Fininvest, Movicoop e il PRC: Gli affari tra compagni

Di Berlusconi conosciamo benissimo tutte le sue vicende politico-giudiziarie, i presunti complotti ai suoi danni, i cattivi giudici rossi, le vicende personali e familiari, addirittura (notizia delle ultime ore) gli “attentati alla sua sacra esistenza!”.

Nessuno ha mai dubitato (neppure davanti la più evidente evidenza) del suo anticomunismo così come della correttezza del suo “liberalismo di massa”.

Noi da bravi empiristi scettici abbiamo voluto indagare e verificare se effettivamente tali vulgate promozionali corrispondessero al vero.

Purtroppo come sospettavamo trattasi di colossali bufale, leggende metropoline diffusesi nella società in chiave fideistica al solo scopo di riempire le urne e le piazze (pro o contro la sua persona).

Abbiamo quindi cercato di far luce su tali palesi contraddizioni con vari articoli e notizie che dovrebbero essere di pubblico dominio (in quanto già ampiamente edite o divulgate in passato) ma che di fatto misteriosamente sono ai più sconosciute e completamente nuove.

Questa disinformazione presente in molti italiani è il risultato di un sistema giornalistico italiano molto spesso colluso e assuefatto dal potere sprigionato dai politici, poco “mastino da guardia” della Libertà con vere notizie, inchieste e reportage, fedele centrale di disinformazione condizionata a livello giornalistico dai finanziamenti pubblici all’editoria, dall’ordine professionale, dalla scarsa capacità critica d’autonomia del giornalista, dagli interessi politici ed economici dei loro editori e dal finto pluralismo informativo, venutosi a creare a mero scopo partitico in funzione solo del Sistema.

Le uniche notizie interessanti paradossalmente risultanto essere quelle di propaganda e di faziosità.

Ecco che allora ci pare giusto registrare e selezionare un documento giornalistico che pur essendo inficiato dalle medesime caratteristiche, risulta però per modalità di comparsa (e di censura a posteriori) quanto meno interessante.

Messo a confronto e corrispondenza con altri fatti ed eventi inequivocabilmente affidabili da noi raccolti e pubblicati in precedenza diventa ulteriore tassello del puzzle “dell’anticomunismo berlusconiano”.

Ci è parso giusto farvi conoscere anche queste “gloriose” pagine così tenute nascoste abilmente sino ad oggi dal Cavaliere e i suoi sodali, per giungere a un ulteriore prova della fittizia icona anticomunista del Cavaliere (e con essa di gran parte delle sue motivazioni ideali e politiche, per una sua cristallina discesa in campo nel 1994 in nome della Libertà e del liberismo).

Fatti che nessun movimento ideologicamente e (retoricamente) “antiBerlusconiano” nessun partito d’opposizione del palazzo vi racconterà mai in tutta la loro nuda realtà.

Anche perchè questi ledono gravemente la loro stessa integerrima immagine antiberlusconiana e girotondina, la loro superiorità morale, sulla quale fanno ancor oggi affidamento (nonostante gli scandali e le inchieste) ad ogni elezione, entro il mero gioco di potere e di spartizione della torta (i vostri soldi) proprio con(tro) “l’odiato” Cavaliere.

Ecco allora resosi necessario da parte nostra far ricorso a una informazione indiscutibile, chiarificatrice e imparziale non certo di parte antigovernativa antiberlusconiana: quella Leghista.

Gli attuali partner del Cavaliere anche in queste ore si ergono a paladini della “nuova moralità politica governativa” e proprio in virtù di tale loro “coerenza” non possono certo esser considerati nemici (degli sfruttatori certamente sì) del Premier o mossi da strani “complessi giudiziario-politico-editoriali nostrani e stranieri”.

Se Berlusconi ha voluto sugellare ancora per l’ennesima volta la partnership di coalizione con questi, sicuramente dipende dal fatto che di questi si può fidare ciecamente come lealtà (vedi 1995!) e ovviamente come suoi sinceri estimatori.

Infatti in un vecchio articolo dell’aprile del 1998 attualmente misteriosamente scomparso, dal sito de La Padania (organo giornalistico ufficiale della Lega Nord), si poteva leggere un articolo sul finanziamento ai partiti e sindacati della sinistra da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Il titolo: Amici, compagni & miliardi Cooperative di Prc in affari con la Fininvest: società dai fatturati stellari.

L’autrice dell’articolo è Stefania Piazzo, ex capodirettore del quotidiano La Padania (tra i primi fedelissimi collaboratori del giornale), oggi Direttrice del settimanale di approfondimento politico, economico e culturale, Il Federalismo sempre del Carroccio e del movimento Giovani Padani.

L’indirizzo dove era ufficialmente riportata la notizia: http://www.lapadania.com/1998/aprile/17/170498p02a1.htm è misteriosamente stato cancellato.

Non è il solo.

Anche altri articoli sempre de La Padania del periodo 1998-2000 sono misteriosamente scomparsi dal web.

Evidentemente parliamo di altre epoche politiche e storiche (scomode da ricordare)!.

La Lega aveva appena fatto cadere da qualche anno Berlusconi e cercava l’inciucio con la sinistra pur giocando di sponda in chiave terzista da sola cercando di sopravvivere politicamente e di superare la soglia di sbarramento.

Erano epoche remote, lontane dall’oggi in cui il movimento pseudoseccessionista può condizionare a Roma la maggioranza parlamentare, la legislatura del Governo (e i suoi relativi provvedimenti), attraverso i suoi deputati; pretendendo nel risiko politico il controllo delle regioni del nord (Veneto e Piemonte) scacciando dalle poltrone i governatori del PDL.

Berlusconi nel 1998 era in pieno tentativo di bicamerale con D’Alema e in difficoltà anche per via dei processi, ovviamente la Lega cercava di approfittarne, cercando di rompere tale soffocante abbraccio tra DS e FI nei suoi confronti lanciando quotidianamente bombe giornalistiche nel tentativo di intercettare il voto degli scontenti e degli anticomunisti di destra.

In seguito una volta fallita la bicamerale e con essa il Governo D’Alema, in vista di una sicura vittoria di centrodestra alle urne, tutte le esemplari segnalazioni antiberlusconiane di matrice leghista, furono accuratamente cancellate (in stile sino-sovietico) dal suo sito web in vista dell’accordo del 2001 con la CdL di Berlusconi.

Ovviamente la Lega confida sulla presunta atavica ignoranza degli italiani e sulla corta memoria (anche dei suoi lettori), ritenendoli incapaci di frequentare luoghi come le biblioteche pubbliche comunali, dove all’interno delle emeroteche (raccolte di giornali, riviste e quotidiani) sono conservate le edizioni originali d’epoca anche della Padania del ’98.

Noi vi invitiamo a frequentarle.

Ma forse i dirigenti della Lega nemmeno sanno cosa sia una emeroteca!.

Forse come dimostrano le loro dichiarazioni politiche la loro unica passione è l’enoteca (tutt’altra cosa!).

Certamente i verdi dirigenti/addetti al lavoro di webmaster del sito del loro organo d’informazione hanno dimostrato un comportamento quantomeno discutibile sotto l’aspetto della comunicazione e della deontologia  giornalistica a livello informativo-telematica.

Se le notizie sono state scritte dagli organi politici di un partito a livello pubblico, ricevente soldi pubblici come finanziamento pubblico all’editoria, avente una quotidiana tirature di copie, e regolare registrazione presso i tribunali e gli organi corporativi della stampa, le loro notizie sono di fatto atti pubblici di pubblico dominio e come tali dovrebbe esser garantito loro l’accesso libero senza manipolazioni o cancellazioni in funzione della mera battaglia politica e logica strumentale e utilitarista.

Non ci stupisce neppure che l’ordine dei giornalisti, un organo sindacale politicizzato e dal fittizio ruolo, non si sia mai attivato nell’indagine sui comportamenti di tali loro colleghi che negano di fatto alla pari dei partiti dei paesi del terzomondo la libertà di informazione; e cosa ancor più surreale, l’informazione da loro stessi prodotta, edita e pubblicata in passato!.

Distruzione dell’informazione: roba da partito nazista o comunista!.

Il meschino e infantile comportamento leghista in merito all’informazione e alla sua lottizzazione, è indice del grave deficit culturale e libertario che caratterizza l’elité dirigente del Carroccio, i quali come i bambini lanciano il sasso, poi nascondono la mano, vergognandosi delle sparate dei toni e dei contenuti della notizia una volta raffreddatisi gli animi.

Senz’altro un comportamento incoerentemente spregiudicato da opportunisti e parassiti della poltrona e del potere che sebbene non possa essere condizione riducente in termine esemplificativa nei confronti dei milioni di e-lettori e migliaia di funzionari di partito presenti sul territorio, lascia una evidente ombra sulla gestione della testata da parte del suo direttore editoriale, nonchè Leader Maximo di partito: Umberto Bossi.

Non a caso a seguito dell’accordo del 2000 in vista delle elezioni politiche del 2001 gli attacchi periodici sparirono dalle pagine del giornale di partito.

Un caso?.

Ma se erano così motivati come mai terminarono così velocemente?.

Sicuramente non erano pura propaganda data la ritenuta pericolosità della libera visione di tali articoli da parte dei lettori e la loro successiva eliminazione virtuale.

Nelle prossime settimane e dopo la sosta natalizia vi riporteremo filologicamente a livello cronologico di data gli altri articoli reperibili censurati.

Qua sotto vi riportiamo l’articolo (anch’esso censurato sul web, ma mai smentito ufficialmente dalla Lega Nord), riportato da altri siti web inerente gli affari Fininvest-Movicoop, quest’ultima cooperativa rossa comunista, già da noi menzionata all’interno del nostro sito in merito agli affari latinoamericani del gruppo berlusconiano viene meglio analizzata a livello italiano come operatività, scoprendo di fatto ulteriori sorprendenti sinistre novità nell’armadio delle vergogne del Cavaliere.

Amici, compagni & miliardi Cooperative di Prc in affari con la Fininvest: società dai fatturati stellari.

Articolo di Stefania Piazzo

Di questi tempi, con grande forza e stentorea quanto accorata voce, Silvio Berlusconi ha perorato la causa di un libro, un’opera che – grazie a questo potente sponsor politico – ora campeggia nelle vetrine di tutte le più importanti librerie italiane.

Si tratta, il lettore l’avrà già capito, del Libro nero del comunismo, non a caso tradotto e stampato dalla casa editrice Mondadori.

Tuttavia, nelle medesime librerie, tenuto ben lontano e nascosto, senza che abbia ricevuto eguali – ma nemmeno più modesti – riconoscimenti (ad oggi nessun quotidiano, settimanale, quindicinale, mensile e trimestrale, nonché nessuna radio e televisione, né pubblica né privata, né locale né nazionale, ha scritto o parlato di quest’opera) è possibile acquistare un altro libro, di cui già il titolo è un programma: Il rosso & il nero.

Guardate, non c’è necessità di aggiungere altro.

Diamo corso alla lettura di alcuni passaggi di quest’opera, iniziando con una veloce premessa dell’autore, Roberto Di Fede: «Questo libro si occupa proprio degli sconcertanti rapporti e degli ambigui contatti, diretti e indiretti, fra l’anticomunista Berlusconi e i neo-comunisti di Rifondazione».

Che ne dite? Vale o no la pena di leggere il seguito? La storia inizia quando «il 14 dicembre ’73 viene costituita a Milano la coop Due Giugno Srl».

Obiettivo: offrire impiego ai disoccupati «vicini all’area del Pci e della Cgil milanesi».

I primi bilanci “stentano”, ma col tempo il fatturato cresce, la sede sociale passa da Milano a Segrate.

Nell’80 è nominato presidente «il comunista cossuttiano e attivista della Cgil Ruggero Parisio».

Due anni dopo, l’8 novembre, la Due Giugno diventa Movicoop e si trasferisce a Pioltello.

Oggetto sociale: «Facchinaggio, manovalanza, custodia auto.

Il fatturato sale a 995 milioni».

Nell’84 il consiglio di amministrazione si apre a forze “nuove”: «Loredano Azzalin (sindacalista Cgil ed esponente dell’area cossuttiana del Pci».

Ma il salto di qualità è documentato nella relazione al bilancio ’83, per «l’unificazione della Movicoop con la coop Cst ma soprattutto per l’acquisizione della commessa Videotime (Canale 5)”».

Inizia quindi così «il rapporto con le imprese tv della Fininvest berlusconiana (…), rapporto utilissimo alla Fininvest: l’oscuro gruppo berlusconiano, attivo nel settore dei media tv privati, sta acquisendone – con l’aiuto del Psi craxiano e della destra Dc – il monopolio e ha dunque necessità di disporre all’interno del proprio ciclo produttivo, di una forza lavoro flessibile».

Nel novembre ’84 l’assemblea straordinaria della coop sancisce il matrimonio col Biscione.

Le rendite non tardano ad arrivare: «Il bilancio registra il raddoppio delle prestazioni, 2 miliardi e 281 milioni».

Gli affari, come si dice, s’ingrossano.

«Nell’85 Movicoop comincia ad avviare rapporti con una società di macchine utensili della Germania Est, la Wemex.

A fine esercizio, il giro d’affari è salito a 3 miliardi e 346 milioni».

Non male per una cooperativa con fini autogestionari e solidaristici.

Nell’86 un altro grande balzo in avanti.

Dal bilancio: «Il rapporto con il nostro più importante cliente, Videotime, dovrà qualificarsi notevolmente. Prevediamo di entrare in un nuovo capannone, investimento 1.350.000.000».

L’assemblea dei soci «si tiene come sempre nella sede della Lega delle cooperative a Milano, alla presenza di Marino Camagni (della presidenza regionale della Lega): è dunque evidente come l’indirizzo di Movicoop abbia il pieno avallo di Legacoop e Cgil.

Questo benché l’indirizzo sia sempre più volto a favorire il gruppo Fininvest che detiene l’incostituzionale monopolio tv aspramente criticato formalmente a livello politico anche dal Pci.

Ma c’è di più: con la fornitura di manodopera il cliente-privilegiato Fininvest viene sgravato da costi e oneri di gestione del personale, il tutto in violazione (…) della legge (che vieta espressamente di “prestare manodopera)».

Nell’87 ormai «il 60 per cento del fatturato deriva dal solo cliente Videotime», e nell’89 l’integrazione nel sistema Fininvest «diventa ancora più stretta, con l’acquisto di un servizio di trasporto e di messa in funzione dei gruppi elettrogeni: un preciso segnale della tendenza della coop, formalmente esterna alla galassia berlusconiana, a diventarne vero e proprio comparto produttivo».

Nel ’91 il cossuttiano Loredano Azzalin viene nominato vicepresidente della coop e, dopo contestazioni interne, entrano nuovi iscritti al Pci e alla Cgil.

La ricompattata dirigenza nel ’93 «informa l’avvenuta costituzione di una società di capitali, la Pragma Service Srl che la stessa Movicoop potrebbe facilmente acquistare dato che l’azionista unico è il presidente della coop, Parisio».

L’orizzonte l’allarga. Il consulente commerciale Vladimiro Sacchi «documenta costi e ricavi del servizio acquisizione clienti per Telepiù, e spiega gli eventuali assetti societari proposti informalmente dai dirigenti Telepiù che sarebbe coinvolta nella misura del 30%, con il 60% della nostra coop e il rimanente 10 richiesto dal presidente Parisio».

In pratica, si prospetta «una società compartecipata fra Movicoop, Telepiù e Parisio (…)».

Dalla relazione al bilancio: «Abbiamo sperimentato nuovi lavori quali il telemarketing».

Intanto il fatturato Movicoop è di «oltre 12 miliardi», ma la dirigenza non commenta i crediti morosi per circa 5 miliardi verso le aziende del gruppo Fininvest».

Qualche “sorpresa”: tra i clienti di Movicoop «l’Italiana Produzioni di Stefania Craxi, la Diakron di Gianni Pilo».

E, «fra gli allegati al bilancio ’93 c’è anche un versamento di 50 milioni a favore dell’Associazione Radio Popolare per l’acquisto di azioni».

Nel legame Movicoop-Rifondazione ci mette però il naso la stampa.

Maggio ’95: il settimanale L’Espresso scrive della «costituzione di presunti fondi neri e allo stretto rapporto tra Rifondazione comunista e Movicoop e tra quest’ultima e il gruppo Fininvest (…), oggetto di indagini da parte della Procura di Milano».

Nel ’93 si fa il passo più lungo: occorre «prevedere che la coop diventi holding».

I passaggi ci sono tutti: «assorbimento della coop di trasporti Cst, partecipazione nella Ets, Europe Transport Service Srl, nella Pragma Service Srl (servizi per Viteotime, Rti, Telepiù), nella ItalNord Service Srl (manifatturiera italo-lettone), nel Consorzio Lombardo Trasporti Servizi (gestione magazzini e trasporti)».

E poi ci sono «quote di capitale nella Obiettivo Lavoro, dell’Immobiliare Palmanova (proprietaria della sede milanese della LegaCoop)».

Società o piede di porco? Vediamo.

«Nell’89 Movicoop entra al 50% nella Ets. Gli altri soci sono i trasportatori Vago». I clienti: «La Ets ha rapporti d’affari nel SudAfrica dell’apartheid, sui quali la holding mantiene uno schermo di riservatezza interna (…).

Nelle relazioni non si specifica mai la natura delle attività africane né la loro esatta localizzazione: una ben strana omissione che nasce dall’imbarazzo di dover ammettere che la società viola un embargo internazionale sancito dall’Onu».

Morale: «In Italia un coop comunista e controllata da dirigenti Cgil fa affari con aziende di un Paese totalitario e razzista».

D’altra parte «segrete aperture diplomatiche nei confronti del SudAfrica vengono avviate fin dall’88 anche dall’Urss».

Ma Movicoop non è sola.

«L’interesse affaristico è condiviso da Fininvest con relazioni commerciali col regime di Pretoria per via di Telepiù».

Queste, infatti, «si avvalgono della tecnologia sudafricana, formalmente messa al bando dalla comunità internazionale ma non dalla Fininvest.

I decodificatori di segnale, indispensabili per le tv criptate, sono brevettati dal gruppo Richemont (del sudafricano Johann Rupert) che li cede a Telepiù».

I cui abbonamenti saranno venduti, dal ’93, dalla Pragma.

Anche se l’oggetto sociale è «fornire un servizio di collocamento di personale per le produzioni cine-televisive.

La complementarietà della holding con il gruppo Fininvest trova ulteriore conferma con l’allestimento di una unità locale di Pragma presso la sede di Videotime a Cologno Monzese».

Ma ecco il colpo di scena: «Nel ’95 Movicoop decide di cedere le proprie quote Pragma (passata da 40 milioni a un miliardo e mezzo di fatturato) all’acquirente presidente Parisio (…), in quanto “la società non è strategica né di interesse per la nostra coop”».

Quanto all’Italnord, entra nel circuito Movicoop nel ’94, condividendone la sede di Pioltello e il presidente, Parisio.

Dove fa affari? «Nei Paesi dell’ex socialismo reale. Italnord (al 50 per cento di Movicoop) detiene il 25% di due società lettoni, Latital e Arital. Nella Latital i soci di Movicoop sono al 50% Sergey Markin, dirigente legato al Pcus (…). La proprietà Arital è condivisa con Arij Paulikanis, “un compagno”. A sua volta Arital controlla la società del legno Armands che “opera in situazioni di sicurezza inesistenti”. La bramosia affaristica e internazionalista di Movicoop è caratterizzata da una crescente spregiudicatezza».

Che la porta sino in Israele.

Nel ’95, «avvia una collaborazione con la Shiran Inc che opera nel campo dell’informatizzazione, della telefonia e di progetti nel settore agricolo».

Movicoop le affida uno studio «per la gestione “dei nostri magazzini, il tutto senza spendere una lira”.

In realtà le prestazioni sono in cambio di entrature a Cuba.

Gli israeliani, attraverso Movicoop, possono trattare affari di tipo agricolo con Fidel Castro.

Scrive Parisio ai consiglieri di amministrazione: “Si concluderà il primo accordo relativo all’acquisto di 25mila tonnellate di zucchero cubano che sarà acquistato dall’ israeliana Scubidu. Il nostro guadagno sarà di circa 25mila dollari”».

A ciò si aggiunge un accordo per altre «”150mila tonnellate. Al riguardo rischiamo di guadagnare altri 100mila dollari”».

E Cuba? Movicoop con le due società satellite dona «vari beni all’isola (…).

Ma l’altra faccia della solidarietà è la fitta rete di relazioni affaristiche: così le missive nelle quali il cubano castrista Jesus Montané Oropesa apprezza l’attività di Parisio come “miembro de la Direccion Nacional de la Liga de las Cooperativas y del Partido de la Refundacion Comunista” sembrano più propedeutiche a quelle che l’alto funzionario castrista illustra nei progetti di lottizzazione dell’area cubana del Cayo Paredon Grande, di fronte alle Bahamas, con la costruzione di 3.150 abitazioni turistiche».

Fine? Non ancora.

«Insieme alle apparecchiature di stampa generosamente regalate al quotidiano del partito di Castro, Movicoop conta di far pervenire all’Avana attrezzature tv col marchio del Biscione: l’impero berlusconiano progetta di impiantare nell’isola caraibica un centro di produzione per irradiare i programmi di una prossima tv commerciale nel continente latinoamericano.

Le trattative sono documentate dalle relazioni di Parisio che informa che partirà “per Cuba il 7/9/95 con il dott. Carlotti di Telecinco. Il nostro vantaggio sarà quello della gestione del merchandising sulle trasmissioni di Telecinco e delle altre società del gruppo (Fininvest)”.

Intanto, in Italia, le aziende dell’onorevole anticomunista Berlusconi versano nelle casse comuniste di Movicoop decine di miliardi».

Fine del programma.

6 Risposte a “Fininvest, Movicoop e il PRC: Gli affari tra compagni”

  1. Berlusconi mafioso? 11 domande al Cavaliere per negarlo « Io voto Pro Lib3rtarian Iniziative Dice:

    [...] coerenza dei Leghisti in merito ai reati d’opinione anche a mezzo stampa) continuiamo a proporvi gli articoli de La Padania dell’anno 1998. [...]

  2. C’è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile « Io voto Pro Lib3rtarian Iniziative Dice:

    [...] una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile By LucaF. Continua la nostra carrellata di articoli storici de La Padania attualmente censurati e non disponibili [...]

  3. Silvio Berlusconi: Uno statalista, nessuna vera libertà, centomila maschere dell’ipocrisia al potere « Io voto Pro Lib3rtarian Iniziative Dice:

    [...] una immagine che di fatto non è presente neppure sulla carta e sullo Statuto del PDL (oltrechè nella carriera personale, politica ed economica del personaggio Silvio Berlusconi). E’ riuscito da statalista corporativista [...]

  4. La Democrazia reale pluricentenaria: Ha da venì il baffone italiano? « Io voto Pro Lib3rtarian Iniziative Dice:

    [...] del 60% di ciò che l’URSS  dava come contributo ai partiti comunisti dei paesi occidentali, più del 60% veniva dato al [...]

  5. Il cenone della politica italiana… « Io voto Pro Lib3rtarian Iniziative Dice:

    [...] a santificare lo Status quo). Una opposizione che legittima e fa le fortune di questo governo e che da sempre ha fatto quelle del suo premier in ogni occasione [...]

  6. In Italia abbiamo due sinistre: Una ipocritamente libertina solo in chiave autoreferente al suo Leader e l’altra moralmente sessuofobica e talebana per via giudiziaria con i suoi non adepti… « Io voto Pro Lib3rtarian Iniziative Dice:

    [...] 17 anni di carriera politica (ufficiale) inconcludente e dai suoi stretti rapporti proprio con i sedicenti moralizzatori dell’antiberlusconismo militante, e questo certamente non solo va rammentato ma anche denunciato apertamente dato che il teatrino si [...]

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