La ministra Carfagna ha ritenuto utile alla pari del resto dell’esecutivo utile procedere a un revisione della prostituzione in chiave restrittiva mentre contemporaneamente in altri paesi (Germania, Austria, Olanda, Belgio, Francia, Inghilterra, ….) gli stessi governi (anche di centrodestra) stanno discutendo sulla possibilità di ampliare la regolamentazione in materia di prostituzione, non solamente costituendo quartieri a luci rosse appositi, ma anche riconoscendo sgravi fiscali o incentivi qualora le prostitute si autogestiscano puntando al sesso sicuro e a maggiori condizioni igenico sanitarie preventive.
La prevenzione nel nord Europa, viene anche effettuata puntando al riconoscimento dell’attività tramite pagamento di imposte e contributi pensionistici, inquadrando l’attività in un sistema di tutele statali o parasindacali.
Per il pensiero libertario e liberale tale ultime posizioni se possono certamente essere prese in considerazione quali esempi per indicare la direzione di marcia degli altri Paesi europei in materia rispetto a quella imboccata dal governo Berlusconi; non possono venir certamente a risultare graditi; considerandole non conformi alla nostra coerente idea di garanzia delle libertà individuali e della spontaneità del corpo.
Ovviamente in questo articolo non vi è alcun invito a prostituirvi nè tanto meno a indurvi coercitivamente o retoricamente a frequentare prostitute, trans, omosessuali; ma in modo altrettanto lapalissiano non possiamo imporre agli altri a partire da una nostra soggettiva personale della realtà l’idea che tali realtà esistenti debbano sparire o vengano negate; alla pari della loro esaltazione.
Nè tantomeno credere che tali provvedimenti ne risolvano alcunchè a beneficio del cittadino o della prostituta.
Alla pari di coloro che frequentano le chiese o i cinema hanno tutta la libertà di intrattenere rapporti religiosi spirituali e servizi contrattuali intra-personali pubblici tra privati cittadini, altrettanto ai clienti e alle prostitute non si devono negare in termini puritani tali luoghi o pratiche di incontro o di servizio solamente perchè non li aggradano personalmente come simboli o per i loro contenuti espressi.
L’idea proposte in ambito di dibattito anche in Italia; prima del decreto Carfagna; parlavano di cooperative, riconoscimento statale, pagamento di tasse, controlli fiscali e sanitari; in pratica una sorta di ritorno al passato pre-Merlin, allo “Stato pappone” e al furto di denaro dato dal riconoscimento di una attività spontanea e consensual-contrattuale che teoricamente solo per il fatto di consumarsi in luogo pubblico e fuori dal matrimonio non dovrebbe essere considerato reato o legata a tariffari di imposte.
Ma ovviamente con tale provvedimento Carfagna si ritorna indietro ad un piano di dibattito legislativo e giuridico primordiale e barbarico; che addirittura la stessa legge Merlin riteneva assodato e ovviamente (che piaccia o pure no) oggettivo fenomenico da riconoscere: la presenza del fenomeno della prostituzione.
Certo il fenomeno, la legge Merlin lo ha cercato paritariamente di controllare e riconoscere seppur in modi ambigui contemporaneamente e in termini non ottimali e libertari sostanzialmente togliendo allo Stato il fenomeno e dandolo in mano alla malavita e concedendo a queste organizzazioni la piena libertà di azione senza garanzie di emancipazione del fenomeno nei confronti delle prostitute (non dal fenomeno in sè ma dalle forme più fastidiose e pericolose di schiavismo e sfruttamento che coinvolgono minorenni o persone contro la loro volontà).
L’attuale legge Carfagna non riconosce il fenomeno e non lo controlla sostanzialmente accentuandone il pieno possesso oligopolistico di tali attività alla malavita e diminuendone il libero mercato e acuendo le pratiche dell’illegalità e sfruttamento senza promuovere la cultura della responsabilità libertaria sessuale dell’operatrice.
Il problema di tali legislatori è la comune volontà di voler controllare il fenomeno da parte dello Stato, sostanzialmente limitando l’approccio liberale di non ingerenza dello Stato in dinamiche economiche e fenomeni individuali che competono alla libertà di scelta della propria proprietà personale corporale.
Lo Stato illiberale privo di Diritto vuole sempre ricavare denaro e introiti da qualsiasi essere umano, sottoposto arbitrariamente al proprio dominio e schiavitù; non accettando che attività individuali, private e personali possano sfuggire da tale raccolta di decime e imposte fiscali che restano il principale ossessivo compito da parte del politico legislatore.
Il politico clero-marxista in Italia riconduce tutto ad un fine di utilitarismo di controllo economico e umano statale, portandosi sostanzialmente ad analizzare e investigare in modo totalitario e poliziesco-voyeuristico la vita dei singoli in cerca di prove o condotte difformi da una identità ideale da inculcare ai cittadini; cercando di indirizzarli verso modelli unici e univoci di schiavitù morale e materiale.
Secondo la teoria liberale e libertaria ciò che non arreca un serio danno diretto alla persona e al prossimo, non dovrebbe mai essere perseguito; lo stesso ordinamento di un Paese liberale (caso non italiano) dovrebbe preoccuparsi di legiferare in materie universali e astratte non implicitamente valoriali e particolari, non inserendo come invece sta avvenendo con il decreto Carfagna una sostanziale implicita considerazione discriminatoria tra bene e male, tra virtù e peccato o tra una Verità di Stato e una libertà (negata) all’individuo.
Le proposte dei veri liberali e libertari restano quelle di regolarizzare l’attività di prostituzione depenalizzandola a livello di esercenti consenzienti e libere e nei confronti dei clienti; liberalizzando il processo di autoresponsabilizzazione delle prostitute, di libera associazione delle prostitute senza vincoli od obblighi di legge a livello fiscale (se queste non lo vogliono loro); riconoscendo a queste e legalizzando il loro diritto a possedere luoghi e attività lavorative di gestione privata aperte pubblicamente anche alla vendita e offerta di servizi (sexyshop; videoteche e vendita di riviste porno,…) emancipandosi e perseguendo penalmente lo sfruttatore e cercando assistenza e garanzia di libero esercizio della professione grazie all’ausilio delle forze dell’ordine.
Il governo PDL-Lega ha invece ben pensato un pò come sui rom e sulla sicurezza di passare senza troppe riflessioni alla completa proibizione della prostituzione, approffittando della mancanza di possibilità di intervento in tale ambito della Comissione Europea, e puntando anche qua in un quadro parlamentare PD, IDV e UDC carente di libertà e parecchio sinistrato e non lontana da verso una logica clero-marxista di: “aiuto e sostegno a priori alle donne sempre sfruttate in difficoltà e che non vogliono essere mercificate”; (ma ripeto cosa ne sanno questi di tali scelte!).
Ciò sarebbe come dire che un attività commerciale come ad esempio un fruttivendolo venisse bandita e perseguita solamente perchè al legislatore non piace la frutta o ritenendo il fruttivendolo costretto nel vendere certa frutta sgradita dal legislatore; che il mestiere del ginecologo venisse censurato perchè ritenuto sconveniente nella promiscuità o nei contatti tra paziente e medico; o da parte di un taxista la sua contrattazione della tariffa del viaggio fosse regolamentata da una legge che ne proibisce il sevizio pubblico in quanto in competizione con quello pubblico o privato o la sua transazione economica in quanto illegale e fuori da una regolamentazione chiara e standard.
Oppure che l’idraulico non possa contrattare la compra-vendita del servizio di riparazione attuando un proprio tariffario personale e differente a quello di altri suoi colleghi.
In tutti questi casi ovviamente diversi tra loro (e nei confronti della prostituzione) la loro particolarità in comune con essa sta sostanzialmente nel fatto che offrono un servizio, deregolamentato e autonomo, non vincolato dallo Stato (seppur entro ordini professionali) eppure di indubbia utilità.
Ebbene pensate se un giorno a qualcuno gli saltasse in mente di proibire tali professioni per decreto, sicuramente ci sarebbero proteste eppure nessuno pensa a ciò a riguardo le prostitute pur usufruendone in molti di tali professioniste.
Forse perchè nella nostra italica cultura queste non godono di fama pari alla loro presenza sulle nostre strade, eppure offrono un servizio richiesto e sono individui con propri diritti ovviamente negati doppiamente sia nei confronti dello Stato reazionario berlusconiano come cittadini, sia come liberi individui nella impossibilità di poter denunciare senza rischi di incarcerazione e cessazione dell’attività in libertà a posteriori, i loro aguzzini relegandole in un cono d’ombra gestito in modo complice sia da parte dello Stato che delle mafie.
Sostanzialmente le prostitute che già vivono nell’ombra dei lampioni, divengono un popolo numeroso di invisibili privi anche di diritti negativi di libertà individuali costrette a subire non solamente nei confronti delle mafie locali o internazionali i loro diktat ma adesso pure dalla mafia statale un imposizione e una sostanziale “caccia alle streghe” e criminalizzazione per scopi elettorali, ideologici e politici.
Per l’immagine si fa riferimento all’articolo del sito:
http://cinema.tesionline.it/cinema/approfondimento.jsp?id=191
20 gennaio 2011 alle 10:02 am
[...] La prostituzione è il mestiere più antico del mondo, è una libera scelta individuale praticata col proprio corpo (che è di proprietà della prostituta non dei pm o dei magistrati) e di fatto in una società del diritto, liberale e libertaria non dovrebbe neppure essere contemplato come reat…. [...]