Secondo il filosofo Anthony De Jasay, il sistema politico migliore consisterebbe nel concentramento di tutti i poteri nelle mani di un tiranno pigro
Articolo di Antonio Martino
Alcuni anni addietro il mio amico Anthony de Jasay, a mio parere il più grande filosofo sociale vivente, mi mandò un suo breve saggio intitolato “Per una tirannia pigra”.
In esso egli sosteneva che fra tutti i sistemi politici possibili quello che meglio avrebbe garantito le libertà personali sarebbe stato appunto uno basato sull’accentramento di tutti i poteri nelle mani di un tiranno pigro che, in quanto tale, non li avrebbe esercitati.
Non potendo i poteri politici essere esercitati da altri, le libertà individuali sarebbero state al sicuro.
La tesi del saggio era talmente convincente che, convinto di fargli un complimento, dissi a Berlusconi che Forza Italia aveva in lui un tiranno pigro.
Berlusconi, che ovviamente non conosceva la tesi di de Jasay, invece di essere lusingato se ne ebbe a male: “non sono un tiranno e non sono affatto pigro”!.
L’avversione profonda di Berlusconi per la pigrizia è probabilmente legata alle sue origini: l’operosa gente di Brianza la considera un vizio imperdonabile.
Mi permetto di dissentire: l’attività può essere una virtù o un difetto a seconda del suo obiettivo: se desiderabile quanto più ci si impegna tanto meglio, in caso contrario l’attività rappresenta non una qualità ma un grave difetto.
Non credo che i sudditi di Stalin o di Hitler si sarebbero lamentati se il dittatore fosse stato meno solerte: un po’ di pigrizia sarebbe stata vista come un’autentica benedizione.
Un esempio storico illuminante è fornito da quello che Ronald Reagan considerava un presidente degli Stati Uniti modello: Calvin Coolidge.
Alla convenzione repubblicana del 1920, a sorpresa, Coolidge venne scelto come candidato alla vicepresidenza affiancando il candidato alla presidenza Harding.
I repubblicani vinsero le elezioni di quell’anno e Coolidge divenne vicepresidente di Harding. Alla morte di questi nell’agosto del 1923, gli subentrò alla presidenza.
L’ammirazione di Reagan per Coolidge è comprensibile: la sua politica di riduzione delle tasse e taglio drastico delle spese federali determinò il boom economico dei “ruggenti” anni Venti. Essendo stato confermato presidente con un plebiscitario 54% dei voti nel 1924, continua la politica iniziata riducendo drasticamente il debito pubblico.
Nel 1928 si rifiuta di candidarsi, lasciando il posto a Herbert Hoover, suo segretario al Tesoro (“per sei anni mi ha propinato consigli non richiesti, tutti sbagliati”), che da presidente conferma il giudizio negativo di Coolidge adottando misure cui viene imputata parte di responsabilità per la crisi del 1929 e la successiva grande depressione. Coolidge non si ricandida nemmeno nel 1933 e muore due mesi dopo le elezioni.
Questo grande presidente americano non era affatto un iperattivo: sosteneva che “il governo che governa meglio è quello che governa meno” ed era considerato non solo taciturno ma anche pigro. Ha scritto di lui Walter Lippmann, “Il genio del signor Coolidge per l’inattività è ineguagliabile. La sua non è un’attività indolente ma tetra, determinata, laboriosa.
E’ una filosofia politica ed un programma di partito, da non confondere per un pigro desiderio che gli eventi facciano il loro corso.”
I risultati di questa inattività sono stati, come accennato, straordinariamente positivi e spiegano l’ammirazione di Reagan che da Coolidge è stato ispirato per le sue grandi riforme fiscali e che da lui ha ereditato l’abitudine del riposo pomeridiano.
A questo punto credo sia evidente perché non attribuisco grandi meriti all’attivismo e non mi vergogno affatto della mia siesta, abitudine che Churchill condivideva con Coolidge e Reagan.
Non sarebbe male se i leader politici si rendessero conto che il cervello ha bisogno di riposo e che chi ne è provvisto ed intende farne uso deve farlo riposare.
Un aneddoto preso dal mondo del giornalismo illustra bene questo punto.
Negli anni Settanta quando il Giornale di Montanelli era agli esordi, nella redazione romana un giornalista suscitava la gelosia e l’avversione dei suoi colleghi pubblicando non meno di due articoli al giorno.
Quando Marcello De Falco, di ritorno da un viaggio in Israele, informò i colleghi che in quel paese tenevano sveglie le galline, che a quanto sembra non hanno bisogno di usare il cervello, ottenendo così che facessero due uova nelle ventiquattrore, il giornalista eccessivamente produttivo venne ribattezzato “la gallina israeliana”!
Del resto che l’attività in sé non sia necessariamente desiderabile è ampiamente illustrato dai danni attuali e futuri prodotti dall’attivismo obamiano.
Non credo proprio che sia la mia sicilianità a farmi credere che un tiranno pigro sarebbe di gran lunga migliore non solo del giovane neo-presidente americano ma anche della totalità dei governanti contemporanei.
Mi piacerebbe tanto che a governare l’Italia fosse chiamato un pigro, orgoglioso di esserlo.
Tratto da Brunoleoni.it
9 Luglio 2009 alle 4:46 pm
Bè di certo il suo capo, Berlusconi, non è un pigro. Si vanta di dormire una manciata di ore al giorno.
9 Luglio 2009 alle 4:56 pm
Il Risolutore è fin troppo attivo su tutti i fronti!, non vorrei proprio essere nel suo esecutore notarile…

Chi dorme non piglia “triglie”!.
Ciao e grazie per la visita.