Le (in)”sicurezze” dell’opinione ital-araba

1231529954923_00e12793Si è conclusa da pochi giorni con un cessate il fuoco unilaterale da parte di Israele l’operazione militare di contrasto al lancio dei razzi Qassam da parte dei militanti del gruppo terroristico fondamentalista di Hamas.

Il bilancio politico di tale iniziativa al di là del retorico numero delle vittime minorenni e dei feriti strategicamente propagandato dalle emittenti arabe per i media occidentali sensibili ai “trofei di caccia” causati dalla stella di David, (piuttosto che ai numerosi feriti e morti israeliani causati da Hamas nel’ultimo ventennio e recentemente), è ancora da valutare all’interno dello scenario degli accordi di pace israelo-palestinesi.
I moralisti “equivicini” ad Hamas politicamente (forse perchè c’è un welfare di facciata a schiavizzare un popolo, oppure a causa della dicotomia tra partito di lotta e di “governo” tipica di una vecchia visione togliattiana sinistrata); i “giornalisti” internazionali, locali e italioti, che brandiscono la realtà per creare consensi e clamori più della qualità dell’informazione proposta; i fricchettoni pacifinti che vedono solo le guerre di Israele e non quelle del gas o dei carriarmati russi ancora in Georgia; dei fascio-comunisti che si attaccano all’antisemitismo anticapitalistico sovietico marxiano (e non) leggendo tutto entro la logica delle alleanze dei blocchi inesistenti; i centri sociali, i no global, gli anti-imperialisti e anarco-rossi che lottano per l’affermazione di uno Stato palestinese (altrui) auspicando la distruzione di quello israeliano altrui (per la serie: “la pace non è dialettica nè coerenza”!).
Tutti coloro che propongono l’aumento totalitario a livello economico e politico di assistenzialismo e centralità decisionale dello Stato quali risposte che anche il nostro sistema statuale e politico dovrebbe dare al popolo (non riconoscendo al contempo la dignità di esistenza autonoma e di difesa non solo dello Stato israeliano ma della cultura che possiede il popolo israeliano a livello tecnologico, economico e sociale) farebbero bene a tacere e smetterla di inscenare manifestazioni e propagande basate sull’odio e sull’irrazionalità islamista.
E’ facile colpire uno Stato quale è quelllo israeliano, in quanto usa la forza, i soldati, per risolvere gli annosi problemi della propria sicurezza interna di confine, ma ciò che tale sinistra pseudo-libertaria (in quanto si nasconde dietro un incoerente anti-statalismo esterofobo privo però di capacità di lettura coerente della realtà interna e propria di proposta e di valutazione) perde di vista che fuori dallo Stato d’Israele non esiste certezza, sicurezza, pace nè diritto.
Il medioriente non solo è lontano da una accettazione del passaggio per loro necessario verso la democrazia, ma non ha alcun riconoscimento dei diritti dell’uomo e dei loro cittadini; l’unico Paese che possiede tali requisiti è sicuramente Israele; il quale anche in tale contesto (come nello scorso conflitto con il Libano) ha subito un’aggressione esterna e non solo in quanto Stato (e sua glorificante visione anche da parte di una certa destra italiana nella sua legittimità), ma in quanto diritto naturale degli individui alla loro privata difesa e sicurezza di residenti di quei territori da loro lavorati e gestiti in termini proprietari.
Tale sinistra non considera il diritto di Israele a difendersi legale ciò non solamente colpisce l’esistenza dello Stato d’Israele ma intrisecamente entro lo zeitgeist dell’ultimo sessantennio anche il popolo israeliano e la sua r-esistenza, praticamente è un modo un pò più dietrologico per affermare l’antisemitismo radical-chic di taluni.
Inoltre non capisco come mai si debba porre sullo stesso piano vittime e colpevoli, ben sapendo che le vittime non sono quelli di Hamas ma il popolo palestinese e israeliano bersagliato indirettamente e direttamente dai razzi di Hamas; Hamas resta l’unica colpevole integrale di tale conflitto.
Hamas usa scudi umani a difesa delle proprie “santebarbare” e non esita ad eliminare fisicamente tutti coloro che non si adeguano alle proprie leggi coraniche fondamentaliste e al proprio potere, bisogna ricordarselo guardando i mucchi di cadaveri accatastati metodicamente dai miliziani per i reporter; alcuni Massimalisti nostrani ritengono che sia forma ben accetta di eversività patteggiare con Hamas o addirittura tifarla (evidentemente il comunismo terzomondista ha bisogno di altro “oppio dei popoli” d’esportazione dopo quello precostituito in occidente a livello marxista e fideistico, d’altronde ogni partito illiberale si fa promotore di una monoconfessione, solo i liberali e i veri libertari propongono una visione pluralista e aperta).
La sinistra pensa di mobilitare le moschee e i manifestanti musulmani fondamentalisti presenti in Italia, di area Ucooi (Salafiti, fratelli musulmani) pensando di aumentare il proprio back-ground di consensi e di voti a livello politico e forse culturale non rendendosi neppure conto della clamorosa strumentalizzazione che essi stessi subiscono da parte di gente che non esiterebbe ad eliminarli fisicamente e politicamente se davvero governassero in Italia o in Palestina come hanno fatto a Gaza sino a poco tempo fa.
Israele è apparso meno isolato del solito, la presidenza Ue ceca di turno è riuscita a rompere il sordo muro dell’equivicinanza d’affari e d’interessi della Francia con queste frange minoritarie del mondo arabo, e nonostante le manifestazioni anti-semite, si sono potute tenere (nonostante lo squadrismo dei RED-skin) anche delle manifestazioni italiane di sostegno ad Israele.
E’ inutile pensare che l’Ue o anche gli Usa di Obama in medioriente possano imporre una soluzione pronta e risolutiva per questo conflitto, gli unici che possono farlo sono le dirigenze politiche israeliane e palestinesi e a fronte degli sforzi e delle conseguenze del mancato accordo di pace tra le due si può affermare con certezza che la colpa più grave anche indirettamente in questo conflitto è dovuta all’autorità palestinese.
Affermare anche come da parte di un non violento effettivo, quale è senz’altro Marco Pannella che bisogna togliere nazionalità, (in quanto autorità politica e statale) ad Israele entro l’UE, (che però aggiungiamo noi è inesistente anche come coerenza e continuità territoriale e di giudizio) si rischia solo di passare dalla buona fede (dell’ipotesi del federalismo kantiano) a un senso di ambiguità intrinseco.
Infatti non si capisce come questa diminuzione di potere potrebbe impedire in tal tumultuoso contesto l’uccisione di israeliani da parte di fondamentalisti o come l’Ue (dove l’antisemitismo è in aumento e non solo per causa di Israele intorno al 25%; e a quanto pare ben si guarda nell’offrire un ingresso ad Israele) possa difendere la popolazione israeliana o anche quella palestinese da Hamas quando non è neppure stata in grado di impedire le guerre economiche del gas tra Russia e suoi paesi membri, le guerre dei Balcani tra ex-Jugoslavi degli anni ’90, gli eccidi come Srebrenica e le invasioni di Cecenia e Abkhazia e Ossezia.
Inoltre danneggiare una controparte come quella d’Israele in virtù di una ipotetica altra autorità quale sarebbe quella palestinese emergente o quella superleviatanica Ue (questa Ue, caro Pannella non va bene è sovranazionalista e ultrastatalista in quanto sommatoria di Stati e di interessi di pochi nazionalisti, leggasi Sarkozy); infine non riusciamo a comprendere se il Guru radicale voglia ricreare con tale richiamo kantiano e all’Ue, ben altro, ovvero una sorta di Lega mondiale delle Democrazie liberali o piuttosto una versione riveduta 2.0 dell’Onu in salsa europea che comunque si rivelerebbe entrambe delle utopie all’interno del contesto dei regimi “democratici” conflittuale e sfacettata alla pari dell’Ue attuale.
Inoltre una cosa un pò banale ma forse da chiarire una volta per tutte, va bene che culturalmente e storicamente Israele è occidentale ma ciò non può ridursi de facto ad una adesione in termini geografici all’Ue (a meno di non inserirla entro la visione personale e d’interesse francese sarkoziana, dell’Unione mediterranea; ma dubitiamo che a Sarkozy interessi Israele in tale Unione) altrimenti pure l’Australia, il Giappone, il Messico, il Canada e la Sud Corea (e perchè no pure gli Usa) dovrebbero burkianamente farne parte, insomma non sarebbe più una Unione Europea seppur avente tali regolamenti in vigore, ma altro (lascio ai lettori immaginare cosa!).
Personalmente riteniamo che Israele possa avere una partnership strategica e a livello militare con la Nato (come la Turchia) ma difficilmente questo possa inserirsi per il momento al meno entro un contesto europeo istituzionale integrato.
Israele non deve essere vista nè dal mondo arabo nè da quello occidentale come una entità disconnessa con la realtà geografica e politica in cui è inserita, non bisogna avvallare in termini rozzi e ambigui l’idea che Israele sia un entità coloniale o una minaccia per il mondo arabo; Israele semmai deve essere visto se non come un modello di sviluppo per i paesi suoi confinanti; un partner e non un nemico con cui commerciare e collaborare per il benessere dei cittadini nella regione.
Il problema sta nei suoi vicini (palestinesi e non), regimi che pur dialoganti traballano, altri che addirittura non lo riconoscono neppure, insomma il profondo ed evidente marcio non sta in Israele (intendendo con questa non certo la sua classe politica dirigente e le sue politiche statuali, ma semmai la presenza enclavista degli ebrei), ma semmai quantitativamente e qualitativamente più negli altri Paesi o Territori.
Israele sarà sicuro quando i popoli e le leadership confinanti accetteranno di collaborare, riconoscendosi e limitandosi entro i tentativi di sovvertire la pacifica e libera convivenza e cooperazione.
Ovviamente una convivenza che non significa la cancellazione preventiva di Israele per ottenere il controllo di tutta la Palestina dal Giordano al mare come pretende Hamas o l’Iran.
Fintanto che Israele è assediato da fondamentalisti che non insegnano neppure ai bambini la carta geografica del medioriente con i confini di Israele; che usano donne e bambini come kamikaze la convivenza viene lesa dal non riconoscimento del diritto naturale all’esistenza e alla proprietà degli ebrei dei loro beni in Palestina, non dalla mancanza dello Stato palestinese.
La popolazione palestinese di Gaza è in parte vittima ma anche responsabile di tale situazione, essendosi affidata a tali governanti, avendoli eletti ma non solo, essendosi totalmente assoggettata senza ribellarsi; ovvio che ora ne pagano il duro prezzo, alla pari della popolazione tedesca sessant’anni fa.
E tale modello di vita, nonostante alcuni sinistrati la ritengano a Gaza tutto sommato dignitosa e accettabile, in realtà era uno stato di bestialità irrazionale, contrario alla felicità e alle aspirazioni dei singoli palestinesi.

Lascia un Commento

Please log in using one of these methods to post your comment:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.