E’ vero che una parte della prostituzione si basa sui traffici di esseri umani clandestini provenienti dal Sud America, dall’Africa o dall’Est Europa, sulla presenza di violenze fisiche e costrizioni coatte da parte di sfruttatori della piccola o grande malavita organizzata anche nei confronti delle minorenni.
Ma è anche vero che una parte molto più numerosa di quanto si pensi delle prostitute, sono persone con cittadinanza italiana adeguata preparazione, motivazioni personali o esistenziali (non necessariamente economiche o sociologiche) che decidono liberamente e spontaneamente di vivere una vita movimentata e “avventurosa”.
In sostanza questi soggetti stipulano un contratto con il cliente basato sulla prestazione e tariffa più o meno vantaggioso per entrambi ormai diffuso nella convenzionalità della spontaneità, dato dal denaro (domanda) e dalla prestazione in cambio (offerta) e quindi sostanzialmente un operazione di mercato.
Tali persone vengono pagate da parte dei clienti i quali ricevono un servizio proporzionale a parametri convenzionalmente legati al tipo di rapporto sessuale, alla prestazione, all’età, al tipo di genere di provenienza della prostituta, a seconda delle località di distribuzione urbana legate alla concorrenza e alla domanda quotidiana e giornaliera in sostanza sedimentati nel rapporto contrattuale che si instaura tra cliente e prostituta.
I clienti sono persone anch’esse italiane, di variegata istruzione o ceto sociale e istruzione (talvolta pure politici come i casi di cronaca hanno dimostrato), votanti forse pure alle elezioni i suddetti partiti e che forse alla domenica vanno pure a messa a confessarsi; eppure a qualunque cittadino vengano poste domande riguardanti la sicurezza e l’illegalità, subito viene in mente per il cosidetto “degrado urbano” il problema della prostituzione (ovviamente dopo quello dei rom) e della loro attività; solitamente ponendo ingiuste sperequazioni che si fondano sul pregiudizio morale e personale e religioso su cause più complesse.
Il problema è che tale decreto Carfagna colpisce in primis gli italiani e vuole essere palliativo per nascondere i comportamenti irresponsabili o incivili a livello urbano, solitamente addosandone il peso a categorie secondarie e sostanzialmente non immuni come altre da critiche e clamore mediatico (e protezioni sindacali, politico-elettorali).
Considerate queste ultime migliori a priori se non superiori alle prime solo per pregiudizio e per evitare il confronto con sè stessi e per scaricare sociologicamente nei confronti del mondo e dell’esterno le carenze comportamentali e di civilità che manifestiamo noi stessi in prima persona sui mezzi pubblici, nelle strade con gli animali domestici, nei parchi quando devastiamo le infrastrutture di arredo urbano, a livello di deturpazione dei beni culturali, quando lasciamo immondizie per la strada invece di voler costruire inceneritori o riciclare i singoli rifiuti negli appositi contenitori; quando ci preoccupiamo assistenzialisticamente degli altri invece di essere liberi egoisti.
Non sono le prostitute o i rom a rendere l’ambiente umano e paesaggistico degradato, ma è la natura della politica e dello Stato la vera causa; è proprio la volontà di repressione statale e normativa che relega a forme di ghettizazione e di imbarbarimento la vita dei singoli cittadini alla pari di realtà viziate dal controllo delle mafie e dal loro potere di veto, violenza e morte.
L’idea della prostituzione quale lotta prioritaria dell’esecutivo a fronte della crisi economica del paese viene ad essere notizia di copertina che non solamente tende ad allontanare le vere questioni dal dibattito politico (liberalizzazioni, privatizzazioni, taglio delle tasse).
Ovviamente cosa conosca il legislatore e quali siano le vere necessità della prostituta a livello di vita quotidiana resta un mistero che alla pari di altri casi fanno parte del bagaglio retorico dello Stato italiano e del politico italiano per accontentare frange minoritarie di perbenisti e moralisti demagoghi che non si accontentano di vivere la propria vita rappresentata (molto spesso apparente) ma che si interessano morbosamente e paranoicamente a quelle degli altri.
Spingendo sostanzialmente il loro eletto di riferimento a legiferare ideologicamente e imporre una propria discutibile versione dei principi e dei valori che sostanzialmente si rivela a livello di diritto “positivo”, generalmente costosi, inutile e oppressivo per la stessa maggioranza dei cittadini.
Ma tale battaglia moralistica essendo per l’appunto moralistica si pone anche a interpretazioni riconducibili entro la visione religiosa di ingerenza nei problemi; sia per quanto riguarda la futura libera circolazione degli individui eterogenei o omogenei sessualmente a livello pubblico (ma anche privato in sostanza) non aventi rapporti formalizzati contrattualmente con il matrimonio.
Insomma il governo con tale provvedimento pare procedere verso le pretese del Papen di modifica della legge sul divorzio e di limitazione del rischio di ratifica di una legge di garanzia negativa privatista di coppie di fatto, ritiene utile partire dalla negazione della prostituzione quale “tentazione” e problematica che stando alle menti del Vaticano indurrebbe il numero di divorzi e separazioni (anche una recente sentenza della Cassazione si pone su tale lunghezza d’onda; ci riferiamo alla mancata concessione di assegni di mantenimento al coniuge in via di divorzio che non convive anche carnalmente con il proprio partner fintanto che non è separato).
Inoltre la volontà di vincolare statalmente e giuridicamene l’individuo attraverso un opzione matrimoniale civile e religiosa da parte dello Stato e Chiesa si sta delineando per il futuro foriero di provvedimenti im-positivi che sostanzialmente rischiano di riprodurre legislazioni e provvedimenti repressivi similari a quelli coranici e fondamentalisti islamici; nella considerazione femminile da tutelare positivamente in termini oppressivi e repressivi e ponendo di fatto ad una persecuzione dell’ottica matrimoniale che escluda pubblicamente (anche in strada tramite coprifuoco) la libera circolazione di persone non convolate a nozze o non ancora sposate (con tutto il corollario repressivo anche a livello procreativo e di libera prevenzione, contraccezione o aborto).
Il primo passo è stato compiuto con tale negazione della presenza delle prostitute ma già si ravvisano a seguire ulteriori leggi nazionali o comunali proibizioniste che limitino o rendano impossibile l’esercizio della prostituzione a livello privato in stanze e appartamenti riservati e di proprietà (costituendo un ulteriore limite alla proprietà privata e al suo libero esercizio) costituendo di fatto una sorta di Grande fratello domestico, o metodi di controllo polizieschi da “Gestapo-KGB” anche nel cuor della notte (ovviamente).
L’inganno maggiore lo pagano e lo pagheranno le donne, prostitute in primis ma non solo, anche chi oggi fa finta di niente e si compiace di tali provvedimenti (forse ingenuamente entro una vita libertina); dovrebbe pensare anche che una volta superato il limite della proprietà personale del corpo e della propria libertà, lo Stato e la sua politica politicante difficilmente si fermeranno nell’opera di controllo, repressione e normatizzazione coatta a modelli o schemi sempre più rigidi e totalitari; e ciò coinvolgerà in seguito anche coloro si ritengono attualmente superiori a qualsiasi considerazione relativa alla prostituzione.
1 ottobre 2008 alle 11:03 pm
Smack!
Complimenti. Condivido in toto il post. Meglio non avrei saputo scrivere. L’unico problema è che anche noi, parlandone sviamo l’attenzione dalla crisi economica e aiutiamo gli statalisti nel diffondere la balla che il mercato sia fallito e che sia ora delle regole imposte dallo Stato.
Non perdiamo questa battaglia. E’ senza dubbio la più importante, perché investe pienamente la libertà economica. Sarebbe necessario abbattere il fiat money.
Comunque ancora complimenti.
2 ottobre 2008 alle 11:01 am
Hai proprio ragione Libertygfighter, non bisogna permettere che gli statalisti tornino a imporre la loro follia anche in economia.
Proprio per questo sul blog fin da oggi così come nei prossimi giorni ci saranno articoli sull’ambito economico Usa e Italiano e rassegne stampa.
Grazie ancora per la visita e per i complimenti e torna presto.
Ciao da LucaF.
20 gennaio 2011 alle 10:02 am
[...] anglosassone, quanto semmai di concludere l’iter proibizionista aperto e sancito dall’ipocrisia politica in termini repressivi in materia di libertà sessuali individuali (che saranno anche considerabili poco licenziose o libertine da alcuni in chiave personale ma che [...]