Articolo di Andrea Di Tizio
I liberali italiani ripartono dall’Abruzzo.
E’ nato infatti poche settimane fa un nuovo movimento politico, la Federazione per un’Italia Liberale, costituito da otto associazioni regionali tutte ispirate all’esperienza lanciata tre anni fa da Abruzzo Liberale.
Ne abbiamo parlato con Alessio Di Carlo che di Abruzzo Liberale è Presidente e che è stato eletto coordinatore nazionale della Federazione di Italia Liberale.
Soddisfatto che Abruzzo Liberale abbia dato il via a questo nuovo movimento?
“Sicuramente. Ma non perché intenda avanzare ragioni di primogenitura, quanto piuttosto perché siamo riusciti ad aggregare tante esperienze che in questi anni si erano ritrovate attorno a diversi soggetti, innanzitutto a partire dai Riformatori Liberali e da Decidere.net, senza riuscire a mettere in piedi un movimento politico in senso proprio come invece intendiamo fare noi”.
Ma lei stesso ha avuto un ruolo di rilievo nei Riformatori Liberali. Pentito?
“Assolutamente no. I Riformatori Liberali sono nati come un movimento politico, partecipando alle elezioni politiche del 2006 in alcuni collegi senatoriali.
Da quel momento in poi, nonostante in tanti chiedessimo di radicare il movimento sul territorio, si è preferita una strategia di basso profilo conclusa con la confluenza nel PdL”.
E perché anche i liberali che si sono ritrovati nella FIL non hanno scelto di confluire nel PdL?
“Vede, ci sono essenzialmente due ragioni, l’una di merito, l’altra di metodo, che ci impediscono, almeno allo stato, di poter entrare nel PDL, pur restando stabilmente collocati all’interno del polo di centrodestra.
Quanto al merito, lamentiamo la assoluta assenza di temi liberali e liberisti nell’agenda del governo.
Inoltre, in occasione di alcune vicende che hanno toccato i temi etici, la posizione assunta dal Popolo della Libertà è stata di chiusura assoluta senza consentire il minimo spazio di dissenso per la componente laica del partito”.
E cosa c’è invece che non va nel metodo?
“Mi limito a leggerle l’art. 25 dello statuto del partito del Popolo delle Libertà. ‘Le candidature alle elezioni nazionali ed europee sono stabilite dal Presidente nazionale.
La candidatura a Presidente di Regione è stabilita dal Presidente nazionale. Allo stesso modo si procede per le candidature nelle liste per la quota maggioritaria.
La candidatura a Presidente di Provincia è indicata dal Comitato di coordinamento. La candidatura a Sindaco di Grande Città o di Comune capoluogo è stabilita dal Comitato di coordinamento’.
Vuole che le dica chi elegge i membri del Comitato di coordinamento?”
Posso immaginarlo. Ma non ero io a fare le domande?
“Ecco, vede, con tutta la stima ed il rispetto verso il Presidente Berlusconi, a noi pare che un partito debba essere il luogo del confronto democratico e delle scelte condivise.
Il PdL, oggi, per statuto, è una dittatura illuminata e questo un liberale non può accettarlo”.
Dunque, ricapitolando. Avete fondato un nuovo movimento politico, vicino al centrodestra ma non interno al PdL. Non ho ancora capito pero’ cosa abbia di federale.
“Questa è una delle novità centrali del progetto: l’organo decisionale del movimento è il consiglio federale in cui si ritrovano i grandi elettori individuati dalle singole associazioni regionali che solo a queste rispondono e votano secondo il mandato ricevuto.
Pertanto è garantita la partecipazione diretta di ogni singolo iscritto all’interno della propria organizzazione che poi esprime la propria volontà in consiglio federale.
In questo modo garantiamo che ogni associazione regionale abbia la massima autonomia decisionale ed al tempo stesso che la snellezza delle decisioni del consiglio federale”.
Insomma, ognuno “padrone a casa sua”?
“Esattamente, ed anche sotto il profilo finanziario. Ogni regione riversa alla Federazione una minima parte delle quote di iscrizione che riceve dall’iscritto”.
Fin qui alla forma. Ma nella sostanza, cos’ha di diverso la FIL dagli altri movimenti liberali?
“Non esistono movimenti liberali ma solo associazioni, blogs, think tank.
Noi vogliamo fare politica militante, in senso tradizionale pur se con uno schema partitico innovativo.
I liberali italiani passano troppo tempo a scrivere libri e poco tra la gente a far politica.
Noi possiamo garantire che lasceremo ad altri il compito di far cultura e ci dedicheremo a battaglie politiche a partire dalla strada”.
Lei è stato eletto coordinatore nazionale ed anche segretario pro tempore. Come mai questa scelta? Nessuno che volesse assumere quell’incarico?
“No, al contrario. Vede, le precedenti esperienze con cui in tanti ci siamo misurati si sono limitate a far da corte a qualche generale, senza che nessuno si prendesse la briga di organizzare l’esercito e di avviare battaglie.
Il nostro schema è esattamente l’opposto: stiamo costruendo un esercito e cerchiamo generali che sappiano e vogliano condurci alla battaglia per l’affermazione del liberalismo.
Siamo aperti a tutti ma a questa condizione. Se nessuno si farà vivo, sceglieremo i nostri generali tra le fila dei nostri soldati.
Le posso garantire che ce ne sono tanti e validissimi”.
In quante regioni siete presenti?
“Attualmente in Liguria, Lombardia, Friuli, Sardegna, Lazio, Sicilia, Puglia e Abruzzo ma si stanno costituendo Emilia, Toscana e Campania proprio in questi giorni.
Esistono poi associazioni cittadine: Lecco Liberale e Roma Liberale ed anche a questo livello stiamo crescendo”.
Quali saranno le prime iniziative?
“Innanzitutto partiamo dal 26 giugno con un tour italiano di presentazione della FIL in tutte le regioni. Cominciamo dall’Abruzzo, il 2 luglio saremo in Lazio, il 9 in Sardegna e via via ovunque.
Poi, proprio dal 26 giugno, avvieremo la prima battaglia politica riprendendo l’iniziativa contro l’esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo”.
In bocca al lupo.
“Grazie, ne abbiamo davvero bisogno”.
Tratto da FederazioneItaliaLiberale.it