La corsa verso una “virtù” dettata e delegata dall’alto ai singoli cittadini quale exempla da rispettare, mostra il livello di ridicolaggine dell’esecutivo nel cercare di porre freno a fenomeni da sempre presenti in tutte le epoche e in ogni società (ovviamente cercando di fermare nella più ipocrita delle consuetudini italiane i vizi degli altri e non quelli in primis quelli propri dei politici). Ponendo la prostituzione assieme ad altri interventi proibizionisti comunali e singoli (vedi provvedimenti proposti da Giovanardi a livello di codice stradale e in materia proibizionista sull’uso e consumo di sostanze stupefacenti) entro una dinamica sostanziale di ricerca del facile consenso e ancor di più di soldi per le casse delle caste nazionali e locali.
Questo governo dopo aver negato le libertà di cura del paziente cerca ora di fornire un modello unico fondamentalista e proibizionista ad uso e consumo della politica e delle singole amministrazioni non solamente per poter rubare altri soldi al cittadino (anche in un momento di crisi economica); ma ponendo da parte dei politici l’idea di un giudizio valoriale tra ciò che è peccato e ciò che è illecito, quasi sempre arrivando sostanzialmente ad assecondare movimenti clericali e tendenze violente che vedono nel vizio e nel “moralmente scorretto” (peccato) individuale qualcosa da correggere forzatamente mediante il diritto positivo, mediante lo Stato e la prigione.
Abbiamo dei politici che si mettono a fare i “gran sacerdoti” della dottrina di Stato e dello Stato etico; non assumendo una presa di coscienza dell’andamento dei tempi e dei diritti individuali e liberali che tutelano e garantiscono l’individuo entro la propria vita personale e in materia di libere scelte consenzienti e consapevoli.
I politici non ritengono da parte loro utile concedere all’individuo la libertà del proprio corpo per drogarsi, bere, fumare (stando al recente provvedimento proposto dall’IDV che vorrebbe punire igienisticamente con multe da 200 a 650 euro chiunque venga sorpreso a fumare normali sigarette nella propria automobile lungo la strada; provvedimento che limita la proprietà del corpo entro la proprietà del mezzo, in sostanza associazione con il decreto Carfagna) e ora fare sesso.
A maggior ragione con il mantenimento di settori di spesa pubblica locale e centrale le singole realtà d’apparato statale, cercano sempre più di colpire e penalizzare a turno differenziate fascie di cittadini per cercare di ottenere aldilà delle imposte e della pressione fiscale legale e ufficiale, ulteriori introiti di denaro.
Lo pseudofederalismo e le riforme della locale amministrazione diviene forma mascherante solo la continuazione di pratiche clientelari e truffaldine che sostanzialmente accentrano il potere localmente ai singoli enti e che richiede continuamente denaro per il suo mantenimento.
Non più solamente con multavelox, o videosorveglianze, non solo con semafori supersonici nella loro cromia ma anche nei confronti dei comportamenti e proibizioni più disparate utili per mantenere e costituire progressivamente un sistema di entrate parallelo a quelle ufficiali (sempre più discutibile e difficile da arginare e contestare) che con i nuovi provvedimenti federali leghisti rischiano solamente di peggiorare (viste le finalità e l’orientamento di chi le propone in materia di imposte ICI e affini).
Addirittura i singoli comuni e province adottano provvedimenti arbitrari privi o al limite di qualsiasi legalità costituzionale per cercare di togliere denaro al contribuente prima ancora che tali provvedimenti vengano discussi e approvati in Parlamento e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale (vedi i casi antiprostituzione di Roma e Verona e loro sanzioni).
La legislazione italiana ora considera illegale la prostituzione e il suo sfruttamento e favoreggiamento ma ancora nessuna legislazione e legislatore ha avuto il coraggio di dichiarare illegali tali pratiche di sfruttamento e circonvenzione del cittadino a scopo di estocere a questi di denaro, favorendo i privilegi e clientelismi di casta.
Al momento la prostituzione è illegale per le strade, per il privato e gli appartamenti sarà solo questione di tempo per un ulteriore bando (dato che pure il PD rema nonostante i Radicali verso tale moralismo paternalista clerical-reazionario); l’unico posto dove sembra ancora possibile svendere corpo, mente, principi e valori resta il Parlamento e la sua Camera.
L’unico posto dove la casta può permettesi ogni vizio e stravizio alle spalle e insaputa del cittadino e delle stesse forze dell’ordine; dove l’impunità è garantita per casta e dove la nomina “meritocraticamente” agognata avviene tramite ardue prove e preparazione di indiscubile zelo e fedeltà.
Dove la rappresentazione politica parlamentare e di governo avviene attraverso selezioni e nomination degne da Reality Show o Miss Italia con “una giuria carismatica d’eccezione”.
Ecco forse spiegato come mai ci ritroviamo come ministro Mara Carfagna ma certamente il suo decreto doveva meglio essere diretto verso altri settori politici del pubblico italiano.
20 gennaio 2011 alle 10:02 am
[...] guadagnata la pagnotta, bisogna però ricordare come in una Democrazia, la magistratura intepreta le leggi emanate dal potere legislativo-esecutivo, appare quindi evidente che il problema derivi sempre da quella stessa vuota politica inconcludente [...]