Con il decreto Carfagna sull’attività di prostituzione come reato da punire e reprimere a livello di esercizio, (sia le esercenti che i clienti) il governo Berlusconi fa un altro passo avanti verso “il progresso e la modernità” al rovescio; compiendo in sostanza un salto di qualità ulteriore dei provvedimenti statuali governativi di repressione e controllo all’interno della società nei confronti degli individui e della loro privacy.
In sostanza si continua sulla scia di una negazione delle libertà individuali sul proprio corpo non solamente negando di fatto mediante la minaccia dell’arresto la scelta di vendere spontaneamente in luogo pubblico il proprio corpo, ma si arriva anche a punire il cliente compiacente o “adescatore” della prostituta con un arresto e una sanzione amministrativa anche di migliaia di euro.
Stando alle linee guida del decreto chiunque si aggira di notte chiedendo passaggi o fermando la circolazione stradale rischia dai 5 ai 15 giorni di arresto, sia che si tratti della lucciola, sia che si tratti del cliente, sia che non sia nè l’uno nè l’altra.
Inoltre a ciò si accompagnano decreti per l’espulsione qualora la prostituta sia senza permesso di soggiorno.
Ma ve lo immaginate in Italia la scena di una lucciola immigrata che va a chiedere il permesso in questura per regolarizzarsi dichiarando di voler esercitare la prostituzione?.
Quale delle nostre autorità di pubblica sicurezza darebbe mai un simile permesso? (ammesso e non concesso che tale attività personale autonoma debba essere controllata da simili autorità!).
Inoltre sono previste nella legge delle norme/modalità prescrittive per capire dall’abbigliamento se la persona agente in strada sia da considerarsi una prostituta e quindi se questa debba essere a partire da tal abbigliamento (neppure dal suo comportamento sessuale esplicito) passibile d’arresto.
Quindi chiunque si comporti o vesta in modo pubblico provocante (con tanti saluti alla libertà di vestiario con la pronta introduzione anche qui forse del “grembiulino”) è potenzialmente una prostituta secondo la norma Carfagna.
Ovviamente oltre all’arresto la legislatrice Carfagna, in accordo con il ministro degli interni Maroni ha previsto anche la richiesta di un pagamento di una multa che può andare dai 200 ai 3000 euro (senza contare la discrezionalità delle autorità comunali locali nell’aumentare tali somme o nel scegliere cifre all’interno di tale intervallo, ovviamente massime!).
Inutile dire che tali provvedimenti aumenteranno l’ingresso in carceri o in stato di fermo non solo di migliaia di operatrici del sesso di vario livello praticanti in strada o attivamente colte in chiari atteggiamenti di tal senso; dato che il punto della norma tende a predisporre un decalogo sull’estetica dell’abbigliamento e di condotta pubblica (in teoria entro qualsiasi luogo pubblico; la strada ma non solo anche i locali) valida per tutti i cittadini italiani e non; che potrebbe creare facili boccacceschi equivoci ai vigili e poliziotti addetti a tali compiti.
A queste si accompagneranno trafile giudiziarie e contestazioni di milioni di cittadini italiani clienti (si pensa a circa 5 milioni di italiani) e presunte prostitute i quali/le quali dovranno passare iter processuali lunghissimi non solamente per contestare e confutare le accuse “provanti” mosse nei loro confronti, ma anche per eliminare possibili equivoci che sorgeranno da tale applicazione di procedura normativo-repressiva a largo respiro.
Il tutto con un aumento dei processi, delle spese giudiziarie e un rallentamento dell’iter giudiziario a danno sia del contribuente direttamente coinvolto sia dei contribuenti che dovranno pagare gli stipendi della magistratura impegnata in tali inutili compiti giudicanti; il tutto con aumenti delle tasse.
Inoltre tali provvedimenti proibizionisti tesi a non regolamentare la prostituzione ma a reprimere provocheranno un aumento delle violenze familiari, degli stupri e dei maltrattamenti nei confronti delle donne, in chi non può più usufruire del servizio fornito dalla prostituta sia ben più direttamente nei confronti delle prostitute stesse costrette dal regime poliziesco ad essere sempre più legate alle attività clandestine degli sfruttatori e malavita per sfuggire dalla galera; con una drammatica diminuzione del loro benessere individuale, delle condizioni igieniche e sanitarie e della loro stessa sicurezza e libertà di esercizio indipendente.
In termini economici ciò provocherà un aumento inflazionistico del costo della prestazione sessuale entro il mercato del sesso ed entro un quadro di minor offerta (e di progressivo degrado e insicurezza) non proporzionale alla domanda sessuale crescente da parte del cittadino italiano (sostanzialmente costante e in rapida crescita).
Ma al governo cosa gliene importa delle prostitute?; forse rubano, delinquono, uccidono con tale loro attività e performance?.
No.
Eppure questo governo non solo pretende di accentrare il potere economico in mano statale ma cerca di porre limiti al libero scambio di servizi e prestazioni tra individui consenzienti e maggiorenni (quindi responsabili) ponendo limiti alla libertà di spostamento circolazione e azione degli individui; arrivando con tale provvedimento ad una negazione dell’intrinseca e universale proprietà personale di sè e del proprio corpo.
Lo Stato non ha alcun diritto di proprietà dei corpi dei cittadini se questi ultimi non mostrano in primis un loro consenso personale nei confronti del Leviatano.
La politica guarda ad un ideale utopistico, irrealizzabile, di moralizzazione e controllo continuo e permanente delle vite degli altri; essa rifugge dalla libertà nè è contraria perchè limita la loro sete di potere, di denaro e ovviamente di norme e pretese giudiziarie nei confronti del cittadino che pacificamente decide di trascorrere il proprio tempo libero come più gli aggrada.
Ciò che non vuole regolarizzare per “timori di coscienza” o che non può prelevare o utilizzare fiscalmente lo proibisce!.
L’azione di questo decreto Carfagna come tanti altri di queste settimane e mesi è profondamente contrario ad ogni principio libertario e quindi contrario ad ogni principio di diritto e di libertà individuale come denunciato anche da importanti media e giornali internazionali.
Ironie del destino, colui che nel primo mese di governo ha cercato di far credere di tutelare la privacy e le garanzie del cittadino impedendo le intercettazioni, inserisce da più di un mese norme tampone poliziesche per il controllo della società; risultanti il più delle volte vane e in prospettiva controproducenti (elettoralmente e politicamente oltrechè fattualmente) costituendo di fatto un ulteriore aggravio sulle già lente procedure giuridiche e magistraturali e un costo costante in crescita di spesa statale nelle tasche del cittadino.
E chi è che sottoscrive il provvedimento della vergogna sulla prostituzione: Mara Carfagna; ministra delle pari opportunità (in teoria anche delle prostitute in quanto donne e componenti sociali discriminate) che invece di garantire e riconoscere diritti si vuole distinguere e rivalutare in chiave bigotta a fronte delle critiche sollevate in particolare dagli ambienti vicini al Vaticano dopo una carriera poco proficua come miss da calendarietto e in ambito televisivo.
La Carfagna come ogni stolta personalità politica italiana intenta a considerare solo la propria carriera politica come un fine a sè stante rispetto alle responsabilità che questa comporta mostra il proprio pregiudizio sessista e femminista “mariano-sinistrato” al contrario (tipico di chi ha qualcosa da farsi perdonare o da nascondere) come presupposti da consegnare ai posteri mediante qualche nuova inutile legge.
Ella decide di creare un decreto da affiancare già alle centinaia di migliaia che compongono il nostro sistema quadro giurisprudenziale e legislativo (per la serie la semplificazione questa sconosciuta!!) decidendo di procedere ad una ulteriore riduzione dello spazio riservato alle prostitute e agli individui entro gli statuti di riconoscimento dell’esercizio della professione e libertà.
In pratica la Carfagna ha mandato in soffita “la temutissima” legge Merlin (dal nome della senatrice che la propose) che dal lontano 1958 regolamentava e imponeva la chiusura delle case di tolleranza fino ad allora autorizzate e regolamentate dallo Stato, il decreto Merlin vietava inoltre agli organi di pubblica sicurezza ogni genere di schedatura e controllo sulle persone che si prostituiscono.
Se già allora la legge su tale materia era certamente il “non plus ultra” delle libertà con tale sua revisione che sostanzialmente mette il bando alla prostituzione aumenta l’escalation proibizionista anche nei confronti delle parti riguardanti precedentemente la mancanza di schedatura e controllo; puntando di fatto a rendere illegale il fenomeno della prostituzione (a livello estetico, non fenomenico) criminalizzando la donna in virtù del suo comportamento individuale e personale a livello giudiziario.
In sostanza si guarda alla lucciola (la prostituta nel suo agire) con il lampeggiante repressivo della polizia e dell’arresto facile piuttosto che alla fonte del problema da risolvere (la lotta contro lo sfruttamento coatto e violento della prostituzione da parte delle mafie e il proibizionismo di Stato in tale materia che favorisce la presenza di tale racket malavitoso) dando sfrenato sfogo legislativo al moralismo bigotto e perbenista del potere (al quale però non mancano di certo le occasioni e i modi per soddisfare tali voglie sessuali).
20 gennaio 2011 alle 10:02 am
[...] ci ritroviamo nella surreale condizione di un primo ministro il quale negli anni passati, con i decreti Carfagna proibizionisti sulla prostituzione ha reso più stringente il libero esercizio di tale attività, che ora viene paradossalmente [...]