Archivio per gennaio 2010

Miller e Conko: Il cibo di Frankenstein

30 gennaio 2010

A cura dell’Istituto Bruno Leoni arriva in Italia il volume Il cibo di Frankenstein (sottotitolato La rivoluzione biotecnologica tra politica e protesta.) degli studiosi americani Henry I. Miller e Gregory Conko.

La tesi sostenuta è che il “mito” del cibo biologico è fasullo e che opporsi al cibo Ogm significa da una parte danneggiare l’alimentazione dei Paesi in via di sviluppo, dall’altra foraggiare il protezionismo agricolo europeo.
Va controcorrente il volume edito da Lindau (26 euro)  scritto da Henry I. Miller, ricercatore della californiana Hoover Institution, e da Gregory Conko, direttore per la sicurezza alimentare del Competitive Enterprise Institute, il libro cerca di confutare quelli che gli autori considerano i troppi luoghi comuni sugli organismi geneticamente modificati (Ogm).

Gli autori sostengono che contrastare lo sviluppo degli Ogm è un’operazione insensata sia sul piano squisitamente alimentare, sia su quello economico.
A livello alimentare, secondo gli autori del libro, sono ormai molti e qualitativamente importanti gli studi che dimostrano come quello del cibo biologico sia più che altro un “mito” da sfatare.

Il punto di partenza della tesi di Miller e Conko – secondo Norman E. Borlaug, professore presso l’International Agriculture Texas University e autore della prefazione del volume – è che appare impossibile nutrire più di 6 miliardi di persone (una parte consistente dei quali vive nei Paesi in via di sviluppo) con la sola agricoltura biologica“.
Ma l’approccio ideologico e spesso antiamericano fa sì che anche in Paesi che hanno una necessità disperata di cibo per sfamare popolazioni povere e sottoalimentate – dall’Angola allo Zimbabwe – rifiutino gli aiuti degli Stati Uniti con la motivazione che essi contengono grano gene-spliced.

Il presidente dello Zambia, Levy Mwanawasa, ha detto che “è meglio morire di fame piuttosto che ingerire qualcosa di tossico”.

Ma di tossico, negli Ogm, c’è ben poco secondo Miller e Conko.

Che anzi rilanciano: “Più di 2.250 varietà di cereali, frumento, riso, zucchine e fagioli sottoposte a mutazione sono state introdotte nella seconda metà del secolo scorso”.

Ormai, aggiungono gli autori, queste colture crescono in oltre cinquanta Paesi del mondo”.
Sul piano economico l’opinione del volume pubblicato in Italia a cura dell’Istituto Bruno Leoni è che essere contro gli Ogm non per ragioni scientifiche ma per motivi ideologici provoca danni incalcolabili sia ai Paesi in via di sviluppo (le colture gene-spliced sono resistenti ai parassiti e quindi non richiedono “cure” a base di pesticidi costose e poco accessibili), sia a quelli ricchi che perdono una grande occasione per eliminare le sovvenzioni statali ai coltivatori di prodotti biologici.
Sarebbe soprattutto il Vecchio continente, per così dire, a darsi la zappa sui piedi: “C’è stato in passato un annullamento dei test sperimentali sugli organismi gene-spliced in Europa. Da un picco piuttosto modesto di 264 esperimenti nel 1997 - scrivono Miller e Conko - si è scesi a soli 35 nel 2002 e a 2 nel primo trimestre del 2003”.
In Italia la politica è tendenzialmente contraria agli Ogm.

Eppure sono molti gli scienziati di fama che sostengono il contrario.

Si parla di nomi celebri come quelli di Garattini, Bonicelli, Dulbecco e Levi-Montalcini che sette anni fa sottoscrissero un manifesto-denuncia contro il divieto di ricerca sugli Ogm.

Oggi la questione è stata rilanciata da un gruppo di ricercatori e addetti del settore italiani.
Sono loro i promotori del progetto salmone.org secondo cui “a sostenere la validità e la sicurezza delle ricerche sugli Ogm si sono schierate in questi anni la Ue, la Fao, l’Onu, l’Organizzazione mondiale della sanità e l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare”.

Recensione di Raffaele Cazzola Hofmann tratta da Confronto, 30 ottobre 2007

Henry I. Miller e Gregory Conko con prefazione di Norman E. Borlaug, traduzione di Buzzacchera T. e Bitetti R. Il cibo di Frankenstein. La rivoluzione biotecnologica tra politica e protesta., Lindau editore (2007), pag. 352, 26,00 €.

Frankenstein odia gli Ogm

30 gennaio 2010

Sentenza per la ricerca verde

Una sentenza del Consiglio di stato ha aperto alla coltivazione in Italia del mais transgenico.

Il ministero, ha sentenziato la Corte, ha 90 giorni di tempo per approvare il regolamento per la coltivazione degli Ogm.

La decisione arriva dopo anni di contenzioso, soprattutto mediatico, che ha impedito alle imprese agricole che lo volessero di coltivare anche gli Ogm autorizzati dalla Ue.

Una di quelle battaglie di retroguardia che l’Italia ama giocare, nascondendosi dietro i vessilli dell’ambiente e del politicamente corretto.
Rita Levi Montalcini e Umberto Veronesi hanno più volte detto che gli Ogm non solo non sono pericolosi, ma vengono coltivati con pratiche meno inquinanti rispetto alle produzioni tradizionali. Crediamo a loro più che al coro dei piedi di piombo in cui sono finiti anche quasi tutti i ministri delle Politiche agricole degli ultimi venti anni che, di cavillo in cavillo, hanno di fatto vietato anche le sperimentazioni.

Salvo poi sedersi comodamente a tavola e mangiare soia, colza e mais transgenici prodotti in tutto il mondo e legittimamente importati in Italia.

Tratto da Ilsole24ore.com

Il “biologico”? Fa bene solo a chi lo produce

30 gennaio 2010

Ricerca inglese fa a pezzi il mito del cibo sano: «Non ci sono prove che nutra di più e meglio»

Articolo di Luigi Grassia

Sembra già di sentire le urla d’incredulità e d’indignazione che si alzano in tutta Italia, dove 8 milioni di persone mangiano di preferenza prodotti biologici pensando di fare del bene alla loro salute; ma insomma la notizia che arriva dall’Inghilterra è che l’«organic food» non ha alcuna qualità positiva che lo distingua dal cibo ordinario, quello ottenuto dai campi e dalle stalle normali dove si usano prodotti chimici: lo certifica la britannica Food Standard Agency, sulla base di uno studio scientifico pluriennale che verrà pubblicato dall’autorevole American Journal of Clinical Nutrition.
Si tratta della ricerca più vasta e approfondita mai compiuta nel mondo su quest’argomento, e con tutti i crismi dell’ufficialità.

Naturalmente nessuno di noi pensa che un singolo studio possa dire la parola definitiva su una questione così complessa e dibattuta da decenni, e siamo fin troppo abituati a leggere un giorno di autorevoli scienziati che dicono che l’acqua fa bene e il giorno dopo di altrettanto autorevoli scienziati che dicono che l’acqua fa venire il cancro.
Esageriamo, ma l’andazzo è questo.

Però, prese tutte queste cautele verbali non si può girare la testa dall’altra parte, quando viene pubblicata una ricerca come questa, perché le scelte devono essere fatte sulla base di un’informazione completa.

Lo studio inglese mette insieme i dati di 50 e più anni di ricerche, tenendo presente tutto quanto scritto e pubblicato sul cibo biologico: sono stati passati allo scanner addirittura 52 mila resoconti scientifici cumulatisi a partire dal lontano 1958.

Ebbene la sintesi del direttore scientifico del progetto, professor Alan Dangour, è che «non emerge prova di alcun beneficio significativo per la salute derivante dal nutrirsi di alimenti cosiddetti biologici. Tracce di minuscole differenze si possono osservare, ma è improbabile che abbiano rilevanza per la salute pubblica».
Chi non è abituato al frasario scientifico potrà forse trovare queste dichiarazioni un po’ contorte e involute, e attribuirle magari a un residuo di incertezza, e invece uno scienziato parla così quando è sicuro di una cosa.

Dangour ammette «una maggior concentrazione di fosforo nei cibi biologici rispetto agli altri»; però aggiunge subito che «il fosforo è disponibile in quasi tutti i cibi. La differenza di contenuto di fosforo fra alimenti biologici e convenzionali non è statisticamente significativa».

Altro esempio: i prodotti biologici sono in media più acidi, e questo li rende più saporiti.

«Ma questa piccola differenza di acidità – dice Dangour – ha a che fare con il gusto, non con la salute».

Tale concessione al maggior sapore dei prodotti biologici è importante perché gli studiosi della Fsa non intendono fare gli ideologi pro o contro, per cui, ad esempio, non si spingono a dire che il costo (superiore) dei cibi biologici corrisponda a soldi buttati: «Si può preferire il cibo biologico, pagandolo di più, perché lo si trova più saporito, oppure perché si ritiene che faccia meno danno all’ambiente in quanto prodotto senza sostanze chimiche. Ma non c’è prova che faccia meglio alla salute del consumatore».
Ma a proposito di sostanze chimiche: possibile che l’uso o il non uso di fertilizzanti e pesticidi (cioè anti-parassitari) non faccia differenza nella qualità dei cibi? Questa è una cosa che tutti credevamo fosse accertata e che non si potesse più mettere in discussione.

Il ritornello del prof. Dangour a questa obiezione è il solito: «L’eventuale sovrappiù di sostanze chimiche riscontrato nei cibi convenzionali rientra nelle ordinarie variazioni statistiche e non ha impatto significativo sulla salute».
Che cosa ne dicono gli esperti italiani? Il prof. Renzo Pellati, del direttivo della Società italiana di scienza dell’alimentazione e autore di «Tutti i cibi dall’A alla Z» (Mondadori), sostiene che la scoperta britannica è una specie di segreto di Pulcinella nella comunità degli scienziati: «Le asserzioni favorevoli ai prodotti biologici sono campate in aria e poco convincenti. In tanti anni non ho mai visto un solo studio, con tutti i crismi, su una rivista scientifica internazionale che documentasse i presunti vantaggi del biologico».
Inoltre, «sui prodotti biologici i controlli lasciano a desiderare, molto più che su quelli tradizionali».

I cibi biologici hanno anche i loro detrattori, secondo cui in mancanza di pesticidi questi prodotti sono pieni di parassiti, che rilasciano deiezioni naturali ma tossiche, e anche cancerogene, quanto e più dei pesticidi.

Su tali rischi non esistono però conferme certe.

Tratto dal LaStampa.it

Dal giudice via libera alla coltivazione di mais ogm. E Zaia sragiona

30 gennaio 2010

Articolo di Piercamillo Falasca

Zaia dixit. La reazione del ministro pro tempore delle Politiche Agricole e Forestali alla sentenza del Consiglio di Stato – che, su ricorso dell’ottimo Silvano Dalla Libera di Futuragra, riconosce il diritto degli agricoltori di seminare varietà di mais ogm iscritte al catalogo comune, in linea con la normativa comunitaria – è di quelle che lasciano esterrefatti.

Secondo Zaia, il giudice amministrativo sconfesserebbe con la sua decisione la “volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e delle Regioni italiane”.

Tra questi, continua la nota del ministro leghista, “quegli agricoltori, ancora una volta la stragrande maggioranza, che non vogliono OGM nei loro campi, consapevoli, innanzitutto, che è il valore identitario delle loro produzioni ad essere messo a repentaglio, la fertilità del loro futuro”.
Non contento, Zaia aggiunge che la coltivazione e la commercializzazione di ogm determinerebbero una nefasta divisione dei consumatori “in abbienti che hanno la possibilità di alimentarsi con cibi biologici e certificati e di classi socialmente disagiate che devono adattarsi al cibo geneticamente modificato”.

Il primo dei due argomenti del ministro è un concentrato di populismo, corporativismo e nazionalismo.

Anzitutto, ciò che vuole la maggioranza degli italiani, a detta di Zaia, prevarrebbe sulle norme, con buona pace di secoli di fini discussioni sul primato della legge e cose simili.

Il principio della dittatura della maggioranza si applicherebbe addirittura per la categoria degli agricoltori, dove i più (ammesso che siano tali, andrebbe verificato quanto il sentimento degli agricoltori sia coincidente con quello delle politicizzatissime associazioni di settore) dovrebbero essere in grado di limitare la libertà d’iniziativa economica degli altri.

Il riferimento al “valore identitario” delle produzioni, infine, è un concetto che Mussolini invidierebbe.

La seconda tesi zaiana è degna di un trattato di microeconomia bolscevica.

Immettere nel mercato prodotti a basso costo, soggetti a controlli di qualità rigorosi, costringerebbe i meno abbienti a mangiare cibi diversi dai sofisticati, costosi e chiccosi prodotti da agricoltura biologica, appannaggio dei ricchi.

Or bene, da questo deriva forse che non consentire il commercio di ogm permetterà ai poveri di assaporare lo stesso cibo dei ricchi? Non potendo spendere meno, le famiglie con un reddito più modesto saranno quindi libere di spendere di più?

A marzo ci sono le elezioni regionali e Luca Zaia è il candidato della coalizione di centrodestra per il Veneto.

Tratto da Chicago-blog.it

Facco: Mais OGM, ad Aprile si seminerà!

30 gennaio 2010

Tratto da Movimentolibertario.it

OGM: Confagricoltura, si sblocca l’impasse che da anni condiziona

30 gennaio 2010

Roma, 29 gen. – Il Consiglio di Stato ha ordinato di completare le procedure di autorizzazione alla coltivazione di mais geneticamente modificato bloccate, come ha affermato il ministero delle Politiche agricole, “nelle more dell’adozione da parte delle Regioni delle norme idonee a garantire la coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e transgeniche“.

La decisione del Consiglio di Stato “costituisce una novita’ di tutto rilievo” commenta il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni.

“Adesso l’Amministrazione ha novanta giorni per dare una risposta alle migliaia di agricoltori che vogliono sapere se e’ possibile o meno utilizzare anche in Italia le moderne biotecnologie di cui tutto il mondo, ma anche altri Paesi europei, usufruiscono“.

Si sblocca cosi’ l’impasse che caratterizza la vicenda nel nostro Paese.

Sono anni, infatti, che non si provvede a disciplinare la materia rinviando il problema.

L’episodio piu’ recente e’ lo stop alle “linee guida” in materia di coesistenza che stavano per essere approvate dalla Conferenza Stato Regioni.

In Italia non si possono utilizzare, nè per la coltivazione nè per la sperimentazione quelle varieta’ transgeniche che hanno gia’ ottenuto l’autorizzazione da parte delle istituzioni comunitarie per la parte che attiene agli aspetti sanitari ed ambientali.

Il paradosso italiano – prosegue Vecchioni – è’ che, mentre si importano e si utilizzano notevoli quantita’ di derivati di mais e soia transgenici, ai nostri produttori si impedisce da anni di accedere a tali innovazioni.

Con un ostracismo ideologico che richiama quel ‘no al nucleare’ che tanto e’ costato negli ultimi anni al sistema Paese.

Intanto il contatore delle perdite dei maiscoltori continua a girare e anche la ricerca scientifica italiana rimane al palo“.

Tratto da http://www.agi.it/

Futuragra: La sentenza del Consiglio di Stato dà ragione agli agricoltori. Seminare mais OGM è un diritto

29 gennaio 2010

Pordenone, 29 gennaio 2009 – Sarà il maiscoltore friulano Silvano Dalla Libera, vicepresidente di Futuragra, l’associazione di imprenditori agricoli che si batte per l’introduzione delle biotecnologie e per la libera scelta degli agricoltori, il primo a poter seminare mais OGM in Italia.
Il Consiglio di Stato, al quale l’agricoltore aveva fatto ricorso perché fosse riconosciuto il suo diritto a scegliere cosa seminare in forza della normativa comunitaria gli ha dato ragione.
La sentenza n° 183 del 19 gennaio 2010 stabilisce che il Ministero delle politiche agricole è tenuto a rilasciare l’autorizzazione alla semina di varietà iscritte al catalogo comune e ha fissato un termine di 90 giorni per il rilascio dell’autorizzazione.

La sentenza è inequivocabile: seminare Ogm è un diritto degli agricoltori e le linee guida sulla coesistenza non sono e non potranno essere un ostacolo all’innovazione, afferma Duilio Campagnolo, Presidente di Futuragra.
Gli agricoltori hanno deciso e andranno avanti.
Le associazioni di categoria facciano adesso la loro parte”.
In sintesi la sentenza chiarisce che:
1) Le regioni non possono avere interesse contrario all’applicazione del diritto comunitario vigente in materia e non intervengono in alcun modo nel procedimento di autorizzazione che è di competenza esclusivamente statale.
2) Il diritto comunitario riconosce il diritto alla scelta della modalità di coltivazione e ‘l’iscrizione di una determinata varietà di semente transgenica nel catalogo comune ha efficacia in tutti i Paesi membri;
3) le varietà di mais geneticamente modificate per le quali è stata richiesta l’autorizzazione alla messa a coltura sono già iscritte nel catalogo comune europeo, e dunque non vi sono ostacoli di carattere sanitario o ambientale che ai sensi dell’art. 23, direttiva 18/2001, giustifichino un intervento precauzionale dello Stato membro in termini di divieto o di limitazione della coltivazione;
4) non si può ritenere che in attesa dei piani di coesistenza regionali, venga meno l’obbligo di istruzione e conclusione dei procedimenti autorizzatori disciplinati, con disposizioni specifiche non toccate, neppure indirettamente, dalla declaratoria di incostituzionalità, da fonti legislative (e regolamentari) diverse dal d.l. n. 279/2004;
5) Sono annullati tutti gli atti impugnati:
a) il provvedimento di diniego opposto a Dalla Libera,
b) la Circolare del 31/03/2006 (nota come circolare Alemanno che subordinava la coltivazione di mais OGM in Italia all’adozione dei piani di coesistenza regionali)
6) Si ordina al Ministero diconcludere il procedimento autorizzatorio conformemente ai principi dettati nella sentenza, cioè dare l’autorizzazione alla semina, nel termine di 90 gg dalla notifica della sentenza o dalla comunicazione;
7) Se il Ministero non dovesse concludere il procedimento autorizzatorio e negasse di nuovo l’autorizzazione è possibile esperire un ricorso per l’ottemperanza e chiedere la nomina di un commissario ad acta.

Tratto da Futuragra.it

Coltivazioni transgeniche: una sentenza cambia tutto

29 gennaio 2010

Articolo di Carlo Zucchi

Mai dire mais.

Questo avrà pensato il Ministero dell’Agricoltura dopo la sentenza di ieri del Consiglio di Stato che ha dato il via libera a Futuragra, impresa agricola dell’imprenditore pordenonese Giorgio Fidenato, per seminare il mais BT di origine transgenica.

La vicenda ha i suoi inizi nella seconda metà del 2006, quando Giorgio Fidenato, oggi salito alle cronache per la sua battaglia sul sostituto d’imposta, decide di usare sui suoi terreni sementi transgeniche.

Poiché coltivare prodotti transgenici è possibile in virtù di una normativa europea non ancora recepita dall’ordinamento italiano, per produrre colture transgeniche come il mais BT occorre l’autorizzazione del Ministero dell’Agricoltura.

Ma alla richiesta di Fidenato, nei primi mesi del 2007, il Ministero dell’Agricoltura dice no, in quanto manca il piano di coesistenza tra coltivazioni transgeniche e non transgeniche che la regione Friuli avrebbe dovuto predisporre.

Fidenato ricorre immediatamente al Tar, ma il ricorso viene bocciato in via pregiudiziale per la mancanza della citazione del soggetto cointeressato nella causa in questione, ossia la regione Friuli Venezia Giulia.

Nel 2008, l’appello al Consiglio di Stato e ieri la sentenza che dà ragione a Fidenato.

Secondo il Consiglio di Stato, il fatto che la Regione Friuli non avesse predisposto il piano di coesistenza non può costituire impedimento al diritto di Fidenato di seminare i suoi terreni a transgenico, in quanto le colture transgeniche sono autorizzate all’interno del mercato europeo. Inoltre il piano di coesistenza si occupa degli aspetti socioeconomici (es. distanza delle coltivazioni
dai terreni confinanti) e non di questioni legate all’ambiente e alla salute.

Con questa sentenza, quindi, il Consiglio di Stato ha intimato al Ministero dell’Agricoltura di dare entro 90 gironi l’autorizzazione a Fidenato per seminare i suoi terreni a transgenico.

Quella del Consiglio di Stato è una sentenza molto importante, che costringe in qualche modo lo Stato italiano a ripensare alle proprie politiche in campo agricolo, aprendo alle coltivazioni transgeniche, nei confronti delle quali, sia che al governo ci fosse la sinistra, sia che ci fosse il centrodestra, ha sempre mostrato un’avversione forte come nessun altro paese europeo.

Ebbene, questa sentenza potrà finalmente aprire questo importante mercato, permettendo agli imprenditori italiani di sperimentare le proprie capacità di innovare anche in campo agricolo e biotecnologico.

Fidenato ha vinto questa battaglia importante.

Importante come quella che con Leonardo Facco e il Movimento Libertario sta portando avanti sul sostituto d’imposta, in merito alla quale ha già fatto ricorso al Tribunale del Lavoro di Pordenone, che l’1 aprile prossimo deciderà se portarlo in discussione davanti alla Corte Costituzionale.

Perché chi l’ha dura la vince.

E Fidenato, che si tratti di ogm o di sostituto d’imposta, quando si è trattato di fare battaglie di libertà ha dimostrato di essere uno che sa andare fino in fondo.

da La voce di Romagna 29/1/2010

Pordenone, una mattinata di Libertà

29 gennaio 2010

Articolo di Paolo Bernardini

Non ero mai stato in vita mia a Pordenone, questa piccola e operosa città della Venetia che per me rappresenta soprattutto un luogo di libri.

Oltre venti anni fa una piccola casa editrice locale, Studio Tesi, aveva mostrato un certo interesse per un mio lavoro, che poi però venne pubblicato a Milano.

Non so se esista ancora.

Ma certamente esiste un altro editore, la Biblioteca dell’Immagine, che coraggiosamente ha pubblicato tutti i “Moralia” di Plutarco, con testo a fronte in greco, a cura di Giuliano Pisani.

Vedo in bella mostra in una libreria del centro i suoi volumi.

Sono a Pordenone, partito all’alba dai colli Euganei, per sostenere la nobile battaglia di Giorgio Fidenato.

Un imprenditore che da tempo rifiuta di farsi gabelliere dello Stato ITA, e farsi gabbare da esso, e paga gli stipendi tutti intieri ai suoi dipendenti, non sottraendo loro quanto dovuto a ITA, ovvero rifiuta l’odioso istituto del “sostituto di imposta”, che sembra a milioni di contribuenti e di datori di lavoro cosa naturale, ma che naturale certamente non è.

In questa fredda giornata ci raduniamo davanti al Tribunale, si aspetta per oggi la sentenza (ma invece alla fine Giorgio ci dirà che è rimandata al primo aprile, come tutti i pesci che si rispettino). C’è l’insostituibile Leo Facco, alfiere del libertarismo, ci sono rappresentanti, compatti e numerosi, del Fronte Furlan; ci sono inviati dei Veneti con tanto di bandiera di San Marco, e non mancano i Radicali, che si fecero promotori, anni fa, di un referendum, boicottato dal governo di ITA, per abolire finalmente il sostituto d’imposta.

Ci sono giovani e simpatici libertari romani, e di ogni dove.

Passano curiosi, sorveglia bonaria la polizia, soggetti anche loro, come colui che scrive, al sostituto d’imposta, con il paradosso che essendo tutti impiegati dello Stato ITA, i ladroni ci prendono con una mano quello che ci danno con l’altra.

Ma questo è un paradosso già bello e spiegato dai libertari, nei suoi aspetti ridicoli.

Distribuiamo “I fogli di Enclave” ai passanti, rivista libertaria quante altre mai, in copertina troneggia un bell’attacco allo Stato, produttore di morte e povertà, e le persone leggono interessate: stanno entrando in una delle istituzioni supreme dello Stato, un Tribunale, in una piazza che porta il venerando nome dei Giustiniani.

Un paradosso divertente, ci sentiamo un poco goliardi tutti.

D’altra parte, basta rivolgere lo sguardo proprio alla piazza, per renderci conto che lo Stato se non morte, quantomeno una bella rovina la porta senz’altro.

Sullo sfondo un bell’edificio, “bagni pubblici”, forse degli anni quaranta, forse precedente, molto elegante, bianco, e naturalmente in rovina.

Ma nel centro della piazza, ecco il piatto forte.

Direttamente da qualche disegnatore rifiutato dalla Marvel, un monumento “ai caduti”, immagino, di oggi e di ieri, una specie di derviscio danzante in bronzo, con tanto di mantello che forma una voluta, un cerchio, perpendicolare al suo passo.

Sul mantello incisi i nomi dei morti illustri, in una specie di ventaglio macabro.

Leggo quello di Falcone e mi domando se gli faccia piacere star lì.

Tutto a spese dei contribuenti: la rovina del bello e il trionfo del brutto.

Ci passo attorno con circospezione: spero che il figuro non si animi, e, forse leggendo nel mio pensiero, non proprio a lui amico, mi fulmini con una mirabolante pistola laser.

Questa è ITA.

L’edificio del Tribunale è decoroso, quantomeno, e intorno pullulano i segni della globalizzazione: un caffè di lusso che si chiama Amman, un venditore di tappeti persiani, la futura sede della Allianz, e anche un ristorantino francesizzante, e di buon augurio, “Barrique”.

Insomma, anche qui siamo nella botte (di ferro) della globalizzazione.

Ma il residuo del passato, lo Stato ITA, irradia i suoi nefasti raggi.

Giorgio lotta contro il sostituto d’imposta.

E’ bene chiarire che istituti come questo nella Venetia libera non ci saranno, apparterranno alle note a piè pagina dei libri sui centocinquant’anni di occupazione sabauda.

Non ci saranno, per una serie di motivi, molto chiari.

Prima di tutto, essi mostrano in quanta poca stima lo Stato tenga i cittadini, soprattutto i meno abbienti, coloro che ricevono uno stipendio fisso.

Vanno depredati subito, questi piccoli pesciolini, questi cefali e sardine, ché non salti loro in mente non solo di evadere (lo Stato presume tutti evasori, come ogni ladro presume che le vittime vogliano tenersi stretta la borsa, perfino a rischio della vita), ma neppure di poter posticipare la vessazione, il tributo debito.

Non sia mai.

Inoltre, un istituto predatorio del genere, preda, appunto, e il datore di lavoro (costretto a svolgere un’attività non retribuita per lo Stato, quando non a dover pagare un consulente del lavoro perché la svolga costui); e il lavoratore, che di fatto si trova in uno stato di svantaggio rispetto agli autonomi.

Ovvero, a questi ultimi lo Stato presta senza interesse, concedendo loro di pagare le tasse ben avanti nell’anno in corso, e per l’anno precedente.

Ora, nel mondo ideale per i tenutari di ITA, in cui tutti pagano le tasse, abbiamo una condizione di netto svantaggio per i soggetti a sostituto d’imposta.

Orbene, a voler fare i costituzionalisti, queste due situazioni implicano una tipica e duplice violazione del dettato (come si dice) della Carta suprema: ovvero, i cittadini non sono tutti uguali davanti alla legge, e a taluni cittadini viene richiesta un’attività lavorativa obbligatoria e non retribuita.

Attenzione, si parla di violazioni che riguardano i principi, i capisaldi insomma, la base di tutto il castello costituzionale.

Insomma, nella Venetia libera niente sostituto d’imposta.

Il gesto grandioso di Fidenato merita tutto il nostro plauso.

Leo e Giorgio distribuiscono un aureo libretto di Miglio buonanima e di Thoreau (il grande libertario americano che prese purtroppo un abbaglio per un assassino psicopatico come l’antischiavista John Brown; ma anche Miglio lo prese per la Lega, quindi sono pari), sulla disobbedienza civile.

Civile, ovvero comunitaria e non violenta.

Lo presenta con eleganza di pensiero Alessandro Vitale; cita Passerin d’Entrèves, maestro di Miglio: “in una società democratica ci dovrebbe essere il maggior posto possibile per il dissenso”.

Ma qui in ITA sono pochi a dissentire, ci si accontenta ormai di poco, va bene se ci pagano lo stipendio, se no speriamo almeno paghino la pensione ai nonni.

Lo potremmo chiamare letargo (ma anche coma).

E poi via a guardare l’Inter in tv, due porno sul web, e magari giocare a “win for life”.

Non tutti, però.

Invito dunque a sostenere Fidenato, Facco, e la libertà.

E a riflettere su obbedienza e civile dissenso, leggendo le splendide pagine di Miglio, un grande intellettuale su cui si è gettata volontariamente una cortina d’oblio, era diventato troppo “libertario” per gli ultrastatalisti della Lega, bassa lega, misero conio.

Il paradosso di ITA è che il sistema partitocratico riesce a svilire perfino la Costituzione.

E a renderla efficace solo ove serva per mantenere un obsoleto, osceno, orribile sistema di dominio sugli individui.

Non che io — come del resto un Maestro del pensiero politico come Miglio — abbia mai avuto in particolare simpatia questa carta dove non compare mai la parola “felicità”, ma nemmeno quella “individuo”, e dove si dice che non si può indire un referendum su materie fiscali (insomma ITA può portar via anche la pelle ai cittadini, e il referendum abrogativo, l’unico concesso, non può venir indetto).

Ma perfino la Costituzione nega cittadinanza al sostituto d’imposta!

Ho sempre pensato che le Kostituzioni siano dei contratti di sfruttamento perpetuo della risorsa cittadino da parte dei suoi governanti, per cui non so neanche se sia il caso che la Venetia libera se ne dia una.

Ma se c’è, che si cerchi di rispettarla.

Neanche questo.

Tanto chi legge più la Costituzione? Noi sì, e in un modo o nell’altro ci vengono i brividi.

Mi avvio, tra i brividi del gelo, alla Stazione.

Sono felice, anche se il giudice ha rinviato.

Credo che esistano tanti giudici, tanti professori come me, tanti membri delle varie “caste” di ITA, che per dirla in un modo che Miglio, finissimo oratore e scrittore, non approverebbe, ne hanno proprio le palle piene.

W Fidenato, W la libertà della Venetia, ma W, innanzi tutto, l’Individuo.

Paolo L. Bernardini Presidente Emerito PNV

Intervista con Fidenato

29 gennaio 2010

Tratto da Movimentolibertario.it

Fidenato: Il giudice deciderà il 1° Aprile prossimo

29 gennaio 2010

La sentenza arriverà il primo Aprile e… “speriamo non sia un pesce“, sostiene Giorgio Fidenato.

Ieri, presso il tribunale di Pordenone, s’è tenuta la seconda udienza del processo che riguarda la vicenda del sostituto d’imposta che coinvolge Giorgio Fidenato, l’imprenditore che dal febbraio del 2009 consegna ai suoi dipendenti tutti i soldi in busta paga!

L’udienza di ieri non la si può considerare interlocutoria, bensì l’udienza definitva che porterà alla sentenza del prossimo aprile, sentenza definitiva, con la quale il giudice Riccio Cobucci deciderà se le motivazioni avanzate da Fidenato – sostenuto dagli avvocati Elnekave e Longo – sono fondate e rimanderanno la vicenda di fronte alla Corte costituzionale.

Ieri, infatti, in aula è emerso che nei confronti dell’dell’imprenditore agricolo di Arba non possono essere sollevate eccezioni particolari da parte dell’INPS, che ha confermato che tutte le azioni di Fidenato sono regolarmente state comunicate agli enti interessati, dal Ministero in giù.

Nessun dipendente, inoltre, ha subito scorretezze in merito alla vicenda ma, anzi, gli stessi dipendenti hanno cercato di adempiere con le loro obbligazioni versando all’Agenzia delle entrate i soldi ricevuti da Fidenato.

Sono ottimista - ha dichiarato Fidenato – anche se tengo le dita incrociate sino al prossimo aprile. Vorrei, comunque, ringraziare tantissimo tutti coloro che sono venuti a sostenermi questa mattina (una trentina di persone ieri N.d.R.). Spero di ritrovarli alla prossima per brindare con loro“.

Ieri, infatti davanti al tribunale si sono appostati, oltre agli azionisti del Movimento Libertario, anche gli esponenti del Fronte Furlan, del PNV, della Life, dei veneti.

Anche l’ex ministro Giancarlo Pagliarini era della partita: “Non si può non sostenere la battaglia di un uomo coraggioso, che pacificamente si sta opponendo ad una delle tante storture di questo Stato, sempre più oppressivo ed inefficiente“.

Al termine dell’udienza, è seguita una conferenza stampa del Movimento Libertario, che ha presentato alcune nuove iniziative per il 2010, fra le quali quella relativa alle prossime elezioni regionali denominata provocatoriamente  VENDIAMO IL NOSTRO VOTO.

Tratto da Movimentolibertario.it

I video del ML della giornata di ieri trasmessi in diretta da Pordenone sulla web-tv

29 gennaio 2010

Ecco i video del Movimento Libertario con la registrazione delle trasmissioni svoltesi in diretta ieri da Pordenone  in occasione della seconda udienza di Giorgio Fidenato sul sostituto d’imposta.

La presentazione della giornata ML a Pordenone con Leonardo Facco:

http://archive2.justin.tv/redirect/archives/2010-1-28/live_user_movimentolibertario_1264671283.flv

Intervista di Leonardo Facco al Prof. Paolo Bernardini (docente università dell’Insumbria) e a Giancarlo Pagliarini (1° parte)

http://archive2.justin.tv/redirect/archives/2010-1-28/live_user_movimentolibertario_1264671586.flv

Intervista di Leonardo Facco a Giancarlo Pagliarini (2° Parte) e a Simeone rappresentante del movimento Front Furlan/ Fronte Friulano (1° Parte)

http://archive3.justin.tv/redirect/redirect/archives/2010-1-28/live_user_movimentolibertario_1264671883.flv

2° parte Intervista a Simeone (rappresentante del movimento Front Furlan/ movimento Friulano), intervista a un rappresentante della LIFE e a Davide Clan ML di Milano da parte di Leonardo Facco

http://archive3.justin.tv/redirect/archives/2010-1-28/live_user_movimentolibertario_1264672184.flv

Conferenza stampa ML con Leonardo Facco, Giorgio Fidenato e Marcello Mazzilli

http://archive3.justin.tv/redirect/redirect/archives/2010-1-28/live_user_movimentolibertario_1264677031.flv

http://archive3.justin.tv/redirect/redirect/archives/2010-1-28/live_user_movimentolibertario_1264677332.flv

http://archive.justin.tv/archives/2010-1-28/live_user_movimentolibertario_1264677634.flv

http://archive.justin.tv/archives/2010-1-28/live_user_movimentolibertario_1264677932.flv

http://archive.justin.tv/archives/2010-1-28/live_user_movimentolibertario_1264678232.flv

http://archive.justin.tv/archives/2010-1-28/live_user_movimentolibertario_1264678534.flv

http://archive.justin.tv/archives/2010-1-28/live_user_movimentolibertario_1264678833.flv

http://archive2.justin.tv/redirect/archives/2010-1-28/live_user_movimentolibertario_1264679132.flv

I filmati sono visionabili nella zona archivio della web-tv del Movimento Libertario.

Fidenato Day: Domani da Pordenone la diretta dell’evento sulla web-tv ML

27 gennaio 2010

A partire dalle 10.30 circa.

Domattina inizierà la diretta sulla Web-tv del Movimento Libertario della manifestazione pacifica a sostegno di Giorgio Fidenato.

Successivamente si terrà la diretta anche della conferenza stampa presso l’Hotel Santin di Pordenone.

Marcello Mazzilli, Resp. Com. ML

Tratto da Movimentolibertario.it

Domani a Pordenone con Fidenato

27 gennaio 2010

Comunicato stampa:

Domattina, 28 gennaio 2010, a partire dalle ore 9.30, Giorgio Fidenato – imprenditore di Pordenone e fondatore del Movimento Libertario – sarà presente in piazza Giustiniano a PORDENONE, sede del Palazzo di Giustizia.

Per sostenere l’iniziativa di Fidenato, il Movimento Libertario organizza un raduno PACIFICO di fronte al tribunale, riduno al quale saranno presenti non solo gli azionisti del movimento stesso, ma anche altri esponenti di formazioni politiche, nonchè singoli individui che appoggiano la battaglia CONTRO IL SOSTITUTO D’IMPOSTA.

L’udienza di domani, la seconda, dopo quella del 19 novembre scorso, dovrebbe chiudere la fase dibattimentale della vicenda e non si esclude che il giudice possa già esprimere il suo parere in merito, rimandando poi la scrittura della sentenza nei giorni a seguire.

Per Facco – amministratore delegato del Movimento Libertario – “sostenere questa iniziativa è non solo un passo importante verso la libertà dallo Stato di ciascuno di noi, ma è anche – ad oggi – l’unico serio esempio di riformismo politico, fondato non su promesse mai mantenute, ma su azioni politiche concrete, figlie di quella disubbidienza civile e di quella resistenza fiscale che sono le parole d’ordine del Movimento Libertario e delle diverse associazioni amiche“.

Sempre domani, presso l’Hotel Santin (in via delle Grazie 9), si terrà una conferenza stampa con lo stesso Fidenato, con Leonardo Facco e con Marcello Mazzilli che, in qualità di responsabile della comunicazione del Movimento Libertario – spiegherà in cosa consiste l’iniziativa “VENDIAMO IL NOSTRO VOTO“, nata in vista delle prossime elezioni regionale ed a sostegno di quanto Fidenato sta facendo.

Tratto da Movimentolibertario.it

Sostituto d’imposta: Conferenza ML al CIDAS

27 gennaio 2010

Il CIDAS di Torino ha ospitato giovedì 21 gennaio un incontro in cui si è parlato dell’ultima battaglia portata avanti dal Movimento Libetario, quella contro il sostituto d’imposta.

Ospiti dell’incontro: Leonardo Facco Amministratore Delegato del ML e Giorgio Fidenato l’imprenditore, presidente di Agricoltori Federati.

Giorgio Fidenato ha aperto la battaglia contro tale iniqua imposta non effettuando più il sostituto d’imposta ai suoi dipendenti, dando quindi in busta paga tutta la loro retribuzione.

Ha presieduto al dibattito Alberto Marcheselli docente di diritto tributario all’Università Di Torino.

Ecco alcuni momenti degli interventi rispettivamente di Leonardo Facco e Giorgio Fidenato:

La registrazione della serata è disponibile frazionata in parti all’indirizzo della web-Tv del Movimento Libertario.

Vi ricordiamo che domani 28 gennaio 2010 è il giorno della seconda e risolutiva udienza a Pordenone sul sostituto d’imposta di Giorgio Fidenato.

Il giudice del lavoro dovrà stabilire se il ricorso presentato da Fidenato per sollevare la questione di Costituzionalità del sostituto d’imposta ha fondamento, così da portare di fronte alla Corte Costituzionale questa battaglia di libertà.

Il Movimento Fidenato, questo sito e i soggetti che supportano tale battaglia di libertà vi invitano a partecipare all’evento aspettandovi numerosi all’appuntamento.

Ulteriori informazioni sono presenti sulle pagine del sito del Movimento Libertario il programma della giornata di domani è disponibile in questo articolo da noi riportato.

Canone, la Rai attacca. Ecco come difendersi

26 gennaio 2010

Articolo di Felice Manti

È partita l’offensiva della Rai, più veloce della luce, contro i «disobbedienti» che hanno chiesto la disdetta del canone della tv pubblica.

I lettori del Giornale che hanno aderito alla nostra campagna sono stati «prontamente» (e quasi minacciosamente) messi sull’avviso.

«Diteci dove abitate e quanti televisori avete e dateci un recapito per fissare un appuntamento e suggellare le vostre tv. Avete solo 15 giorni», recita sostanzialmente la missiva dell’Agenzia delle Entrate arrivata a casa delle migliaia di telespettatori stanchi della sinistra deriva della Rai e intenzionati a chiudere i conti, quelli veri, con Viale Mazzini.

Stavolta il carrozzone della tv pubblica si è mosso con una rapidità da ghepardo, perché ha paura di perderci un bel po’ di quattrini.

E adesso?
Niente paura.

Nessuno può varcare la soglia di casa vostra a suggellare la tv senza il vostro consenso o un mandato del giudice.

È vero che la lettera fissa un termine di 15 giorni entro i quali rispondere, ma è anche vero che la lettera è stata inviata per posta ordinaria, non per raccomandata.

Questo significa che è sostanzialmente impossibile per il mittente stabilire la data esatta e persino l’eventuale ricezione della missiva.

È una «scelta» sulla quale è opportuno un ragionamento che faremo più avanti.

L’altro elemento sul quale ragionare è l’espresso riferimento alla «richiesta di suggellamento» e non già della richiesta di rescissione del canone Rai.

È pur vero che all’inizio l’Agenzia delle Entrate scrive «per rendere efficace la denuncia di cessazione…» rispondete con i vostri dati, eccetera, ma è altrettanto vero che un passaggio successivo recita: «La mancata restituzione della dichiarazione (…) renderà definitivamente inefficace la richiesta di suggellamento da Lei inoltrata».

Ecco il punto.
La disdetta del canone, come peraltro conferma Alessandro Drei, legale di una delle associazioni dei consumatori, è un aspetto: il suggellamento della tv è un’altro.

Dunque, stando a quanto recita la lettera, la richiesta di rescissione del canone vive di vita propria e non è necessariamente subordinata all’effettivo suggellamento della tv: quest’operazione è un elemento, potremmo dire, «accessorio» alla disdetta.

La cui validità non può essere scalfita da una lettera ordinaria.
Peraltro, come tutti sanno, l’Agenzia delle Entrate è già a conoscenza di tutte le informazioni che richiede tramite la lettera: residenza anagrafica, composizione della famiglia, eccetera.

Perché dunque chiedere all’utente elementi di cui si è già a conoscenza? Questa domanda andrebbe rivolta all’Erario, ma proviamo ad azzardare una risposta.

Il fisco ha sempre fame di notizie e di riscontri, da incrociare con una serie di altre informazioni in suo possesso ma non immediatamente verificabili senza «avvertire» l’utente che è nel mirino.

Tra il 2002 e il 2005 alcuni solerti impiegati Rai andarono in giro per l’Italia a far firmare ai cittadini documenti in cui, senza far alcun riferimento al canone, si doveva rispondere all’innocente domanda: «Lei possiede una tv?».

Nel 2006, durante il tragicomico biennio Prodi-Visco, le risposte vennero messe in un magico frullatore, e l’esito fu mefitico (almeno secondo i giornali di allora): l’elenco con nome e cognome di qualche decina di migliaia di «evasori» venne girato alla Guardia di Finanza con la consegna di far pagare loro, tra arretrati e more, circa 400 euro a testa.
In molti sembrano dunque intenzionati a non dare alcun seguito a questa missiva.

Altri, invece, hanno già risposto.

E ora aspettano che qualcuno in divisa, nella data concordata dall’utente «decanonizzato» (altrimenti, va chiarito, serve un mandato della magistratura) venga a casa loro a infilare la tv in un sacco di juta, metterci due sigilli di piombo con la cera lacca e amen.

Succederà davvero? È presto per dirlo.

Ma secondo le associazioni di consumatori, sarà molto difficile che avvenga.

Gli ultimi suggellamenti di cui si ha notizia risalgono a una trentina d’anni fa.

E quelle tv «insaccate» allora sono autentici pezzi d’antiquariato.

Che su eBay, pare, valgono un sacco di soldi.

Da Il Giornale

Fisco, si lavora quattro ore al giorno per le tasse e la “libertà tributaria”

26 gennaio 2010

Pressione fiscale al 47%: per pagare il Fisco nel 2010 bisogna lavorare un giorno di più e la libertà tributaria arriva il 23 giugno dopo 173 giorni

Per pagare il Fisco nel 2010 bisognerà lavorare un giorno di più e la “libertà tributaria” arriverà solo il 23 giugno dopo 173 giornate.

È quanto emerge dalla consueta analisi del Corriere della Sera secondo cui quest’anno gli italiani lavoreranno 4 ore al giorno per il Fisco.

E proprio Confindustria presenterà “nelle prossime settimane” una propria proposta in materia di fisco e riforme.

Nella classifica stilata dal quotidiano, che parte dal 1990, è “quasi un record storico. Solo nel 2000 era andata peggio“.

Il reddito disponibile in realtà è aumentato ma la progressività del sistema non perdona“, si legge nell’articolo, e si registra una pressione tributaria oltre il 47%.

La retribuzione è salita (+3,1% sul 2009) ma è aumentata anche l’incidenza dell’Irpef perché gli aumenti in busta paga vengono tassati tutti con l’aliquota marginale più elevata (27% per un operaio tipo e 38% per l’impiegato) e così sale l’aliquota media“.

Per questo lo “spostamento in avanti del giorno di liberazione fiscale è un fatto fisiologico in assenza di una manutenzione dell’Irpef che tenga conto dell’inflazione“.

Tratto da Ilgiornale.it

Intervista su “L’Opinione” a Leonardo Facco

26 gennaio 2010

Articolo di Cristiano Bosco

Il titolo del Suo libro è Elogio dell’evasore fiscale.

Semplice provocazione, o istigazione a delinquere? Ribaltando una celebre frase di Proudhon (“La proprietà è un furto”), il sottotitolo afferma che “le tasse sono un furto”, ergo “non pagarle è legittima difesa”.

L’evasione come forma di protesta estrema nei confronti di un sistema iniquo?

Nè semplice provocazione, nè istigazione a delinquere.

Chiaramente, la scelta fatta dall’editore in merito al titolo è legata ad una comunicazione immediata, che cerchi di attrarre l’attenzione del lettore.

Il libro, nei suoi contenuti, al contrario l’unica cosa che può provocare è una certa attenzione sulla disastrosa tassazione italiana, dove la pressione fiscale non è il 43%, ma il 70%, come confermano BCE, Pricewaterhouse Cooper e l’economista Samuel Magiar, tra i tanti!.

In punta di diritto, inoltre, io considero la tassazione un furto vero e proprio, non a caso un sinonimo di tassazione è imposizione, ovvero qualcosa che di volontario non ha nulla.

Da quì, come ricordato da studiosi del calibro di Charles Adams, l’evasione è una forma di rivolta pacifica contro gli abusi del potere. Certo, se le tasse non superassero il 10% di pressione totale, nessuno avrebbe mai letto il mio libro e, forse, io mai l’avrei scritto.

L’uomo è un animale atipico, capace di adattarsi e abituarsi, anche agli abusi vessatori legati alle gabelle.

Ma quando è troppo è troppo.

“Pagare tutti per pagare meno” è stato uno slogan a lungo utilizzato dal centrosinistra per promuovere la lotta all’evasione.

Perché, a Suo avviso, si tratta di un ragionamento sbagliato?

Perchè è scientificamente sbagliato.

Significa non conoscere i sistemi pubblici, che per loro natura hanno la necessità di spendere sempre di più e più hanno più spendono, peraltro male! Il politico ha bisogno di voti per essere eletto, i voti sono frutto del consenso, il consenso è legato alle clientele, le clientele costano, il costo aumenta sempre.

Più dai soldi alla casta e più la casta spende!

Nella seconda parte del Suo libro si spiega perché, secondo Lei, servizi migliori e a un costo minore sono offerti dal mercato.

Su quali esempi si basa questa tesi?

Intanto, si basano sulle teorie dell’economista Ronald Coase, che nel 1991 vinse il Nobel con questa semplice formuletta: “I beni che oggi vengono forniti dal monopolio pubblico, possono essere forniti – in un vero libero mercato - da persone o soggetti in concorrenza fra di loro. Il risultato sarà che quei servizi, o prodotti, verranno forniti ad un minor costo e con una qualità migliore“! Dopodichè, c’è la prassi, la realtà dei fatti.

Nel mio libro c’è un elenco di sprechi che basta a far rizzare i capelli in testa.

Ma le assicuro che una enciclopedia non basterebbe ad enumerarli.

Sprechi che, tra l’altro, si perpetuano nel tempo!

Nel presentare Elogio dell’evasore fiscale, ha dichiarato che “se Marx fosse vivo starebbe con chi non paga le tasse”.

Come giustifica questa affermazione, che farà indispettire i suoi seguaci contemporanei?

E’ una affermazione, un sillogismo, che ho mutuato dall’amico Carlo Zucchi, saggista e giornalista dalla testa fine, che ha semplicemente fatto capire una cosa: oggi, i veri sfruttati sono i produttori di ricchezza, ovvero coloro che lavorano senza finanziamenti e soldi pubblici.

Il frutto del loro lavoro è espropriato per quasi i tre quarti del totale.

Ecco chi sono i veri sfruttati, non dal capitale o dall’impresa, ma dallo Stato! Per cui, se Marx fosse vivo converrebe sul fatto che lo sfruttamento è direttamente proporzionale al livello di tassazione. Lo stanno capendo anche i sindacati! Pensi a Bonanni, che più di Tremonti chiede di abbassare le tasse a chi lavora!

Tommaso Padoa Schioppa fece scalpore quando definì “bellissime” le tasse, espressione che fece rabbrividire il guru anti-tasse americano Grover Norquist. Ciò nonostante, negli ultimi anni non sono avvenuti cambiamenti rilevanti nel nostro fisco.

Gli italiani si sono assuefatti a pagare le tasse? Oppure è possibile la formazione di un movimento di massa per una più equa pressione fiscale?

Tommaso Padoa Schioppa ha detto una sciocchezza sesquipedale, indifendibile ovviamente. Eppure, come dice lei, le tasse sono solo aumentate.

Questo governo – per inciso – ha introdotto la Robin Tax, l’equo compenso, la tassa per il ricorso ai giudici di pace ed ha aumentato di 10 centesimi le accise sulle sigarette.

Gli italiani fingono di essere assuefatti perchè grazie all’evasione riescono ancora a tenere in piedi la loro baracca, agendo non tanto da individualisti rigorosi, ma da guicciardiniani, ovvero da persone che pensano al loro particulare.

Già nel 1985, Anthony De Jasay definiva “eroi” gli italiani che difendevano il frutto del loro lavoro dalla rapina istituzionalizzata dello Stato.

Il Movimento che cerca di sensibilizzare l persone su questo problema esiste già e si chiama Movimento Libertario, di cui sono il fondatore, insieme a Giorgio Fidenato (l’imprenditore di Pordenone che ha deciso di non fare più il sostituto d’imposta e dà tutti i soldi in busta paga ai suoi dipendenti) e Marcello Mazzilli.

Il motto a cui ci ispiriamo è semplice e chiaro: ”Non esiste libertà politica, senza libertà economica“!

Il tema delle tasse è recentemente tornato alla ribalta: dapprima il governo sembrava possibilista nei riguardi di una riduzione di esse, quindi c’è stato il dietrofront di Berlusconi.

Qual è la Sua opinione al riguardo? Avverrà mai, in Italia, la famosa “rivoluzione liberale” in stile reaganiano?

Sono realista e, quindi, non credo proprio che verrà mai fatta alcuna riforma seria.

Berlusconi, dopo quest’ultima boutade (o promessa), e relativo dietrofront, ha mostrato tutti i suoi limiti. Questo è un paese irriformabile, lo insegna la storia.

Il guaio è che le leggi dell’economia sono implacabili e quindi il momento del reddae rationem arriverà.

Mises aveva previsto nel 1922 la caduta dell’URSS. Ridevano di lui, no? Una classe dirigente avveduta e seria metterebbe mano al sistema fiscale al più presto.

Ma le clientele, in questo paese, sono così ramificate e avvinghiate ai loro privilegi da essere diventate intoccabili.

Ergo, non rimane che l’azione individuale di autodifesa dallo Stato e le battaglie tipo quella di Fidenato.

Del resto, le cose potrebbero cambiare con uno scossone secco quando meno ce lo aspettiamo! Obtorto collo!

Tratto da L’Opinione del 22 gennaio 2010

Radio Radicale: Giorgio Fidenato alla Bocconi

26 gennaio 2010

Licenza  Creative Common 2.5

Evento organizzato nel dicembre 2009 dagli Studenti Liberali della Bocconi

Regionali? Vendiamo il nostro voto per Giorgio Fidenato!

26 gennaio 2010

Comunicato Stampa Movimento Libertario

Ci siamo la data è arrivata.

Il 28 Gennaio prossimo, Giorgio Fidenato, sarà davanti al giudice del lavoro di Pordenone e se il giudice dovesse rimandare LA DECISONE SUL SOSTITUTO D’IMPOSTA alla Corte Costituzionale avremmo raggiunto un obbiettivo molto importante.

A Pordenone, il Movimento Libertario sarà presente per sostenere l’azione di disubbidienza civile di Fidenato.

Da tempo, tra l’altro, sul sito www.movimentolibertario.it, cliccando sull’icona dedicata al… TUTTI I SOLDI IN BUSTA PAGA, è possibile scaricare due moduli: uno dedicato ai dipendenti e l’altro dedicato ai pensionati.

Compilando i moduli, sia un dipendente che un pensionato possono fare legittima richiesta, o al proprio datore di lavoro o all’ente previdenziale competente (INPS), per vedere riconosciuti i propri compensi lordi a fine mese.

Questo secondo step della civilissima battaglia di Fidenato ha già portato a qualche risultato.

In un solo mese, oltre 30 persone (dipendenti e/o pensionati) hanno inviato il modulo a chi di dovere e lo hanno successivamente recapitato al fax di Fidenato.

L’intento è quello di mostrare al giudice, e poi alla Corte suprema, la volontà anche di molti “stipendiati” di appoggiare l’iniziativa dell’imprenditore di Pordenone.

A Pordenone, inoltre, il Movimento Libertario presenterà la propria iniziativa in vista delle elezioni regionali, un’iniziativa intitolata “VENDIAMO IL NOSTRO VOTO”!

Cosa si propone Leonardo Facco con questa azione? L’intento è quello di far sottoscrivere ai candidati alle prossime elezioni un breve contratto nel quale costoro si impegnano a sostenere (in ogni modo e pubblicamente) la battaglia di Fidenato contro il sostituto d’imposta: “Solo così - spiega Facco - i sostenitori e simpatizzanti del Movimento torneranno alle urne e sosterranno pubblicamente un candidato.

E’ un’iniziativa che prende spunto – spiega ancora l’amministratore delegato del Movimento Libertario – da quanto l’Americans for tax reform, di Grover Norquist, fa negli Usa.

Norquist e la sua associazione contro le tasse si impegnano a sostenere i candidati alle varie elezioni americane solo dopo aver ottenuto da loro un impegno sostanziale a battersi per ridurre la tassazione“.

L’iniziativa, verrà spiegata nel dettaglio a Pordenone da Marcello Mazzilli, responsabile comunicazione del Movimento Libertario.

Di seguito il programma del 28 gennaio prossimo, giovedì:
- Manifestazione a sostegno di Giorgio Fidenato (dalle 9.30 circa) davanti al tribunale!
- Assemblea aperta con il CDA del Movimento Libertario (dalle 11.00 circa)
- Pranzo
A tutti i partecipanti il Movimento Libertario e LFE regaleranno una copia del libro La disubbidienza civile di Henry David Thoreau.

Di seguito tutte le indicazioni che ti saranno utili per venire a Pordenone.
Abbiamo una convenzione con l’Hotel Santin (a pochi passi dal tribunale)

Hotel Santin
Via delle Grazie, 9
33179
tel 0434-520443
fax 0434-520362

email: hotelsantin@mem.it

Singola 45 euro
Doppia 60 euro

Costo del pranzo 20 €

Visita anche questa pagina di Facebook:

http://www.facebook.com/event.php?eid=211415878670&ref=ts

Grazie e a presto.

Marcello Mazzilli

Resp. Comunicazione Movimento Libertario

Tratto da www.movimentolibertario.it

Guerra civile contro il fisco!

26 gennaio 2010

Articolo di Simone Paliaga

In Italia nei mesi scorsi per i festival (Pordenonelegge), è stato snobbato in quanto inclassificabile e libero, come dimostra questo articolo da poco apparso in Germania, perché, a differenza di molti colleghi, non serve sul piatto le cose che gli ascoltatori si aspettano da lui.

Ma rilancia verso l’alto.
Sloterdijk, che insegna all’Università di Karlsruhe, non è nuovo a simili uscite.

Già nel 1999 aveva turbato il sonno di Jürgen Habermas, uno dei soloni moralizzatori della filosofia tedesca.

Il vecchio capofila della Scuola di Francoforte lo aveva accusato di riproporre pratiche eugenetiche perché in un suo saggio aveva parlato di «addomesticamento dell’uomo da parte della tecnica».
Come se non bastasse, poi ha stupito anche i filosofi abituati a giocare con le parole con l’ambiziosa opera Sfere (tre volumi di oltre 700 pagine l’uno!), in cui prova a ricostruire filosoficamente la storia del mondo e dell’uomo, dalle origini agli anni a venire.

Ora, in questi ultimi giorni, sorprende i tutori del politicamente corretto con le sue prese di posizione sull’economia e le tasse.
«Gli osservatori liberali del meccanismo fiscale, di questo mostro cleptocratico alla base dell’attuale Stato sociale», scrive Sloterdijk, «hanno il merito di aver attirato l’attenzione sui pericoli inerenti al nostro sistema: la iper-regolamentazione frena eccessivamente lo slancio imprenditoriale; la iper-tassazione penalizza i risultati raggiunti; l’iper-indebitamento, a causa del quale il rigore del bilancio – sia nel settore pubblico, sia in quello privato – si trova stritolato dalla frivolezza speculativa».

E il filosofo non viaggia nel mondo delle idee, ma snocciola i dati.

«Lo Stato si accaparra la metà delle rendite di ogni attività economica della società, il 48% in Germania e il 53% in Francia.

E questa azione fiscale non è disinteressata.

Lo Stato moderno sostiene milioni di servitori di cui non dimentica mai gli interessi.

È la ragione per cui un giovane francese non sogna più l’esistenza libera e selvaggia, ma un impiego pubblico…».

In questa cornice politica ed economica, la domanda se «il capitalismo avrà un futuro?» è mal posta.
«È sotto i nostri occhi», continua il filosofo tedesco, «che non viviamo in un sistema capitalista, ma in un ordine di cose che bisogna definire, con prudenza, come una forma di semi-socialismo animato dai media di massa e che si sviluppa grazie allo Stato fiscale».

L’azione di questo moloch pantagruelico è inarrestabile.

«L’imposta progressiva sul reddito non costituisce niente di meno che l’equivalente funzionale dell’espropriazione socialista, con il vantaggio notevole che la procedura può essere ripetuta per anni e anni» e finisce per capovolgere anche il vecchio conflitto tra sfruttati e sfruttatori.

«Le attuali condizioni di sfruttamento sono cambiate: una volta si accumulavano le ricchezze a detrimento dei poveri, ora invece sono le forze improduttive che vivono sulle spalle di quelle produttive» tramite il sistema delle tassazioni.

È per questo che «il lavoro e il capitale non sono più in opposizione.

Ora prima del contratto tra imprenditore e operaio, c’è il credito che lega il creditore al debitore.

E in questa nuova guerra, operai e padroni si trovano nello stesso campo, quello di coloro che producono e donano».
Un rischio che non grava solo sulle nostre teste.

«Ora come ora, il pericolo maggiore per l’avvenire del sistema dipende dall’indebitamento dei nostri Stati intossicati dal keynesismo.

La storia dei prelievi fiscali, dall’epoca dei faraoni fino alle riforme monetarie del XX secolo, è qui a dimostrarlo: ciò che è nuovo è che la “mano che prende” va a servirsi nelle tasche delle generazioni a venire, lasciandole già da ora senza risorse e abbandonandole a se stesse».
Ma Sloterdijk non teme di scendere nell’agone politico.

Nell’intervista rilasciata questa settimana al settimanale francese Le Point (rintracciabile anche nelle edicole italiane) il filosofo sottolinea le politiche fallimentari della sinistra.

«Oggi essere di sinistra significa immaginare che il tasso del prelievo fiscale possa arrivare fino al 60%, mentre essere di destra equivale a ritenere che la percentuale delle tasse debba fermarsi al 35%.

Tutto l’arco politico è contenuto entro questo margine.

Siamo chiari: viviamo già in un sistema semi-socialista reale, ma si continua a promettere un socialismo a venire.

L’autodistruzione dei socialisti francesi dipende da questo».

Occorre rivoluzionare il modo di vedere le cose.

Poiché l’opinione comune «pensa che i ricchi siano colpevoli e i poveri innocenti e questo è frutto di una comunicazione detestabile che è nutrita da gelosia sociale e che a sua volta la alimenta.

Esiste un legame profondo tra questa macchina che produce invidia e la desolidarizzazione della società».

Tratto da Libero

Facco: Pressione fiscale al 68,4%!!!

25 gennaio 2010


Tratto da Movimentolibertario.it

68,4%

25 gennaio 2010

Articolo di Leonardo Butini

68,4%, a tanto ammonta il carico fiscale complessivo per le imprese italiane.

E’ questo il risultato del rapporto Paying Taxex 2010, presentato da PricewaterhouseCoopers e dal gruppo Banca Mondiale.
Nella speciale classifica di “tirannia fiscale” stilata per l’occasione, l’Italia si pone al 166° posto tra 183 Paesi, ultima in Europa.
Tasse pesanti quindi, ma anche difficili da pagare: nella Ue per adempiere ai propri obblighi fiscali una società impiega in media 232 ore, in calo rispetto alle 257 dell’anno precedente.

L’Italia, con 334 ore, si colloca invece ben al di sopra di tale media, ed ulteriori elementi di complessità sono rappresentati dal numero degli adempimenti richiesti, dai diversi livelli di imposizione (nazionale, regionale, provinciale e comunale) e dal dettaglio delle informazioni da comunicare periodicamente all’amministrazione.

Pesante in particolare la situazione dei datori di lavoro, sui quali – trovandosi nella scomoda situazione di dover lavorare gratuitamente per lo Stato predone come sostituti d’imposta – è concentrata buona parte della contribuzione previdenziale e la quasi totalità degli adempimenti di versamento e dichiarazione.
Il governo che ha fatto sempre del “meno tasse” la propria bandiera sta insomma miseramente fallendo, e la scusa è sempre quella, il pesante debito che grava sulle spalle dello sciagurato Stato italiano.

Ma un fisco che mostri la faccia truce nuoce in primis proprio alle casse dell’Erario: quando le aziende devono chiudere i battenti perché incapaci di pagare le imposte ed i capitali fuggono all’estero in cerca , se non di paradisi fiscali, quantomeno di aliquote più soft, non sono solo i tartassati contribuenti a soffrire.

Se nell’immediato un taglio drastico delle aliquote potrebbe infatti portare effettivamente ad un contraccolpo in termini di minori entrate, nel medio-lungo periodo aliquote più “umane” avrebbero certo un effetto corroborante per le casse statali, perché la crescita potrebbe finalmente mettere le ali e anche i più facoltosi avrebbero maggiori incentivi a “collaborare” versando le somme loro richieste, che verrebbero avvertite a quel punto come giusto corrispettivo per i servizi resi – anche se non richiesti – dallo Stato stesso.

L’esecutivo invece è impegnato nei soliti annunci propagandistici (che ormai non sortiscono più alcun effetto positivo neppure nel breve) e nel fare un gran fumo attorno ad un arrosto sempre più piccolo, con semplici – anche se graditi – rinvii che si tramutano magicamente in tagli (vedasi la recente vicenda degli acconti Irap/Irpef): è indispensabile un’inversione di rotta, che ci porti a rimettere le lancette all’ormai lontano 1994 per risuscitare l’abolizione dell’Irap e le due aliquote Irpef del “contratto con gli italiani”, rescisso unilateralmente senza possibilità di appello ma sempre fondamentale per la rinascita del sistema-Italia: meno tasse per tutti, si ricorda mr. Berlusconi?

Tratto da Neolib.eu

La macelleria della logica

25 gennaio 2010

Il ministro dell’Economia, è risaputo, è persona dotata di senso dell’umorismo molto sui generis. Solo partendo da questa premessa è possibile apprezzare appieno la boutade proferita ieri da Giulio Tremonti alla convention del Pdl ad Arezzo.

Tentando di contrastare le critiche del segretario del Pd, Pierluigi Bersani, Tremonti ha detto:

«Ha nostalgia di quando era al governo e aumentava le tasse più o meno tutti i giorni.

Il ragionamento che fa Bersani è che, visto che aumentano i redditi, aumentano le tasse e, con questo schema se riduci i redditi riduci le tasse, ma questo è meglio non dirlo a Bersani, perché altrimenti i redditi li riduce davvero.

Bersani dice che in tempo di crisi non aumentare le tasse non è una cosa giusta e ci vuole di più»

La battuta consiste proprio nell’aver scambiato, si spera per amor di facezia, l’incidenza delle tasse sul Pil (cioè il loro peso relativo), con il loro ammontare complessivo, cioè il valore assoluto. Ipotizziamo invece che Tremonti sappia che il nostro sistema fiscale è progressivo, cioè che al diminuire del Pil le entrate tributarie dovrebbero ridursi più che proporzionalmente: visto che il Pil in Italia è diminuito sia nel 2008 (caso quasi unico tra le grandi economie Ocse, e che dimostra che il nostro paese era già in stagnazione prima dello scoppio della fase più acuta della crisi) che nel 2009, ci saremmo attesi una riduzione dell’incidenza delle entrate fiscali sul Pil.

Così non è stato perché il governo ha attuato una strisciante stretta fiscale, con buona pace della mistica sul non mettere le mani in tasca agli italiani.

Se Tremonti praticasse di economia, saprebbe che ogni aumento di pressione fiscale è un elemento di freno alla crescita.

Ma certo non possiamo dargli torto se agisce in questo modo: reggendo i cordoni della borsa di un paese che da qualche anno (quelli della sua coalizione al potere) vede un costante aumento dell’incidenza delle spese sul Pil, non può fare altro che far rincorrere la spesa dal gettito. Diversamente i mercati, che ci tengono in libertà vigilata dopo il caso-Grecia, ci punirebbero duramente.

Ma questo non è un titolo di merito: Tremonti appartiene ad una coalizione che ha presieduto all’espansione della spesa nel decennio appena terminato, e che ad oggi continua ad essere incapace di bloccarne la dinamica espansiva.

Nella legislatura 2001-2006, come ricorderete, bisognava evitare la “macelleria sociale” perché c’era stato l’11 settembre.

Ma il resto del mondo, in quello stesso periodo, godette di una delle maggiori espansioni economiche dal Dopoguerra.

Evidentemente i terroristi avevano in realtà preso di mira l’economia italiana, non l’America.

Possibile che nessuno guardi i numeri, in questo paese? Sarebbe utile, e potrebbe orientare la scelta dell’“Uomo dell’anno” in modi vagamente più oggettivi.

Ah, e un’ultima cosa: “taglieremo le tasse quando ci sarà la ripresa” è un bello slogan, anche se vagamente prociclico. Ma quando (o se) ci sarà la ripresa, la nostra spesa per interessi, beneficiata negli ultimi due anni dalla politica di “tassi zero” perseguita dalle banche centrali, tornerà a impennarsi.

Comunque la si giri, questo paese sarà dannato per non essere riuscito neppure a stabilizzare l’incidenza della spesa primaria sul Pil.

Tratto da Phastidio.net


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