta di una società autosufficiente che ricorda alla politica la sua subalternità rispetto agli individui e alla loro libertà di rifiuto.

Nel caso delle regionali italiane, specie nelle regioni del Sud, l’astensione rappresenterebbe la gradita spia di esistenza di un voto d’opinione a cui guardare con positività, un avvisaglia di declino per un voto strutturalmente clientelare.

Se la gente non vota mostra di avere un’opinione solida e matura, non ricattabile né riscattabile attraverso la promessa di uno scambio.

Il tasso di astensione, in quanto non-voto d’opinione, è, secondo me,  inversamente proporzionale a quello di clientelarismo della politica.

Sia chiaro però.

Le opinioni espresse finora non sono e non vogliono essere un invito all’astensione.

Piuttosto, mi piacerebbe che fossero un incentivo ad esprimere, in un caso o nell’altro, una domanda politica seria e meditata.

Che si voti oppure no, lo si faccia rifuggendo la tentazione del baratto.

Tratto da Libertiamo.it

Preghiera della domenica elettorale

28 marzo 2010

Articolo di Oscar Giannino

Il sermone pasquale del libertario è di quel simpaticone di Arnold Kling.

Lo faccio nostro integralmente.

As we approach Passover in 2010, many people are unemployed.

But in a free society, government does not create jobs.

Pharoah created jobs for us.

Moses led us away from those jobs.

Even though those jobs helped to complete public infrastructure.

Even though they were green jobs, where we used our muscles and our backs instead of fossil fuels.

Moses could have been part of the ruling class in Egypt.

He chose freedom instead.

Those of us who followed Moses also chose freedom.

Freedom brings risks.

But we preferred the risks of freedom to the security of bondage.

Do not confuse government with God.

Government cannot miraculously provide us with manna–or health care.

When we look at government, we should not see God.

We should see Pharoah.

Government-worship is Pharoah-worship.

Passover is known as the festival of freedom.

To live in the Jerusalem of a free society, we have to leave the Egypt of the reach of government.

Amen, nei secoli dei secoli: la vera preghiera che vorremmo intonata la domenica del voto.

Tratto da Chicago-blog.it

Promesse elettorali regionali, dal punto di vista del mercato

28 marzo 2010

Articolo di Marco Mura

Le elezioni regionali che decideranno chi sarà a governare 13 regioni italiane per i prossimi cinque anni sono ormai arrivate.

Abbiamo sfogliato i programmi dei principali candidati di ogni regione per capire chi meglio potesse andare incontro alle ragioni del mercato e della libertà economica.

A tal fine abbiamo focalizzato la nostra attenzione su quattro aree fondamentali: fiscalità ed economia; servizi pubblici locali, ove possibile con particolare riguardo a settori delicati quali il TPL e l’energia; la sanità; la scuola.

Ed è solamente sulla base di quanto abbiamo potuto leggere che ci siamo permessi di indicare il candidato, senza quindi considerare le dichiarazioni rese al di fuori dei documenti programmatici, la serietà delle persone, il valore nazionale di cui si caricano queste elezioni e qualsiasi altra questione non attenesse a quanto dichiarato dagli aspiranti governatori.
Chi scrive, si permette di aggiungere che con questo lavoro – il cui solo e unico scopo è quello di rendere un’utilità ai lettori di questo blog – non intende per nulla rinnegare il giudizio negativo, la diffidenza e la scarso entusiasmo che nutre nei confronti della politica.
Ecco un prospetto, regione per regione da Nord a Sud, di quanto ci è sembrato opportuno annotare e dell’eventuale “consiglio di voto” che ne è derivato.

PIEMONTE

Per il centrosinistra è la governatrice in carica Mercedes Bresso a cercare la riconferma.

Fiscalità ed economia

La Bresso è una convinta fautrice di un federalismo fiscale con imposte proprie ed entrate dirette. La promessa esplicita agli elettori è quella di nessun nuovo tributo ma razionalizzazione del sistema: riduzione numero imposte e chiara ripartizione competenze fiscali tra Stato e regione, con la gestione dell’IVA demandata alle regioni.
Si promette di sostenere le proposte mirate alla riduzione dell’IRAP, e si richiede la compartecipazione al gettito IRE e IRES sostitutiva e non aggiuntiva al carico attuale.

Anche in questo programma è prevista, come sarà in tanti altri (tutti, forse) l’applicazione del quoziente famigliare.
Molto apprezzabile l’impegno per l’abolizione progressiva dell’addizionale regionale IRPEF e quello a «ridurre e rendere certi i tempi di pagamento da parte della Pubblica amministrazione».

Servizi pubblici locali

Abbattimento monopolio sistema ferroviario, messa a gara del servizio, trasferimento alla regione della piena competenza sulla rete ferroviaria locale sono i capisaldi del programma, particolarmente attento al trasporto su ferro.

Modernizzazione e potenziamento rete ferroviaria regionale e aumentarne la frequenza, il corollario.
Sostenere nuovi progetti sulla mobilità ciclistica non è certo una priorità per i mercatisti, «depotenziare e razionalizzare il traffico urbano automobilistico» è anzi qualcosa che piace solo se si tratta di una scelta non ideologica che passa per il road pricing, di cui però non si trova traccia nel programma.

Sanità

Fiore all’occhiello del programma «un importantissimo programma di edilizia sanitaria per circa 4 miliardi di euro» e la realizzazione Città della Salute a Torino e Novara.

Non si coglie un particolare interesse per il settore privato.

Scuola

Non si parla di sistema di buoni

* * *

Il contendente è Roberto Cota candidatura fortemente voluta dalla Lega e sostenuta anche dal Pdl.

Fiscalità ed economia

Il programma è in linea con la provenienza politica del candidato.

Assicurare la «politica di finanziamento di tutti gli ammortizzatori sociali, sostenendoli in particolare nei casi di continuità aziendale» non promette bene per le casse regionali.

Da bancarotta o giù di lì, l’idea di «sostenere tutte le realtà economico-imprenditoriali».
Cota ritiene che un tavolo formale di contrattazione con la Fiat sia uno strumento utile. L’istituzione di «un assessorato (o almeno una delega specifica) dedicato alle politiche di internazionalizzazione, marketing e promozione del territorio» piacerà molto agli elettori leghisti, un po’ meno, probabilmente a tutti quelli che ne dovranno finanziare le attività.
Lo slancio di generosità dell’uomo, rischia seriamente di compromettere la credibilità del politico, quando parla di «sostenere le imprese in situazione temporanea di crisi di liquidità al fine di preservare il volume d’affari, ripristinare il livello occupazionale e capitalizzare l’impresa.

A tal fine si prevede la concessione di finanziamenti agevolati».

Servizi pubblici locali

È apprezzabile che la realizzazione della contestata TAV Lione-Torino, sia accompagnata da compensazioni per la comunità locale.

Altre due idee interessanti sono quella di sviluppare il polo alessandrino come area retro portuale ligure, e il rafforzamento e sviluppo del C.I.M. di Novara

Sanità

In caso di «dimostrata carenza di interventi preventivi gli episodi di “malasanità” e “malaffare” costituiranno giusta causa per la sospensione o revoca dell’accreditamento istituzionale delle strutture gestite da enti privati».

La realtà è che se così fosse si rischierebbe non solo di scoraggiare nuovi investimenti, ma indurre le aziende private presenti a trasferirsi altrove.

Scuola

Ottima l’idea della «reintroduzione della legge sul buono scuola».

Ampliamento finanziamento per gli ingressi nelle scuole di specialità mediche.

Candidato suggerito: siamo sinceramente convinti che Roberto Cota sarà un ottimo presidente di regione, ma solamente il giorno in cui supererà la diffidenza nei confronti della sanità privata e realizzerà che anche le casse regionali hanno un fondo.

Per questa tornata, il nostro consiglio è di dare fiducia a Mercedes Bresso la quale al momento offre chiare garanzie a livello di spesa e riduzione della tassazione.

VENETO

Sul sito del candidato leghista Luca Zaia, non c’è un link per scaricare il programma ma uno che recita «scrivi qui il tuo programma».

Comunque, destreggiandosi su un bel blog miniato da immagini, video e banner fotografici, si riescono a cogliere quelli che sembrano i punti programmatici del popolare candidato veneto.

Fiscalità ed economia

Anche in questo, caso, evidentemente un programma molto “sociale”, in linea con il recente corso leghista.

Si legge di «piani di sviluppo che prevedano la compartecipazione nel capitale d’impresa» e dell’istituzione di uno strumento regionale «finalizzato, nel periodo di crisi al credito e alla capitalizzazione delle imprese, con il coinvolgimento delle fondazioni bancarie del territorio e senza applicazione di interessi».

C’è un’intenzione di «favorire e tutelare l’autoimprenditorialità» ma non si spiega bene in che modo.
Abbattimento dei costi e dei tempi burocratici, creazione di una rete di infrastrutture efficiente e moderna, se realmente realizzati non possono che essere salutati con favore.
Un po’ demagogica e da indagare la riproposizione che «la Regione incentiverà la ricapitalizzazione delle imprese e prevederà, per la realizzazione delle opere pubbliche, una quota non inferiore al 30% dei lavori riservata alle piccole e medie imprese unite anche in via temporanea».
Favorire la «partecipazione dei lavoratori alla proprietà e agli utili di impresa con adeguati strumenti e agevolazioni di sostegno finanziario» è probabilmente uno dei diciotto punti della “Carta di Verona”.
Anche l’incremento dei controlli della sicurezza sul lavoro è un’attività che rischia facilmente di distruggere più ricchezza che non salvare vite.

Servizi pubblici locali

Il futuro presidente (non stiamo a raccontarcela, su) si dice favorevole alle energie rinnovabili e insofferente al «monopolio quasi totale dell’Enel».

Assieme agli interventi di potenziamento delle reti viarie – soprattutto ferroviarie – con il coinvolgimento anche delle piccole e medie imprese locali è prevista una «espansione attività portuali e logistiche su parte delle aree bonificate di Porto Marghera».

Sanità

Colpevolmente poco interessato alla sanità.

«È un tema – afferma Zaia in un’intervista sempre leggibile sul sito – che non conosco a fondo, sono sincero».

Complimenti alla sincerità e, nel frattempo, via una valanga di punti: vi sono colpe che non trovano scusanti.

Scuola

«Noi intravediamo la scuola non statale come pilastro della nostra politica educativa».

Il federalismo fiscale porterebbe al compimento di una riforma basata sui buoni scuola.

* * *

Giuseppe Bortolussi è il candidato che il centrosinistra ha scelto per tentare di ottenere una dignitosa sconfitta.

Fiscalità ed economia

Si parla di un generico impegno a «ridurre le tasse e la burocrazia che gravano sulle imprese», «dare un definitivo impulso all’Osservatorio Regionale sugli studi di settore» e
«potenziare le risorse per stabilizzare i lavoratori atipici e mantenere gli ammortizzatori sociali estesi in deroga ai lavoratori dipendenti  delle piccole e micro imprese».

Servizi pubblici locali

«Accelerare la realizzazione della TAV», altre opere – le stesse, in parte citate da Zaia – da realizzare «concordandole, per quanto possibile, con le popolazioni interessate».
L’attenzione è all’efficienza energetica e incentivi alla produzione di «energia a basso impatto ambientale».

Sanità

Una serie di prescrizioni di miglioramento delle prestazioni, dimezzamento dei tempi d’attesa e il sostegno a disabili e non autosufficienti.

Scuola

«Incentivare l’incontro tra il sistema della formazione (scuola secondaria, università, specializzazioni) e mercato del lavoro, attraverso azioni di coordinamento che coinvolgano le strutture di collocamento sia private che pubbliche»

Candidato suggerito: sono entrambi ben distanti dal nostro gradimento.

Certo, se quella di Giuseppe Bortolussi fosse una sconfitta anziché una disfatta, non ci sarebbe nulla di male.

LOMBARDIA

Partiamo dal programma del governatore attualmente in carica, Roberto Formigoni.

Il documento è lungo e riccamente impreziosito dagli innumerevoli risultati raggiunti nei  lunghi anni trascorsi alla guida del Pirellone.

Fiscalità ed economia

Formigoni è l’unico candidato in Italia in cui la definizione di «modalità innovative per il reperimento di risorse pubbliche e private per finanziare le grandi opere infrastrutturali» possa essere letto con tono rassicurante.
Doverosa, nella regione più produttiva e dinamica d’Italia, la promozione dell’informatizzazione delle agenzie di dogana per l’ottimizzazione delle tempistiche e la formulazione dei controlli.

Servizi pubblici locali

Se negli anni scorsi tanto è stato fatto, molto ancora vuole essere fatto: completamento infrastrutture di accesso all’Expo; potenziamento accessibilità Malpensa (di cui, a dire il vero, noi siamo tutt’altro che sostenitori), prolungamento linee M1, M2, M3 e realizzazione nuove tratte M4, M5 (per chi non lo sapesse, si tratta del sistema di TPL più affidabile della Regione).
Previsti nuovi collegamenti stradali e ferroviari che vadano a meglio completare la più importante rete italiana.
In linea con quanto già fatto, «favorire nuove partnership pubblico privato sul territorio per migliorare efficienza e qualità dei servizi di trasporto pubblico locale».

Degli interventi di realizzazione di grandi percorsi ciclabili non siamo particolarmente entusiasti, ma è sufficiente che lo siano i numerosissimi ciclisti lombardi.
Toccasana per le tante aziende, il completamento diffusione della banda larga e favori mento copertura banda larga ultra veloce sul 50% del territorio

Sanità

Anche in questo caso, al Governatore non rimane che puntare a terminare quanto già intrapreso. Sostegno alla programmazione dei percorsi di cura, rafforzamento strumenti di comunicazione e informazione, prosecuzione dell’esperimento della Dote Sanitaria.

Scuola

Nuove modalità di finanziamento degli istituti scolastici, che tengano conto del numero degli studenti.

* * *

Filippo Penati è l’alter ego di Bortolussi in Lombardia.

Il suo non è un vero e proprio programma, quanto più una pur educata denuncia delle presunte manchevolezze del Governo nazionale e regionale attualemtne in carica.

Fiscalità ed economia

Riorganizzazione dell’Irpef in funzione del carico famigliare e rimborsabilità spese cura dei figli. Non si capisce perché l’Irap debba essere rimodulata soprattutto a vantaggio della piccola impresa.

Lodevole, ma in sentore di demagogia, l’impegno a non aumentare gli “emolumenti” di consiglieri e assessori per tutto il mandato, a ridimensionare allo stretto necessario gli organi politici e ridurre del 30% le auto blu.

Servizi pubblici locali

Imposizione più severi limiti di velocità e controllo delle emissioni, non vanno molto d’accordo con la nostra visione della mobilità.

Il road pricing sì, invece, e ne prendiamo atto con piacere.

Penati parla anche dell’istituzione di un’agenzia regionale dei trasporti indipendente per regolare i servizi e gestire le procedure di gara.

Sanità

Si leggono quasi esclusivamente educate (e davvero ingenerose, se possiamo permetterci) invettive contro il presunto malgoverno precedente, il cui rimedio pare di capire sarà la lotta alla politicizzazione della sanità.

Campa cavallo…

Scuola

Riprendere «con nuovo vigore le politiche di sostegno al diritto e allo studio» e apertura di scuole politecniche sono cardini del programma del candidato di sinistra.

Candidato suggerito: Roberto Formigoni, anche perché chiunque viva o abbia vissuto in Lombardia nell’ultimo decennio difficilmente può essere tentato da un’“alternativa” a quello che sinceramente ci è parso il migliore dei governi regionali possibili in Italia.

LIGURIA

Per il centrosinistra è ancora Claudio Burlando, presidente in carica, a cercare la riconferma.

In questo caso, come spesso capiterà con i governatori uscenti, il documento che leggiamo è più la celebrazione di quanto fatto nel corso del precedente mandato che un programma preciso.

È un po’ un mix di quello che si legge nei documenti degli altri aspiranti governatori di centrosinistra: sostegno al lavoro e alle imprese, tutela dell’ambiente, energie rinnovabili, acqua pubblica…

Fiscalità ed economia

Generica promessa che «sarà affrontato subito il progetto di operare con tutte le competenze possibili per ridurre la burocrazia, accorciare i tempi per ogni pratica».

Servizi pubblici locali

Grande enfasi sull’acqua pubblica e la raccolta differenziata.

A noi, è noto, non piace né l’una né l’altra.

L’attuale Governatore si vanta di come la Regione Liguria abbia «aumentato in questi anni il proprio sostegno al trasporto pubblico locale», investimenti, finanziamenti e nuovi acquisti. Eppure, si riconosce, «permangono inefficienze spesso clamorose del servizio ferroviario».

Le responsabilità? «Vanno ascritte a Trenitalia e al governo».

Sanità

«La centralità del servizio pubblico dovrà garantire anche un rapporto virtuoso con i comparti della sanità privata che rispondono agli standard stabiliti».

Scuola

«La Regione sostiene gli insegnati precari che hanno perso il posto».

Ma non parla di scuola privata.

* * *

Passiamo dunque al programma dell’antagonista Sandro Biasotti, espressione della coalizione di centrodestra.

Fiscalità ed economia

Si promettono misure di semplificazione amministrativa per le imprese, che gradiamo.

Molto meno, invece, la previsione di un “assessorato del Mare”.

Bene la riduzione costi di registrazione di un’impresa, del tempo necessario per fondarne una (da portare a meno di una settimana) e di quello necessario (da stabilire in due mesi) all’avvio della sua attività.
Si parla di credito agevolato per le imprese ma, in tutta franchezza, sentire parlare di «utilizzare le risorse a vantaggio di una seria politica industriale» non è, in realtà, molto incoraggiante.

Così per il «mantenimento di un giusto rapporto tra piccola, media e grande distribuzione».

Servizi pubblici locali

Prevista la realizzazione importanti snodi stradali, potenziamenti ferroviari e dei tunnel che i liguri aspettano da tempo.

Lodevolmente l’aspirante governatore si dichiara contrario alla «realizzazione di una società unica regionale per il trasporto».

Per il porto di Genova, parla di «quanto sia essenziale essere competitivi ed entrare all’interno di un sistema concorrenziale».

Buona l’idea – in mancanza di meglio – dell’istituzione di uno «sportello unico doganale» che consenta la facilitazione degli adempimenti fiscali.

Sanità

Il candidato promette che se eletto «la prima regola sarà: fuori la politica dalla sanità!». Evidentemente lo slogan piace.

Si parla poi di domiciliazione sanitaria e «incremento della distribuzione diretta dei farmaci».

Forse, la politica starà fuori dalla sanità, ma neppure il privato sembra avere molte possibilità di starci dentro, visto che il solo timido accenno ad esso lo si trova nel paragrafetto dedicata all’accorciamento dei tempi d’attesa e a riguardo delle aree di assistenza lacunose, «in cui si potranno prevedere forme di collaborazione».

Scuola

L’idea in materia è precisa e ben spiegata: «Intendiamo riproporre il “buono scuola” [...], si tratta di una sorte di “dote scuola” che accompagna il percorso formativo ed educativo dei ragazzi dai 6 ai 18 anni.

Questa iniziativa è indirizzata alle Scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado e a chi frequenta i corsi triennali di formazione professionale, garantisce la libertà di scelta delle famiglie e il diritto allo studio di ciascuno, premiando il merito e l’eccellenza».

Candidato suggerito: Sandro Biasotti, che esce molto bene sul tema della scuola, ma a dire il vero per il resto si avvantaggia molto dal beneficio del dubbio che è giusto concedere allo sfidante.

EMILIA ROMAGNA

In Emilia Romagna è Vasco Errani, presidente in carica, a essere in corsa per il terzo rinnovo.

Fiscalità ed economia

Il «sistema di welfare capillare e diffuso» sarà anche la norma nella Regione, ma fa talmente a pugni con il secondo punto della sezione economia – «un tessuto produttivo robusto e competitivo»  – da screditare in partenza renderebbe inutile il proseguimento della lettura.

Dove si parla di sostegno all’occupazione, incentivi alle imprese e sviluppo di un sistema di reti: ma non di abbassamento delle imposte.
Sulla riduzione delle imposte (di cui si parla nel paragrafo sulla finanza e non su quello dedicato all’economia) sembra rimbalzarsi la responsabilità a quel federalismo fiscale che «deve essere la chiave di una complessiva riforma fiscale per rendere più equo il prelievo sul lavoro e le imprese (intervenendo su IRAP e IRPEF) e contrastando strutturalmente l’evasione fiscale».

Servizi pubblici locali

Si parla di crescita del passeggeri del TPL, di quello ferroviario e incremento di mobilità ciclabile. Peccato che l’«investire in modo congruo sul sistema ferroviario regionale», ad esempio, non sembri accompagnato da intenti di apertura al privato.

Uno degli obiettivi principali di Errani è la riduzione del traffico veicolare (da realizzarsi anche tramite un potenziamento dei parcheggi scambiatori e del trasporto pubblico).
Trova spazio quella «difesa e contenimento dell’uso del suolo» che – come già nel caso di molte altre regioni governate dal centrosinistra – ha significato le lacrime degli addetti al comparto edile e la gioia smisurata degli speculatori.
In definitiva il testo appare molto vago, con nessun impegno concreto.

Trova però spazio per “stigmatizzare” la decisione del Governo riguardante la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, che comprende la privatizzazione dell’acqua, contro cui, in particolare, la Regione si attiverà perché «l’acqua si confermi a tutti gli effetti un bene pubblico».

Sanità

«La persona al centro dell’assistenza», si legge nella sezione dedicata alla sanità.

«La scelta strategica è quella dell’integrazione dell’offerta dei servizi ai cittadini», dove a essere essenziale al governo della sanità è la partecipazione degli enti locali, cui si strizza l’occhio molto più che agli operatori sanitari, cui ci si limita senza grande enfasi a comunicare che il sistema è «aperto alla collaborazione» ma «è e resterà un sistema pubblico».

Scuola

Dopo essersi lamentato dei tagli del governo nazionale in carica, non sembra offrire proposte specifiche ma solo comuni principi di massima che informino l’eventuale futura legislazione regionale.

* * *

Molto ben scritto il programma dell’Avvocato Anna Maria Bernini, candidata del centrodestra, in cui un mix ottimale tra sintesi e approfondimento rende immediatamente chiari tutti i condivisibili punti di cui è composto.

Fiscalità ed economia

Consolidamento dei fondi stanziati per le imprese e previsione di incentivi per le imprese che assumono.

Buona l’idea di esentare dall’IRAP per cinque anni per le imprese giovani, meglio ancora se resa poi definitiva.

Molto bene l’impegno per un’intesa con l’Antitrust per monitorare gli ostacoli normativi all’operare delle imprese.

Il credito agevolato e la capitalizzazione delle imprese, in particolare PMI, nell’Italia delle banche abbottonate non è mai una cattiva idea, persino se viene dalla regione.
Si segnala anche la previsione di realizzazione di un “taglia-leggi” regionale, l’impegno per la semplificazione normativa, la riduzione dei costi della politica e della burocrazia regionale.
Dimostrazione di coraggio e comprensione della realtà economia l’idea di «favorire strumenti di flessibilità nel rapporto di lavoro».

Coraggioso e giusto anche prevedere «interventi di semplificazione ah hoc a favore dell’edilizia», opportuna la privatizzazione degli alloggi ACER.
A differenza dei candidati leghisti, facilmente inclini alla generosità pubblica, la Bernini vede – a ragione – la «garanzia dei diritti di proprietà degli agricoltori» come il primo e più importante aiuto al settore.

Servizi pubblici locali

Privatizzazione delle società di gestione degli aeroporti; attrazione di risorse private nel trasporto ferroviario mediante lo sviluppo della divisione Trasporto di FER; aggiudicazione dei servizi di trasporto ferroviario tramite gare europee; creazione di un «tavolo con imprenditori privati e società pubbliche per lo sviluppo delle “metro strade”».

Quattro ottime idee.

Sanità

Separazione delle funzioni di controllo/acquisto ed erogazione del servizio; «impulso allo sviluppo del privato di qualità, per garantire la libertà di scelta delle persone e l’aumento di qualità delle prestazioni»; «sviluppo di un sistema di “voucher” per la non autosufficienza», supporto al mantenimento dell’anziano nel suo contesto sociale.

Altre idee eccellenti.

Scuola

È prevista l’istituzione di una “dote scuola”.

Candidato suggerito: Anna Maria Bernini, cui va una nota di merito suppletiva per avere quello che ci è parso di gran lunga il programma di governo migliore di tutti.

ce ne voglia Errani il quale comunque ha già avuto modo di governare per un decennio.

TOSCANA

Sul sito (molto ben curato, forse il più bello tra quelli visitati) di Enrico Rossi è possibile scaricare l’accordo di coalizione “Toscana Democratica” del febbraio 2010, di cui riportiamo i punti salienti.

Fiscalità ed economia

Leggiamo svogliatamente di «tutele e diritti indispensabili per arrestare il processo di precarizzazione che inizia dalla condizione lavorativa e si estende all’intera vita dei nostri giovani».

Non sembra male, però, la promessa di «una drastica semplificazione amministrativa che consenta anche una riduzione della spesa corrente della pubblica amministrazione regionale di 1% all’anno».
Previsione di un «monitoraggio regionale delle imprese medio-grandi con cui condividere strategie di sviluppo e di prevenzione delle crisi industriali e occupazionali».

C’è un qualcosa di sinistro in tutto ciò.

Servizi pubblici locali

Favorire «la progressiva aggregazione su scala regionale degli ambiti territoriali e dei soggetti di gestione dei servizi pubblici locali (rifiuti, acqua, gas, casa, trasporto pubblico locale) per consentire, da un lato, una programmazione e vigilanza regionale, dall’altra, maggiori economie di scala, competitività e qualità del servizio».

Pessima e contraddittoria idea.
Molto meglio, parlare di estensione a tutto il territorio regionale la copertura della rete a banda larga.

Di nuovo male con le «nuove linee di indirizzo per la pianificazione urbanistica e territoriale volte alla costruzione di nuovi spazi pubblici» cui si associa «sviluppare una pianificazione integrata energia-ambiente-sviluppo economico».

La pianificazione è destinata a fallire, quando riuscirete a capirlo? Non parliamo poi dei «progetti sperimentali di social housing».

Il solo pensiero di nuove sperimentazioni in questo fallimentare ambito mette i brividi.

Sanità

«Realizzare le priorità del Piano sanitario regionale in vigore» sono confermati i «piani di investimento per nuovi ospedali e di adeguamento delle strutture esistenti, con un rafforzamento delle iniziative di promozione della salute e delle politiche intersettoriali».

Lodevole, ma chi paga?

Scuola

«Contrastare l’abbandono scolastico prematuro con politiche per l’aumento dei laureati» sarebbe un’ottima idea se solo il nostro sistema scolastico non fosse piagato dalla gratuità e dall’obbligatorietà che riempiono le aule di studenti indolenti e non motivati.

Per quanto riguarda l’università, effettivamente giungono voci di una flessione della disoccupazione tra i laureati in lettere e filosofia…
Forse tra incubatori, spin-off, e finanziamenti regionali integrativi la Regione riuscirebbe anche a portare a compimento l’idea di diventare «un laboratorio di federalismo culturale
».

Rimane oscuro quale sarebbe, se mai fosse contemplato, il ruolo del privato.

* * *

Ci sembra da subito molto valido anche il programma della seconda candidata donna per il centrodestra, Monica Faenzi.

Fiscalità ed economia

L’abolizione dell’addizionale regionale sul bollo auto sarà poca cosa ma non può che far piacere. Così come il già più coraggioso taglio di «numerose agenzie della regione» e l’«abolizione delle Comunità Montane e dei consorzi di Bonifica», veri e propri buchi neri nelle casse di ogni regione.
Suscita entusiasmo che in tema di tagli ai rami inutili, la candidata del centrodestra non veda limiti: «intendo abolire l’inutile, e assai dispendioso, Assessorato al Perdono, alla Riconciliazione e alla Cooperazione internazionale».
La promessa è che «semplificazione amministrativa, competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria saranno i criteri che ispireranno l’azione della Regione».

Più volte nel programma si insiste su una «strategia di contenimento della spesa pubblica».

Servizi pubblici locali

La Faenzi non condivide la riottosità manifestata nei loro programmi dalla stragrande maggioranza degli aspiranti Governatori.

Al contrario «la nostra terra dovrà ospitare un impianto per la produzione di energia nucleare». Più avanti si legge un elogio della «concretezza dell’ecologia liberale».

Costruzione una tangenziale per Firenze e potenziamento del suo aeroporto, ritenuto «complementare con quello pisano».

Encomiabile – e ancor di più, certo, se con denaro privato  – se si considera, ad esempio, quali sono i piani delle candidate laziali in tema di aeroporti.

Si segnala «l’intenzione affidare a un’autorità indipendente il compito di indicare tariffe eque e imporre decenza e trasparenza» nei settori acqua, luce, gas e trasporti.

Sarebbe ovviamente meglio il mercato, ma in mancanza, ci si consola con un second-best.

Fa sempre piacere, infatti, leggere una denuncia della «strumentale falsa liberalizzazione del sistema».

Sanità

Il primo impegno sarà quello di «rendere pubblica e facilmente comprensibile l’informazione sui risultati delle valutazioni delle prestazioni sanitarie delle singole strutture e del sistema nel suo insieme».

Pur non parlando apertamente di sanità privata, l’obiettivo è quello di «immettere un nuovo fattore di governo: la scelta del cittadino, che finalmente influenzi il successo o il fallimento dei servizi» e, una volta acquisita la conoscenza necessaria, «mettere mano al Piano Sanitario Regionale con l’intenzione di provvedere alle dovute modifiche, anche strutturali dell’attuale Sistema Sanitario Regionale».

Scuola

È previsto lo strumento del buono scuola.

Candidato suggerito: Monica Faenzi, della quale lodiamo in particolare il convinto sì all’energia nucleare e la fiducia nei confronti dell’ecologia di mercato.

UMBRIA

Voluminose e dal sapore un po’ veterocomunista le “linee programmatiche” di “un impegno e una sfida collettiva” della candidata di centrosinistra Catiuscia Marini.

Non una «elencazione di temi e questioni, quanto piuttosto una visione dell’Umbria», nelle parole stesse dell’aspirante Presidente.

Questo nonostante nel prosieguo ci si imbatta nella volontà di «globalizzare l’Umbria».

Fiscalità ed economia

«Il welfare è per noi investimento che genera benefici sociali ed economici a tutti i cittadini» mette subito in chiaro la candidata, la quale sembra riporre grandi aspettative nel federalismo fiscale e allo stesso tempo lamenta il rischio che territori a minore capacità fiscale rischino di perdere nel passaggio a un sistema non basato sulla capacita dei «singoli contribuenti».

Nessuna traccia di impegni a favore del taglio delle imposte.

L’unica garanzia, è quella di «presidiare attentamente» perché non venga meno l’attuale gettito garantito dallo Stato centrale.

Servizi pubblici locali

Si percepisce la vicinanza alle ragioni dell’ecologismo, ma non cosa possa significare l’espressione «modelli di produzione energetica democratici e partecipati».

Diversi progetti per sopperire alla «storica carenza di infrastrutture», strade ma anche alta velocità ferroviaria e attenzione all’integrazione intermodale.

Sostegno «alla costituzione della Holding regionale dei trasporti e quindi della azienda unica regionale».

Il che non è certo un bene.

Sanità

Più che trovare il modo di aprire gli spazi al settore privato la preoccupazione sembra quella di arginare i lamentati tagli da parte del governo centrale.

Scuola

Si parla di informatizzazione delle aule, politiche educative, sinergie scuola-lavoro e lifelong learning ma non c’è traccia del buono scuola.

* * *

Elegante nella forma ma deludente nel contenuto il sito di Fiammetta Modena, candidata del Pdl, dove non riusciamo a individuare alcun link per scaricare un programma.

Peggio ancora sul sito del Pdl regionale.

Qualche punto in meno per questo, e cerchiamo di farci un’idea basandoci sulla modesta brochure disponibile sul sito della candidata.

Più che il “programma del fare”, questo sembra un programma da fare.

Forse la candidata punta sulla suo popolarità, ma di questo noi non sappiamo.

Di certo, non rendere fruibile un vero programma di governo è una di quelle cose che andrebbero segnalate nella sezione “segnala gli errori da non ripetere” del sito.

Un errore, che commesso da qual candidato che si prefigge «l’informatizzazione delle pratiche» non lo aiuta certo a guadagnare in credibilità.

Ad amor del vero, va detto che queste sono presentate come mere «priorità» cui si affiancheranno «linee di indirizzo che copriranno l’intero arco della legislatura».

Fiscalità ed economia

Apertamente dichiarata l’ostilità alla burocrazia, definita «un cappio al collo di cittadini, organizzazioni e imprese che limita e opprime».

Accesso al credito facilitato, rimodulazione della fiscalità, finanziamento consorzi fidi.

Buona l’idea di eliminare gli enti inutili: agenzie regionali, comunità montane e Ati.

Mai troppo scontato lo slancio a favore della semplificazione amministrativa, con eliminazione tempi morti per cittadini e imprese e snellimento dei procedimenti.

Servizi pubblici locali

Non pervenuto.

Sanità

Lasciati lì da soli gli intenti di «eliminazione delle liste d’attesa» e «miglioramento della qualità del servizio» sono ascrivibili al dominio del mero wishful thinking.

Scuola

Non pervenuto.

Candidato suggerito: Fiammetta Modena, aggrappandoci soprattutto a quella «rimodulazione della fiscalità», ma senza troppo entusiasmo.

MARCHE

Sul sito di Gian Mario Spacca, presidente uscente della regione Marche, espressione delle forze di centrosinistra, troviamo qualche paragrafo di “priorità programmatiche condivise”.

Fiscalità ed economia

Ammortizzatori sociali per le piccole imprese, «sostegno al reddito per i lavoratori in mobilità e in CIGS e finanziamento della Cassa integrazione guadagni in deroga per le PMI»; «consolidare l’area di protezione sociale con lo strumento normativo del reddito sociale a sostegno di quote deboli della popolazione».

Non è un po’ troppa spesa?
Il sostegno al credito delle PMI e, soprattutto, l’abolizione progressiva dell’addizionale regionale residua sull’IRAP non sembra invece una cattiva idea.
Sulle «nuove forme e strumenti di intervento pubblico regionale per rafforzare le attività di sostegno credito-finanziario e di animazione dello sviluppo del sistema economico» bisogna poter indagare meglio, a scanso di equivoci.
Previsione della «riduzione dei costi della burocrazia, con lotta agli sprechi, taglio di enti inutili, semplificazione legislativa, riduzione di consulenze, spese amministrative e dei “costi della politica”, per liberare risorse aggiuntive per gli impieghi a favore dei cittadini, famiglie e imprese».

Si garantisce la «prosecuzione del contrasto all’evasione».

Fosse quella la priorità delle Marche.
È previsto un «consolidamento del trend di riduzione della pressione fiscale e dell’indebitamento regionale, in un quadro di sostenibilità legato all’evoluzione dei meccanismi applicativi del federalismo fiscale».

Tradotto: visto che con il federalismo fiscale corriamo il rischio di smetterla di beneficiare del denaro proveniente dalle tasche altrui, scordatevi pure una riduzione delle imposte.

Molto male.

Servizi pubblici locali

Incentivi alla crescita delle fonti rinnovabili e obiettivo del «tendenziale equilibrio di autosufficienza energetica su scala provinciale».

Previsti alcuni interventi di sviluppo delle infrastrutture.

Sanità

Tanti bei propositi – politiche di integrazione socio-sanitaria, dimezzamento delle liste d’attesa e processo di semplificazione del modello di governance – ma nessun riferimento alla sanità privata.

Scuola

«Pubblico e privato per finanziare l’industrializzazione del sapere».

Molto sibillino l’impegno per la «riaffermazione del ruolo insostituibile e prioritario della scuola pubblica in un corretto e proficuo rapporto di collaborazione e sostegno con quella paritaria».

* * *

Il candidato del Pdl, Erminio Marinelli, un po’ come il più popolare omologo veneto invita gli elettori a suggerire idee per il programma.

Nella sezione dedicata, non troviamo nulla più che qualche paragrafo striminzito, il rimando alle proposte ricevute dai cittadini e il link “d’ordinanza” «invia la tua proposta».

Fiscalità ed economia

«Alleggerire la pressione fiscale e la burocrazia», creare lavoro, sostenere le imprese. Ma va’?

Servizi pubblici locali

«Salvaguardia del patrimonio costiero» suona molto come l’imposizione ai proprietari di quei vincoli all’edificabilità che chiunque creda nel valore giuridico ed economico della proprietà privata dovrebbe respingere senza se e senza ma.

Sanità

Apprezzabile l’idea di «potenziare il ruolo delle farmacie», ma i restanti punti relativi alla sanità sono troppo sintetici per poter giudicare.

Di certo non leggiamo la parola “privato”.

Scuola

Se «sostenere le scuole statali e quelle paritarie per far scegliere a tutti la migliore istruzione» può essere letto come “istituiamo il bonus scuola”, qualche punto in più al candidato.

Da apprezzare l’ingenua onestà con cui si ripropone di «formare i giovani nelle professioni con meno appeal ma più richieste dal mercato».

Sul sito della federazione regionale del partito che sostiene Marinelli, troviamo una “sintesi del programma del Pdl per le elezioni regionali Marche 2010”, che dovrebbe ragionevolmente costituire il programma cui l’azione dell’eventuale Presidente si informerebbe.

Riduzione dei consiglieri regionali, semplificazione regolamentale, promessa di trasparenza della macchina amministrativa e soppressione enti inutili.

Buono il proposito di ridurre la spesa corrente a favore degli investimenti, ottimo quello della «riduzione della tassazione aggiuntiva in addizionale Irpef, Irap e gas alle famiglie e alle imprese».

Candidato suggerito: Erminio Marinelli?

LAZIO

Con qualche pregiudizio, lo confessiamo, passiamo in rassegna il programma di Renata Polverini.

Fiscalità ed economia

Moltissime le politiche “sociali”, fra le tante l’assegno familiare per il sostegno di figli a carico e disabili e Riconoscimento agli appartenenti del nucleo familiare di un credito (extra tributario) da utilizzare al momento della richiesta di erogazione di servizi e prestazioni forniti, anche indirettamente, dalla Regione.
Lunga è la lista di interventi assistenziali a favore della famiglia, dai mutui agevolati alle giovani coppie, ai bonus bebè e alla “carta senior”.
Potenziamento del fondo di rotazione per le PMI.

Servizi pubblici locali

Previste molte realizzazioni, quasi tutte anche nel programma della Bonino.

Solo che qui la chiusura di Ciampino è chiamata «spostamento dell’aeroporto».

A beneficiarne, ovviamente, Viterbo.

Sanità

Ampio lo spazio dedicato a questo tema, in apertura del programma.

La «concertazione» sarà determinante per la soluzione delle controversie.

Tra le varie previsioni: la domiciliazione del paziente anziano o disabile presso la propria organizzazione, mediante corresponsione di un assegno di cura; la riduzione numero della ASL inglobamento dei presidi ospedalieri in aziende ospedaliere “più moderne”; una «forte riorganizzazione del Distretto sanitario, al fine di garantire un unico livello di governo del sistema territoriale».
Spazio anche all’«infermiere di famiglia» da inserire nel contesto di «ottimizzazione delle scarse risorse disponibili e al contenimento della spesa sanitaria, soprattutto ospedaliera»; in aggiunta è ritenuto prioritario lo sviluppo dell’«assistenza domiciliare integrata».

Si prevede di «potenziare al massimo tutte le forme di distribuzione del farmaco».
«Il privato in convenzione – quello di qualità per intenderci – è, a nostro modo di vedere, una risorsa preziosa del servizio sanitario regionale e non certo un onere», si legge nel paragrafo dedicato all’integrazione pubblico-privato, dove la promessa è quella che «saranno favoriti al massimo i progetti di project financing e le sperimentazioni gestionali miste pubblico-privato».

Scuola

Solite cose lette un po’ su tutti i programmi, con accenti sull’istruzione di qualità e la formazione.

* * *

Se il programma della Polverini ci è sembrato tutt’altro che entusiasmante, delusione viene anche dal programma di Emma Bonino, che ci saremmo aspettati ben più orientato alle ragioni del mercato.

Fiscalità ed economia

«Restituire alle fasce a minor reddito della popolazione l’equivalente di un decimale di punto dell’addizionale IRPEF (50 Ml/€)» e stabilire «forme di rimodulazione regionale delle accise sui combustibili per autotrazione e della fiscalità sui veicoli privati destinate a finanziare investimenti in trasporto pubblico», non sono proprio quei propositi che attirano il voto di un liberale.

Come pure l’aumento del “reddito minimo garantito”.
Non si capisce perché ci debbano essere «premi fiscali per le imprese che stabilizzano trasformando i contratti a tempo determinato e di apprendistato in contratti a tempo indeterminato» e non per le altre.

L’istituzione di un «Fondo di sostegno per agire in modo sistematico nei confronti del lavoro illegale», poi non sembra che un modo di sprecare soldi.

Servizi pubblici locali

Ci fa sobbalzare dalla sedia leggere della «reazione organismo unico responsabile dei trasporti nel territorio della regione, in concorso con il comune di Roma e delle Province, autorità che sarebbe l’unica responsabile regionale nell’offerta di trasporto, tariffazione, contratti di servizio, gare di affidamento dei servizi di trasporto, pianificazione della rete e interventi infrastrutturali».
Come nel caso dell’altra concorrente, ma con un filo di immediatezza in più, anche la Bonino ha intenzione di chiudere Ciampino a favore di Viterbo.

Come dire, presto o tardi vedrete che ci riusciremo per davvero a cacciare Ryanair dall’Italia.
Riconversione totale della rete del Tpl con l’obiettivo della riduzione delle emissioni, in prospettiva a zero: un’altra di quelle cose che non avremmo mai voluto trovare scritte su questo programma.
Eliminazione tra le «sovrapposizioni tra treno e gomma», significa sostituirsi d’imperio alla concorrenza, con la pretesa di sapere meglio del mercato qual è la soluzione migliore per i consumatori.

Sanità

Si legge di «interventi che agiscano sulla spesa in maniera definitiva mediante azioni di carattere strutturale», della necessità e volontà di «riequilibrare la spesa sanitaria oggi accentrata sulle prestazioni ospedaliere».

Occorrerebbe, inoltre, «porre un freno alle esternalizzazioni dei servizi sanitari e delle attività mediche».
Ancora meno rassicurante il fatto che «nel rapporto con la cosiddetta sanità privata, bisognerà rivedere le norme sulle tariffe [...] individuando un sistema di sanzioni efficaci».

Si spera che la necessità di «regole e standard organizzativi comuni tra il settore pubblico e quello privato» non significhi l’imposizione di requisiti insostenibili per il secondo.

Scuola

“Student card” per far beneficiare gli studenti di sconti e agevolazioni ma da non confondere con il bonus scuola.

Candidato suggerito: Renata Polverini.Proprio così.

CAMPANIA

Passiamo ora alla Campania, partendo dal programma di Vincenzo De Luca, espressione della coalizione di centrosinistra.

Fiscalità ed economia

Previsti ampi interventi per la riduzione della burocrazia che tengano conte che «i tempi dell’economia e dello sviluppo sono incompatibili con le lentezze della pubblica amministrazione».

Encomiabile la promessa implicita di agire sui tempi di riscossione dei crediti nei confronti della P.A.

Leggiamo anche della promessa di premiare finanziariamente i «comuni virtuosi».
Svolta nelle politiche di sostegno al reddito: «Basta con forme di sussidio a carattere esclusivamente assistenziale».

Servizi pubblici locali

Obiettivo di estendere a tutta la regione l’accesso a internet a 50 mega entro tre anni. Interventi a favore delle infrastrutture e del recupero della fascia costiera.
Impegno convinto a favore della sicurezza e piano specifico dedicato al recupero della città capoluogo.

Aperta contrarietà – purtroppo – alla costruzione di centrali nucleari.

Sanità

Si promettono «radicali cambiamenti nel settore della Sanità campana».

Con il suo linguaggio schietto e diretto, De Luca, assicura che chi fallirà nella linea di rigore («riequilibrare senza smantellare») «andrà a casa senza se e senza ma».
C’è la promessa della definizione di «regole certe e trasparenti che definiscano la cornice entro la quale si deve configurare l’azione della sanità convenzionata».

Scuola

Non se ne parla.

* * *

Ricca “sintesi” per il programma di Stefano Caldoro, candidato del centrodestra, in gran parte, a dire il vero, dedicata a descrivere la condizione di degrado e decadenza in cui versa la regione.

Il programma vero e proprio sono cento pagine tonde.

Fiscalità ed economia

«Intento di realizzare un’amministrazione al servizio del cittadino la quale non impone regole e procedure fini a se stesse per perpetuare il proprio potere, ma semplifica, agevola e rende le scelte trasparenti ed efficaci».
Apprezzabile la dichiarazione d’intenti relativa alla riscrittura del “patto intergenerazionale”, «così da non far pagare ai nostri figli il prezzo di scelte opportunistiche e conservatrici».

Servizi pubblici locali

Sembra un’ottima idea la redazione di un testo unico per l’edilizia «in grado di eliminare le irragionevoli norme restrittive e le complicazioni procedurali che oggi paralizzano lo sviluppo».

Sanità

Si parla di un «progetto di rilancio e razionalizzazione virtuosa» che metta la Campania in linea con gli standard nazionali sia per prestazioni che per efficienza.
Grande attenzione alla sanità privata e intenzione di «prevedere l’accreditamento definitivo delle strutture sanitarie convenzionate nell’ottica di una tendenziale equiparazione tra il settore pubblico e quello privato, promuovendo la realizzazione di un privato in grado di lavorare in condizioni di eccellenza».

Scuola

Si parla di «cabina di regia per la scuola» ma non di bonus scuola.

Candidato suggerito: Vincenzo De Luca, soprattutto per quel bel virgolettato che abbiamo riportato in apertura.Un uomo concreto.

PUGLIA

Molto chiaro e contraddistinto da un’esposizione per nulla compressa dal bilancio del mandato agli sgoccioli, il programma di Nichi Vendola, popolare candidato della sinistra.

Fiscalità ed economia

Come prevedibile, un programma molto “di sinistra”.

Politiche a favore della stabilizzazione dei lavoratori e delle assunzioni a tempo indeterminato.

Rifinanziamento delle quote regionali per gli ammortizzazioni sociali.

Servizi pubblici locali

Prevista una ricca serie di interventi a favore della mobilità e dell’intermodalità, diffusione dell’infomobilità e un’inaspettata attenzione «a favore dell’autotrasporto».

Interventi finalizzati alla valorizzazione dei porti di Taranto e Brindisi.

Rinnovo parco treni e autobus e «messa in sicurezza della rete stradale regionale».

Secco no al nucleare e agli idrocarburi, sì al turismo (sul sito la sezione è la prima in ordine di apparenza).
Vendola conferma la sua visione secondo cui l’acqua «è un bene comune dell’umanità, come proprietà collettiva, non assoggettabile a leggi di mercato».

Sanità

Specializzazione degli ospedali, creazione di reti di assistenza, puntare sulla prevenzione. Intenzione di proseguire lungo la strada dell’associazionismo dei medici di medicina generale da rafforzare in futuro anche tramite l’informatizzazione della cartella clinica dei medici.
Completamento dei «processi di internalizzazione dei lavoratori della sanità che prima lavoravano per conto di aziende appaltatrici e cooperative»

Scuola

«Il diritto allo studio sarà massicciamente garantito, attraverso variegati servizi a studenti e famiglie».

“Massicciamente” è una parola da regime.

Nessuna traccia di bonus scuola.

* * *

Rocco Palese (Pdl)

Fiscalità ed economia

Si promuovono molte iniziative più o meno lodevoli (accesso al credito, sportelli unici per le imprese e le attività edilizie, riqualificazione aziendale), ma anche in questo caso la domanda da porsi è: come si finanziano? diminuiscono o no l’ingerenza dello Stato nella vita delle imprese e nella libertà di scelta dei cittadini?
Il candidato dichiara la sua volontà di valorizzare «l’operatività della Banca del Mezzogiorno nel favorire l’accesso al credito in stretta integrazione con il sistema dei consorzi fidi», che come abbiamo scritto in passato non è necessariamente una cattiva idea.
Molte misure a favore dell’agricoltura (tra cui l’incentivo alla «formazione di consorzi mono prodotto per accorciare la filiera»), non sono la via giusta per rendere prospera una regione del Meridione.

Servizi pubblici locali

C’è l’impegno a ottenere finanziamenti statali per la realizzazione di una importante serie di interventi.

Palese è l’unico candidato a citare apertamente il protocollo di Kyoto in termini entusiasti e il suo è l’unico programma a recare un inequivocabile e molto slang «NO NUKE».

Sanità

Punta soprattutto su trasparenza e lotta allo spreco il candidato del centrodestra.

Si legge anche di triplicare gli anziani con accesso all’assistenza domiciliare e di «controllo della spesa farmaceutica».

Le solite cose già lette un po’ dappertutto: lotta agli sprechi, potenziamento di servizi e strutture, riduzione liste di attesa (del 100% entro i primi 36 mesi), assistenza domiciliare integrata e via dicendo.

La solita domanda: con quali denari? Ma davvero quello che serve a migliorare il sistema sanitario pugliese è l’istituzione di «efficaci sistemi di controllo di gestione»?

Scuola

Leggiamo di investimenti, borse di studio e necessità di «cambiare rapidamente registro».

Ma non di buoni scuola, sebbene si affermi di sostenere l’ingresso nelle imprese «mediante l’utilizzo intelligente dei voucher e borse di studio/lavoro».

Candidato suggerito: una sana giornata di relax al mare. Le previsioni danno un sole meraviglioso.

BASILICATA

Vito De Filippo, candidato del centrosinistra.

Fiscalità ed economia

Non male, in ambito assistenziale l’idea di voucher da erogare in base a un “parametro d’accesso” ai servizi che sia spendibile dalle famiglie più deboli «esclusivamente per l’acquisto di un bene o servizio essenziale o per il pagamento di una spesa indifferibile, allo scopo di soddisfare bisogni reali e non voluttuari».

Servizi pubblici locali

«Riveste un’importanza fondamentale la revisione dell’organizzazione del trasporto pubblico su gomma senza tralasciare, in prospettiva, una serie di interventi sul sistema di trasporti su ferro per realizzare un riequilibrio e una integrazione modale della mobilità regionale». Realizzazione di 12 nodi intermodali.

Organizzazione di un sistema di bigliettazione unica.

Sanità

Intenzione di proseguire nella realizzazione di un modello organizzativo a rete.

Realizzazione del fascicolo sanitario elettronico del cittadino.

Scuola

Sostegno ai neolaureati ma nessun bonus scuola.

* * *

Nicola Pagliuca, candidato sostenuto dal centrodestra.

Fiscalità ed economia

L’«attuazione di un sistema di project financing per una gestione innovativa dei siti industriali, in particolare quelli che richiedono opere di ampliamento, ammodernamento e completamento» potrebbe rivelarsi una buona idea.
Si contempla un’interessante serie di potenziamenti, promozioni e sostegni, ma non tramite la riduzione della tassazione di competenza regionale.

È comune contemplata la «sperimentazione di strumenti di finanza innovativa».
Potrebbe non essere insensata l’idea di costruire un aeroporto (si parla in realtà di un’«aviosuperficie») in prossimità alla costa metapontina.
Bene la proposta di abolire le comunità montane, male quella di rafforzare il ruolo delle provincie che noi, com’è noto, vorremo piuttosto vedere abolite ovunque.

Servizi pubblici locali

Questi sconosciuti… Si propongono comunque interventi sulle infrastrutture, mirati essenzialmente a favorire le attività del porto di Gioia Tauro.

Sanità

Nulla di innovativo, che non sia «favorire il merito e non l’impegno politico».

Scuola

La parola scuola ricorre una sola volta in tutto il documento: «si propone la creazione di una Scuola di Alta Formazione Politica».

La più grande aspirazione di un presidente lucano, evidentemente.

Candidato suggerito: avrete fatto caso che nella premessa si parlava di un «eventuale» consiglio di voto. Ora sapete perché.

CALABRIA

Giunti ormai alla fine della nostra rassegna, segnaliamo la totale irreperibilità sul web di un programma del Governatore in carica Agazio Loiero.

Ipotizziamo dunque, che il candidato sia particolarmente convinto del proprio operato e di essere talmente in sintonia con i suoi concittadini, da rendere superfluo comunicare quali siano i propri propositi agli elettori.

Ne prendiamo atto.

* * *

Ben organizzato, esaustivo e sintetico quanto basta il programma di Giuseppe Scopelliti, lo sfidante proposto dal centrodestra.

Fiscalità ed economia

Il programma è esplicito: semplificazione della legislazione fiscale, utilizzo della manovra fiscale come  «strumento di sviluppo per imprese e lavoro», sostegno alle famiglie povere, «valorizzazione del ruolo di Garante», potenziamento dell’informazione sulle entrate regionali. Nessun proposito di riduzione, evidentemente.

Servizi pubblici locali

Puntare sull’intermodalità nei trasporti, rinnovare il materiale rotabile e il parco veicolare gommato, realizzare un sistema di integrazione tariffaria.

E anche, si direbbe, dimenticarsi che di questo se ne potrebbe occupare anche il mercato.

Così come dell’auspicato rilancio del porto di gioia Tauro.

Sanità

Definizione di un nuovo piano sanitario regionale «che tenga conto [tra le altre cose] dell’integrazione pubblico/privato» e «attivazione di meccanismi di regolazione del mercato e del rapporto pubblico-privato», si legge nella sezione dedicata alla sanità, che apre il programma del candidato, a sottolinearne la preoccupazione.

C’è anche spazio per un sintetico paragrafo dedicato al “ruolo del privato”: «Ferma restando la necessità di rivedere le norme che regolano l’accreditamento per adeguarle alla domanda, al contesto e alla sostenibilità economica del sistema, occorre che, nel medio termine, il privato che opera nella sanità si renda complementare al servizio pubblico».

Scuola

Tutte cose già viste, incluso il mancato riferimento al bonus scuola.

Candidato suggerito: Giuseppe Scopelliti non supera l’esame, onestamente.

Ma almeno si prende la briga di rendere noto ai calabresi cosa ha intenzione di fare se eletto.

In conclusione, la sconfortante sensazione che si ha dopo la lettura di tutti i programmi è quella che più si scende lo Stivale, più sembra che i programmi siano quasi un orpello di poco conto, una seccatura di cui sono soprattutto gli sfidanti a doversi preoccupare nel tentativo di buttare giù dalla poltrona i governatori in carica, i quali sembrerebbero puntare più sul consenso variamente conquistato negli anni precedenti che su idee alternative.
Per quasi tutti la preoccupazione più assillante è quella di non perdere i finanziamenti gentilmente offerti da qualche altro contribuente, sia esso europeo, lombardo o veneto.

Tutti si aspettano qualcosa dal federalismo fiscale e, allo stesso tempo, sono terrorizzati all’idea che li costringa a fare affidamento sulle proprie forze.
Le elezioni regionali, anche per quanto riguarda le implicazioni indesiderabili, non sono meno importanti e delicate di quelle nazionali.

Si pensi ai casi paradossali – giusto per citare uno dei temi più importanti – del cittadino che voti un candidato assolutamente incline a sostenere il ruolo pubblico nella sanità salvo poi andarsi a curare in Lombardia all’occorrenza.
Purtroppo, dal nostro punto di vista, i migliori programmi in assoluto sono anche quelli che (specie Toscana ed Emilia Romagna) hanno, realisticamente parlando, meno probabilità di essere messi alla prova.
Il pessimismo non è mai d’aiuto, è vero.

Ma proprio non riusciamo a biasimare quello di Luca Ricolfi nell’ultimo capitolo de Il sacco del Nord.

Tratto da Chicago-blog.it

Regionali 2010: La visita “all’unico candidato” presidente della regione Libia

28 marzo 2010

Fisco: Berlusconi, “tasse alte non giustificano evasione”

28 marzo 2010

Tutti possono sentire che le tasse sono troppe, ma questo non giustifica che si possono evadere”.

Lo ha detto il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervistato da Sky tg24.

Il premier ha aggiunto di non aver mai detto che è “moralmente accettabile” evadere le tasse se queste sono alte.

Ho detto che c’e’ una spinta ad evadere ma l’evasione non è mai accettabile”.

Tratto da http://www.asca.it/

Berlusconi dà i numeri e poi va in tilt

27 marzo 2010

Per il premier, grazie al suo governo, la pressione fiscale è calata. Niente di più falso. E’ cresciuta dal 42,9% al 43,2%. Inoltre, appena due mesi fa, Berlusconi e lo stesso Tremonti chiarivano come “una volta per tutte che le tasse non scenderanno”. Ecco le prove.

Articolo di Pietro Salvato

Non sappiamo se davvero ha ragione il segretario del PD, Pierluigi Bersani quando sostiene che “il vento nel Paese sta cambiando” ma di certo, a giudicare dalla buriana mediatica in cui si è cacciato il premier, qualcosa in questo senso s’avverte.

Il Cavaliere, infatti, si è dichiarato molto “più cauto” sull’esito delle elezioni Regionali di domenica e lunedì prossimo.

Questo dopo le previsioni a dir poco trionfalistiche di appena qualche settimana fa, tanto che ha repentinamente spostato l’asticella della vittoria dal numero di Regioni effettivamente conquistate alla sola “maggioranza dei voti dei cittadini“, precisando, peraltro, che “comunque non cambierà nulla in caso di sconfitta“.

E non solo.

Le difficoltà del premier e della maggioranza affiorano in tutta la loro evidenza dal nervosismo che sta montando, proprio in queste ore, quando si tocca lo storico “cavallo di battaglia” berlusconiano del taglio delle tasse.

BERSANI DIXIT… -I dati dicono che quest’anno lavoriamo per lo Stato fino al 23 giugno, è il record.

Non c’è mai stata una pressione fiscale del genere, naturalmente per chi le tasse le paga“.

Così Pierluigi Bersani in modo eloquente ha, di fatto, azzoppato il cavallo berlusconiano, aggiungendo poi: “Oltre alle tasse è aumentata anche l’evasione fiscale e sono aumentati i condoni.

È ora di smetterla con le favole, sulle tasse hanno mancato totalmente l’obiettivo.

Bisogna che qualcuno glielo dica in questo appuntamento elettorale“.

Silvio Berlusconi, colto sul punto, ha cercato di arzigogolare una risposta.

In una delle tante dichiarazioni rilasciate in tv ieri sera, il premier ha sostenuto: “La pressione fiscale che abbiamo ricevuto dal precedente governo era al 43,1% e ora sta al 42,7%.

Un abbassamento seppur minimo, ma c’è la crisi economica“, negando poi di aver mai affermato che l’evasione fiscale “era moralmente accettabile“.

…L’ISTAT CONFERMA E BERLUSCONI FALSIFICA - Entrambe le succitate affermazioni del premier sono però false.

Nel 2009 la pressione fiscale complessiva è risultata pari al 43,2%”.

Lo rese noto lo scorso primo marzo l’Istat, che di tutto è accusabile ma non certo “d’intelligence”con l’opposizione, spiegando inoltre che “il dato è stato superiore rispetto al 42,9% del 2008“.

Non solo, lo stesso istituto nazionale di statistica ha pure confermato che: “le entrate fiscali sono calate dell’1,9% rispetto all’anno precedente nonostante “il provvedimento per il rimpatrio dei capitali detenuti all’estero”, il famoso “scudo fiscale” pro evasori.

Anche la smentita postuma del premier sull’evasione fiscale “moralmente accettabile” è mendace. Infatti, il 27 maggio del 2004 Silvio Berlusconi dichiarò: “Con queste tasse così alte, è normale che i cittadini siano indotti a non pagare“.

Peccato che, allora come oggi, Berlusconi stazionava lui stesso nella “Stanza dei bottoni” di Palazzo Chigi.

Allora come oggi, evidentemente, era in tutt’altre faccende affaccendato?

E CON TREMONTI DI TUTTO, DI PIÙ, DI NIENTE - Tremonti, qualche settimana fa al meeting di Confcommericio a Cernobbio, magari presagendo la futura intemerata elettorale del premier, provò a dare, pure lui, un po’ di numeri.

La signora pressione fiscale non l’ho mai incontrata per strada.

Da parte nostra non c’è mai stata nessun introduzione di nuove tasse né l’aumento delle aliquote.

Se poi aumenta il gettito per effetto dei giochi, questo non è un aumento della pressione fiscale ma semplicemente un beneficio per il fisco“.

Peccato che, come ricordato, per l’Istat nel 2009 “le entrate fiscali sono calate invece dell’1,9%” e tirare in ballo il “gettito dei giochi” è stata una battuta tanto infelice quanto risibile.

Del resto, anche in quel caso, Tremonti non stava facendo altro che smentire sé stesso.

Infatti, appena un paio di mesi prima dell’avvio della campagna elettorale per le Regionali, il ministro dell’Economia dichiarò: “Le tasse non calano.

Non intendiamo assolutamente introdurci in questa campagna elettorale per le elezioni regionali e amministrative con delle promesse di riduzioni delle imposte” .

E ancora, si legge nello stesso articolo: “Berlusconi, inoltre, chiarisce una volta per tutte che le tasse non scenderanno: la crisi e il suo impatto sui conti pubblici, spiega, “non comporta nessuna possibilità di riduzione delle imposte“.

In ogni caso, aggiunge, “quando il bilancio lo consentirà la prima misura sarà il quoziente familiare”.

Anche questa volta vi abbiamo svelato il trucco e trovato l’inganno.

Meditate gente, meditate…

Tratto da Giornalettismo.com

Silvio mi scrive, io gli rispondo

27 marzo 2010

Articolo di Pietro Salvato

Caro Pietro, ti chiedo di essere al mio fianco in questa decisiva settimana…

Così, comincia la lettera di Silvio Berlusconi che ho ricevuto per posta proprio ieri.

Il tono della missiva è colloquiale, amichevole a tratti quasi confidenziale, come si è solito fare tra vecchi amici, insomma.

In allegato, poi, ho trovato pure un comodo depliant pieghevole, in carta patinata ripieno di foto, grafici e tabelle.

Un gesto gentile quello del nostro premier, al quale ho deciso di replicare, approfittando dell’ospitalità concessami da Giornalettismo.com, pubblicamente.

Caro Silvio, ho deciso di risponderti dandoti del tu, senza inutili formalismi e convenzioni che il tuo ruolo e grado istituzionale pure m’imporrebbero.

Ho letto la tua cortese lettera così come la colorata brochure acclusa che gentilmente hai voluto inviarmi.

Un atto generoso che, come sappiamo, ha certamente avuto un costo non indifferente.

Tra le altre cose, mi hai scritto: “A te il compito di coinvolgere i tuoi amici.

Fai loro conoscere quanto abbiamo fatto e quanto ci impegniamo a fare nei prossimi anni, fai loro capire che la scelta di campo di domenica e lunedì riguarda tutti”.

Ti ringrazio per la fiducia che hai voluto accordarmi, ti assicuro che nel mio piccolo provo quasi quotidianamente a far conoscere quanto hai fatto e quanto t’impegni a fare.

Proprio per questo carissimo Silvio, devo dire che la tua lettera ricca di spunti e di trame l’ho trovata, in verità, assai povera di contenuti.

Continui a ripetere oramai da più di quindici anni sempre le stesse cose.

E “la scelta di campo”; e il “bene e il male”, e “l’amore e l’odio”, e “la magistratura militante”.

Continui a scrivere che “la sinistra, invece di misurarsi democraticamente col voto, semina menzogne, invidia e odio”.

E da cosa la evinci? Dal fatto che esisterebbe (uso il condizionale) “Un’opposizione che sa dire solo dei no”.

Silvio, apposta si chiama “o-ppo-si-zio-ne”.

Prova a ragione, cribbio! In democrazia, funziona proprio così.

Ma tu niente, imperterrito e sprezzante del ridicolo, due righe sotto scrivi: “La scelta di campo è oggi più che mai tra il Governo del fare e l’opposizione delle critiche a vuoto delle chiacchiere e degli insulti.

Una sterile propaganda che non può nulla contro i nostri risultati concreti”.

Ho letto con attenzione quello che sostieni di aver fatto, ed  ho controllato, quasi con diligenza certosina, questi tuoi “risultati concreti”.

Sostieni, ad esempio, di aver risolto l’emergenza dei rifiuti a Napoli quando, non più di una settimana fa, proprio sotto i tuoi occhi rigidi e tirati, è bastato uno sciopero dei lavoratori dei Consorzi di bacino per far riversare migliaia di tonnellate di rifiuti per le strade.

Eppure tu e “l’eroe” Bertolaso avete aperto un paio di discariche, persino in un parco naturale (quello del Vesuvio) in deroga a precise normative europee, per farci riversare dentro tutta la “monnezza” possibile ed immaginabile, nella speranza che poi non saturino nel giro di un paio d’anni.

Intanto, la differenziata funziona poco e male e nelle periferie sia delle grandi, sia delle piccole città, il degrado è sotto gli occhi di tutti, tranne quelli di alcuni tg…

Anche se adesso, grazie a certe tue telefonate, sappiamo “il perché”.

Continui ad intestarti il merito di aver cancellato l’Ici omettendo di dire che il 60% di quel taglio, praticato a cominciare dai redditi più bassi, l’aveva già operato (e coperto) il governo Prodi.

Affermi di aver dato una casa a tutti i terremotati de L’Aquila, mentre ancora oggi il centro antico di quella bella quanto martoriata città è inaccessibile, ricoperto da enormi cumuli di macerie e la gran parte della popolazione vive ancora in alberghi o in fabbricati isolati, denominati beffardamente C.A.S.E. posti per di più in località sperdute e disagiate.

Confermi di aver disposto su tutto il territorio nazionale la costruzione di ben 10.000 case popolari (questa volta, si spera vere), trascurando il non secondario particolare che in materia decidono, innanzitutto, gli enti locali e che nessuno o quasi vuole accollarsi l’aggravio di un ulteriore cementificazioni selvaggia.

Scusami caro Silvio ma le bugie – proprio non saprei come altro definirle – più grosse te le sei riservate laddove vorresti dimostrare che il tuo governo è stato a fianco delle famiglie, dei lavoratori e dei giovani che, al più, sono stati solo sfiorati dalla perdurante crisi economica.

Dichiari di aver predisposto ben “9 miliardi per i lavoratori dipendenti finora senza tutele, la detassazione dei premi di produzione e le buone pratiche per favorire il reimpiego dei lavoratori in cassa integrazione o mobilità”.

Silvio, sinceramente, ma ci fai o ci sei? I precari continuano ad essere senza tutele.

Il tuo governo non ha nemmeno i fondi necessari per allungare di soli 6 mesi (sei mesi!) la cassa integrazione, e quei famosi 9 miliardi che ti attesti, tu e Tremonti li avete sottratti dai fondi per le Aree sottosviluppate (Fas) e dalla formazione regionale.

Nonostante questo, il Debito pubblico è schizzato ai livelli del 1993 (al 116% del Pil).

La Spesa pubblica si mangia quasi metà del nostro prodotto interno lordo.

La pressione fiscale è aumentata ulteriormente, nonostante gli scudi e i condoni “salva evasori” che hai copiosamente promosso.

Nel triennio 2008-2011 saremo gli ultimi in Europa per crescita economica.

Questo, mentre l’inflazione, il costo della vita, sale oltre la media europea e la disoccupazione, quella “reale” come conferma Bankitalia, è ben oltre il 10%.

Altro che “uscirne prima e meglio degli altri dalla crisi” come sostieni nelle minuziose didascalie delle tue foto spensierate o nelle quotidiane comparsate televisive, in spregio alla “par condicio”.

Machiavelli sosteneva che “Colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare”.

Silvio, quindi non temere più di tanto.

Queste elezioni, ancora una volta, non saranno un giudizio di Dio.

Gli stronzi sono come i funghi, spuntano sempre dove meno te l’aspetti.

Distinti saluti, tuo Pietro.

Post Scriptum. Silvio vorrei chiederti un’ultima cortesia.

Potrei sapere dove hai raccolto i miei dati anagrafici? La legge 675/96, quella che tutela la “privacy”, ossia la tutela del trattamento ed utilizzo dei dati personali, di fatto lo vieterebbe.

Grazie.

Tratto da Giornalettismo.com

Una scelta di campo: Consigli per un ponderato non voto

27 marzo 2010

Articolo di Z3ruel

Ve lo avevo già annunciato, domenica prossima starò alla larga dalla cabina elettorale.

Devo ammettere che, per quanto il sistema clientelare del Semprevergine mi faccia ribrezzo, son conscio di vivere nella regione italiana dove le cose vanno relativamente meglio, e che quindi, se ci fosse stata qualche probabilità di vittoria per Penati magari avrei anche potuto preferire il voto alla domenica attaccato a qualche falesia del lecchese.

Ad ogni modo, giusto per saziare la mia curiosità e contribuire a dar da mangiare al masochista che è in me, ho passato gli ultimi giorni ascoltando parecchi comizi (torno a ripetere che se RadioRadicale fosse una pay-radio invece che un soggetto che si nutre di finanziamenti pubblici sborserei volentieri i dané per l’abbonamento) e, partendo dal post del buon Marco Mura su Chicago-blog, son andato alla ricerca dei propositi, delle promesse e dei programmi dei vari candidati (nel 2010 non tutte le liste che si presentano alle regionali hanno provveduto a rendere reperibili i propri programmi sul web – ma sì, alla fine chi se ne frega? Penseranno quei mangiaufo dei politici nostrani, chi vuoi che si sbatta a leggere i programmi prima di decidere dove piazzare la propria crocetta? E mica hanno torto…).

Il risultato di questa mia voglia di farmi del male è che per un liberale – non dico neppure per un libertarian – è davvero dura trovare qualcuno che si meriti di esser votato.

A sedici anni dall’annunciata rivoluzione liberale, le proposte “di mercato” dei candidati del PdL sono individuabili in dosi omeopatiche.

Quel poco che c’è, quel pizzico di promessa di cambiamento e di riduzione del ruolo pubblico nella vita dei cittadini, lo si legge solamente nei programmi dei candidati perdenti in partenza.

Un giochino interessante che avrei potuto fare se avessi avuto più tempo, sarebbe stato quello di pubblicare i programmi omettendo di indicarvi i nomi dei partiti che li hanno stesi.

Datemi pure del qualunquista, ma il più delle volte capire quale sia il candidato meno sinistro in lizza per uno scranno da governatore è davvero un’impresa.

Facile che facendo testa o croce ci si avvicini di più alla soluzione rispetto allo star lì a farsi uscire il sangue dalle orecchie a scervellarsi.

Il partito che con ogni probabilità farà il botto sarà la Lega Nord, la vera paladina dell’uomo-massa; unica formazione politica in grado di intercettare le paure degli elettori di ogni classe. Pensi che ogni problema di sicurezza sia dovuto all’immigrazione clandestina? Vota Lega.

Sei un operaio col timore di rimanere senza ammortizzatori sociali? Vota Lega.

Sei un imprenditore che ha paura della Cina brutta e cattiva (ma anche della concorrenza più vicina dell’Est Europa)? Vota Lega.

Sei più papista del papa? Vota Lega.

Potrei proseguire.

Praticamente la Lega è diventata un partito di crociati socialisti.

La fortuna che riscuoteranno alle urne arriverà, più o meno come sempre, grazie al leggerissimo bagaglio di conoscenze economiche dell’uomo-massa-padano (che si distingue dall’uomo-massa-terun solo per la propensione al lavoro – insomma, se la gggente capisse qualcosa di economia e scienze sociali non ci troveremmo nella situazione attuale).

E il PD? L’unica “salvabile” è la Bresso.

Niente di esaltante, s’intenda.

Se poi fate conto che l’alternativa è Roberto Cota… sapete come si dice, “Nel paese dei ciechi quello con un occhio solo fa il sindaco”.

Un’impressione che ho avuto leggendo i programmi e le considerazioni di Mura è che l’introduzione del fake-federalismo fiscale, che prima o poi verrà approvato dalla maggioranza, faccia un po’ tremare le gambe ai candidati delle regioni a sud dell’Emilia Romagna (con l’esclusione del Lazio, che grazie a Roma capitale continuerà a magnare come prima e più di prima) e fregare le mani a quelli del Nord, che già pensano a come spendere quel po’ di spiccioli in più che resteranno a loro disposizione (no, di tagliare veramente le tasse non se ne parla. Non ci sperate!).

Tutto il parapiglia nel quale s’è svolta la campagna elettorale, l’ennesima spinta dei partiti a voler dare un significato nazionale alla chiamata alle urne, ed il solito trasformare ogni votazione in un referendum pro o contro Berlusconi, ha fatto sì che si parlasse pochissimo di sanità.

Considerando che i tre quarti delle spese regionali se ne vanno per coprirne i costi, e che molte amministrazioni hanno creato delle voragini nei propri bilanci proprio a causa delle spese per il servizio sanitario, reputo la mancanza di dibattito su questo tema davvero grave.

Ah, già! M’ero colpevolmente scordato di dirvi che più o meno ogni candidato promette “fuori la politica dalla sanità!”.

E come no! I primari verranno scelti dagli angeli e le convenzioni coi privati verranno stipulate sotto la supervisione della fatina dei denti…

Se proprio volete votare, andate almeno a cercarvi gli elenchi dei candidati che hanno sottoscritto i patti Vendiamo il nostro voto”, iniziativa del Movimento Libertario di Leonardo Facco che ha deciso di pubblicizzare quei candidati che promettevano di supportare pubblicamente la battaglia di Giorgio Fidenato contro il sostituto d’imposta (trovate i nomi dei membri firmatari della lista Bonino-Pannella da un link a lato nella homepage del sito del ML), e “Impegno a difesa dei contribuenti” degli amici della Confcontribuenti, accordo sottoscritto da quei candidati che si sono impegnati a votare contro ogni provvedimento che preveda l’aumento delle imposte regionali (Gionata Pacor sta mettendo in piedi una rete regionale di volontari che terrà sotto controllo la condotta dei firmatari).

Ah già, mi stavo scordando per i nostri lettori veneti che vogliono votare e amano veramente e coerentemente le libertà individuali e l’indipendenza economica della loro Regione l’invito è a votare nel veronese il buon candidato PNV Luca Schenato (alias Yoshi)

mentre in tutto il restante Veneto gli altri candidati consiglieri regionali del Partito Nasional Veneto (PNV) e il loro candidato presidente alla regione Veneto, Gianluca Panto.

Domenico Letizia invece si è candidato nella Lista Bonino-Pannella nella circoscrizione di Napoli e provincia.

(Ulteriori link utili per gli amici campani che volessero saperne di più sul candidato sono i seguenti:

http://www.casertanews.it

http://www.casertanews.it/

http://www.movimentolibertario.it (cercate gli articoli dentro al sito).

Mi raccomando votate pure lui!. (n.d.w)

Ieri sera, mentre ero a tavola discutendo animatamente coi miei a proposito della cena elettorale offerta (coi nostri soldi) dal candidato locale del PdL alla quale avevano partecipato ieri (mannaggia mannaggia, Jinzo! A me non m’hanno invitato!!!), l’immagine de Il Risolutore, più in versione “stùc e pitura fa bela figùra” che mai, è comparsa sullo schermo del 14″ della cucina.

“E’ come sempre una scelta di campo quella che vi chiedo di fare (…)”, al che, quella vecchia comunista di mia nonna se n’è uscita con un bel “Eeeee, scelta di campo, scelta di campo… spero che ti venga un cagotto mentre sei in un campo di ortiche!”.

Mio padre s’è incazzato come se gli avessero aumentato l’aliquota IRPEF del 10%, ed è scoppiato il finimondo.

Che bello, sembrava quasi di essere al tradizionale pranzo di Natale a casa Z3ruel, nella pausa fra le bagige ed il panettone elaborato con la crema di mascarpone, quando scatta la classica discussione politica.

La democrazia è disumanizzante. Cercate di smettere!

Tratto da Residenclave.wordpress.com con integrazioni e segnalazioni da parte del webmaster di questo sito.

Il bando agli Ogm ci costa miliardi. Le stime dell’USDA

27 marzo 2010

Articolo di Giordano Masini

L’United States Department of Agricolture ha stilato un rapporto sulla nostra agricoltura che già dal titolo è tutto un programma: The financial cost to corn growers of Italy’s ban on biotechnology.

Questo è un breve estratto dalla presentazione:

Italian conventional corn growers lose an estimated €175 to €400 per hectare because they are not allowed to grow Bt corn, resulting in total annual losses of €150 million to €350 million.

Since 1998 the total loss to Italian farmers due to the prohibition on Bt corn alone is estimated at €2.4 and €5.1 billion.

Farmers of conventional crops have lower profits because of higher pesticide costs and lower yields due to pest damage.

The Council of State’s recent ruling in favor of Futuragra, the pro-biotech farmers’ association that brought the Ministry of Agriculture to court over its ban on the cultivation of biotech crops in Italy, threw into relief the financial implications of prohibiting biotechnology.

By using conventional seeds, Italian farmers lose millions each year from unnecessary pesticide costs and crop damage.

Ma il nostro Ministero delle Politiche Agricole ha, evidentemente, altre informazioni ed altri consulenti, se il ministro Zaia ha deciso comunque di opporsi in ogni modo alla sentenza del Consiglio di Stato.

Un’ultima annotazione (ad uso di coloro che ritengono di rappresentare gli interessi degli agricoltori): se l’USDA stima che ogni anno le perdite per ogni ettaro di mais convenzionale in Italia si aggirino tra 175 e 400 euro, lo stesso ettaro di terra riceve una cifra oscillante tra zero e 360 euro l’anno circa di sussidio.

(Grazie a BBB per la segnalazione)

Tratto da Chicago-blog.it

Zaia, semina mais, nazicomunisti!

27 marzo 2010

Tratto da Movimentolibertario.it

Zaia, la Lega, il Nazional-Socialismo!

27 marzo 2010

Articolo di Leonardo Facco

Ormai, è certo: la cultura nazionalsocialista può considerarsi l’idem sentire che accomuna i leghisti e i nazicomunisti odierni (adulatori dello Stato a oltranza).

Non che fosse difficile intuirlo, il “Bossi-pensiero” (che in realtà un pensiero non l’ha mai avuto!) degli anni che vanno dal 1998 in poi (allorquando il leader del Carroccio iniziò ad esaltare Zirinovsky e Milosevic) non lasciava dubbi.

La speranza, andata però delusa, era che si trattasse di qualche boutade del “capo”.

Invece… nisba!

A chiudere il cerchio è arrivato Luca Zaia, che – come ha riportato nelle settimane scorse il Corriere della Sera – avrebbe scritto il manifesto della “Rifondazione leghista”, basato sull’elogio dell’Heimat, la crocifissione della tekne e il tutto in una “nuova chiave no-global”.

Lo scritto del ministro dell’Agricoltura (che ha in odio gli O.G.M. ovviamente) ci spiegherebbe quali sono i veri imprenditori, i veri contadini, i veri uomini legati al senso della terra (in antitesi a suo parere con “l’homo metropolitanus“) e all’habitat in cui ha piantato le sue radici, ma prestando attenzione – così riporta l’articolo – all’uso del binomio “terra e sangue“, che ha contraddistinto tanto becerume intellettuale del passato, non poi così lontano.

Non manca, inoltre, un’attacco virulento al mercato che, secondo Zaia, “è un feticcio, ultima versione del pensiero nichilista, che va attaccato attraverso l’uso dei dazi“.

Quanto a citazioni, qui mi fermo.

Senza aver letto il libro, almeno per ora, ciò che balza agli occhi è la puzza stantia di nazionalsocialismo mortifero (se cercate su youtube qualche video di Borghezio mentre in Francia spiega alle teste rasate a cosa servirebbe il localismo ne avrete le conferme), un estremismo illiberale confermato, del resto, dall’affermazione attribuita a Zaia – sempre dal Corriere – che “il vecchio liberismo della Lega è ormai lontanissimo“.

In tutta sincerità, provo sdegno per il populismo (infarcito di richiami alla religione) e la demagogia che fanno del leghismo il totalitarismo del nuovo millennio italiano.

Un leghismo che esalta “l’italianità“, che ha riempito di suoi scherani il sottopotere, che vive di soldi pubblici e parastato.

Un leghismo che le inchieste della magistratura hanno toccato sia in passato (Bossi è stato condannato per la tangente Enimont), che come cita il Corsera il nome di Calderoli è nelle pagine dell’inchiesta legata al crac della Popolare di Lodi.

Sempre il Corsera – ha citato la Lega Nord tra coloro che avrebbero ricevuto soldi da Mokbel, il factotum della maxi-inchiesta sul riciclaggio che coinvolge Fastweb e Telecom).

Ma questi ultimi fatti che ho citato, sono argomenti più stuzzicanti per i Marco Travaglio che per me, che sono consapevole invece che “il potere corrompe”.

Ciò che mi infastidisce è la miseria umana ed intellettuale di certi personaggi politici, che assurgono a salvatori della “patria”, come in passato – soprattutto in tempi di crisi economica – han fatto tutti i dittatori di destra e di sinistra di questo mondo.

Tratto da Movimentolibertario.it


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