La follia del ministro dell’economia Giulio Tremonti e di questo esecutivo di pseudodestra, non ha confini!.
Entro il maxi-emendamento del Dl anti-crisi approvato in queste ore (che premettiamo già in questo incipit non risolverà minimamente la crisi ma anzi la aggraverà con il surplus leviatanico di spesa e tasse fin dai prossimi mesi); la tassazione delle plusvalenze derivanti dall’oro e dagli altri metalli preziosi per uso non industriale pari al 6% fino ad un massimo di 300 milioni pare essere la ciliegina signoraggista per una sicura fuga dei capitali (altro che scudo fiscale!) e per ulteriori vessazioni a danno dei risparmiatori.
Nella peggiore delle logiche marxisto-keynesiane il governo prevede di raggranellare qualche soldo aumentando le tasse senza minimamente pensare ad una loro diminuzione, e per di più colpendo l’oro ovvero l’indicatore di ricchezza e del guadagno!.
In un periodo di crisi economica leviatanica (e sottolineiamo leviatanica) ovviamente il Legislatore ha “ben pensato” di puntare sul sicuro tassando l’oro, il metallo di riferimento universale della ricchezza e questo allo scopo di creare ricchezza!!!.
E’ quanto prevede il nuovo emendamento sulla tassa sull’oro presentato al decreto anticrisi dai relatori in aula, la socialista Chiara Moroni del Pdl e Maurizio Fugatti della Lega quali “lunghe mani” del Ministero delle finanze ed economia.
Nel decreto si dichiara che sono escluse dalla tassazione le disponibilità in oro conferite in adempimento di obblighi europei e ”quelle necessarie a salvaguardare l’indipendenza finanziaria e istituzionale della Banca d’Italia”.
Ma nonostante ciò la Bce ha fatto sapere di essere allarmata da questo provvedimento in quanto il rischio (paventato anche dai liberisti) è quello della nazionalizzazione coatta (signoraggismo statale) della Banca d’Italia sotto il ministero delle finanze (vecchio pallino di Tremonti fin dall’epoca della vicenda Fazio), rendendola sostanzialmente una facile preda per dar corso a spese politiche incontrollate da parte del governo.
Se avete un pò seguito in queste settimane il nostro sito vi sarete accorti come ci interessi in particolar modo il dibattito americano sorto sul ruolo, funzioni della Fed (Banca centrale americana) e il ruolo dell’esecutivo obamiano.
Ebbene c’è un parallelismo anche in questa vicenda italiana, il problema però è che le proposte del governo berlusconiano paiono essere orientate anche questa volta verso l’obamismo signoraggista statalista piuttosto che verso proposte liberiste libertarie pauliano-repubblicane di limite della spesa pubblica (e della conseguente molla inflazionistica all’orizzonte) e di limite dell’incremento del signoraggio bancario-governativo.
Da noi non c’è stato nessun “Ron Paul” che abbia protestato in aula su tale Dl anti-crisi, non si sono sentite levate di scudi su tale provvedimento e forse in molti non hanno ancora capito la rilevanza di tale iniziativa economica e i suoi nefasti effesti.
Tremonti in pratica vuole avvicinare la Banca d’Italia al Ministero delle finanze rendendola una docile succursale dell’esecutivo (in analogia stretta con quanto avviene in America tra Governo e Fed durante questa crisi), non solamente privandola di autonomia, ma cosa ben peggiore nell’intento di svendere o raccogliere su comando del ministero le riserve auree disponibili sul mercato.
Questo per creare crediti di pagamento o bonus facili da richiedere in prestito all’estero (al FMI e alla Banca Mondiale ad esempio o ad altri Paesi europei come la Germania) per l’incremento della spesa pubblica (in caso di vendita di oro da parte dello Stato) e/o per aumentare il controllo statale sull’economia e sull’oro (in caso di acquisto).
Il tutto a danno dei privati possessori d’oro.
Al momento quel che al ministro interessa è lo svendere le riserve auree verso ignote destinazioni, impedendo l’acquisto da parte di privati cittadini del suddetto oro (tassato astronomicamente) per creare in-direttamente spesa pubblica tramite debiti internazionali.
Ma svendere l’oro italiano (al pari del tassarlo), equivale a mettere in bancarotta il futuro del nostro Paese e degli italiani (a cui l’oro appartiene), in particolare in assenza di un Gold Standard.
E non certo per ragioni nazionaliste che lanciamo tale denuncia anzi come vedremo proprio per l’esatto contrario (anche come pericolo).
E’ ovvio che una svendita dell’oro patrio o un suo controllo da parte ministeriale, non solo è vecchia proposta prodiana-rooseveltiana del precedente esecutivo in perfetta continuità di programma ma rischia di essere controproducente più che nei confronti della Bce (la quale comunque si sviluppa entro un reticolo economico bancario di 27 Stati dell’area euro come fondi/fonti riserva), soprattutto nei confronti dei risparmiatori e possessori di titoli di Stato italiani i quali si ritroverebbero nel giro di qualche anno a non possedere più alcuna garanzia (già oggi minime) di credito e interessi sul proprio denaro investito in titoli (debito pubblico italiano) dato che lo Stato italiano non saprebbe come risarcirli nè avrebbe una sufficiente garanzia in assenza di oro italiano nei caveau.
In pratica il governo sta pensando di svendere oro magari per immettere soldi in prestito e contanti freschi per spese pubbliche e progetti a lunga scadenza senza controllo nè bilancio regolato tra scorte di riserva e spese (non a caso nel Dl è previsto anche un indebolimento del controllo del bilancio dello Stato da parte della Corte dei Conti, depotenziata senza spiegazioni).
Si creerebbe la medesima analoga situazione allarmante che il rappresentante libertario-repubblicano del Texas Ron Paul al Congresso sta denunciando pubblicamente nei confronti di Bernanke e Obama sul loro operato: assenza di controlli e di verifiche costituzionali bilanciate in materia di quantitativi di riserve aurifere disponibili in relazione all’immissione continuo di denaro fresco stampato senza equivalenti d’oro nelle casse il tutto senza risponderne al Congresso di tali loro attività.
Una attività di per sè illegale secondo la Costituzione americana.
C’è più di un sospetto da parte del Dottore che l’oro in cassa sia già stato messo in vendita o “prenotato” verso l’Oriente o ignote destinazioni (e usi) per finanziare le continue spese interne ed esterne in cambio di cartamoneta come fa per altro presupporre anche il recentissimo incontro tra il debitore Obama e il suo omologo creditore cinese.
Quindi riassumendo in Italia Tremonti non solo vuole disincentivare l’investimento sicuro in oro da parte dei risparmiatori italiani privati attraverso alte tassazioni obbligandoli verso gli insicuri e traballanti fondi pubblici statali Bot e Cct (allo scopo di far cassa), ma vuole anche controllare l’intero processo della filiera di vendita e svendita di oro (e quindi di ricchezza della Repubblica italiana) entro un parallelo piano di spesa pubblica incrementata sul piano nazionale dai ricavati dalle vendite, di stile obamiano riservato solo ai Governi.
Un piano folle e corporativisto-nazionalista per come viene modulato e degno dei tempi della “quota 90 e dell’oro alla Patria”!.
Non solo, paradossalmente questo Dl cosidetto “anti-crisi” sta preoccupando pure i banchieri centrali dell’Europa entro una logica di sovranità di signoraggio delle banche nazionali centrali per i precedenti regolamenti e accordi presi interni tra Stati dell’area Euro, nel non poter svendere i beni bancari oramai sempre più appartenenti all’ottica “bernakiana” (stile Fed) alla BCE entità sovranazionale e leviatanica a sua volta sugli Stati nazionali.
Ma tale situazione tremontiana deve a maggior ragione preoccupare per altri motivi pure i liberisti e i libertari liberali di scuola austriaca in quanto tale soluzione estremista e autarchica va nella direzione opposta da quanto prospettata nei modi e nelle motivazioni al pensiero dell’economia austriaca.
Con la vendita dell’oro a enti o istituzioni sovranazionali si va verso il depauperamento delle risorse e della credibilità internazionale del nostro Paese e si pone limite da parte dello Stato al libero rapporto di compravendita dell’oro sul piano interno dei privati nei mercati finanziari ed economici.
Ovviamente l’ingerenza statale della politica italiota alla pari di quella americana entro un settore economico strategico e di riserva era già iniziato con l’abbandono del Gold Standard svariati decenni orsono a livello internazionale, ora però vediamo il suo folle divenire entro i confini interni verso l’abolizione dell’oro come riferimento economico anche nella logica delle riserve (non solo nelle transazioni) interne.
In cambio di cosa?, del baratto o del NWO?.
Forse di entrambi.
Tremonti-Berlusconi, non sono minimamente intenzionati ad un ripristino del Gold Standard sul piano internazionale, non vogliono dare maggior peso sonante alla moneta, il loro intento obamiano rientra nella pura logica Keynesiana di rilanciare artificiosamente e statalmente la domanda in funzione del consumo e della spesa pubblica entro piani quinquennali di stile sovietico previsti nella riforma del Dpef.
Tremonti alla pari dei suoi colleghi Geithner e Bernanke cerca di svendere oro della nostra Fort Knox (magari verso i cinesi, attualmente i migliori e i più intelligenti compratori d’oro assieme a russi e tedeschi memori del passato), senza rendersi conto che ciò indebolirà indirettamente il valore della moneta comune, la tenuta dei nostri conti pubblici e soprattutto la posizione del nostro Paese sul piano geopolitico ed economico all’interno della già declinante Ue sul piano internazionale.
Mentre gli Stati si stanno indebitando sempre di più in questa era di spese folli pianificate e costosissime, non producendo vera ricchezza ma anzi sfruttando e sprecando a fondo perduto quella poca ricchezza ancora restante in cassa (l’oro appunto) in artificiose redistribuzioni di denaro, clientele e controlli coercitivi sui capitali.
Gli Usa e l’Europa devono ancora fronteggiare il peggio della crisi economica, la fase della crisi derivata dall’azione statale arriverà nei prossimi mesi per i prossimi decenni inesorabilmente, e saranno dolori inimmaginabili per tutti!.
Altro che fallimento del mercato!.
Ciò potrebbe creare scenari inimmaginabili anche entro il piano europeo politico-economico oltre che sociale della Ue, con gravi squilibri nella stabilità e rischi sia per l’Euro che per la solidità del rapporto di integrazione e del rispetto del trattato di Maastricht per l’Unione Europea da parte dei singoli Stati membri, con rischi non esclusi anche di abbandoni o espulsioni preventivi o punitivi degli Stati inadempienti o “anelli deboli della catena”.
Già oggi i grafici mostrano come il valore delle banconote statali senza equivalenti in oro siano in continua flessione rispetto alla crescita dell’oro e tale crisi economica sta accentuando tale irreversibile e logico processo, frutto di scelte sbagliate pluridecennali su tutte le valute internazionali.
Col dollaro in crisi nei prossimi anni, con l’inflazione galoppante in futuro, con le casse degli Stati sempre più vuote e piene di debiti, non a caso i governi (e pure i banchieri ciò è del tutto implicito) già parlano (a partire del G8 dell’Aquila) di nuova moneta mondiale e di nuove invenzioni alchemiche tecno-burocratiche per “armonizzare” gli scambi e i cambi nei mercati.
La tassa dell’oro diventa caposaldo di tale mosaico, per limitare ai soli Stati (o ad altri soggetti affiliati), il monopolio di tale proprietà (l’oro), riducendo i rispamiatori e gli investitori privati a mere pedine del “monopoly inter-corporativo- nazionale” verso il nuovo signoraggismo monetario globale determinato da una Banca Mondiale o da un FMI se non da un Governo mondiale keynesiano (qualcuno ha detto ONU?) in grado di detenere le riserve auree e il corso legale delle monete in regime di monopolio unico.
In pratica limitare il libero mercato a mera pratica di mercantilismo direzionato dai governi; attraverso il pagamento degli scambi statali sul piano internazionale mediante una nuova fasulla moneta nipotina “dell’Euro di latta” emessa dalle banche centrali di ogni Stato del mondo (prive forse anch’esse di oro a livello di casse vuote nazionali, anche se è più probabile pensare al suo contrario se solo si iniziasse a sapere dove sono destinati i lingotti d’oro venduti attualmente dai singoli Stati) imposta sui mercati, la definita “moneta dell’unificazione” di orwelliano sapore.
E l’Italia è in prima fila per la sua produzione in serie per i prossimi anni mediante la zecca e sue succursali.
Stampare, pardòn coniare future “monetine globali” in vista del 2015 (anno dell’Expo e forse del crac del dollaro e della bancarotta Usa?), il tutto ovviamente senza equivalenti in oro dato che l’Italia non possiede un bilancio o PIL mondiale!, indebitandosi forse pure per gli altri nel conio e nei suoi costi di produzione!?.
Tornando al Dl anti-crisi, nel frattempo, l’attuale esecutivo italiano di un Paese oberato da un debito pubblico a tripla cifra a 115% in costante crescita sulle spalle delle future generazioni, con una produzione industriale in costante stagnazione nonostante le laute prebende concesse a corporazioni e sindacati, un PIL (indice di valore aggregato di matrice keynesiana della ricchezza complessiva nazionale prodotta) comunque in profondo rosso intorno al -5% e un rapporto di deficit/pil del medesimo avviso seppur di segno opposto; ritenere di dover affossare ancor di più la ripresa con misure economiche tampone, palliative e sostanzialmente controproducenti (di cui la tassazione dell’oro risulta essere il manifesto dell’utopismo tremontiano per un oscuro futuro) porterà ad ulteriori guai.
Altro che liberismo dei mercati e meno tasse del centrodestra!, qui abbiamo dei comunisti da Terzomondo al potere e senza bisogno che l’opposizione contribuisca con proprie iniziative fallimentari!.
Evidentemente l’ottimismo promosso a livello economico dal governo leghisto-berlusconiano, punta a portare il paese verso l’isolazionismo e la bancarotta violenta del Sistema!.
In attesa speranzosa (quanto vana) che un NWO li possa salvare!.
Sai che prospettiva fiorente e intelligente!.
Il problema è che con la loro ricetta prima di arrivare a ciò si dovrà passare verso almeno un quinquennio di sottosviluppo nella crescita, stagnazione con inflazione e tasse galoppanti che distruggeranno anche quei pochi azionisti e risparmiatori passati indenni o poco colpiti dalla crisi economica subprime.
Insomma la logica del governo è quella del muoia “Sansone e tutti filistei”, cercando di arraffare ancora per poco il massimo disponibile in una opera degna da predoni affamati d’oro e di ricchezza prodotta dai contribuenti con il proprio lavoro; cercano di fare tra i risparmiatori “terra bruciata” a fronte del collasso del Sistema nazionale.
Un disegno criminale quindi, che ovviamente non viene minimamente denunciato dalle opposizioni parlamentari, in quanto ideologicamente sulla medesima lunghezza d’onda “culturale” e politica dell’esecutivo e del ministro dell’Economia, anzi già si sentono voci dal PD di una richiesta di correttivo per un inasprimento ulteriore delle norme in merito alla costante “evasione fiscale” del Paese.
Figuriamoci se questo governo non ci aveva già pensato di suo!.
Figuriamoci a cosa e a chi serve tutta questa demagogia?!.
La verità è che lo Stato è sempre più evasore di sè stesso, è lo Stato il vero usuraio nei confronti dei suoi cittadini, nel dare continua carta straccia nominalmente dichiarata “titolo di Stato”, sempre più senza equivalenti d’oro, in cambio dei risparmi di una vita.
Il ministero delle finanze e pure la Banca d’Italia assieme ai parlamentari e al governo illiberale, nel cercare di indirizzare la crescita entro presunti e regolamentati organi di controllo dell’economia italiana di stampo corporativista, continuano a propugnare direttive economiche sbagliate e fallimentari, stataliste che incrementeranno la crisi, non i consumi o la vera domanda nè la crescita come loro fideisticamente pensano o vogliono far credere.
Ad essere fuori da ogni regola economica e serio principio di responsabilità pubblica sono i politici del Palazzo presunti rappresentanti di interessi dei loro elettori, in realtà autoreferenti, in grado di prendere in giro i contribuenti con spese folli, aiuti di Stato a clientele elettorali e politiche loro amiche aumentando costantemente la pressione fiscale attraverso trecartismi o veri e propri balzelli sui risparmiatori.
Tasse keynesiane, ovvero prelievi fiscali, furti che ritengono essere fonte di lauti guadagni, in realtà marginalmente inutili e controproducenti nel lungo periodo per tutti, ma non per loro dello Stato.
Ma se Keynes voleva ridurre “obamianamente” la ricchezza dell’oro attraverso la carta, mentre Marx stesso voleva l’abolizione del denaro anche attraverso più ricchezza da ridistribuire ai poveri in maniera da rendere il metallo un termine di richezza obsoleto, con Tremonti, si supera ogni follia!.
Tremonti sta fondendo i due paradigmi nella più stupida delle equazioni utopiche stataliste: Tasso oro= Più gettito= più domanda= più crescita di sviluppo e spesa pubblica, un sillogismo insensato che mischia consumo e risparmio, crescita e domanda, oro con carta straccia e tasse con misure anti-crisi.
Insomma siamo alla follia e solo in pochi se ne accorgono!.
Addirittura tra gli stessi banchieri centrali di Francoforte (gente non certo nostra amica) coloro che stanno gestendo in maniera pessima la crisi (da loro stessa creata assieme ai politici) continuando la politica marxista dei tassi di interessi del denaro fermi a poco più a 1, c’è sconcerto per una iniziativa così “preventiva” e poco cauta da parte di un paese come l’Italia.
E sebbene al momento l’UE non possieda un governo centrale, nè un piano di Eurobond tremontiani non è detto che in futuro simili iniziative non possano spostarsi su un più vasto livello europeo rispetto a quello attuale periferico della nostra Penisola da parte di altri Stati o nel Consiglio europeo, in perfetta similitudine con quanto sta avvenendo negli Usa!.
Da parte di Trichet c’è comunque allarmismo per le insensate mosse in senso nazionalista del governo italiano (a differenza degli intenti della BCE di indirizzo sovranazionale leviatanico).
Evidentemente il governo pensa nel frattempo, di ritornare a logiche passate, del pre-Euro, puntando non tanto velatamente al ritorno di una “nuova” Iri con tanto di vecchi piani di crescita nazionale decisi quinquennalmente dai governi (bloccando di fatto così il Paese a logiche vincolanti un intera legislatura a livello di maggioranza, con periodici ritocchini!, altro che abolizione del clientelismo e della Finanziaria!), con casse depositi e prestiti partitocratici, a lottizzazioni stile prima repubblica, con la complicità delle banche nazionali e della Banca d’Italia.
Concludiamo lanciando un inquietante allarme che spero faccia riflettere voi navigatori che ci state leggendo.
Sapendo che la situazione economica non migliorerà con tale Dl, sapendo che la crisi quella vera Depressiva deve ancora arrivare, sapendo che i nostri politici di maggioranza e d’opposizione conoscono ciò che vi stiamo dicendo pur non dicendovelo (anzi, facendo l’esatto opposto di una politica liberista prasseologica e monetaria attenta).
Sapendo che con tale Dl, l’oro speso dal Ministero dell’economia e della Finanze verrà investito in progetti e opere senza più un reale controllo interno o esterno da parte di altre istituzioni politiche-economiche (leggi Corte dei Conti e Commissione Ue), sapendo che i nostri politici sono dei ladri (ma mica poi tanto stupidi quando si tratta di pensare al loro futuro e tornaconto), non vi passa per la mente il sospetto che questi stiano preparando l’operazione “Grande Slam”, per fuggire con l’oro in tasca in futuro quando le cose andranno prevedibilmente e sicuramente male, lasciando noi tutti (poveri e ingenui italiani) in un mare di debiti e di carta straccia (o monetine NWO)?.
Non vorremmo essere troppo pessimisti ma conoscendo ormai abbastanza bene tali personaggi, e il loro passato discutibile e in chiaroscuro non faremmo male ciascuno di noi a stare più attenti ai loro comportamenti dove e su cosa investiamo il nostro denaro e i nostri risparmi.
Le grandi crisi economiche del XX secolo, da Weimar, alla ex-Jugoslavia, dalla Russia post-sovietica, dal Giappone, all’Argentina, passando per lo Zimbabwe sono iniziate tutte quando i governi hanno voluto toccare i valori della moneta inflazionando la sua presenza, staccando questa dall’equivalenza di scambio e di riferimento con l’oro, per dare valori monetari fittizi irrazionali irrealistici oberati da vincoli ideologici di transazione anti-economici decisi mediante l’intermediazione delle Banche centrali nazionali.
A ciò è conseguito un crollo dei mercati e dei titoli di Stato collegati al valore monetario cartaceo di riferimento anche e soprattutto in relazione alla quantità di oro statale nelle casse o in artificiosa “circolazione” e disponibilità.
L’Italia berlusconiana così come gli Usa obamiani e forse anche altri Paesi stanno andando in tal direzione di marcia su strade analoghe e surreali pur nella difformità dei loro ordinamenti giuridico-politici nazionali e della tempistica.
Prepariamoci al peggio!!.